3-2

1875 Words
«Oh, chiamalo Callum. “Mr Alexander” mi fa pensare a un vecchio noioso, una persona con cui non andrei mai a cena di mia volontà», salta fuori a dire Grant. «Davvero?», replico in tono sorprendentemente calmo. La maschera torna al suo posto, e scatta il meccanismo di difesa, che parte in automatico quando una bella donna si presenta di sua iniziativa all’uomo del momento della Baia, approfittando di quella che pensa essere l’occasione di segnare un’altra tacca sulla colonnina del mio letto. «Sembri sorpreso», commenta. «Stavo leggendo un articolo sul Tribune stamattina, su un progetto appena annunciato, e ho letto che eri tu il designer. Di solito preferisco un’estetica classica alle linee spoglie e spigolose dell’architettura moderna, ma sapendo che sei tu a supervisionare il progetto, sono sicura che siamo in buone mani». Merda. È una mia fan. Altro che interesse sincero. Annuisco, incerto se abbia senso continuare la conversazione. Le uniche fan che voglio e di cui ho bisogno nella mia vita sono mia madre e mia sorella. «Cal, sembri distante. Tutto okay?», chiede Grant, gli occhi brillanti di divertimento. «Quindi, Lucia, sei appassionata di architettura?», continua osservandomi con occhi da falco. Quel tronfio bastardo sa esattamente ciò che sta facendo. Stronzo. «Ebbene sì», risponde lei con un sorriso. Ma non mi sfugge il leggero rossore sulle guance, come se avesse appena rivelato uno dei suoi più oscuri segreti. Se solo conoscesse la profondità dei miei, non mi vedrebbe più con gli stessi occhi. Neanche lontanamente. «È ironico, considerato che il condominio in cui vivo è una specie di obbrobrio contemporaneo, ma dato che non posso permettermi di vivere in una dimora più antica e bella, accetto un piccolo tocco moderno nella mia vita». Non è affatto la direzione che prevedevo per questa conversazione. Sembra sinceramente interessata all’architettura, e anche intelligente. La mia attrazione per questa bellissima donna continua a crescere. «Penso sia una splendida coincidenza che abbiamo deciso di goderci un buon pasto nel tuo ristorante, Lucia». Grant allunga la mano e la posa sopra la sua rivolgendomi un’occhiata divertita. Vengo colto da uno spiacevole tuffo allo stomaco, insieme a quella che pare una punta di bruciore. Dovrebbe essere la mia mano quella appoggiata alla sua pelle, che ne accarezza la superficie morbida con un tocco lieve simile a un sussurro. La risata melodiosa che si riversa tra noi dovrebbe essere destinata solo alle mie orecchie, in privato. «Vivi in zona?», chiedo, ritrovando finalmente la voce mentre mando pugnalate virtuali al mio socio in affari seduto all’altro capo del tavolo. «Sì. Anzi, a pochi isolati da qua. È comodo per il ristorante e poi mi piace viverci. Come si può non amare questa zona?». La osservo con attenzione, i suoi gesti, le sfumature… ogni cosa di questa donna mi ipnotizza. «E tu, Callum? Senza dubbio abiterai nella casa dall’architettura più spettacolare della città». Io ridacchio. «Viene da pensarlo, eh? Comunque sì, è il mio personale capolavoro». «Negli ultimi tempi ci siamo concentrati su progetti di più alto profilo, i capolavori del futuro», spiega Grant. «Non sono sicuro che Cal costruirà mai la perfetta casa dei suoi sogni. L’attuale potrebbe essere definita la casa dei suoi sogni del momento». «Davvero?». Lucia si gira verso di me. «Cos’è che si dice dei perfezionisti?». «Che sono i peggiori soci possibili?», ribatto guardando Grant con divertimento. «E cosa si dice delle super-star dell’architettura?», chiede lei. «Che sono il peggio. Meglio evitarle a tutti i costi». Le sorrido, mentre il mio sguardo cade sulla sue labbra, non mancando di notare il modo in cui la sua lingua guizza fuori per leccarle. Questa donna è travolgente, la sua risata e le sue battute accattivanti mi attirano nella sua rete, trasformandomi in una preda consenziente. «Io…». Un fischio basso dalla cucina ci interrompe. Lucia beve un ultimo sorso del suo vino prima di girarsi verso di me e fissarmi, cercando di far