II. Casa Van Wyck

2483 Words
II. Casa Van Wyck- Vado subito - risposi con calma - ma prima lasciate che mi congratuli con voi per la scelta di questa dimora deliziosa. Questo salone da solo è una meraviglia. Si direbbe che l’abbiano trasportato tale e quale da qualche castello inglese. David Van Wyck istintivamente si guardò attorno. - È una bella sala - convenne. - È stata costruita in un secondo tempo rispetto al corpo centrale della casa e in origine credo che l’idea fosse di farne un salone da ballo. Il pavimento sarebbe adatto e l’ipotesi è confermata da quella balconata per orchestra che vedete lassù. Le decorazioni sono un po’ troppo ridondanti per i tempi nostri, ma il tutto è armonioso e il tempo ha attenuato i colori che all’inizio erano un po’ troppo vivaci. È la mia stanza - soggiunse rivolgendo un sorriso benevolo a sua moglie - ma permetto ad Anne di servirsene per i suoi ricevimenti. Però, a eccezione dell’ora del tè, questo è mio dominio esclusivo. - Infatti mi hanno detto che è il vostro studio. - Già, lo chiamo il mio studio, quantunque io non sia molto studioso. In realtà è un ufficio, ma queste nome stonerebbe con l’atmosfera del secolo xviii. Ho qui la mia scrivania e ho anche profanato il luogo con un telefono. Inoltre confesso che di quando in quando vado soggetto a piccole manie passeggere e capita che abbia bisogno di spazio. - Eccome! - intervenne Anne. - L’estate scorsa si era messo a fare il naturalista e questa stanza era piena di uccelli impagliati, di insetti disseccati e d’ogni sorta d’altre cose ripugnanti. Quella però è una storia finita e quest’anno… che cosa sei quest’anno, David? Il viso di Van Wyck s’indurì. Un riflesso d’acciaio apparve nei suoi occhi e mi sembrò che egli irrigidisse la mascella nel rispondere in tono secco: - Sono un filantropo. Le sue parole sembravano abbastanza naturali: e tuttavia anche Anne si era fatta seria in volto e credetti di scorgere una certa ostilità nell’occhiata che lanciò al marito. Ma proprio allora Archer e la signorina Fordyce ci raggiunsero e il sorriso tornò a illuminare il viso di Anne. - Di che umore sei, Betty? - esclamò allegramente. - Vedi, cara, ho parlato al signor Sturgis della tua mentalità e delle tue teorie; cerca di essere all’altezza della tua reputazione. - Farò il possibile - mormorò la signorina Fordyce volgendo verso di me un paio di occhi azzurri meditabondi - ma non sono che una principiante… una discepola del meraviglioso misticismo, del… - Avanti, Betty, fatela breve - intervenne Archer. - Lo sappiamo già! Siete una discepola del misticismo, del valore teosofico, dell’occulto applicato alla teoria estetica dell’anima, secondo i concetti di qualche esaltato di cui avete letto i libri. Gli altri risero e la signorina lanciò al giovanotto un’occhiata di rimprovero che lo lasciò però indifferente. - Sareste una cara ragazza, Betty - soggiunse lui - se lasciaste perdere il misticismo e vi dedicaste all’atletica. - Voi non capite, signor Archer - cominciò la signorina Fordyce con una voce dolce e melodiosa, ma Archer l’interruppe di nuovo: - Risparmiatemi le vostre spiegazioni. Non le sopporto. Se proprio vi occorre una vittima c’è qui il signor Sturgis. Portatelo là in quell’angolo, mostrategli il Budda del signor Van Wyck e ditegli quel che sapete delle religioni orientali. Mi allontanai con la bionda signorina Fordyce, ma invece di parlare di Budda, finimmo per avviare una conversazione sugli invitati di casa Van Wyck. - Capisco benissimo che le scienze occulte non abbiano interesse per un essere eminentemente pratico come il signor Archer - osservai. - Chi