Suonò il campanello della porta e io andai ad aprire, era la madre di Justin. Mi vide e le spuntò un enorme sorriso in volto, entrò e mi accolse in un grande abbraccio -Celine! Come sei cresciuta! Fatti vedere, sei proprio bellissima. Tesoro da quanto tempo!- Sorrisi -sei arrivata, sbucò mia madre dietro di noi -sì e tu come stai?- Ricambiai io con tono dolce -molto bene ora che ti ho vista tesoro, che bella che sei- continuò -complimentatevi a tavola, venite che la cena è porta- mamma ci interruppe. Andammo in sala da pranzo e ci sedemmo a tavola per iniziare a mangiare. Il cibo di mia madre era delizioso, il profumo girava in tutta la casa, pure i vicini potevano sentirlo. -Mamma il cibo è delizioso- mi complimentai con lei, lei sorrise -grazie tesoro- non mangiavo così da... oh beh da un anno, da quando me ne andai di casa. Io non cucinavo tanto bene, a LA facevo colazione quasi tutti i giorni fuori, un salto da Starbucks per prendere un caffè e un croissant prima di andare allo studio. Poi per la pausa pranzo andavamo al ristorante tutti insieme, io e i colleghi, per cena invece mi inventavo qualcosa ma la maggior parte delle volte era un fallimento oppure saltavo la cena direttamente. Sopratutto in questo ultimo periodo, non avevo molta voglia di mangiare.
-Allora Celine come va la vita?- Mi chiese la nostra ospite -oh benissimo, ero a Los Angeles, mi ci sono trasferita e ora lavoro lì- dissi io -molto bella Los Angeles, ci sono stata un paio di volte, ci vivrei volentieri- disse la mamma di Justin, mia madre ci interruppe -e tuo figlio? Come sta? Da molto tempo non abbiamo notizie sue- quasi sputai il cibo a quelle parole, mi soffocai leggermente con qualcosa che mi andò di traverso, mi trattenni per non farmi vedere -mio figlio è cresciuto, vive ancora a Sidney e pratica surf. A proposito, ho una bella notizia, mi ha chiamata alcuni giorni fa, sta molto bene e ha intenzione di tornare qui, sono veramente emozionata di poterlo rivedere, sono otto anni che non lo vedo- le si illuminarono gli occhi e qualche lacrima minacciava di uscire, a quelle parole mi irrigidì, iniziai a tossire forte -tesoro stai bene?- Sua madre mi chiese preoccupata, mia madre vedendomi soffocare si alzò e mi diede dei colpetti non molto forti sulla schiena -sì sì non preoccupatevi sto bene- dissi io, mi versai un bicchiere d'acqua e lo mandai giù in un sorso -sto mangiando troppo in fretta, mamma il tuo cibo è delizioso- dissi cambiando totalmente discorso, sorrisi falsamente.
E se dovessi rincontrarlo? E se la sofferenza del passato mi ritornasse? Non sarei mai stata pronta ad incontrarlo. Dovevo tornare a Los Angeles prima del suo arrivo, non potevo permettermi di incontrarlo, avevo deciso, non volevo soffrire, ormai non mi fidavo più di nessuno.
-Allora quando torna Justin?- Insistette mia madre -che giorno è oggi?- Guardò il telefono -mercoledì, allora torna tra otto giorni-.
Tra otto giorni? Oh Dio. Era troppo poco, la mia vacanza durava tre settimane prima di ritornare a Los Angeles -sarebbe contento di rivederti- disse sua madre, a quel punto persi il controllo dei miei nervi, non sapevo cosa mi fosse successo ma non riuscì a sopportare quelle parole -certo! Certo che sarebbe contento! Come no! Dopo avermi lasciato così su due piedi ed essersene andato per sempre! E ora otto anni dopo sarebbe contento di vedermi?- quasi urlai, poi mi accorsi di aver esagerato... -s-scusatemi, vado in camera mia- mi alzai -ti capisco- disse sua madre afferrando la mia mano dolcemente -nemmeno io volevo che andasse via da me, anch'io non lo vedo da otto anni, ma è stata tutta colpa di quell'uomo, lui me lo ha portato via, ma io non potevo farci nulla. Ora ritornerà e tutto si sistemerà- disse -otto anni sono una vita, niente tornerà come prima- risposi fredda con lo sguardo sul pavimento e andai in camera mia, mi buttai a peso morto sul letto, le mie lacrime iniziarono a fare a gara per uscire, senza accorgermene mi addormentai. Avevo inzuppato tutto il mio cuscino.