passare un messaggio silenzioso che sono desideroso di tradurre con qualcosa del tipo “portami a casa e fammi cose oscene”, perché è l’unica linea di pensiero che il mio cervello possa concepire al momento. I suoi occhi verde mare spruzzati di minuscole pagliuzze ambra – e accesi da quel calore che ormai conosco – fissano i miei, peggiorando il disagio che ho nei pantaloni. Curvando le labbra rubino e inclinando leggermente il viso, saluta rapidamente Grant prima di alzarsi dalla sedia. Mi porge la mano, e sia io che il mio socio ci alziamo automaticamente, come vuole il galateo. Stringo la mano nella mia e appoggio con delicatezza l’altra sulla sua spalla, poi mi chino per posarle un bacio sulla guancia. Il sentore floreale del suo profumo mi riempie i sensi e fatico a reprimere il desiderio di sussurrarle una richiesta seducente nell’orecchio, convincendola a restare ancora un po’. Il suo respiro tartaglia e mi rendo conto che non sbagliavo. Lo spasmo della sua mano nella mia mi comunica che sta provando quel che provo io. Il solo pensiero mi fa martellare il cuore nel petto, una sensazione strana per me. Quando sento Grant schiarirsi la gola, capisco di essermi in qualche modo perso nel momento. Sfiorandole la guancia con la mia mi muovo all’indietro, lascio andare la mano e cerco di ignorare la scintilla di consapevolezza che scatta tra noi. Quando i nostri occhi si incontrano, rimango stupefatto dal suo sguardo acuto, e il calore e il desiderio che irradia sono quasi eccessivi per la capacità di sopportazione di questo uomo stanco ma eccitato. Lei sbatte le palpebre e inclina appena la testa prima di ricomporsi. «Grazie per il delizioso bicchiere di vino, signori». Guarda Grant e poi me, come una falena attirata dall’unico barlume di luce nella stanza più buia. «E per la splendida compagnia, naturalmente. Ma, se interpreto in maniera corretta il segnale mandato da mio fratello, devo tornare in cucina. Spero però di rivedervi qui». Sorride allegra e si dirige di nuovo verso il retro del ristorante. I miei occhi la seguono, rifiutando di perdersi una sola curva o un solo dettaglio di questa donna intrigante. «Ah», riprende lei, girando sui tacchi e camminando di nuovo verso di noi, «il suo denaro qua non è gradito, Mr Alexander. Se vuole ricambiare, sono sicura che troverà un modo per farlo». Facendo l’occhiolino e un sorriso ancora più ammaliante, sparisce dietro una fila di lucide porte nere. Quella è una donna che non potrebbe mai passare inosservata. Persino con i capelli che guizzano avanti e indietro in un’alta coda di cavallo riesco a vedere le differenti sfumature di rosso e castano. Mentre parlava con noi, i suoi occhi erano concentrati solo su di me. Quando le rispondevo, la sua attenzione non ha mai vacillato. Quegli occhi profondi mi hanno fatto venire voglia di mettere a nudo la mia anima, dirle tutto, qualsiasi cosa, speranze, paure, sogni e incubi. Lotto contro l’istinto di alzarmi e rincorrerla. Questa donna ha qualcosa che mi fa perdere la capacità di pensare con razionalità. Scuotendo la testa mi giro e vedo Grant sorridermi come un idiota supponente. «Sapevo che ti piaceva. L’ho captato all’evento, quando voi due eravate in un mondo tutto vostro. Adesso che sappiamo dove lavora, presumo che in futuro mangeremo greco molto spesso». Sogghigna e annuisce come se fosse a conoscenza del segreto meno segreto che esista. «Non so di cosa tu stia parlando», replico, le mie labbra che si contorcono nel tentativo di reprimere un sorriso. Porto il bicchiere alle labbra e mi rigiro il vino in bocca, sentendo i tannini danzarmi sulla lingua prima di inghiottirlo. Grant e io ci conosciamo da più di vent’anni, e per l’ennesima volta ha dimostrato di essere capace di leggermi come un libro aperto. Con il mento indica il retro del ristorante dove lei è scomparsa, senza distogliere lo sguardo, il sorriso da stronzo sempre sulle labbra. «All’evento, il mese scorso, non riuscivi a toglierle gli occhi di dosso. Adesso, la porta di quella cucina è l’unica ragione per cui