Capitolo 2

3038 Words
Capitolo 2 MARA Due anni prima Vedete la ragazza laggiù che agita il sedere e si piega per far vedere la scollatura alla folla in delirio sotto di lei? Quella che ha allegramente ingoiato uno shot senza usare le mani, pochi minuti prima di aprire le danze? La ragazza che non riesce a smettere di ridere? Sta avendo la migliore vacanza della sua vita. E sono io. Sono la ragazza sul bancone. Quando mi scivola il piede su un punto bagnato e perdo l’equilibrio, non cado come un sacco di patate sul pavimento. Oh, no. Mi tuffo sulla folla dove grandi mani virili mi afferrano nella migliore simulazione della famosa mossa di Dirty Dancing. Dov’è il video di questo momento, per farlo vedere ai miei futuri nipoti? Vedete come Supergirl, che sarei io, mostra la sua gratitudine con un bacio con la lingua così, su due piedi? Con un movimento di lingua completo al centro del bar, mentre le persone urlano? Già, esultano davvero, amici miei. E non so nemmeno come si chiama questo tizio. Non mi interessa nemmeno. Alto, scuro e bello, mi fa scivolare giù lungo la parte anteriore del suo corpo e mi riporta gentilmente sulla terra ferma. Mi afferra leggermente il sedere per tenermi in equilibrio mentre mi fa girare la testa con il suo bacio. È possibile che le vertigini dipendano da tutto l’alcol che ho bevuto stasera, che alla fine si fa sentire. Preferirei fingere che siano causate da lui, il mio incontro da bacio perfetto. Già, certe persone sono terribili a baciare, ma molti riescono a farlo bene. Tutto si riduce a una questione di preferenza. Forse c’è qualcun altro là fuori che ama i baci a bocca aperta tanto quanto te. O è anche fan dei morsi. Quelli uniscono! Sono certa che la ragazza con la bocca secca apprezzi l’uomo che dà baci umidi e bagnati. Si tratta solo di trovare l’abbinamento perfetto. Quest’uomo misterioso è il mio. Ho dei progetti per lui. Grandi progetti, se le dimensioni delle sue mani indicano qualcosa. Per favore, fa’ che il vecchio modo di dire sia vero. Fa’ che le grandi mani significhino qualcos’altro di grande. E non i piedi. Intendo il suo pene. Grazie. Il bisogno di ossigeno mi costringe a staccarmi dalle sue meravigliose labbra mentre cerco di riprendere fiato. Tutto colpisce i miei sensi. L’aria soffocante mi ostruisce i polmoni. Le luci pulsano e si agitano intorno a me. La musica risuona. Il basso batte così forte da echeggiare a fondo nella mia cassa toracica. Almeno penso che sia il basso. Potrebbe anche essere il mio cuore. Un effetto collaterale dei baci di questo ragazzo. «Ho bisogno di un po’ d’aria fresca.» Voltandomi, inciampo verso la porta. Cerco di farmi spazio tra la folla, ma nessuno si toglie di mezzo. Il Baciatore Misterioso cammina davanti a me e apre la strada con le sue grandi mani e la sua stazza. È la versione umana di una di quelle navi rompighiaccio nell’Antartico. Io sono un piccolo pinguino felice che nuota nella sua scia. La ressa delle persone vicino alla porta d’ingresso blocca la nostra uscita. È impossibile che tutta questa folla non stia infrangendo i codici di sicurezza e di capienza del locale. «Troppe persone» urlo. «Non c’è via d’uscita.» Un grosso ragazzo mi urta e perdo la presa sulla sua mano. La folla inizia a inghiottirmi come un’orda di zombie. Provo a protestare, ma la mia voce è soffocata da urla su qualcosa che riguarda uno shot di Jell-O. Ecco la storia della mia vita. Vengo spinta e strattonata indietro nella direzione da cui provengo. Con la determinazione di un salmone affumicato mi impongo contro la folla. Avrò bisogno di aria pulita al più presto, o qualcuno si rovinerà le scarpe. Non ho speranze. Sto per arrendermi, quando un paio di braccia forti mi avvolgono e volo all’improvviso. «Dai, Tony, andiamocene da qui.» «Mi hai chiamato Tony?» Non ho altra scelta che