34 - CHIARA

1062 Words
Chris aspetta l'allontanamento del mio migliore amico per incominciare a parlarmi. «Vedo che sei venuta lo stesso alla festa» mi dice. Nel suo sguardo percepisco odio e trema a causa del nervosismo. Tremo anch'io. «Chris che ci fai qui?» dico col fiatone mentre una lacrima mi riga il viso. «Sono venuto per te... Perché ti amo... E tu ami me» dice. «Se mi ami perché hai fatto ciò che hai fatto?» chiedo riferendomi a ciò che non sono riuscita a dire a Hero. «Intendi prima a casa tua?» mi chiede avvicinandosi a me. Solo annuendo capisco quante lacrime mi scorrono sul volto e cerco di asciugarmi le guance con la mano. «Dai Chiara, ci siamo solo divertiti un po’» mi dice. Divertiti?! A quella risposta non riesco fare altro che non sia buttarmi a terra e piangere. «Io proprio non ti capisco!» grida. «Stiamo insieme, quindi tu dai piacere a me ed io ne dò a te». Mi alzo. «Piacere? Tu uno stupro lo chiami piacere? Stiamo insieme, ma questo non ti da il diritto di fare con me ciò che vuoi» grido piena d'odio e angoscia. Non avrei mai pensato che quella parola sarebbe uscita dalla mia bocca in una frase riferita a me stessa. «Sei una bestia!»  continuo scoppiando nuovamente a piangere. «Ed io non voglio stare con te». «Ho capito bene? Mi stai lasciando?» grida con aria di disprezzo «Solo perché abbiamo fatto l'amore?» «Un abuso non è fare l'amore. Sparisci o ti denuncio». Non so nemmeno io cosa sto dicendo, so solo che le parole mi escono di bocca come se fossero sparate da un cannone. «Chiara...» «Sparisci... o ti denuncio» ripeto e rientra nel locale dal quale - dopo avermi rivolto un'occhiata di disgusto - Chris finalmente esce. Le gambe sembrano non riuscire a sostenermi. Cado a terra e rimango a piangere sul prato. «Chiara». È una voce femminile. Odette che si siede a terra accanto a me. «Chi ti ha ridotto in questo stato?》 Faccio un respiro profondo. «È entrato nel bagno in camera mia mentre io facevo la doccia» singhiozzo. «Chi?» «C..Chris. Gli ho chiesto di uscire e di lasciarmi finire di lavare, ma si è abbassato i pantaloni insieme ai boxer. Gli ho chiesto di andarsene ma si è avvicinato a me sfilandosi la maglia», faccio dei respiri profondi e le lacrime iniziano a scorrere mentre le mani tremano. «È entrato sotto la doccia ed io cercavo di coprire con le mani e i capelli le mie intimità. Subito dopo ha incominciato a baciarmi e a tentare un rapporto sessuale ma l'ho spintonato lontano da me... Poi mi ha preso per un braccio... Mi ha spinta su letto dicendomi... dicendomi che vedendo il mio corpo completamente nudo si era... eccitato... e che quindi avrei dovuto soddisfare la sua voglia di...» ricomincio a piangere. «Non ha smesso di fare quello che stava facendo con il mio corpo fino a quando le gocce del suo veleno non hanno schizzato sulle lenzuola pulite del mio letto... In quel momento è stato come essere accoltellata infinite volte da innumerevoli coltelli in tutte le parti del mio corpo. Corpo che era ed è diventato suo». «Oh mio Dio, Chiara, un atto così va subito denunciato!» esclama. So che ha ragione, ma sento di non avere le forze nemmeno per rispondere. Sto piangendo da troppo tempo ed odio vedermi così fragile, ma non posso farci nulla. Non riesco a smettere. Ci alziamo da terra e mi dice: «Non puoi stare con uno così e lui merita di stare di galera». Cerco di cambiare discorso: «Tu non... non hai bevuto, vero?» «No, ma quando vedo dei ragazzi carini alle feste fingo di essere di un po' brilla così trovano il coraggio di avvicinarsi». Che cosa stupida. «Ho tutto il mascara sciolto» penso a voce alta. «Vieni con me, andiamo al parco con la statua della sirena e ci diamo una sistemata. Va bene?» Annuisco e durante il percorso non faccio altro che pensare a quello che mi è stato fatto. Al mio corpo che non sento più di mia proprietà. Ci sediamo sul bordo della fontana e Odette mi sistema il trucco. «Hero sa di questa cosa?» mi chiede. «Quando stavo per dirglielo è arrivato Chris». «Non dirglielo». Il suo sembra quasi un ordine. «È stato difficile parlarne anche con te, ma lui è il mio migliore amico e prima o poi lo verrà a sapere». «Glielo diresti lo stesso se ti dicessi che anche il tuo amico mi ha quasi violentata?» Cosa? «Cosa?» Rimango scioccata dalla sua affermazione. Non perché penso che ciò che dice sia la verità, ma perché non capisco il motivo per cui dice queste cazzate sul suo ex. «È così... Anche lui è come tutti gli altri». «Raccontami tutto». Voglio sapere fino a che punto riuscirà a tenere in piedi questa stronzata. «Quando stavamo ancora insieme, mi portò a casa sua... Iniziò a baciarmi e lentamente mi tolse la maglietta. Gli ordinai di ridarmela, ma lui mi rispose che nuda sarei stata più carina. Vedendomi insistere, mi strinse i polsi con le mani e» «Stai mentendo» affermo. «Come?» «Stai mentendo! Per tutto il racconto non mi hai guardata negli occhi nemmeno una volta, hai descritto Hero con una personalità che non gli appartiene e non credo che parleresti di un abuso con tanta spensieratezza. Inoltre, non credo che tu cercheresti ancora di avere un rapporto di amicizia col tuo stupratore e invece ci provi ancora con lui». Lei non sa cosa dire. «Questo è un tema serio sul quale non si può scherzare, sei stata proprio tu tirarlo fuori quando hai notato il livido sul mio volto... E prima di buttare merda sul mio migliore amico, guarda bene chi hai davanti» concludo. Corro via. Non posso credere alla bugia che mi ha raccontato... Non posso credere che abbia potuto mentire su un tema così straziante, soprattutto parlando con me che l'ho vissuto in prima persona. Il solo pensiero di ciò che mi è successo mi soffoca ed io devo imparare a vivere senza respirare. Credo che morire sia più facile. .   «Tutto bene?»  chiede mia madre vedendomi rientrare in casa. «Si», le mento. Anche se il mio corpo non mi appartiene, anche se porto i lividi di una violenza subita, anche se sento di non potermi più fidare delle persone che amo «io sto bene».
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