Capitolo 5: pazienza

1161 Words
Quella mattina mi svegliai presto e in più di buon umore, cosa che non succedeva spesso. Inaspettatamente avevo una gran voglia di uscire e andare a fare una passeggiata, sentivo il bisogno di prendere un pò d'aria. La prima cosa che feci appena alzata fu prendere il mio telefono, lo sbloccai e trovai due messaggi. -Buongiorno- lessi e sospirai, non amavo particolarmente essere in quella situazione, non sapevo come comportarmi e ricevere un suo messaggio di prima mattina di certo non aiutava. -Mi chiedevo se ti andrebbe di fare una passeggiata, ho bisogno di parlarti, dobbiamo chiarire- ed eccoli lì, il momento che più temevo, non sapevo il perchè ma mi ero già immaginata un simile scenario, ma sfortunatamente non avevo immaginato come mi sarei dovuta comportare se fosse successo realmente. Ed eccomi lì, confusa più che mai, con una strana sensazione e un dolore al petto indescrivibile. Non sapevo cosa rispondere, cercavo di evitare quella conversazione a tutti i costi. Ma prima o poi doveva arrivare. Così decisi di fare la stronza. Chiarire cosa? Cosa avrei risposto? Scrollai le spalle e mi buttai a peso morto sul letto, ora avrebbe fatto di tutto per tornare a parlarmi. Io non odiavo Justin, ero semplicemente addolorata e lo avevo completamente dimenticato fin quando non apparve quella maledetta scatola di foto, e lui. Non poteva apparire alla mia porta dopo anni e dirmi che voleva chiarire. Mi alzai e decisi di rispondere -che cosa vuoi chiarire?- Scrissi e poi cancellai -non mi va di uscire oggi, non mi sento tanto bene- no Celine non è una frase stronza, allora vediamo -non ho niente da chiarire- in realtà sì... cancellai nuovamente il messaggio. Sbuffai, ero veramente indecisa, cosa potevo rispondere. -Chiarire cosa con gli sconosciuti?- Ecco era perfetto, giusto per fargli capire il suo posto dove si trovava. Lesse il messaggio immediatamente ma ci mise una pò di più a rispondere. -E' questo che mi consideri? Uno sconosciuto? Veramente?- Lessi il messaggio, digitai in fretta -sì.- Il mio telefono vibrò all'istante, la sua risposta era immediata -tra mezz'ora al parco- Quel ragazzo era veramente convinto? Perché avrebbe aspettato e non poco. Non avevo minimamente intenzione di andarci al parco e tantomeno dopo la sua risposta autoritaria, chi si credeva di essere? Non poteva darmi ordini. Buttai il telefono sul letto ed andai in bagno per prepararmi, avrei dovuto affrontare una lunga giornata. -Mamma- entrai in cucina -dimmi tesoro- mi guardò sorridendo -devo tornare a Los Angeles per qualche giorno, vado a prendere Max e il resto delle mie cose che ho lasciato lì, ora che devo tornare a vivere a New York devo sistemare un paio di cose- dissi con calma -certo tesoro, quando hai intenzione di partire?- Chiese -pensavo sta sera, ho trovato un volo per Los Angeles, tra quattro giorni sarò di nuovo di ritorno, giusto il tempo di mettermi a posto con la casa e il lavoro, sono corsa qui quando mi hai chiamato, senza dire niente a nessuno. Mi hanno chiamata dallo studio per chiedere spiegazioni, fortuna che il datore è stato veramente comprensivo nei miei confronti- dissi io -certo tesoro, buona fortuna, vieni qui dammi un abbraccio- mi abbracciò e mi diede un bacio sulla fronte -ti voglio bene mamma- dissi accocolata al suo petto -sono fiera di te tesoro- Uscì di casa e mi incamminai per le strade di New York persa nei miei pensieri. Accesi il telefono e trovai cinque chiamate perse da Justin e tre messaggi. -Celine dove sei?- -Celine ti aspetto. So che verrai- -Ti aspetterò qui finché non verrai- Lessi i messaggi e sbuffai rumorosamente, era veramente inquietante. Tutta questa improvvisa voglia di sistemare tutto, il cavaliere dall'armatura dorata che veniva a salvare la giornata. No. Passarono ore da quando mandò l'ultimo messaggio, sarà andato sicuramente a casa da un pezzo. Celine vai al parco a controllare. Mi disse una vocina nella mia testa, ero veramente curiosa... ma che diamine mi prendeva... va bene va bene, decisi di andare alla fine ma solo per vedere se era ancora lì veramente. Andai al parco e mi nascosi dietro un albero per vedere se c'era. Con mia grande sorpresa era lì, in piedi, appoggiato ad un albero che mi stava aspettando, dopo tutte quelle ore era lì. Cosa potevo fare a quel punto? Andare da lui o tornare a casa? Scacciai quei pensieri dalla mia testa, dopotutto era sempre uno sconosciuto per me. Feci per tornare ma qualcosa mi bloccò, era lui, mi tirò per il braccio e mi fece girare. -Sapevo che saresti arrivata- rise divertito -io non pensavo che saresti rimasto qua delle ore ad aspettare- dissi e mi sentì le guance andare a fuoco, cosa ci faceva ancora lì?? -Sono molto paziente, fidati di me- disse guardandomi negli occhi -ho pensato spesso ai nostri momenti più belli e a quanto mi mancavi, non vedevo l'ora di tornare, di essere maggiorenne e tornare da te. Ho aspettato anni, figurati se non aspetto per delle ore- A quelle parole mi si ghiacciò il sangue nelle vene. Non sapevo che dire. Non sapevo che fare. Avevo quella vocina interiore che mi diceva di non credergli. -Scusa ora devo andare. Oggi parto per LA- mi limitai a dire. Che scema, non riuscivo a formulare una frase sensata e così sparai la più grande cavolata del secolo, che c'entrava poi con il discorso? Volevo sotterrarmi. Justin's Pov -Scusa ora devo andare. Oggi parto per LA- Continuava a ripetere quelle parole come a farlo di proposito. Ora toccava a me provare ciò che lei ha provato in mia assenza. Beh che dire, me lo meritavo dopotutto no? Cominciavo a pensare che forse non ne era valsa la pena di stare in America, forse dovevo tornare a Sidney. Non era ciò che avevo immaginato, lei era diversa era un'altra persona, l'esatto opposto della mia migliore amica Celine. Era così fredda e sembrava disturbata dalla mia presenza, dopotutto cosa mi sarei dovuto aspettare? Eravamo dei bambini che non sapevano stare al mondo, la nostra relazione era tutta piena di giocattoli e cose da bambini e poi basta io me ne sono andato, entrambi siamo diventati adulti e oguno è andato per la sua strada. Era un pò ridicolo da parte mia credere di poter tornare come prima. Mi sono sentito in imbarazzo per la prima volta in vita mia, ma nonostante lei mi facesse questo una parte di me non voleva rinunciarci. Era bellissima, avevo uno sguardo pieno di confusione e preoccupazione ma riuscivo a notare un luccichio particolare, qualcosa che lottava contro la Celine testarda. Avevo come la sensazione che si stava trattenendo, che cercava di convincere se stessa a respingermi o qualcosa del genere. Ma non ne ero sicuro, cercavo di fare dei piccoli passi per essere sicuro prima di cosa ne pensava lei, non volevo fare la figura del disperato, volevo che lo volesse anche lei. Ma fino a quel momento mi stava rendendo le cose abbastanza complicate.
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