andare con lui, considerando che al momento sono sdraiata sulla sua spalla come un sacco di cibo per cani da ventidue chili. Facciamo sessantotto chili. Va bene, settantadue. Non importa, perché dal modo in cui mi porta non si sta sforzando. Il caos si calma quando usciamo dal bar. Il freddo dell’aria rinfresca il sudore sulla mia pelle. Inspirando, risucchio quanto più ossigeno possibile. Lui mi rimette a terra. «Va meglio?» La sua voce è profonda e roca vicino al mio orecchio. Concentrandomi sulla respirazione, annuisco. Mi sforzo di inspirare una boccata d’aria e conto lentamente mentre espiro. Poi ripeto il tutto due volte, per assicurarmi di non vomitare. «Hai messo su un gran spettacolo là dentro. Sei una ballerina professionista?» Sputacchio. «Tipo una spogliarellista?» Le punte delle sue orecchie si scaldano. «Lo dici come se fosse una brutta cosa.» Sto per lanciarmi in una diatriba sugli anni trascorsi nei laboratori e su una pila di debiti per i prestiti studenteschi, ma alla fine resto zitta. «Okay, immagino che tu non sia una spogliarellista e non lo prenda come un complimento.» Resto stordita e in silenzio. «È un complimento. Ci sai fare.» «Come spogliarellista?» Ricontrollo per assicurarmi di non stare qui in piedi con le tette fuori dal mio vestito argentato. Tutto perfetto. Niente di esposto. Nessun capezzolo di fuori o mutandine in pubblico. Alto, scuro e bello ridacchia. «Doveva lusingarti. Lo giuro.» Sicuramente è abituato alle donne che gli si lanciano addosso o si aggirano intorno alla sua stazza massiccia come fa un bradipo col suo albero preferito. Sono più simile a un bradipo che a una spogliarellista. Datemi un pigiama comodo o una tuta al posto dei tacchi a spillo o di scarpe mortali ogni sera della settimana. Se dovessi scegliere un vizio, sarebbe la pigrizia. Non la lussuria. A meno che la lussuria non implichi una torta. O Ryan Reynolds. O Ryan Reynolds con una torta. Mi passo una mano sul lato della bocca per controllare se ho sbavato. Andiamo, chi non starebbe sbavando per una combinazione del genere? E poi, parla così sporco in Deadpool. Mi chiedo se Mani Grandi parli sporco. Sta parlando di nuovo, ma presto a malapena attenzione. Quando si ferma, guardo verso il basso per vedere che sta allungando la mano. Come un gentiluomo. O un ragazzo che sta per dirmi quanto è stato bello incontrarmi, ma che purtroppo deve andare a casa a dare il cibo alle sue scimmie di mare, o a riordinare la differenziata. Mi sono già successe entrambe le cose. Cercate la mia autobiografia, Storie Vere dalla Vita Sentimentale di Mara Keiley, sullo scaffale Esempi da Non Seguire nella sezione Auto-aiuto della vostra libreria locale. O nei racconti di paura tratti da una storia vera. Nel caso non lo sapeste, le scimmie di mare non sono neanche lontanamente delle scimmie. È tutta una grande bugia promossa dalla conglomerazione dei gamberi in salamoia. Qualche ragazzo di nome Harold “le ha inventate” negli anni Cinquanta. Probabilmente è il cugino o il migliore amico di chi ha “ideato” la Pet Rock e di chi ha creato i Chia Pets. Lo dichiarerò proprio qui, adesso: i gamberetti, le rocce e i germogli non sono animali domestici. Neanche lontanamente. Parlo per esperienza. I miei genitori mi comprarono tutti e tre questi cosiddetti animali domestici durante l’infanzia, ogni volta che li pregavo di avere un cane, un gatto o un animale da compromesso, tipo un criceto o un porcellino d’india. Non ho mai chiesto un cavallo. Neanche un pony. Volevo soltanto un piccolo cane, ma non troppo piccolo. Uno che non avrebbe fatto danni o abbaiato o morso. Magari un terrier con buone maniere. Un barboncino di basso profilo. O un corgi con la tiroide inattiva. Ricevetti un portachiavi a forma di animale domestico. Più tardi scoprii che mio fratello era allergico