Prima dell’alba
Arrivarono davanti alle mura. Erano enormi, imponenti. Christie fece segno ai due amici di arrampicarsi su un albero e restare nascosti. Si avvicinò a una guardia, tenendo il cappuccio sulla testa.
«Chi va là?» La guardia alzò la lancia.
«State calmo, signore. Non mi riconoscete?» Lei abbassò il cappuccio che le copriva il volto.
La guardia sembrò incuriosita, si avvicinò alla giovane donna. Dietro di lui, il grande portone. L’entrata principale, controllata da innumerevoli soldati. Portavano tutti un’armatura argentea che rifletteva i raggi lunari.
Christie avvicinò la fiaccola al suo volto. «Sono la principessa Isotta De Belle, non dite nulla alla mia famiglia. Fatemi entrare!»
L’uomo sembrò non ascoltare le parole della ragazza. Lei prese una sacca colma di monete d’oro. Gliela mostrò. Pescò una moneta e gliela mise in mano, guardinga.
«Ora lasciate entrare me e i miei protettori!» Fece cenno ai ragazzi di scendere.
«Voi…»
La guardia non fece in tempo a finire la frase. Gli si piantarono davanti Amos e Riccioli d’Oro.
«Avete capito che ci dovete far entrare?» chiese Amos indispettito.
«Loro sono con me!» precisò Christie.
«Certo, sua altezza Isotta De Belle» balbettò l’uomo, osservando la moneta.
«Non dite nulla a mio padre!» Lei gliene porse un’altra. Si coprì il volto, rinchiudendosi nell’ignoto.
Amos e Edmund la seguirono. Le porte si schiusero, davanti a loro la città di New Tower. Tutto era perfetto, quel giorno avrebbero rubato molte cose. Le loro sacche si sarebbero riempite.
La guardia corrotta da Christie li osservava addentrarsi tra le vie strette della città. Si chiese se avesse avuto una visione o se quella che l’aveva pagato era veramente la principessa scomparsa ormai da tempo.
«Sei stata brava, potremmo farlo tutte le volte. Non avremmo più bisogno di combattere!» esultò Riccioli d’Oro.
«Credo che tu debba stare calmo, io vado a recuperare tre cavalli. Voi andate a cercare del cibo» disse Christie.
Amos la prese per un braccio. «Chi è Isotta De Belle?»
Christie non rispose, scosse la testa scomparendo nel buio. Amos voleva andare alla reggia, nulla l’avrebbe fermato. Erano entrati a New Tower, ora doveva solo incontrare quella ragazza per metterle paura con le armi. Pensò che sarebbe stato semplice. In fondo il suo unico ostacolo era Christie, e lei se n’era andata, inghiottita dalle case di New Tower.
«Andiamo, Amos, dobbiamo arrivare al nostro rifugio prima dell’alba» lo chiamò Riccioli d’Oro.
Il ragazzo sospirò. Non c’era Christie, ma non poteva abbandonare Riccioli d’Oro.
Si addentrarono nella città. Avevano già compiuto diversi furti, rubando ai ricchi mercanti del regno. Restavano sempre sorpresi dalla loro bravura. Prendevano solo cibo, anche se spesso qualche arma avrebbe fatto comodo.
«Dove andiamo?» chiese sottovoce Riccioli d’Oro all’amico.
Amos si guardò intorno, conosceva bene quella via della città. «C’è un magazzino, andremo lì!»
Riccioli d’Oro sembrò soddisfatto. Temeva che avrebbe proposto di rubare alla reggia. Camminarono attenti, tenendo le fiaccole davanti a loro.
Non c’era nessuno, era notte fonda. Solo le stelle sembravano vivere in quel luogo. Le dimore dei cittadini parevano poter cadere nel buio.
Il vento soffiava leggiadro. Danzava sulla melodia dei loro passi. Continuarono a camminare silenziosi, non si dissero una parola. Scrutavano a destra e a sinistra, sentendosi sempre più soli.
«Fermo!» sussurrò Amos al compagno.
Gli indicò una finestrella poco sopra di loro. Era piccola, ma sarebbero potuti entrare senza fatica nel magazzino. Era chiusa, ma il vetro era fragile. I due l’avrebbero rotto senza problemi. Si guardarono intorno un’ultima volta.
«Sta’ attento, Edmund» gli disse Amos.
Il ragazzo sorrise all’amico.
Si volevano molto bene, si erano incontrati la prima volta otto anni prima, quand’erano solo bambini. Amos aveva nove anni, si era addentrato da solo nella foresta dopo la morte del padre. Edmund l’aveva trovato.
Amos era stanco e triste. Se non fosse stato per Edmund, si sarebbe abbandonato a quel luogo. Sarebbe morto. Riccioli d’Oro aveva solo sette anni, era molto piccolo. Gli si era avvicinato cauto. Avevano iniziato subito a parlare, insieme.