2 giorni dopo
Eravamo in ospedale, in attesa di poter entrare da papà, ad un certo punto tre o quattro infermieri e un medico correvano dentro da lui, dicevano qualcosa a voce alta, non si capiva nulla... poi uscirono, gli infermieri andarono via mentre il dottore si fermò da noi
-c-c-cos'è successo?- Disse mia mamma in preda al panico- il dottore abbassò la mascherina -non sappiamo come sia potuto succedere- guardò mia madre negli occhi -succedere cosa?- stavo fissando il dottore impaziente -mi dispiace… abbiamo trovato il paziente morto-
L'ultima parola: morto. Tutto ciò che vidi poi era il buio.
Passarono alcune ore, aprì gli occhi a fatica e fui accecata dalla luce della lampada sopra di me. Vidi una flebo nel mio braccio e attraverso la vetrata mia madre e la mamma di Justin che si abbracciavano e piangevano. Ci misi un momento per realizzare ciò che era successo, tutto all'improvviso tornò nella mia memoria. Mio padre era morto. Volevo scomparire in quel momento. Non volevo essere nata. Volevo fosse una dannato incubo, ma invece mi ero appena svegliata, alla dura e cruda realtà. Non avevo fatto altro
che soffrire e soffrire e soffrire. Pensai a mio padre, ai ricordi di quando ero piccola, di quando mi metteva sulle spalle e mi diceva -si decolla!- Poi correva per la casa e io ridevo fino a farmi venire il mal di pancia.
*flashback
-Ehi voi due perché litigate?- Papà entrò in salotto e si posizionò davanti a noi con sguardo interrogatorio, incrociò le braccia al petto e mi incitò a parlare -papà Justin vuole mangiare la mia barretta di cioccolato- lui guardò il bambino -non è vero! La barretta è mia e lei me l'ha presa!- Disse lui a sua difesa -l’ho trovata io!- Gridai -ma è mia!- Aggiunse lui.
Mio papà si intromise -ehi ehi bambini! Facciamo così... perché non la dividete? Le persone che si vogliono bene dividono le cose- ci guardò sorridendo prima che iniziassimo a tirarci per i capelli -Justin ti voglio bene! Tieni- gli porsi metà della barretta che avevo in mano -anch'io ti voglio bene, per sempre-
*fine flashback
Per sempre... sì certamente.
Volevo piangere perché mio papà mi mancava, ma non riuscivo. Ieri avevo pianto, ero addolorata per Justin e piangevo... perché oggi non riesco a sfogarmi?
-Tesoro- entrò mia madre -cosa mi è successo?- Mi alzai leggermente -sei svenuta- si avvicinò a me -non ricordo nulla- scossi la testa cercando di ricordare -ti senti meglio ora?- La madre di Justin mi mise una mano sulla spalla, io annuì.
Salutai papà, gli lasciai un bacio sulla fronte e gli dissi addio per sempre.
Tornammo a casa.
Mia madre mi disse che dovevamo parlare di una cosa, mi invitò a sedermi accanto a lei, poi iniziò a parlare -Celine tesoro, so che probabilmente ora è il momento sbagliato, so che potrebbe apparire egoista da parte mia ma… ho bisogno di te qui, voglio che tu torni a casa bambina mia- mi guardò con gli occhi lucidi.
Stava succedendo tutto troppo in fretta, non riuscivo ancora a realizzare che mio padre era morto, ora dovevo persino prendere una decisione più grande di me.
-Cosa?! Ho lavorato duramente per ottenere una casa e un lavoro che amo- mi interruppe prendendo la mia mano -per la casa puoi andarci durante le vacanze e per quanto riguarda il lavoro potrai fare la fotografa qui, Celine piccola mia non puoi lasciarmi sola, io sono tua madre… soprattutto ora che tuo padre se ne è andato. Io non ti ho mai lasciata sola- iniziò a piangere, io l’abbracciai, non sopportavo di vederla in quelle condizioni, ma in quel momento mi sentivo il peso del mondo sulle spalle.
Mia madre aveva ragione, mi costava ammetterlo ma era così. -Hai ragione mamma, ci penserò un po' e poi vedrò di fare la scelta giusta-
L’abbracciai ancora e andai a riposare. Lei si calmò un pò.