al pelo. Ironico, dato che aveva la schiena pelosa. Al liceo. Scommetto che alto, scuro e bello non ha la schiena pelosa. Sono rimasta a catalogare animali finti mentre lui mi sta davanti, a fissarmi con un lieve sorriso che gli inclina l’angolo della bocca. Le sue labbra sono così belle per essere quelle di un ragazzo! Scommetto che usa il balsamo per le labbra. Voglio confermare questa ipotesi premendo di nuovo le mie contro le sue. Invece resto ferma qui a fissarlo come un pesce. Anche quelli sono dei pessimi animali domestici. «Scusa, cosa?» Chiaramente il mio flirt è così acceso da andare a fuoco. «Ho chiesto se stavi bene.» Il suo ghigno giocoso si apre in un sorriso. «Pensavo di averti persa per un po’.» «Credo di essere ubriaca.» Esplodo in una risatina che mi fa ondeggiare alla fine della frase. Sono molto instabile in piedi. Stringendogli la maglietta per bilanciarmi, cerco di smettere di fare la strana. «Scusa.» «Per essere ubriaca o per avermi accarezzato il petto?» È troppo per far finta di niente. Mi concentro sulle mie mani che di loro spontanea volontà sono premute contro i suoi pettorali, attraverso il sottile cotone della maglia. Premono. Accarezzano. Non lasciamoci coinvolgere dalla semantica. Gliele tolgo dal petto, ma lui mi ferma. «Non ho detto che non mi piaceva.» Oh. Va bene allora. Allargo le dita e tocco quanto più riesco del suo petto ampio. «Non è male.» Le sue risate vibrano e rimbombano sotto le mie dita. Ride di nuovo di me. Sono chiaramente ubriaca. Il che mi rende ancora una volta la tipica ragazza che beve in vacanza. Sono un cliché. Delizioso. Sofie sarà fiera di me. È lei che mi ha sfidato a salire sul bancone. Penso che stesse guidando lei mentre lo baciavo. Aspetta. Dov’è Sofie? L’ultima volta che l’ho vista mi stava aiutando a salire sul bancone e stava esultando. Mi guardo intorno. Giusto. Probabilmente è ancora dentro. «Dovrei andare a cercare la mia amica» mormoro ai suoi pettorali mentre vengo colpita da un senso di responsabilità. «Alta, con i capelli scuri?» Mi solleva il mento con un dito. «Alta come un’amazzone.» Alzo il braccio sopra la testa come esempio. «Spesso scambiata per l’incrocio tra una top model e una giraffa?» «Penso che sia stata lei a urlare mentre ti portavo fuori.» «Che diceva? Qualcosa su come proteggere la mia virtù? Ti supplicava di non rapire la sua migliore amica?» Il suo petto trema dalle risate. «Non esattamente. Penso che mi abbia detto di non riportarti indietro fino a domattina, e che hai i preservativi in borsa.» Sembra proprio da Sofie. «Ho un gusto terribile in fatto di amici.» «O hai il miglior tipo di amici.» «È una motivatrice.» Prima di lanciarmi in una confessione sul perché io abbia bisogno di essere spinta, decido che la mia bocca può essere usata in modi migliori. Mi metto in punta di piedi per ridurre la differenza di altezza tra noi. La cima della mia testa arriva fin sopra i suoi bicipiti. I suoi occhi si concentrano sulla mia bocca per un breve secondo prima di catturarla. Sì, ha decisamente le labbra più morbide di sempre. Il bacio è uno studio di contrasti. La sua barba mi graffia la pelle, mentre il velluto delle sue labbra accarezza le mie. Il calore della sua lingua mi invade la bocca. I denti affilati strizzano la carne morbida del mio labbro inferiore. È il miglior baciatore che abbia mai incontrato. È davvero la mia anima gemella per i baci. Gemo ad alta voce, mentre ancoro le mani nei suoi scompigliati riccioli castani. Buona fortuna nel cercare di scappare, signore. Non penso gli importi, perché le sue mani trovano di nuovo posto sul mio culo. Una stretta non troppo gentile mi tira verso di lui, mettendomi a contatto con la sua zona inguinale. Okay, non è una parola sexy, ma è sempre meglio di scroto. Andiamo avanti e concentriamoci sul fatto che ce