Erano soli, due anime spezzate dal terrore, due anime che pensavano di spegnersi. Invece, l’uno al fianco dell’altro, avevano ricominciato a vivere.
Amos era il più coraggioso dei due, era il più sfacciato, il più antipatico. Lo definivano tutti «una bestia». In pochi lo conoscevano, ma quelli che l’avevano incontrato gli riconoscevano quel titolo. Tutti tranne Riccioli d’Oro.
All’inizio credeva anche lui che Amos fosse un ragazzino odioso e crudele, poi aveva compreso che il suo caratteraccio era causato da una vita piena di paure, di no. Erano entrambi soli, senza una famiglia. In fondo tutti i loro amici erano soli.
All’inizio nessuno dei due aveva parlato delle proprie origini. Si volevano bene, ma erano pur sempre persone che si erano conosciute per caso. Era stato Riccioli d’Oro a confidarsi per la prima volta.
Non temeva più Amos, non era più qualcuno conosciuto per caso. Era una persona, un bambino come lui, abbandonato da tutti, senza il quale di certo non ce l’avrebbe fatta.
Dopo di lui anche l’amico aveva iniziato a raccontarsi. Il suo cuore era forte, ma allo stesso tempo debole. La sua vita era stata spezzata dalla cattiveria, il suo carattere era solo per nascondere il male che portava dentro.
Dal giorno in cui si erano incontrati, erano divenuti inseparabili, fratelli. Amos si prendeva cura della vita di Edmund, lo proteggeva. Edmund si occupava del cuore di Amos. Tra loro c’era un legame unico.
Poi avevano conosciuto gli altri. Soli, senza più una famiglia. Per primo, avevano incontrato Bold, sempre gentile con tutti. Si era adattato presto alla presenza dei due ragazzi.
Poi c’erano stati Albert e Cassandra, uniti sin dall’inizio. Cassandra era sempre pronta al combattimento, ma si sapeva limitare. Utilizzava prima la mente, poi le armi. Albert invece, le armi, non le toccava mai. Restava fuori dalle liti, era innocuo.
Avevano poi conosciuto Christie e infine Brenda. Quest’ultima era con loro da poco tempo, sola e con una scorta di sorrisi. Era prudente, pensava e poi agiva.
Ora Amos aveva diciassette anni, Edmund quindici. Avevano passato molto tempo insieme, sapevano che ne avrebbero trascorso altro.
«Non temere, in fondo ci sei tu!» disse Riccioli d’Oro all’amico.
Amos sorrise debolmente, sperando davvero che l’alba sarebbe arrivata al momento giusto.
La finestrella era qualche pollice sopra di loro. Edmund si scostò i riccioli biondi, poggiando le mani sulla finestra. Con l’aiuto dell’amico riuscì a raggiungere la sua meta, si fece passare un sasso e ruppe il vetro, che cadde in mille pezzi. Produsse un rumore stridente, ma i ragazzi non badarono al frastuono.
Riccioli d’Oro si aggrappò alla finestrella. Era molto piccola, entrare sarebbe stata una vera fatica. Mise la testa all’interno. Amos non si era sbagliato. Oltre al vetro c’era un grosso magazzino ricco di cibi e bevande.
Era perfetto, doveva solo riuscire a entrare. Tirò fuori la testa, facendo passare per prima cosa le gambe. Amos lo reggeva, aiutandolo a mantenere l’equilibrio.
C’era una piccola protuberanza in marmo, grazie alla quale Riccioli d’Oro riuscì a rimanere stabile. Si calò prudente, abbassò la testa e si ritrovò all’interno del magazzino.
Non era enorme, ma c’era tutto il necessario. Il ragazzo non aveva mai visto nulla di simile. Aveva rubato molte volte, però era la prima volta che vedeva tanto cibo.
Intorno a lui, scaffali pieni di frutta, di pane ancora caldo, di cereali… Riccioli d’Oro era al colmo della gioia. Si sarebbero saziati tutti.
Prese la sua sacca, iniziando a riempirla in attesa che Amos entrasse. Vi gettò della carne secca, era da molto che non trovavano carne. Nei pressi delle mura non c’era più molta selvaggina.
«Amos, oggi mangeremo molto. Forse troppo!» sghignazzò Riccioli d’Oro.
Riempiva la sacca e sorrideva, era fiero di quel furto. Pensò ai suoi amici che li attendevano, dovevano fare tutto prima dell’alba. Pensò a cos’avrebbero detto vedendo tutto quel cibo.
Eppure uno strano presentimento gli diceva che qualcosa non sarebbe andato bene, ma cosa? Il cibo c’era e non avevano nemici alle calcagna. Riccioli d’Oro aggrottò la fronte. In quel magazzino qualcosa non andava.
