Eh sì, la sua vita era perfetta… O quasi. A volte, anche in momenti spensierati come quelli, ricordava di essere single ormai da troppo e la cosa iniziava ad avere il suo peso. Aveva avuto la sua bella dose di avventure, ma nulla di duraturo. Nessuna che gli rubasse il cuore e fosse poi capace di tenerselo stretto. Come però Sarah aveva intuito durante una delle loro conversazioni private, quel ranch che stava cercando di sistemare, ristrutturandolo e ampliandolo, non era fatto per essere abitato da una singola persona. In realtà, stava costruendo un’abitazione adatta a una famiglia, la stessa che per anni aveva sperato di creare. Prima di arruolarsi, naturalmente, e di ritrovarsi tra le mine che esplodevano al passaggio dei loro Hummer, i commilitoni feriti e gli orrori di un terrorismo ancora da sconfiggere. Dopo il congedo, il desiderio di mettere su famiglia si era ridimensionato, diventando meno pressante pur essendo ancora presente.
La brezza divenne più sostenuta, così cercò la camicia ma si accorse di averla lasciata sul portico, insieme allo Stetson. Andò a riprenderseli proprio mentre un’auto arrivava e, a giudicare dallo stridio delle gomme, parcheggiava sul vialetto di mattoni appena posati, senza alcun riguardo per le ore di lavoro che aveva impiegato per costruirlo.
“Ohi, insomma!” esclamò, pensando che si trattasse della solita, sbadata Sarah.
Le aveva pur detto di fare attenzione a non arrivare fin là con l’auto! Con poche falcate arrivò alla zona anteriore della casa per sincerarsi del danno ma, quando un attimo dopo lo sportello del guidatore si aprì e udì la voce argentina di Natalie, con quel suo tipico tono risoluto, i suoi passi persero brio e il cuore un battito.
“Datti una calmata, D’Arcy! Scarico la donna incinta e mi sposto!”
Doveva immaginarlo che sarebbe stata lei. Era sempre lei! Se c’era qualcosa da rovinare, toh, ecco Natalie. Quella donna e la sua lingua lunga lo avrebbero mandato al manicomio!
Pur essendo contrariato dalla sua sbadataggine, lo sguardo di Robert si posò avido su di lei. Stava sorridendo e inavvertitamente si ritrovò a curvare le labbra all’insù. Non che fosse raro vederla di buon umore, ma ogni volta era per lui un piccolo miracolo, considerando invece in quale modo astioso lo trattava.
Quando il motore si spense, si accorse anche di Sarah, seduta dal lato del passeggero. Si avvicinò per porgerle aiuto ma, prima ancora che la donna, quasi all’ottavo mese di gravidanza, mettesse piede a terra, Daniel si materializzò alle loro spalle.
“Amore, perché non sei rimasta a casa a riposare? Me l’avevi promesso” la rimproverò.
Come se si fossero messi d’accordo, Robert, Natalie e Sarah sollevarono gli occhi al cielo.
“Dan, io ti amo, lo sai, ma basta! Non penserai davvero che me ne stia tutto il tempo senza far niente! In casa mi sentivo sola e depressa, dovevo uscire o sarei soffocata tra i quintali di dolci che ho cucinato. Senti qui, invece, che bella arietta fresca! Mi sento già molto meglio.”
Sarah inspirò a fondo, accarezzandosi la vistosa pancia. Daniel si sporse a darle un bacio e parve rassegnarsi a quella decisione.
“D’accordo, però adesso entra. Non si sa mai.”
“Esagerato” commentò lei ma Robert diede ragione all’amico.
“La mia vecchia ferita alla coscia mi prude da un po’, il che significa che a breve pioverà.”
“Okay, va bene, entro in casa. Però è un peccato, perché il panorama qui fuori non è niente male…”
L’amica gli fece l’occhiolino e non si vergognò affatto di rimirare con esagerata lentezza il suo torace nudo, i cui capezzoli spiccavano come piccoli bottoni a causa della brezza. Dietro di lei, Natalie era diventata rossa e insolitamente silenziosa.
“Sei senza vergogna!” la rimproverò ancora Daniel, mettendole una mano davanti agli occhi.
Poi la prese sotto braccio e la condusse in casa, dove furono entrambi accolti dal saluto allegro di Ziggy.
Ridendo tra sé, Robert rimase fermo a vederli entrare, godendosi quel benessere che il loro rapporto era in grado di esercitare su chi li circondava, ma quando sentì lo sportello dell’auto chiudersi in fretta, si voltò.