è e che cosa fa? - Prima di tutto è il prototipo dell’egoista. - Oh, non alludevo al suo carattere; ero soltanto curioso di sapere che mestiere fa. - Non lo so esattamente. Credo che sia ingegnere minerario. È innamorato cotto di Anne e ha l’abilità di non lasciarlo capire al signor Van Wyck. - Però Anne lo sa, no? - Si capisce… ed è del tutto indifferente. Ma le piace civettare e si lascia corteggiare per divertimento. È una cosa che una donna non dovrebbe mai fare. - Certo avete ragione, signorina Fordyce; ma vi sembra che in genere le donne facciano soltanto ciò che dovrebbero? - Molto raramente - ribatté la ragazza ridendo e io mi accorsi che quando lasciava perdere le sue stupide pose era veramente simpatica. - Anne meno delle altre - soggiunse. - Le voglio molto bene, ma vedo i suoi difetti. - È un difetto, secondo voi, essere attraenti? - Essere attraenti come Anne Van Wyck è un reato. - La signorina Fordyce sorrideva ma il suo tono era alquanto serio. - Anne è una donna irresistibile… una di quelle donne che fanno perdere la testa a un uomo prima che quel poveretto si renda conto di ciò che sta accadendo. - Avete fatto bene ad avvertirmi - risposi. - Starò in guardia. - Ma voi la conoscete da molto tempo, non è vero? - Precisiamo: l’ho conosciuta dieci anni fa quando era una scolaretta… ma oggi non è più la stessa. - È tanto cara! - esclamò la signorina Fordyce. - Forse faccio male a criticarla. Ma è terribile quando si mette a prendere in giro gli uomini. - Non ha paura di suo marito? - Anne non ha paura di nessuno… con una sola eccezione… ma quell’eccezione non è suo marito. - E chi è allora? Voi? - Ma no! Perché dovrebbe aver paura di me? Anne ha paura della signora Carstairs, la governante di casa. - La governante di casa! È stranissimo. E perché? - Non lo so, ma la signora Carstairs è una persona molto strana. Era governante in casa del signor Van Wyck prima che Anne lo sposasse. Suo figlio è il cameriere particolare del signor Van Wyck. Ebbene, Anne sarebbe molto contenta di spedire via madre e figlio, ma il marito non glielo permette. - Perché? - È abituato al loro servizio… e sono entrambi molto efficienti. - Ma perché Anne ha paura di loro? - Non credo che abbia paura di Carstairs figlio, ma la madre è così bizzarra! Anne dice che è una iettatrice. - Io temo che voi e Anne vi siate montate la testa. Non si tratterrà per caso di una delle vostre fantasie occultistiche? - Aspettate finché avrete conosciuto la signora Carstairs e poi riconoscerete che è un tipo fuori dal comune. - Quando mi parlano d’una governante di casa, io me la immagino sempre una donna di mezza età, pingue e placida, con un grembiule di seta nera. Betty Fordyce rise. - Questa volta vi sbagliate di grosso! La signora Carstairs ha un aspetto così giovanile che si stenta a credere che sia madre del cameriere, il quale deve avere una ventina d’anni. Inoltre è decisamente bella. È bruna, snella, e cammina con una grazia e con una leggerezza straordinarie. È una di quelle persone che vi compaiono davanti quando meno ve l’aspettate, come se si materializzassero per incanto… Oh, ma eccola là! Guardai dalla parte opposta della sala e vidi la signora Carstairs che parlava con Anne. Era vestita di seta nera, questo sì, ma il suo non era un grembiule, bensì un abito di taglio sobrio ed elegante. A dire il vero, pareva la più distinta fra tutte le signore presenti a eccezione di Anne. Non v’era nulla di ossequioso nei suoi modi. Rimase ferma in atteggiamento disinvolto, finché ebbe finito di parlare, poi uscì dalla sala passando tra gli ospiti senza il più piccolo imbarazzo. Aveva