16.Ahmed mi apre e mi fa accomodare nel suo ingresso. Un piccolo vano con le pareti bianche, un mobile lucido dell’Ikea di fronte all’uscio e poco altro. Gli sorrido ma lui mi fissa a braccia conserte, senza il minimo accenno ad abbassare la guardia. Anzi: non sono ancora convinto che in realtà non sia stato tutto uno stratagemma per suonarmi come un tamburo. I miei dubbi vengono fugati quando apre bocca. “Se sei qui è solo per la stima e l’affetto che mi legano a Ted.” Annuisco contrito. Ahmed si gratta un sopracciglio. “Che vuoi da me?” Prendo fiato. “Ok. Sei stato ricoverato ancora qualche giorno assieme a Roveri, giusto?” “Sì. È morto la sera prima che mi dimettessero. E quindi?” “Volevo solo sapere se hai notato qualcosa di strano. Non so, se ci sono dei particolari che ti han