Ed eccola, l’unica imperfezione della sua vita. La donna che, con la sua testardaggine e la sua insolenza, rendeva le sue giornate un vero e proprio inferno. Quella che popolava i suoi sogni più audaci e che, prima o poi, gli avrebbe causato un infarto coronarico.
“Nat” la salutò, mormorando il suo nome tra i denti.
La cosa buffa fu che, mentre il commento di Sarah non aveva avuto alcun effetto su di lui, bastò entrare in contatto visivo con Natalie perché il suo corpo reagisse. Tirò indietro le spalle, gonfiò i pettorali e sperò che gli addominali reggessero ancora, mentre infilava i pollici nei passanti dei jeans.
Porca trota, sembro Ziggy pensò con un pizzico di autoironia, mentre un po’ più sotto qualcosa si muoveva per mettersi sull’attenti. Cambiò velocemente posizione e si poggiò con un braccio sul tettuccio dell’auto, assumendo un atteggiamento disinvolto e sperando che lei non si accorgesse di come, in sua presenza, diventava un perfetto idiota. Soprattutto, distolse lo sguardo, prima che lei vi cogliesse in pieno quel desiderio impetuoso che lo torturava da mesi, senza dargli alcuna tregua.
“Bob” borbottò lei con la sua faccia da poker, marciandogli davanti come se neanche lo vedesse. Tipico.
“Veramente è Rob…”
“E io che ho detto?” bofonchiò lei infastidita, voltandosi appena.
Stava per spiegarle che non amava quel diminutivo, perché gli ricordava troppo quell’ubriacone molesto e violento di suo padre, quando Ziggy uscì come un razzo dalla casa.
“Zia Nat!” urlò, lanciandosi su di lei e abbracciandola fin quasi a stritolarla.
“Amore mio!” rispose Natalie, tuffando il naso tra i capelli castani e sudaticci del bambino.
Nel vederli scambiarsi tenere e innocenti effusioni, Robert provò un’invidia lacerante. Quanto avrebbe voluto essere lui, il destinatario di quell’affettuosità! S’immaginò stretto a lei, il capo poggiato sul suo seno prosperoso ed eccitante, il profumo dolce dei suoi capelli tutt’intorno come fosse una nuvola di zucchero filato.
“Come mai sei così sudato? Ti hanno messo ai lavori forzati?” domandò lei al bambino.
Lanciò un’occhiataccia a Robert, neanche fosse uno schiavista, ma si voltò di nuovo in fretta, nello scorgere sul suo viso un’espressione vagamente accalorata.
“Certo!” confermò Ziggy con orgoglio. “Ho arato e piantato i pomodori! Vieni, vieni a vedere!”
La trascinò di lato, verso il piccolo orto che Robert aveva voluto creare più per accontentarlo e dargli qualcosa da fare che per reale necessità. Poi iniziò a elencarle le sue fatiche degne di Ercole.
“Incredibile! Hai fatto tutto da solo?” esclamò, sinceramente meravigliata.
“ Bien sûr! Dovevo soltanto finire quella fila, ma lo zio Dan mi ha interrotto perché lui era stanco...”
“Riprenderai domani” gli assicurò Robert, sforzandosi di reprimere una risata.
Gli parve che, nell’udire la sua voce, le spalle di Natalie si fossero irrigidite ma… Forse aveva visto male. Del resto, a lui interessava di più il suo fondoschiena. Era un così bel panorama che sarebbe rimasto a fissarlo per ore, senza mai stancarsene.
Ziggy, intanto, continuò a elencare i compiti portati a termine dalla mattina. Piccoli lavori che gli davano immensa soddisfazione e che, a quanto diceva, gli stavano persino modellando il fisico, suscitando la gelosia dei suoi nuovi amici di scuola.
“Quando avremo finito, avrò le braccia grosse così!” le assicurò.
Fletté i bicipiti e i due adulti dovettero fare un grosso sforzo per non ridere nel notare le sue esili braccia, per di più candide come il latte. Natalie, però, fu gentile e mostrò di apprezzare.
“In men che non si dica, diventerai forte come una quercia. Anzi, sai cosa ti dico? Tua madre dovrà prendere in prestito il fucile della sua guardia del corpo, se vorrà allontanare tutte le donne fastidiose che ti salteranno addosso come orsi attratti dal miele!”
Lusingato e rosso in viso, Ziggy sorrise e si mise timidamente le mani in tasca.
