25. Aspettavo Dalia, in piazza De Ferrari di fronte alla fontana, abbellito, imbruttito, inselvatichito, addomesticato, dalle luci di una serata pigra, con il frinire grillesco degli spruzzi d’acqua che si univano alla variegata colonna sonora della città. Dalia se ne era andata dall’ufficio quasi subito dopo avermi voltato le spalle. Senza dire dove sarebbe andata, senza degnarmi di uno sguardo. Ero cambiato davvero come lei diceva? Come potevo saperlo, se non mi ero mai conosciuto. Mi ero limitato a un semplice e fugace saluto di cortesia con me stesso, una stretta di mano. Provare stima verso una persona, come avrebbe potuto nuocermi? Provare stima. Mi suonava strano. No, affatto. Oh sì, lo era. Avevo un condominio di voci in testa che quasi stentavo a rimanere in piedi. A d

