6 Giorni dopo
-Mamma sto a casa!- urlai dalla mia stanza - Celine! Non fare la bambina, io se fossi in te sarei emozionata se stessi per rivedere il mio migliore amico- ma di quale migliore amico stava parlando?! Le nostre madri non potevano capire. Non sanno quanto ho sofferto dopo la sua partenza, qualcosa di indescrivibile. Ora eravamo solo due sconosciuti, avete la minima idea di quanti anni erano passati? Nessuno mi farà cambiare idea. Non lo perdonerò mai. Anzi non lo volevo proprio incontrare.
-Fai come ti pare! Oggi sono invitati a cena da noi, io vado! Accompagno sua madre in aeroporto- urlò mia mamma a sua volta dal piano di sotto.
Invitati a cena da noi? Mia madre voleva farmi venire un infarto, non se ne parlava nemmeno, avrei fatto finta di stare male o avrei escogitato qualcosa per sfuggire a quell'intera situazione. Ci mancava solo questo.
Rimuginai sul da farsi per alcuni minuti, mi venne la brillante idea di usicre ora e passare la notte in hotel, sarei potuta ritornare domani, oppure fingermi ammalata.
Optai per lo stare male, ero talmente abbattuta per la mancanza di papà che non avevo voglia di alzarmi e uscire. Indossai il mio pigiama e andai sotto le coperte. Come una bambina di tre anni.
Sentì l'auto di mia madre fermarsi, mi affacciai alla finestra e vedi la madre di Justin e la mia sotto la porta. Il figlio non c’era, ero emozionata, niente finzione, corsi di sotto.
Andai ad aprire ed entrarono con quatto scatole di pizza, appoggiandole sul tavolo. -Ciao tesoro- mia abbraccio la madre di Justin, io ricambiai l'abbraccio -Celine perché sei in pigiama? Non è ora di dormire- mia madre mi scrutò da testa a piedi -ecco io… mi sono sentita male e volevo andare a dormire presto, mi- mi girava la testa ora però mi sento molto meglio- abbozzai due scuse e sorrisi, mia madre mi guardò sospettosa -sicura?- Annuì velocemente -avete portato la pizza, ne avevo proprio voglia- dissi emozionata.
Andai a chiudere la porta dato che l'avevano lasciata aperta ma un piede la bloccò.
Alzai lo sguardo confusa e mi irrigidì.
Era lui. Justin. Era alto, aveva i capelli di un colore che racchiudeva un misto tra biondo e moro, occhi color miele, l'unica cosa che di lui non era cambiata.
-Celine?- Disse, rimasi congelata al suono della sua voce, non azzardai una parola.
Justin's Pov
Aprì la porta, era Celine, alta, con capelli lunghi e biondi, gli occhi marroni sempre gli stessi, bellissima, era una donna rispetto all'ultima volta che l'avevo vista, 8 anni fa.
8 anni! Imprecai mentalmente, era veramente troppo tempo -mi fai entrare o rimango qui?- Guardai il suo pigiama e mi misi a ridere.
Celine's Pov
Mi guardò dalla testa ai piedi e iniziò a ridere, mi chiesi perché stesse ridendo, ma solo dopo mi accorsi che guardava il mio pigiama, arrossì e lo feci entrare chiudendo la porta.
-Ragazzi venite o la pizza si raffredda!- Urlò sua madre per mia fortuna, mi aveva salvata.
Non avevo voglia di mangiare, mi si chiuse lo stomaco all'istante, iniziarono a rimbombare nella mia testa un sacco di ricordi, come una serie di fotografie. Una dopo l'altra.
Lo sapevo, io non dovevo vederlo.
-Non ho fame- dissi semplicemente e corsi in camera mia, iniziai a piangere, tutto il dolore che avevo dentro iniziò a uscire sotto forma di lacrime, finalmente riuscì a piangere anche per papà.
Bussò qualcuno alla porta -no!- Urlai e poi entrò mia madre.
-Tesoro scendi, non hai mangiato nulla, non comportarti in questo modo- disse lei -ti prego mamma non insistere, preferisco stare qui. Justin non voglio vederlo- mi chiusi in me stessa -Celine fallo per me, voglio vederti felice e così mi rattristi, tuo papà mi ha chiesto di farti felice in qualunque modo, lui lo sapeva che non ce l'avrebbe fatta. Mi disse che se lo sentiva- iniziò a singhiozzare.
-Quando ti disse sta cosa?- Guardai mia madre negli occhi - il giorno che ti chiamai- disse e iniziò a piangere. Non volevo vederla soffrire ancora, così mi alzai, l'abbracciai -ti prego mamma non piangere, forse hai ragione. Lo farò per te- le diedi un bacio sulla fronte e lei mi pulì le lacrime -dai tesoro, andiamo- io annuì sospirando. Andai a cambiarmi e scesi insieme a lei.
