Capitolo 24 - Hero

628 Words
La ragazzina che è al posto del passeggero al mio fianco sta crescendo, non è più la bambina spensierata che sorride sempre, gioca e si diverte. Adesso sta elaborando la sofferenza, quasi un lutto per lei, il sogno di una famiglia unita ridotto in frantumi. Ha 18 anni e per certi versi è ancora innocente, comincia a scoprire i primi piccoli drammi della sua vita.  Mi sento in colpa per averla lasciata sola in questa situazione, ho sempre ricoperto il ruolo di mio padre in famiglia, quando Mercy piangeva perché aveva paura del buio, c'ero io con lei, come per i suoi saggi di danza ero sempre presente, lui no. Quando portava a casa un votaccio, o quando litigava con un'amica o addirittura quando aveva fatto tardi ad una festa, c'ero sempre io ad aspettarla.  Per me non è solo una sorellina, è qualcosa di molto più forte, la mia vita è legata alla sua, farei di tutto per vederla sorridere, non come quello stronzo di mio padre. A lui non è mai importato di noi, soprattutto di me, il suo lavoro è sempre stato un passo avanti alla sua famiglia. Il giorno del mio 18° compleanno era fuori città per una conferenza "non posso rinunciare Hero mi dispiace" ancora ricordo le sue parole. 《Come è successo?》 Le chiedo mantenendo la vista sulla strada. 《Papà ha chiamato la mamma per annunciarle della sua nuova fidanzata...e del suo trasferimento in America con lei.》 Mi racconta con voce tremolante. 《Alla sua età la fidanzata? Ma stiamo scherzando?!》 Esclamo arrabbiato. In questo momento se lo avessi davanti finirebbe all'ospedale probabilmente. 《La mamma è disperata, non l'ho mai vista in questo stato. Non parla e non mangia. Indossa gli stessi vestiti da due giorni e non si accorge della mia presenza in casa..》 È sempre stata una donna forte, non ha mai mollato e ha sempre combattuto quando il mondo le crollava addosso. L'amore per mio padre l'ha distrutta giorno dopo giorno, diventando sempre più debole e fragile. Mi sbrigo a tornare a casa e accellero un po'. Scendo dalla macchina e corro da mia madre. 《Mamma...mamma cazzo, alzati!》è distesa sul pavimento della cucina svenuta, un calo di zuccheri. La alzo da terra e la faccio sdraiare sul divano. 《Ci sono io adesso mamma, riposati.》 Le stringo la mano, il suo corpo a quella stratta si rilassa e crolla in un sonno profondo. Salgo su nella mia stanza e mi butto sul letto, mi prendo la testa fra le mani, è troppo non ce la faccio da solo, ho troppe cose a cui pensare e questa non ci voleva proprio. In tutto questo caos il mio pensiero va comunque a lei. Non mi aspetto niente, però la aspetto sempre. Aspetto una sua chiamata, un messaggio ma so che non arriverà. Prendo il telefono e istintivamente le mando un messaggio. Appena puoi chiamami. Da lei sono le 8 di mattina starà per svegliarsi, da Londra a Perth corrono 12 ore di fuso orario, quando qui è notte da lei è mattina e viceversa. Aspetto una risposta mentre preparo qualcosa per cena con Mercy. 《Si riprenderà vedrai.》 La incoraggio mentre la osserva dormire. 《E noi? Noi ci riprenderemo?》 Mi domanda con occhi impauriti. 《Siamo sempre stati noi tre Mercy, ce la faremo come sempre.》 La rassicuro. 《Quando andrai via per registrare il film resteremo solo io e la mamma qui, sole...non credo di farcela senza te Hero.》 Le lacrime cominciano a rigarle il viso e il mio cuore perde un colpo. 《Ci telefoneremo ogni giorno, sono solo due mesi e poi niente e nessuno ci dividerà, te lo prometto sorellina.》
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