davvero una linea meravigliosa e mi venne fatto di deplorare che una donna simile esercitasse una professione alquanto misera. - Sembra interessante - osservai volgendomi alla signorina Fordyce. - Lo è. Tutti sanno che sperava di sposare il signor Van Wyck. Era sua governante quando lui rimase vedovo. Quando sposò Anne Van Wyck, non volle che la signora Carstairs si allontanasse. - E Anne non la vorrebbe? - Nemmeno per sogno, ma non riesce a convincere il marito a licenziarla. È molto soddisfatto del cameriere e d’altra parte madre e figlio non vogliono separarsi, perciò rimangono entrambi. Ma vi dico che Anne ha paura di quella donna. - Che assurdità! - Non so. La signora Carstairs detesta Anne e quantunque non le manchi mai apertamente di rispetto, trova mille diversi modi per contrariarla. - E i figliastri? Va d’accordo con loro, Anne? - Non c’è male. Morland l’adora e Barbara, la quale sulle prime era un po’ sostenuta, comincia ad addolcirsi. Anne ha dimostrato un tatto meraviglioso con lei e io credo che diventeranno buone amiche. Non avevo ancora avuto occasione di parlare con Barbara Van Wyck e col pretesto di prendere una tazza di tè, guidai la signorina Fordyce verso il tavolo dei rinfreschi. La signorina Van Wyck si mostrò cordiale, ma non entusiasta ed ebbi subito l’impressione che Anne non avesse sbagliato dicendo che la ragazza, in fatto di carattere, aveva preso dal padre. Aveva un viso interessante, incorniciato da una folta capigliatura bruna, e il pallore della sua carnagione metteva in risalto gli occhi neri grandissimi. Ci trovammo a dover partecipare a una conversazione che Barbara aveva avviata con qualche altro ospite a proposito di una nuova biblioteca civica della città e siccome la cosa era di scarso interesse per me cessai ben presto di prestare attenzione ai discorsi e mi guardai attorno in cerca d’una scusa per raggiungere la padrona di casa. Ma proprio allora arrivò un’automobile e un nuovo gruppo di visitatori entrò nello studio. Nella generale confusione delle presentazioni io mi trovai a un tratto accanto alla signora Stelton, la graziosa vedova dalle cui grinfie Anne sperava di strappare Morland Van Wyck. Nel suo genere, era attraente, ma non aveva la classe di Betty Fordyce e di Anne. Aveva una conversazione piacevole ma si capiva subito che non era molto intelligente. - Dunque siete venuto per il fine settimana, signor Sturgis? - mi disse. - Vi troverete molto bene. Il luogo è delizioso e la compagnia pure. Quella cara signora Van Wyck… è deliziosa! Come è bella, è vero?… è un’ospite perfetta… e anche il signor Van Wyck è tanto caro… benché un po’ burbero a volte. - Alludete al signor Morland Van Wyck? - domandai maliziosamente. - Cattivo! Sapete benissimo che alludo al padrone di casa. Il povero Morland non è mai burbero! - E chi potrebbe essere burbero con voi? - ribattei avendo capito il tipo. - Siete gentile, mi piacciono i complimenti, lo confesso. - Chi è quel giovanotto così serio, vicino alla finestra? - domandai. - Ci hanno presentati quando è arrivato, ma non ho afferrato il nome. - Stone - ella rispose. - Fleming Stone. Dicono che sia un investigatore. - Stone! - esclamai. - Altro che un investigatore! Secondo me è il più grande investigatore che sia mai esistito! Che fa qui? - Ha una casa a Crescent Falls - mi spiegò la signora Stelton. - Anzi, per essere più precisi, è sua madre che è venuta ad abitare nel paese. Nulla di strano dunque che egli faccia una visita ai suoi vicini. - È amico di Van Wyck? - No. Non è mai stato qui. È venuto coi signori Davidson… gente di Crescent Falls, soprattutto per visitare