stai guardando me». «Non ha proprio bisogno di un uomo come me. Non può avere più di venticinque anni». Questo tuttavia non mi impedisce di desiderarla. «Magari è quel che ti serve, vecchione. Qualcosa che contrasti quell’espressione da “datemi il bastone da passeggio” che hai in faccia», ribatte sarcastico. Cerco invano di guardarlo torvo, non riuscendo a mascherare un sorriso. «Non scambiare autocontrollo e classe per mancanza di interesse, o di opzioni». «Penso che lei si lamenti un po’ troppo, Mr Alexander». «Sai cosa intendo. Non mi serve una moglie oggetto come Olivia, né la vorrei». «Non ho detto che devi sposare questa ragazza, Cal. Penso solo che sia ora che tu scopi regolarmente…». «Ma io…». «Regolarmente è la parola chiave. Non danneggeresti l’immagine pubblica tua o della società se ti facessi vedere con una presenza fissa al braccio che non sia un membro della tua famiglia». Sbuffo per la sua schiettezza, ma non posso obiettare al suo ragionamento. «Per non parlare del fatto che i tuoi genitori sarebbero contenti. Merda, riesco a immaginarmelo. Il loro bimbo finalmente porta a casa una ragazza dopo dieci anni di vuoto». L’espressione tronfia sul suo viso è inconfondibile. Sa tutto di me, incluso il fatto che i miei genitori, religiosi e ultraconservatori, si preoccupino che il loro figlio trentaquattrenne, da più di un decennio, non faccia loro conoscere una donna. Pensano che io sia tutto lavoro e niente divertimento. Grant e io ci siamo conosciuti il primo giorno delle superiori. Grant era il tipico nerd occhialuto a rischio di farsi fare il culo dai bulli, e io quello tranquillo e riflessivo che è andato in suo soccorso. Da quando mi sono preso un pugno per lui, siamo stati come incollati l’uno all’altro. È sempre stato così. Insieme, io e Grant siamo inarrestabili, anche dal punto di vista degli affari. Subito dopo la laurea, abbiamo fatto lo stage nella stessa importante azienda. Quando è arrivato il momento per loro di annunciare il nuovo socio, abbiamo abbandonato la nave prima di essere costretti a fare una scelta. È stato quello il momento in cui abbiamo fondato la Alexander Richardson, finora il nostro maggiore risultato. E per quanto riguarda i miei interessi… Lui ha cercato di incoraggiarmi a trovare una donna dalla mentalità simile alla mia con cui sollazzarmi, ma finora sono riuscito a tenere a bada gli impulsi; quando ti fissi per tanto tempo su qualcosa, però, ne diventi quasi ossessionato. È sempre con me, la tentazione, che mi chiama. Non ho ancora trovato una donna che mi abbia fatto venire voglia di compiere il passo successivo. Quindi mantengo le mie relazioni a livello puramente fisico: niente impegni, niente obblighi, rapporti brevi e mai pubblici. La posta in gioco è troppo alta, c’è troppo da perdere e, se devo essere onesto, troppe complicazioni. Sopprimo le mie brame, le seppellisco nel profondo, torturandomi ma evitando l’errore di perdere il controllo nella situazione sbagliata. Questo mi fa sembrare rigido e inflessibile, ma è meglio così. Me la stavo cavando bene, fino all’arrivo di Lucia. Mai una donna mi aveva colpito così profondamente. È l’unica che mi faccia girare la testa senza che la possa più rigirare. In un primo momento non ci ho fatto molto caso, ma il modo in cui il suo pur breve tocco mi è rimasto addosso, attraendomi, non ha precedenti. La cosa più intelligente sarebbe starle lontano e immergermi nel nuovo progetto. Non immaginare come sarebbe afferrarle con la mano la coda e tirarle giù la testa fino a far schiudere le sue labbra con un ansito. Non immaginare come sarebbe farle strisciare il braccio intorno alla vita e schiacciarla contro di me mentre sbatto la bocca contro la sua e la assaggio, la reclamo, la prendo, godendomi i gemiti affannosi che riempiono l’aria intorno a lei. E, sicuramente, non pensare al suo corpo nudo sotto di me, labbra contro labbra, pelle contro pelle, il suo battito che martella irregolare contro il mio mentre mi perdo in lei.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD