1 Un cowboy tra i bluebonnet
Un debole ma fresco refolo gli accarezzò il viso accaldato, attenuando per un attimo la sensazione opprimente dell’afa, che sin dalla mattina non dava alcuna tregua.
Stava sudando così tanto che la sua fronte grondava. Se l’era asciugata più volte con il lembo inferiore della maglia che indossava, ma non era servito a molto, visto che ormai l’indumento stesso era da strizzare. Quando però avvertì un rivolo di sudore serpeggiare lungo la schiena e infilarsi fin sotto la cintura allentata dei jeans, provò un tale fastidio che prima si grattò furiosamente in quel punto, poi esplose in una serie di parolacce. Dopo quel breve sfogo, però, si guardò attorno con fare circospetto per assicurarsi che nessuno dei presenti badasse a lui e, svelto come una lepre, si sfilò la maglia, restando finalmente a torso nudo.
Oh, adesso sì che si comincia a ragionare! Pensò, sollevato.
Inspirò a fondo, gonfiò il torace e, mentre espirava, si sfiorò il ventre. Non era ancora piatto come sperava che diventasse lavorando a quel ritmo sostenuto ma, se fosse riuscito a mantenerlo, il risultato sperato non avrebbe tardato ad arrivare.
Rincuorato da quella possibilità e soprattutto dalla speranza di sviluppare muscoli tonici e sodi, utili a impressionare la sua adorata Natalie, riprese a lavorare con più entusiasmo di prima. La zappa che gli avevano dato era piccola, in realtà, specie se paragonata ad altre che aveva visto nel fienile, ma tutto sommato era giusta per le sue mani. Riprese perciò a scavare delle buche, vi lasciò cadere qualche semino e le ricoprì con un mucchietto di terra. Facile e veloce. Nel frattempo, prese a canticchiare una canzone country che stavano passando alla radio in quel momento. Non riconobbe l’autore, ma il titolo sembrava essere Flatliner e bastò poco perché il ritornello s’imprimesse nella sua mente. A dire il vero, non capiva bene il senso di alcune frasi, ma gli piaceva lo stesso. In effetti, anche il suo battito cardiaco si fermava, quando pensava a Natalie… La guardava negli occhi grandi e castani oppure strofinava tra le dita quei suoi capelli ricci e corposi e, d’un tratto, i suoi pensieri tristi sparivano come per magia. Il mondo diventava un posto migliore, quando c’era lei. Chissà, però, quando si sarebbe finalmente accorta di lui e degli sforzi che stava facendo per essere alla sua altezza! In fondo, era da un po’ che si conoscevano e lei qualcosa doveva aver pur capito. Certo, se fosse stato più alto o più robusto, farsi notare sarebbe stato più semplice. Riconobbe però che, muscoli o no, iniziava a sentirsi… Com’era quella parola? Ah già, virile. Inoltre, quel posto così lontano dalla città, circondato da terra, alberi e fiori colorati di blu, gli era entrato nel cuore, perciò poter contribuire a migliorarlo era per lui motivo di vanto, persino con i suoi nuovi amici di Dallas. Lo faceva stare bene e, ora che quella lieve brezza gli dava sollievo, avrebbe potuto continuare a lavorare anche per un giorno intero!
“Rivestiti, campione, prima che ti arrestino per oltraggio al pubblico pudore!”
“Ma zio Dan!” protestò Ziggy tutto scocciato, la faccia arrossata per la fatica, i capelli castani appiccicati al visetto paffuto. “Sto lavorando come una bestia e… Il fait trop chaud!”
Sebbene fosse divertito dalla sua reazione scontrosa e da quel suo ricorrere al francese quando proprio non ricordava l’inglese, Daniel tentò di restare serio e sospirò. Doveva averlo interrotto durante qualcuna delle sue fantasticherie su Natalie, il che spiegava come mai lo avesse visto spesso toccarsi la pancia, flettere le braccia e perdersi con lo sguardo nel vuoto.
“Lo so che fa troppo caldo, piccolo monello, ma se non ti copri e questo ventaccio aumenta, finirai per prenderti un malanno.”
“Quale ventaccio? Mi prendi in giro? E poi lo zio Robert non ha la maglia! Perché lui può stare senza e io devo per forza metterla?”
Sollevando il mento con fare sfrontato e stringendo i pugni sui fianchi, Ziggy si volse in direzione del suo nuovo zio acquisito che, in effetti, da poco aveva ceduto al caldo umido come lui ed era rimasto a lavorare a torso nudo, nel largo fienile annesso alla casa.
“Robert è grande, vaccinato e soprattutto non ha una madre ansiosa come la tua. Tra poco potrebbe arrivare insieme a zia Sarah e ho paura che daranno entrambe di matto. Lo sai, le donne e le loro fobie…”
Com’era prevedibile, Ziggy sbuffò e pestò i piedi ma dopo poco parve arrendersi all’inevitabile. La mamma era iperprotettiva e a volte lo trattava come un bambino. Ma lui aveva dieci anni ormai e non aveva bisogno di sentirsi sempre dire cosa fare.
“Altri cinque minuti?” insistette debolmente.
Lo zio, però, si mostrò un osso duro e non cedette.
“Avanti, infilala. Fai anche una pausa e vai dentro. Nel frigo c’è della limonata fresca.”
“Non mi va” brontolò, rimettendosi la maglia al contrario. “Devo finire il lavoro. Vedi? Mi mancano ancora due file!”
Indicò la zona che intendeva seminare, quindi tornò a zappare senza più prestargli attenzione, testardo come un mulo.
Reprimendo un sorriso, Daniel non ebbe cuore di privarlo del suo nuovo divertimento e si allontanò per tornare da Robert. In fondo, lo capiva molto bene. Ziggy amava la vita all’aria aperta, tant’è che nel fine settimana restava sempre con lui e con Sarah al cottage di Glen Rose, che era poco distante. Inoltre, stava patendo lo stesso caldo umido per colpa del quale il nipote si era spogliato, ma Adrienne lo avrebbe scuoiato vivo se il figlio si fosse anche solo leggermente abbronzato, figurarsi se si fosse preso un raffreddore!
Attraversò l’orticello che, al pari del portico, girava intorno alla casa che Robert stava finendo di ristrutturare, e raggiunse l’amico, ancora intento a guardare nel cofano della Charger, l’auto che Sarah aveva ereditato dalla defunta madre.
“Allora?” chiese, cercando di scoprire da sé se ci fossero stati progressi.
Accaldato e stanco, Robert si passò una mano unta di grasso proprio su uno zigomo per allontanare una goccia di sudore, lasciandosi così una bella striscia nera.
“Niente. Non riesco a trovare il guasto. Ammesso che sia il carburatore, come dici tu. Io ho qualche dubbio sullo spinterogeno, visto che il problema principale sembra essere l’accensione.”
“Uh, non dirlo a mia moglie, te ne prego! Se sapesse che la pensi come lei, mi metterebbe in croce.”
Robert gli sorrise e scosse il capo, proprio come aveva fatto lui poco prima con Ziggy.
“Sarah sa il fatto suo in materia di motori. Fossi in te, l’ascolterei di più e chiamerei quel rivenditore in Arkansas, per sapere se ha i ricambi che ci servono.”
“Lo farò, signor leccaculo! Certo che, da quando ti ha illuso che chiameremo il bambino come te, sei diventato il suo schiavetto!”
Stavolta al sorriso di Robert si accompagnò una risata aperta, il cui suono energico e contagioso indusse persino Ziggy a fermarsi, mollare la sua piccola zappa e avvicinarsi per scoprire cosa i due si stessero dicendo.
“Primo, il bambino si chiamerà sicuramente come me, perché sarò il suo padrino, me l’avete promesso. Secondo, se c’è uno schiavetto tra noi, non sono io ma tu. Da quando è incinta, sei il suo zerbino. Fai tutto ciò che vuole e non negarlo, perché un uccellino mi ha cinguettato nell’orecchio che, qualche notte fa, ti sei svegliato alle tre per andare a comprarle quegli anelli di cipolla caramellata che le piacciono tanto!”
Smascherato, Daniel incrociò le braccia al petto e lo fissò a muso duro.
“Se ti aspetti che me ne vergogni, caschi male. È mio figlio quello che porta in grembo! Per loro farei qualunque sacrificio” esclamò tutto orgoglioso, neanche fosse andato a recuperare il cibo all’altro capo del mondo, attraversando linee nemiche e facendosi sparare addosso.
“D’accordo, ma non esagerare, perché se da un lato va bene accontentarla, dall’altro devi renderti conto che hai finito per trattarla come un’invalida. Non è vero, Ziggy?”