l’ha duro sotto i jeans. Sia ringraziato il Cielo per le proporzioni. Senza pensarci, il mio corpo comincia a sfregarsi contro di lui. Sono un gatto, lui è il tiragraffi, e cavolo se questa micetta non ha un certo prurito da dover curare! Mi stacco e gli ridacchio contro la bocca. È una cosa terribile, perché smette di baciarmi di nuovo. «Che cosa c’è di così divertente?» Quando parla sento il suo respiro caldo sulla guancia. «Niente.» Mi premo contro di lui, cercando di ricordargli quanto pomiciare sia meglio di parlare. Lui assottiglia gli occhi. Non posso dirglielo. Sembrerei una gattara strana. Che è quello che sono. O che vorrei essere. Chi sogna di diventare una gattara pazza? Non voglio cento gatti. O una dozzina. Sto studiando per diventare veterinaria. Per salvare i gatti. E i cani. Perché le scimmie di mare e i pesci non sono animali domestici. «È troppo stupido. Se te lo dicessi penseresti che sia una pervertita.» «Mi stavi accarezzando i pettorali. Penso già che tu lo sia.» I suoi occhi si increspano, divertiti. «E poi mi stai baciando senza neanche sapere il mio nome.» Il suo nome non mi è mai passato per la mente. «Nemmeno tu sai il mio.» Lui ridacchia. «Ho provato a presentarmi e mi hai fissato come se fossi un cheeseburger e stessi morendo di fame.» «Mmm, non sembra affatto male.» «Adesso mi stai immaginando davvero come cibo, vero?» «No, certo che no.» Tiro fuori la mano. «Sono Mara.» «Jesse.» Me la stringe. «Non dirlo.» «Non posso pronunciarlo ad alta voce? Sei come Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato?» «Ti ho appena detto il mio nome.» «E poi mi hai detto di non dirlo.» Mi ha persa di nuovo. So di essere ancora brilla, ma non ha alcun senso. Scuotendo la testa, mi passa un braccio attorno alle spalle. Mi adatto perfettamente sotto la sua ascella e sono grata che sia fedele al deodorante. Il suo profumo caldo, pieno di feromoni, mi avvolge. Potrei strofinargli il naso lungo il bicipite e odorarlo come un mazzo di rose. Cosa che odio. Le rose. Non un uomo dall’odore delizioso. Non voglio che un uomo sia ordinario. Geoffrey mi porta una rosa sola avvolta nel cellophane e so che la compra alla stazione di servizio o al CVS. Povero, dolce Geoffrey. Mi ha chiesto di uscire tre volte e continuo a dire di no. Non dovrebbe esserci una regola di restrizione per proporsi a qualcuno? Vorrei che fosse Jesse a proporsi. «Ti senti abbastanza bene da tornare dentro?» Mi giro per fronteggiare la porta e la folla urla verso un’altra ragazza che balla sul bancone. «Non proprio.» «Vuoi che trovi la tua amica?» «È un’adulta.» Rido alle mie stesse parole. «Andiamo da qualche altra parte.» Casa tua. Il mio appartamento. «Le uniche cose aperte a quest’ora sono i club e i bar.» «Che ne dici di casa tua?» «Vivo in fondo alla valle. È una bella camminata solo per bere qualcosa.» «Okay.» «Cosa stai accettando?» Non sono proprio sicura. «Come funziona di solito?» «Eh?» «Prendi una donna e poi cosa?» Mi fissa senza espressione. «Mi stai chiedendo una scaletta?» «Non sono un’ingenua.» «Innanzitutto sei stata tu a saltarmi addosso e baciarmi.» «Vero.» «Secondo, perché pensi che lo faccia regolarmente?» La mia sbuffata non è né femminile né tranquilla. «Tu non mi conosci nemmeno.» Le sue parole sono leggermente difensive. O il ragazzo protesta troppo, oppure ho colpito un punto debole con la mia sbuffata. «Mi dispiace. Ho fatto delle supposizioni basate sulla tua lingua nella mia bocca e le tue mani sul mio culo, a pochi minuti dal nostro incontro.» «Di nuovo, era quasi tutto per colpa tua. Potrei essere un uomo innocente che si è trovato nel posto sbagliato.» Gli spunta una fossetta sulla guancia sinistra quando cerca di non sorridere. «O un ragazzo fortunato che si trovava nel posto giusto al momento giusto» dice mentre lascia libero il proprio