«Ciao Hero»
Io, Hero e Tommaso ci voltiamo alle nostre spalle all’unisono. Ad aver salutato il nostro amico è stata Lavanda, una ragazza del terzo anno di cui Tommaso afferma di avere una leggera cotta, anche se di lei parla solo dopo averla vista facendo apprezzamenti sul suo corpo.
Hero la saluta con un gesto della mano. Lei gli sorride coprendosi il viso con le mani. Anche le due amiche che la circondano ridacchiano, arrossendo. Hero non sembra accorgersi che le ragazze dell’intero istituto fanno parte di un suo fan club segreto.
«Dai amico! Ora anche Lavanda fa gli occhi a cuoricino quando ti vede» si esaspera Tommaso. Lui è il classico ragazzo invidioso del suo migliore amico e non gioisce con lui dei suoi successi. Non l’ha mai fatto. E Hero non glielo ha mai fatto notare. Lui è troppo buono con tutti.
«Non è colpa sua» intervengo in difesa del mio migliore amico.
«Non mi interessa Lavanda» si limita a dire Hero.
«Venite fuori!»
Questa frase sembra essere pronunciata dalla maggior parte dei ragazzi nel corridoio. Quando a correre verso l’esterno sono anche i professori, oltre ai ragazzi, Hero comincia a correre.
«Hero!» esclamo.
Tommy grida: «Dove stai andando?»
Decido di seguirlo. «Andiamo Tommy».
Lui sbuffa, poi corre dietro di me.
Arriviamo in cortile dove un grande gruppo di studenti si è disposto a mo’ di circonferenza. Vedo Hero serpeggiare tra i corpi in movimento dei ragazzi. Faccio lo stesso e mi fermo alle spalle del mio amico. Davanti ai nostri occhi un ragazzo e una ragazza litigano aggredendosi verbalmente.
«Devi lasciarmi in pace!» grida la ragazza. Ha lunghi capelli neri, una camicetta bianca e una gonna nera. «Devi farti una vita, cazzo».
«Sei solo una puttana» risponde lui, poi sputa a terra. Il ragazzo trema dalla rabbia, il volto rosso e le vene del collo e della fronte gonfie. Si avvicina a lei e le tira uno schiaffo.
La ragazza si porta una mano sulla guancia. Non sembra sorpresa da quel gesto.
Hero, davanti a me, trema e serra i pugni.
«Hero, sta calmo» gli dico. Non risponde.
«Guarda: tutti hanno i cellulari in mano e nessuno chiama qualcuno» mi dice. Ha ragione. Dovremmo intervenire?
«Ah!» Ora la ragazza si massaggia il ginocchio e capisco che le è stato tirato un calcio.
«Adesso basta». Hero si allontana da me dirigendosi verso la coppia.
Hero non fare stronzate!
«Basta così» dice il mio amico al ragazzo, lo sguardo minaccioso e i pugni ancora serrati.
«E tu chi cazzo sei?»
Il ragazzo è più alto e grosso di Hero. Indossa una T-Shirt bianca e un pantalone esageratamente largo per le sue gambe magre.
Hero si finge calmo, sereno. «Nessuno» gli risponde, anche le vene del suo collo sono in tensione come se trattenesse un grido. «Solo uno dei tanti ragazzi che assiste allo schifo che stai dimostrando di essere».
Il ragazzo avanza verso Hero e lo afferra per la maglia sfiorandogli il petto. «Chi cazzo ti credi di essere, eh?»
Hero lo spintona via. «Non mi devi toccare» ordina a denti stretti.
Oh Hero!
Il ragazzo fa per tirargli un punto quando una voce sorprende tutti noi.
«Finitela!»
È la voce di uno dei collaboratori scolastici, il più scontroso. «Tornate in classe, non c’è più niente da vedere». Si rivolge a Hero e il ragazzo. «È tutto apposto?»
Dopo qualche secondo di silenzio, il ragazzo lo rassicura: «Si, direi che è tutto apposto». Allunga un’occhiata a Hero. «Vero?»
«Vero» conferma il mio amico.
Il cerchio di ragazzi che circondava la coppia e poi anche Hero, lentamente sparisce.
Tommy chiede a Hero: «Perché sei intervenuto tu?»
«Dovevo lasciare che continuasse a farle del male? La domanda è perché sono intervenuto solo io?»
Hero ha ragione. Avremmo tutti dovuto fare qualcosa.
«Non spettava a te» continua Tommaso.
Hero sbuffa. «Cosa c’è che non va, Tommy?»
«Niente! Ho solo temuto che ti facesse del male, tutto qui».
Hero ha ancora le labbra serrate, so che deve sfogare la rabbia. «Tutto bene, Hero? Ti sei calmato?»
Lui annuisce, ma so che sta mentendo.