Non comprese subito, dovette aspettare diverso tempo. Il vento soffiava calmo, la luna era alta in cielo e le stelle brillavano lucenti, anche se l’alba si avvicinava sempre di più.
Si voltò per controllare che Amos riuscisse a entrare… Amos! Era lui il vero problema, del ragazzo non c’era più traccia. Da quand’era entrato nel magazzino, non vedeva più la luce della sua fiaccola, ma non se n’era reso conto subito. Amos era scomparso nel buio della notte!
Riccioli d’Oro sussultò. Senza Amos come avrebbe fatto a uscire dal magazzino? Chi l’avrebbe aiutato? Troppe domande, nessuna risposta.
Una miriade di punti interrogativi gironzolava intorno al primo, grande problema. Dov’era Amos? Il cuore di Edmund cominciò a battere troppo forte, aveva paura.
Perché Amos era scomparso senza dire nulla? Il panico travolse il ragazzo. I suoi occhi verdi vennero attraversati da una folgore di panico, seguita da altre.
Il suo cuore temeva, il suo respiro si fece corto. Riccioli d’Oro si sentì solo, non gli era mai capitato. Non aveva mai avuto paura, non aveva mai visto tanto cibo, non aveva mai sentito il nome di Isotta De Belle. In quella notte erano successe troppe cose. Fatti stravolgenti, sussulti di spavento. Deglutì.
«A… Amos?» farfugliò.
Nessuna risposta. Vuoto totale in una notte ricca di stelle.
«Amos, dove sei?» Edmund era a terra. Sentì dei movimenti alle sue spalle, si voltò di scatto. Non vide nessuno, pensò fosse l’amico. «Amos, sei tu?»
Altri movimenti provenienti dagli scaffali. Riccioli d’Oro si avvicinò a una mensola, udiva dei passi. Non riuscì a percepire da dove arrivassero.
Si guardò intorno con il cuore in gola. Chi si poteva nascondere in un magazzino? Amos? Un altro ladro? L’unica cosa certa era che non si trattava di una guardia. Il ragazzo conosceva bene i cavalieri del re e sapeva che l’avrebbero già ucciso. Chiunque si nascondesse in quel luogo non era uso al combattimento.
Dietro lo scaffale, Mary osservava il ragazzo incappucciato. Si chiese chi fosse, da dove venisse e perché rubasse i suoi panini appena sfornati.
Il suo volto era pieno di farina e come quello il suo grembiule bianco. Doveva fare qualcosa, non poteva permettere a quel brutto ladro di razziare il frutto del suo lavoro.
Si avvicinò al ragazzo, cauta, i suoi passi erano incerti. Il ladro davanti a lei stava controllando che non ci fosse nessuno dietro uno scaffale colmo di pane e non si accorse della sua presenza.
Mary si avvicinò, stando attenta a tutti i suoi movimenti. Intorno a lei solo scaffali e l’intruso incappucciato. Non aveva nulla con cui difendersi se non il suo mattarello, ma avrebbe usato quello. Era a qualche passo dal ragazzo, che non si era ancora reso conto di nulla. Mary alzò il mattarello. L’aria si mosse, l’arma di Mary si avvicinò alla testa incappucciata del ragazzo.
Cassandra aveva insegnato molto a Riccioli d’Oro, gli aveva spiegato che dal movimento delle ombre poteva dedurre cosa stesse accadendo alle sue spalle, gli aveva insegnato a percepire il movimento dell’aria e a essere sempre pronto.
Edmund si voltò di scatto. Mary sembrò non accorgersene nemmeno. Il mattarello era ancora a mezz’aria quando Riccioli d’Oro lo prese.
Le mani dei ragazzi si sfiorarono. Ora Edmund teneva il mattarello da un’estremità, Mary dall’altra. Si fissarono negli occhi.
Non si sarebbero mai immaginati di trovarsi l’uno davanti all’altra. Mary supponeva che ci fosse un lurido ladro, Riccioli d’Oro sperava ci fosse Amos. Tuttavia, non fu così dispiaciuto di trovare una ragazza dal volto sporco di farina.
Rimasero per diverso tempo l’uno davanti all’altra, immobili, il mattarello sollevato a metà e il volto sbalordito. Il tempo passò lento, ma per i due ragazzi furono solo istanti.
Mary si riebbe e strappò il suo mattarello dalle mani del ragazzo. Edmund abbassò il cappuccio che gli copriva il viso, lasciando che i suoi riccioli d’oro gli contornassero il volto sorridente.
«Chi sei tu? E chi è Amos?» chiese lei in un balbettio unico.
Era sorpresa, affascinata e non poteva descrivere ciò che provava in quell’istante. La paura, la sorpresa… Tutti quegli avvenimenti l’avevano lasciata a bocca aperta.