Chapter 2

378 Words
Ottaviano Naldi è uno scrittore incredibilmente prolifico, interessante e che sempre stupisce per la sua creatività lirica e il modo in cui riesce a intrecciare il vissuto plasmando personaggi grotteschi, bohemian, dérangé, ma capaci di rialzarsi dal fondo della botte in cui sono stati rannicchiati, scrutando astiosi le stelle lontane, con la dolcezza dei perdenti, con la calma maturata dal distacco temporale degli eventi che li ha portati a cadere. Personaggi sicuramente forti, con un passato di eccessi pagati con il sangue e l’anima a brandelli, persi in un labirinto pericoloso e malfermo in cui le pareti si stringono sino a soffocare. Perdenti, ma non inetti e autocommiserativi, caratterizzati da un’eccezionale capacità analitica e descrittiva che mette in risalto il loro spirito oscuro che si infiamma al contatto diretto con l’ombra. Lo stile di Ottaviano Naldi è asciutto, meticoloso, carezzevole, violento, caldo, sensazioni che ti fluiscono dentro riga dopo riga e che vibrano vive. L’ho particolarmente apprezzato nel suo ultimo lavoro pubblicato “L’uomo dallo sguardo ottenebrato dal nuovo che non verrà”, MJM editore, sapiente costruzione onirica, lirica e moderna degna di Henry Miller. Ecco un passaggio: “Dallo sbuffo liquido ossigenato, a mo’ di balena, la mia bocca sfiata l’acqua salata e la soffio nel cielo a penetrare una crepa d’azzurro. Galleggiare supini su di una distesa piatta, il mare, il cielo e cercare oltre. Il cielo restituisce particelle di un me trasformato di visione e piovo nel labirinto. Aranci in fiore il cui profumo viene inalato e poi sputato sotto forma di fuoco, da un demone dalle corna caprine. Un altro unico corno piantato in mezzo alla fronte. Sulla guancia una cicatrice da cui traspirano i vapori caldi dell’inferno ed il lezzo essicca la siepe attorno. Enormi ali rosse di pipistrello a scomporre l’aria e la lunga coda a sciabolare lo spazio che lo circonda. Gli passo sotto le gambe e mi trovo a dover schivare arti, teste e resti umani sputati da una pianta dello stesso girone d’inferno. […]” Non si incontrano facilmente autori che scrivono con l’inchiostro del proprio sangue e Ottaviano Naldi si salassa direttamente sulle pagine bianche per regalarci lavori che meritano e che ho gustato sino alle ultime pagine, proprio così come state per fare voi… Piergiorgio Leaci
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