“Non è vero! E poi Tony ha una pistola, non un fucile, e dice che è meglio non usarla mai. Comunque, non mi interessano le donne. Cioè, le altre donne. Io… voglio solo te.”
Il candore e la spontaneità con cui espresse il proprio desiderio gli valsero un abbraccio soffocante e mille baci ovunque – ovunque! – da parte di Natalie, mentre Robert, a denti stretti, soffocava d’invidia.
Mettiti in fila, ragazzino! Pensò, mordendosi l’interno di una guancia.
Erano mesi che stava dietro a quella donna insofferente, lunatica e a tratti insopportabile, ma niente. Non era riuscito a ottenere nulla da lei, se non sguardi sarcastici, offese velate e un dito medio ogni tanto. Eppure…
Eppure c’era stata una notte, una fredda e tempestosa notte di primavera, in cui aveva scoperto un altro lato di lei. La gelida Natalie aveva ceduto il passo alla calda, generosa e passionale Nat. Era stato tra le sue braccia, nel suo letto, nel suo corpo. L’aveva amata con passione ed energia dalla sera al mattino, addormentandosi con il viso tra i suoi splendidi capelli ricci e le mani tra le sue cosce. Poco più di un’ora dopo, purtroppo, si era ritrovato solo tra le lenzuola stropicciate. Vicino a lui, un biglietto che lo invitava a chiudere per bene la porta nell’andarsene.
Da allora, non c’era più stato verso di rientrare nelle sue grazie. Niente di ciò che aveva tentato aveva avuto successo. Robert, però, non demordeva. Prima o poi, avrebbe trovato il modo di aprirsi un varco stabile e duraturo nel suo cuore. E allora avrebbe dato il meglio di sé, lottando per arrivare alla sua anima e poi… Poi, meritandosi quei baci e quelle carezze che, in quell’istante, stavano facendo innamorare di lei il piccolo Ziggy.
I caldi occhi castani di Natalie incrociarono i suoi per un secondo. La profondità del suo sguardo lo trafisse nel petto ma, dopo solo un battito di ciglia, ridivenne freddo e scostante.
“Vieni, andiamo dentro” mormorò sollecita al bambino.
Di nuovo, Robert si stupì di come lei paresse cogliere ogni suo pensiero e fosse sensibile ai suoi cambiamenti d’umore. Per questo riusciva sempre a metterlo in imbarazzo o ad avere l’ultima parola nelle loro discussioni. Li seguì a testa bassa, sorridendo di quanto in fretta Ziggy stesse imparando a capire che usare il francese facesse andare le donne in brodo di giuggiole. I suoi occhi, però, si posarono inevitabilmente sul sedere di Natalie, fasciato da un paio di pantaloni così aderenti da mostrare il segno del perizoma sottostante. Aveva perso peso, dopo quella notte. Si era chiesto se per caso non fosse stato per colpa sua e di quel loro rapporto altalenante, ma scambiando due chiacchiere in apparenza disinteressate con Sarah aveva scoperto che non sembrava esserci una ragione specifica. Natalie era sempre a dieta, o quasi. L’ultima doveva aver funzionato. In ogni caso, a Robert non interessava quanto pesasse. Anzi, in genere preferiva le donne in carne e le forme di Natalie, quella notte, gli erano parse perfette. Al solo ripensarci, il cavallo dei suoi jeans si tese un’altra volta.
“Zio Rob, vieni anche tu?” gli domandò Ziggy, vedendolo temporeggiare sul portico.
“Arrivo subito” gli rispose, indicando la camicia lasciata sulla staccionata.
Natalie nemmeno si girò. Entrò in casa e si sottrasse alla sua vista.
Deluso ma ancora parzialmente eccitato, si diede una sistematina ai piani bassi e, mentre si sforzava di calmarsi, recuperò la camicia. In fondo, cosa si aspettava di diverso dal solito? Le sue avance cadevano sempre nel vuoto. Di più, sembravano quasi non sfiorarla neanche, almeno a giudicare dal fatto che fingeva di non vederlo. Però forse aveva ragione Daniel: un invito più formale e un vero e proprio appuntamento avrebbero potuto aiutarlo a instaurare con lei un dialogo più aperto. Perché, in fondo, quello che voleva era solo stare con lei. Ascoltarla parlare di qualsiasi argomento le stesse a cuore: casa, lavoro, hobby… Qualunque cosa sarebbe stata meglio delle occhiatacce guardinghe, delle mezze parole, delle alzate di spalle che, ogni volta, lo colpivano come tante piccole stilettate.