la casa. Vedete, questo salone è famoso. - Non certo quanto Fleming Stone - risposi e continuai a fissare quell’uomo che tanto ammiravo quantunque non l’avessi mai incontrato prima di allora. Fleming Stone era un tipo capace di attrarre l’attenzione dovunque andasse. Era di statura media, robusto e atletico e aveva una faccia volitiva. I capelli pettinati presentavano qualche sfumatura d’argento alle tempie e gli occhi un po’ infossati erano penetranti. Aveva modi impeccabili e in tutto il suo aspetto vi era qualcosa di magnetico. Avrei voluto piantare in asso la vedova per andare a parlare con lui o almeno ad ascoltarlo. Siccome non era possibile, persuasi la signora a seguirmi per raggiungere il gruppo che lo circondava. Sapevo che era un grande investigatore, poiché la sua fama era universale, eppure, mentre se ne stava là, bevendo il suo tè con grazia noncurante, egli dava soltanto l’impressione dell’uomo di mondo, colto e raffinato, disposto a portare il proprio contributo alla conversazione generale. Guardava Anne Van Wyck molto spesso e io mi resi conto che ella era il centro del suo interesse. Non mi stupivo, poiché pochi uomini potevano trovarsi in presenza di Anne senza concentrare su di lei tutta l’attenzione. Forse esageravo, ma consideravo Fleming Stone quasi come un essere sovrannaturale. Il suo atteggiamento fece sì che mi rendessi conto ancor più che l’Anne Mansfield che avevo conosciuta era davvero diventata una donna meravigliosa. Anne, col suo tatto, non aveva fatto alcuna allusione alla professione di Stone e alla sua celebrità. - È un gran piacere avervi qui tra noi, signor Stone - ella stava dicendo - ma è anche una sorpresa. Mi dicono che siete un ostinato nemico delle donne. - I nemici delle donne non sono forse sempre ostinati, signora Van Wyck? - egli ribatté - Non ne ho mai conosciuto uno che non lo fosse. - Nemmeno io - convenne Anne ridendo. - Ma voi eludete la mia domanda. È vero o non è vero che detestate tutte le donne? - No, non è vero - fece Stone. - Però, se fosse vero, lo negherei… per dovere di cortesia. - Questo si chiama disorientare la gente! - protestò Anne. - Così non posso formarmi alcun concetto sul vostro atteggiamento verso il nostro sesso. - Oh, non ho motivo di nasconderlo - fece Stone. - È semplicemente l’atteggiamento dell’uomo civilizzato verso la donna civilizzata. Prese collettivamente, le donne sono deliziose, ma ciascuna di esse, isolata, mi fa paura. - Mi piacerebbe provare - dichiarò Anne fissandolo da sotto le lunghe ciglia lievemente abbassate. - Sarebbe superfluo. Posso confessarvi addirittura che ho paura di voi. Tutte le donne mi fanno paura. Non si sa mai che cosa intendano veramente quando parlano. - Loro stesse lo sanno raramente - ribatté Anne, e Archer che le stava vicino, aggiunse: - O quando credono di saperlo si sbagliano. - Che discorsi sibillini! - intervenni ridendo, - Dite un po’, voialtri, siete sicuri di sapere di che cosa andate parlando? - Siamo sicuri di non saperlo! - rispose Anne. - Fa lo stesso. Se poi passiamo davvero nel campo delle frasi sibilline dovremmo rivolgerci a Betty che se ne intende. - Oh, Anne, ti prego! - scattò la signorina Fordyce. - Non ammetto che si scherzi su certe cose. - Non t’arrabbiare, cara - rispose Anne in tono conciliante. - Non avevo intenzione di offenderti! - Sono sicura che il signor Stone capisce - soggiunse Betty guardando l’investigatore. Sarà stata la mia fantasia, ma mi parve che Stone dovesse fare uno sforzo per distogliere la propria attenzione da Anne e rispondere alla ragazza.
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