-Mamma lo faccio per te- dissi scendendo le scale con il corpo arriggidito, stavo per avere un attacco di panico ma iniziai a respirare profondamente.
Gli ospiti erano ancora lì che stavano mangiando, il mio sguardo si fermò su Justin intento a mangiare i fili di mozzarella che cadevano ai lati.
*flashback
-Non riesco a mangiarla la pizza così, c’è troppa mozzarella!- Imprecò lottando contro i fili di mozzarella, io risi -io faccio così, li prendo e li metto sopra la pizza e poi mangio, fallo anche tu-
*fine flashback
-Tesoro siediti- mi disse la mamma di Justin. Lui alzò lo sguardo e mi fisso per un po', mi sentivo a disagio, cercavo in tutti i modi di non incrociare il suo sguardo.
-Come va Justin? Cosa hai fatto in questi anni?- Chiese mia madre.
-Ho fatto tanto- si limitò a dire, la sua voce era così cambiata, da bambino che era a un uomo.
-Ho preso il mio diploma e ho smesso di studiare, non ho più continuato, ma della scuola non mi interessa, mi dedico allo sport- continuava a girarsi per guardarmi ma ogni volta che lo faceva guardavo da un'altra parte.
Finito di cenare sua madre ci propose di andare al cinema io rifiutai ma sotto le occhiatacce di mia madre dovetti accettare. Sapevo già quali fossero le intenzioni di quelle due, semplicemente facevo finta di non sapere, non le avrei di certo assecondate.
Andammo al cinema, un completo disastro. Dovetti sedermi tra mia madre e Justin, in più il film era horror e io odiavo gli horror. Ogni tanto c'era una scena spaventosa, a volte mi nascondevo sulla spalla di mia madre e a volte quella di Justin... non me ne rendevo conto, mi limitavo ad arrossire e chiedere scusa, lui rideva e mi chiedeva il perché delle scuse… la risposta era semplicemente che per me lui era uno sconosciuto.
Le nostre madri andarono in bagno. Avevo proprio ragione, facevano di tutto per lasciarci soli. Noi non parlavamo, io non lo guardavo in viso guardavo le mie scarpe, il telefono, o qualche altra parte. La sua voce interruppe i miei tentativi di scomparire -stai bene?- Feci finta di non sapere con chi parlasse -ehm, parli a me?- Chiesi - vedi qualcun altro qui?- Disse guardandosi intorno -non lo so- scrollai le spalle, non sapevo proprio parlare. Che situazione. -Allora?- Insistette ulteriormente per avere una mia risposta -diciamo che sono stata meglio- riuscì a comporre finalmente una frase con senso compiuto -Los Angeles quindi- disse sorridendo -giusto, domani parto sai?- Iniziai a sparare cazzate senza rendermene conto, in quel momento mi guardai intorno nella speranza di vedere mia mamma arrivare e poter sfuggire alla conversazione alquanto imbarazzante.
*flashback
-Domani parto sai? Mio padre mi porta con lui in quel viaggio che desideravo da molto, vado in Australia-
*fine flashback
Justin's Pov
Di già vuole andarsene? Come biasimarla, me ne sono andato anch'io. Me ne sono pentito, ero un bambino e non sapevo cosa fare, l'idea di un viaggio mi emozionava, ma dovevo stare qui, a New York, a casa mia con mia madre e lei, la mia migliore amica. Ma ora sembriamo due perfetti sconosciuti.
-Di già vuoi partire?- Chiesi -sì, qualche problema?- disse lei -problema? No assolutamente, chiedevo solo-
Mi irrigidì, era così fredda con me, eppure mi era mancata molto, pensavo spesso a lei, ai nostri momenti insieme. Ora però il passato è passato. Non mi avrebbe mai perdonato.
Celine's Pov
Mentì, era la cosa più giusta da fare in quel momento. Lui poteva partire e andarsene e io no? Tornai alla realtà e mi resi conto che l’indomani non sarei andata da nessuna parte, ne domani ne mai. Dovevo rimanere con mia madre.
-Mi daresti il tuo numero di telefono?- La voce di Justin interruppe il mio escogitare un piano per la mia bugia.
La cosa si stava evolvendo e io non avevo intenzione di avere alcun contatto con lui, nonostante ciò accettai. Sì forse era bipolare. -S-si- mi limitai a dire.
Gli diedi il mio numero e lui mi diede il suo. Poi finalmente arrivarono le nostre madri.