Italia, Sorrento – Sabato 21 maggio 2011, “Licia e Giannetto Giannini”
Con Lidiane e Roseane, le due bimbe che avevano adottato in Brasile, avevano dovuto importare, anche, qualche abitudine alimentare. Dopo il loro rientro nella casa di Sorrento le piccole non mangiavano nulla e, non toccando cibo, smagrivano a vista d’occhio. Licia presa dalla disperazione tentò, un giorno, di telefonare a Dona Luiza. Lo fece tramite il programma di “skype” che aveva scaricato da Internet sul suo computer. L’intenzione era quella di chiederle consiglio. La madre di Vagner, il loro avvocato di Rio de Janeiro, fu felice di sentire la voce amica di Licia.
«Oi Licia, tudo bem com você?» la salutò alla maniera brasiliana.
«Tudo bem!» rispose in luso-brasileiro, ma poi proseguì in italiano: «… ho qualche problema con la dieta delle piccole che non mi mangiano nulla!»
«Uhm… è molto strano. Il cibo italiano è molto saporito e quello della nostra regione di origine è simile alla comida baiana.»
Anche se non sono campana di nascita, ho imparato a preparare molti piatti di qui. Lidiane e Roseane, sembra, quasi, che si divertano a farmi impazzire nel dar loro da mangiare. Assumono solo latte zuccherato e dolci!» Dall’altro capo del filo il silenzio faceva pensare ad una riflessione mentale di Dona Luiza. Poco dopo un barlume parve squarciare nella memoria dell’anziana signora ed un’idea fu subito espressa riprendendo a parlare con quel suo simpatico accento partenopeo ma con la cadenza brasiliana.
«Insieme a quello che preparate, avete messo in tavola arroz e feijão?» chiese Dona Luiza, dandole del “voi” secondo l’uso campano.
«Riso e fagioli? Certo che no… non li ho cucinati!» rispose Licia un poco esterrefatta da quella strana domanda.
«Mia cara, forse non ci avrete fatto caso, ma in Brasile non mancano mai in tavola: sono come il pane per gli italiani. Le vostre piccole ne avevano a disposizione in gran quantità, quand’erano qui in Brasile, ma adesso…»
«Lei dice che è questo il motivo del loro digiuno?» chiese, ancora perplessa.
«Non posso esserne certa, ma tentar non nuoce! Mi raccomando, i fagioli devono essere quelli brasiliani, piccoli e neri con l’occhio bianco: li troverete, di certo, in ogni negozio di erboristeria.»
«Scendo subito a comprarli! Grazie Dona Luiza, mi saluti Vagner, suo marito e tutti gli amici cariocas.» Non aveva terminato di parlare, che già imboccava la porta di casa seguita dalle due bimbe che, trotterellando, stavano ridendo.
A mezzogiorno Lidiane e Roseane mangiarono tutto: tutto, tutto, ma proprio tutto, oltre il riso ed i fagioli, naturalmente. Licia pensò di richiamare Dona Luiza per ringraziarla di quel suggerimento risultato provvidenziale. A Sorrento erano le tre del pomeriggio mentre a Rio de Janeiro erano le sette di sera: Licia compose il numero dal proprio computer.
«Oì ?» La voce squillante di Dona Liza rispose alla chiamata.
«Desculpe, sono sempre io: Licia, dall’Italia.»
«Ha funzionato? Hanno mangiato le piccole?» La voce trafelata di Dona Luiza commosse Licia al punto di farle inumidire gli occhi.
«Sìm, graças a Deus! Hanno mangiato a crepapelle: avevano fame, povere piccole» rispose trattenendo, a stento, i singhiozzi di un’incipiente sfogo di pianto.
«Su, su, nun facite accussì! I nostri figli sono come dei diavoletti sempre dispettosi, in tema di cibo: sapeste con Vagner… quante ne ho passate!»
«Sì, sì, Dona Luiza, se non fosse stato per lei…» tentò di abbozzare un ringraziamento, ma fu subito interrotta.
«Prima che vi facciano un altro brutto scherzo, ricordate di cucinare, almeno una volta per settimana, la feijoada» si affrettò a dirle Dona Luiza.
«La feijoada, l’ho mangiata a Rio, ma non saprei come prepararla! La carne secca e quella salata non esistono qui a Sorrento» rispose sgomenta Licia.
«Per la ricetta, datemi tempo e ve la invierò per e-mail. Per quanto riguarda le carni, potete usare quelle normalmente macellate di fresco. L’essiccazione e la salagione, sono soltanto sistemi di conservazione, tant’è vero che le si debbono ammollare e dissalare in acqua, fin dal giorno precedente la cottura. L’importante è che ci siano tutti i vari tipi di carne.»
«Sono molti… quali sono?» chiese Licia allungando una mano verso il bloc-notes per prendere nota scrivendo.
«Non molti ma: carne grassa di maiale, quella polposa di manzo, la zampetta e le orecchie di maiale, un pezzo di testina unitamente alla linguiça: la salsiccia affumicata brasiliana, che potrete sostituire con il Bacon affumicato accompagnato da salsicce tagliate a rondelle... e poi gli immancabili feijão piccoli e neri» le spiegò con molta pazienza.
Dopo qualche giorno le giunse la ricetta completa e fu così che Licia iniziò a specializzarsi in quel piatto tipico del Brasile che, quando il Sabato lo cucinava, risvegliava in tutta la famiglia una certa saudade.
Anche questo Sabato il profumo della “feijoada” stava spandendosi per la casa, uscendo dalla zuppiera che Licia aveva messo in tavola. Giannetto e le due bimbe aspettavano, con occhi golosi, che i piatti fossero colmati. Il riso bianco e fumante troneggiava in un piatto da portata che si trovava in centro tavola con quello della immancabile “farofa” accanto alla verza sottilmente tagliata ed insaporita saltandola in padella con olio, aglio, sapori e peperoncino. La magia di un pezzetto di Brasile tornava a rivivere in “Casa Giannini” ed i ricordi riaffioravano alla mente tra un boccone e l’altro.