Il richiamo del Gelsomino notturno
L'area di New Orleans era un sudario umido, intriso di quell'odore dolciastro di fiori in decomposizione e zucchero bruciato che solo chi viveva nel Quartiere Francese poteva chiamare casa. Althea camminava lungo Bourbon Street, cercando di ignorare il frastuono sgraziato dei turisti che barcollavano con i loro bicchieri di plastica a forma di granata. Per lei, ogni passo era una negoziazione con l'invisibile. Sotto i ciottoli sconnessi, sentiva le vene della città pulsare di un'energia vecchia di secoli, un mormorio di spiriti che non trovavano pace e di correnti magiche che l'umidità rendeva pesanti come piombo.
Indossava un abito di lino scuro che le accarezzava le ginocchia, e al collo portava una piccola ampolla di vetro contenente olio di gelsomino distillato durante l'ultima luna piena. Era la sua ancora, il suo modo per restare centrato mentre il mondo attorno a lei sembrava scivolare nel caos. Quella sera, però, l'atmosfera era diversa. Non era solo il solito eccesso del sabato sera; c'era una nota stridente nella sinfonia della strada, come un violino scordato che graffiava i timpani della sua anima.
Si fermò davanti a un portone di ferro battuto, coperto da una cascata di buganvillee. Sentì un brivido salirle lungo la schiena, non per il freddo, che in quella città era un concetto astratto, ma per una variazione improvvisa della pressione atmosferica. La folla sembrava muoversi al rallentatore. Un gruppo di ragazzi rideva sguaiatamente a pochi metri da lei, ma il loro suono arrivava ovattato, come se una campana di vetro fosse calata improvvisamente sulla strada.
Althea chiude gli occhi per un istante, cercando di sintonizzarsi con gli elementi. Sentì l'acqua del Mississippi che scorreva poco lontano, il fuoco dei fornelli dei ristoranti, la terra grassa dei giardini nascosti. Ma c'era qualcosa di estraneo. Odore di ozono e metallo arrugginito. Quando riaprì gli occhi, vide un uomo. Non era un turista. Indossava un cappotto scuro, troppo pesante per la temperatura della Louisiana, e si muoveva con una grazia predatrice che faceva scattare ogni suo istinto di sopravvivenza.
L'uomo si avvicinò a una giovane donna che barcollava leggermente, probabilmente stordita dall'alcol. Nessuno sembrava farci caso. In quella città, l'eccentricità era la norma, e un uomo vestito di nero che sussurrava all'orecchio di una ragazza bionda era solo un'altra scena da cartolina decadente. Ma Althea vide ciò che gli altri ignoravano. Vide le dita dell'uomo stringersi sul braccio della ragazza con una forza innaturale, e vide il riflesso della luce dei lampioni su qualcosa di troppo affilato per essere umano.
Senza riflettere, Althea allungò una mano verso la piccola ampolla al collo. La infranse tra le dita, lasciando che l'olio essenziale le bagnasse la pelle. Recitò mentalmente una formula veloce, un incantesimo di distrazione che avrebbe dovuto spingere l'aggressore a guardare altrove. Il profumo del gelsomino esplose nell'aria, denso e stordente.
L'uomo si bloccò. La sua testa scattò di lato con una rapidità disumana, i suoi occhi incontrarono quelli di Althea. In quel momento, il velo cadde. Non era un uomo, ma una creatura della notte, un predatore che aveva dimenticato le regole della discrezione. Le sue pupille erano dilatate fino a coprire quasi interamente l'iride, e un rivolo di saliva mista a sangue gli colava dall'angolo della bocca.
La ragazza bionda, improvvisamente liberata dalla morsa, barcollò e cadde a terra, ignara del pericolo che aveva appena corso. Il predatore, invece, ringhiò. Era un suono basso, vibrante, che sembrava provenire direttamente dal petto. Fece un passo verso Althea, ignorando i turisti che gli passavano accanto.
«Non dovresti intrometterti, piccola strega», sibilò la creatura. La sua voce era come carta vetrata su seta.
Althea sentì la paura morderle lo stomaco, ma non indietreggiò. Sollevò le mani, i palmi rivolti verso l'esterno. Sentì l'energia calare dalle sue spalle fino alla punta delle dita.
«Questa non è la tua zona di caccia. Te ne devi andare prima che i custodi ti trovino».
Il vampiro rise, un suono privo di gioia.
«I custodi sono vecchi e stanchi. E tu sei solo una ragazzina che gioca con i fiori».
Con uno scatto fulmineo, la creatura si lanciò verso di lei. Althea non ebbe tempo di pensare. Attinse alla riserva di energia che teneva sempre nascosta nel profondo del suo essere. Un'ondata di calore bianco scaturì dalle sue mani, una barriera di pura volontà che colpì il vampiro in pieno petto. L'impatto è stato violento. La creatura volò all'indietro, schiantandosi contro un bidone della spazzatura di metallo con un fragore assordante.
I turisti intorno a loro si fermarono, confusi. Alcuni iniziarono a filmare con i cellulari, credendo si trattasse di una rissa tra artisti di strada o di una trovata pubblicitaria per qualche nuovo film horror. Althea sapeva di aver commesso un errore gravissimo. Aveva usato la magia in pubblico. Aveva rotto la prima regola della congrega.
Il vampiro si rialzò, i vestiti sporchi e il viso distorto dalla rabbia. Ma prima che potesse attaccarsi di nuovo, un'altra figura emerge dall'ombra di un vicolo laterale. Era un uomo alto, dai capelli scuri e dai lineamenti scolpiti nel marmo. Indossava un abito sartoriale che sembrava appartenere a un'altra epoca, e la sua sola presenza emanava un'autorità che gelò l'aria.
Il predatore si bloccò all'istante. Il terrore sostituì la rabbia sul suo volto. Senza dire una parola, la creatura si voltò e fuggì nell'oscurità del vicolo opposto, scomparendo in pochi secondi.
L'uomo appena arrivato non lo seguì. Rimase fermo, a pochi metri da Althea. Il suo sguardo era fisso su di lei, intenso e indecifrabile. I suoi occhi non erano quelli del mostro di prima; Erano profondi, di
un blu così scuro da sembrare quasi nero, carichi di una malinconia antica.
Althea sentì il cuore battuto contro le costole come un uccello in gabbia. Poteva sentire l'odore di quell'uomo: sandalo, pioggia e qualcosa di metallico, come il sangue, ma più raffinato. Sapeva cosa fosse. Un altro vampiro. Ma questa era diversa. C'era una nobiltà nel suo portamento che mancava totalmente all'altro.
L'uomo fece un piccolo cenno con il capo, un gesto di riconoscimento quasi impercettibile. Poi, senza dire una parola, si voltò e si incamminò tra la folla, muovendosi con una scioltezza che lo rendeva quasi invisibile nonostante la sua bellezza straordinaria.
Althea rimase lì, immobile, mentre il profumo di gelsomino svaniva nell'aria acre di Bourbon Street. Sapeva che quella sera nulla sarebbe stato più lo stesso. Senti il peso di quegli occhi ancora addosso, come una promessa o una minaccia.
Raccolse i resti dell'ampolla di vetro, incurante dei piccoli tagli che si procurò sulle dita. Il sangue rosso vivo brillava sulla pelle pallida. Doveva tornare a casa. Doveva parlare con Dahlia. Ma sapeva che, qualunque cosa stesse per accadere, non sarebbe riuscita a nascondersi abbastanza a lungo.