Chiamato in causa in una discussione tra adulti, il bambino non perse occasione per intervenire e si schierò subito dalla parte di Robert, per il quale aveva una vera e propria venerazione.
“ Bien sûr! È tutto un: Sarah, amore mio, vuoi un massaggio ai piedi? Sarah, tesoro, ti preparo un bagno caldo? Sarah, dolcezza, resta seduta a mangiare! Sarah…”
Prima che potesse aggiungere altro per deriderlo e che la risata di Robert diventasse ancora più fragorosa, Daniel sollevò Ziggy e lo lanciò così in alto da togliergli il fiato. Poi lo riacciuffò al volo, se lo caricò in spalla e prese a girare veloce su se stesso, strappandogli molti gridolini, qualche imprecazione in francese e, soprattutto, tante risate. Lo condusse poi in casa, mentre ancora il nipote lo prendeva in giro. E Robert, come spesso gli accadeva quand’era con loro, sentì il cuore traboccare di gioia.
Amava la sua vita e amava le persone che ne facevano parte. Daniel, per esempio, era un amico insostituibile. La sua amicizia l’aveva salvato anni prima da una profonda crisi esistenziale. Certo, a guardarlo adesso, in jeans sdruciti e camicia a scacchi, non lo si sarebbe certo creduto quel CEO brillante e potente che, invece, era. Tra loro, però, le cose non erano mai state formali e, malgrado le evidenti differenze sociali, erano uniti come fratelli. Daniel lo aveva aiutato ad affrontare il lungo e difficoltoso periodo di riadattamento alla vita civile, dopo che si era congedato dall’Esercito. Anche adesso che nella sua quotidianità erano entrati una moglie tutto pepe, una cognata francese e quel benedetto nipote, trovava sempre tempo per lui. Stavano spesso insieme, condividendo le giornate di lavoro quanto il tempo libero e quella solitudine che spesso aveva angosciato Robert, riportandolo con la mente a ricordi meno felici, era ormai un ricordo sbiadito.
Inoltre, da quando aveva deciso di prendersi un periodo di riposo per portare a termine una buona volta i lavori alla sua casa, a Robert sembrava quasi che si fossero tutti trasferiti da lui. Nessuno di loro perdeva occasione per dargli una mano. Daniel era un asso nelle riparazioni meccaniche e idrauliche; Eduardo, suo padre, un eccellente imbianchino; Adrienne, madre di Ziggy, gli aveva praticamente arredato casa grazie al suo fine gusto e senza spendere una fortuna. Infine, Sarah – che il Signore la benedicesse! – non solo aveva rimediato a tempo di record i permessi che gli occorrevano per la ristrutturazione, ma addirittura gli aveva regalato quel fazzoletto di terra adiacente alla sua proprietà, di cui per mesi aveva cercato di scoprire il proprietario. Il fatto di non esserci riuscito da solo gli aveva procurato un certo fastidio, perché senza quel terreno la vista dalla sua proprietà sarebbe stata limitata. Sempre magnifica a ogni nuova alba, ma rovinata dalla consapevolezza che, se il vicino avesse voluto costruire qualcosa, il suo panorama mozzafiato sarebbe andato a farsi benedire. Per di più, l’amica non aveva perso la voglia di cucinare dolci prelibatezze neanche adesso che era incinta, quindi casa sua profumava come una pasticceria almeno due volte a settimana. Con buona pace della sua glicemia.
Mentre tornava a riflettere un’ultima volta sul guasto della Charger, afferrò uno straccio e ci si pulì le mani. Poi chiuse il cofano e andò a verificare il lavoro di Ziggy, che risultò a dir poco eccellente. Era stato così meticoloso che lo si sarebbe scambiato per il figlio di un abile agricoltore e non per l’orfano di un artista sconosciuto, erede di un vero impero legato al petrolio. In fondo, comunque, c’era dell’arte anche in ciò che aveva fatto con quei filari di futuri pomodori. Come aiutante aveva stoffa, sebbene Robert fosse consapevole del fatto che non era tanto per aiutarlo che Ziggy si presentava a ogni occasione, quanto per l’eventualità che Natalie passasse a salutarli. La donna aveva stregato anche il piccolo sin dal loro primo incontro e, in tutta onestà, Robert non se la sentiva di dargli torto.