Prologo Il sedile della panca era freddo, Sergio lo sentiva attraverso i pantaloni. Un freddo metallo scomodo, in un corridoio poco illuminato, sporco e tetro. Sotto la benda gli facevano male la fronte e la testa, la lingua continuava ad accarezzare il labbro inferiore tumefatto e il dente scheggiato. Tutte le volte che respirava una fitta acuta, penosa, gli tagliava il fiato. Almeno un paio di coste dovevano essere andate di qua e di là dello sterno. Anche la mano sinistra e le dita erano gonfie sotto le bende. L’aveva usata per ripararsi: per un po’ non avrebbe sollevato pesi. Ma non importava: tutto era stato previsto. Dalle porte chiuse filtravano brani di conversazioni, parole, qualche grido, minacce. Non avrebbe mai pensato di finire alla sede locale della polizia politica, ma