sorriso. Voglio andare a letto con lui. Sono ben oltre l’eccitazione e tutto questo parlare senza agire sta rovinando la mia sbronza… E il mio coraggio. Rimorchiare un ragazzo per fare sesso è una novità per me, ma quando si è ad Aspen… «Potremmo tornare al mio appartamento.» Indico la folla dentro al bar. «Sarà tutto per noi almeno fino alla chiusura del bar.» Mi rivolge un sorriso pigro e lascia che i suoi occhi mi percorrano dai capelli ai talloni. «Va bene. Qualcuno dovrebbe assicurarsi che torni a casa sana e salva.» «O potremmo andare a ballare.» Se ha intenzione di accompagnarmi a casa e basta mi servirà più tempo per convincerlo che sono irresistibile. «Io non ballo proprio.» «Non ha senso. Tutti possono farlo.» «Non ho detto che non posso. Ho detto che non lo faccio. C’è una grande differenza.» Faccio una smorfia e lo colpisco sul naso. «Smetti di fare grandi discorsi e andiamo.» A voce talmente bassa che lo sento a malapena, mormora: «Pare che qualcuno qui abbia preso nuove energie.» «Cento per cento. Ho incredibili capacità di recupero.» Lascio il doppio senso in sospeso tra di noi. «È di questo che si tratta? Sei in fase di recupero? Qualcuno a casa ti ha spezzato il cuore?» «Notizia dell’anno scorso.» «Quindi sei single?» «Come nella vecchia canzone di Beyoncé.» Sollevo la mano sinistra e muovo le dita spoglie. «Dai, andiamo a divertirci.» Apre la bocca e penso che stia per baciarmi di nuovo, così gli vado incontro. Solo che stava per dire qualcosa. Imprecando, finisco per inghiottire le sue parole. Dal modo in cui mi stringe i fianchi, immagino che sia d’accordo col mio suggerimento. Il bacio si trasforma in una risata, almeno da parte sua. Mi sposto per guardarlo. «Dai, andiamocene da qui.» Sta sorridendo e mi pizzica il naso. Sì! L’operazione Facciamo Divertire Mara continua. Cerco il telefono per scrivere a Sofie che sto andando via, quando mi accorgo di non avere né il telefono né il cappotto con me. Diavolo, questo vestito non ha nemmeno le tasche. «Fermo un attimo. Non andartene.» Gli schiocco un bacio sulla guancia e mi lancio di nuovo nella mischia. Rianimata dall’aria gelida, non sento più il bisogno di vomitare e sono in grado di muovermi attraverso il bar per trovare Sofie. Vedendomi, urla sopra la musica: «Perché sei tornata? Hai già fatto sesso con lui nel vicolo?» È ben oltre l’essere brilla e ha raggiunto l’ubriachezza delirante. «Shh. Non posso andarmene senza la borsa e il cappotto.» Immagino che approvi quest’idea, perché salta su e giù. Dato che mi sta tenendo le mani, sono costretta a saltare… O almeno a rimbalzare con lei. «Sono così felice per te!» Mi abbraccia, e adesso ci stiamo stringendo e stiamo saltando in mezzo al bar. «Anche io!» All’improvviso si ferma e mi tiene il viso tra le mani. «Sta’ attenta. Manda un messaggio a me o Nina, se non torni a casa stasera. Lascia una sciarpa sulla porta se non sei sola. Usa i preservativi.» Mi districo dalla sua presa. «Grazie, mamma.» Lei mi pizzica e mi accarezza la guancia. «Sono così fiera di te.» «Abbi cura di te.» Allungo il pugno per scambiarci il saluto stucchevole che facciamo sempre, da più di quanto possa ricordare. Sofie alza gli occhi al cielo e batte il pugno. «Ci vediamo fra poche ore. Non tirarti indietro!» Sulla via di ritorno verso alto, scuro, bello e talentuoso con i baci, temo che non mi stia più aspettando. Qualcuno mi offre uno shot e lo prendo, senza discutere su chi o cosa sia. Espiro di sollievo quando vedo i suoi capelli scuri tra la folla che aspetta in fila. Il suo viso si illumina in un sorriso appena i nostri sguardi si incrociano. Per un secondo penso a ripetere il salto epico di prima, ma non voglio sfidare la sorte. Ci sono cose che non puoi ripetere, non importa quanto ci provi.
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