11Ogni mattina Iano era ridestato dal tinnito metallico dei merli, fuori era ancora buio, ma il cielo già si tingeva di rosa sbiadito dietro le propaggini dei colli Euganei.
Indugiò qualche minuto a rimuginare il fiacco programma della giornata.
Come gli succedeva da un certo periodo, quella mattina di metà agosto non trovò entusiasmante aprire la finestra sulla giornata.
Avrebbe trascorso la mattina nella piscina delle terme e al solito avrebbe scambiato quattro chiacchiere con qualcuna delle signore clienti dell’hotel. Qualche scaramuccia, qualche allusione, la possibilità di un incontro in camera con qualcuna di loro, ma a lui non piacevano le fughe nei corridoi. Non che disprezzasse un concreto approccio, aveva proprio bisogno di scaricarsi.
Era consapevole che la sua frequenza in piscina, oltre l’allenamento, tendeva anche a questo, non tanto a rivederle durante il passeggio del pomeriggio, come qualcuna aveva proposto, ma proprio a portarle in camera e metterle sotto, o sopra, come preferivano.
Fare l’amore, insieme all’attività fisica, era per Iano uno dei motivi per continuare a sentirsi vivo. Lui accostava l’amore all'altro sport che aveva praticato con meticolosità tanto tempo prima.
Certo, la traiettoria e la conclusione finale erano abbastanza differenti, ma il battito cardiaco, la circolazione sanguigna, il respiro corto erano gli stessi, entrambi competizione, tutti e due tendenti a un traguardo, quale fosse il preferito era difficile da stabilire per uno sportivo.
L’unica difformità riguardava il carico di energie dispiegate in campo. Mentre dopo una scopata, con la collaborazione di una buona partner, ne poteva seguire un’altra, dopo la gara di triathlon la fatica accumulata era tale e tanta che poteva essere ammortizzata solo attraverso un ragionevole recupero di settimane.
Con le mani dietro la nuca, Iano fissava i vetri della finestra e scrutava il giorno accendere gradualmente il cielo di azzurro intenso, ancora afa oggi!
Lo innervosiva l’indugio ad abbandonare il letto, anche se il fatto di aver dormito male potesse giustificarlo, lui aveva sempre avuto problemi di sonno profondo. Eppure da sempre al risveglio balzava in piedi senza pensarci due volte.
Ora rinviava il contatto con la giornata.
L’agenzia di Venezia non lo interpellava da tempo, il lavoro nei terreni di proprietà era per il momento sospeso in attesa della vendemmia che si annunciava per la prima volta traboccante.
Avevano fatto tutto loro, Giorgio e Suzana, la coppia rumena che da qualche anno lavorava in forma stabile nel casale, dormiva al pianterreno.
Li sentiva muovere sotto e un buon odore di caffè penetrava scalzando gli odori stagnanti della stanza.
Si stiracchiò e finalmente saltò fuori dal letto.
– Il caffè è pronto – gli urlò dal basso Suzana avendo ravvisato il tonfo e i passi. La voce acuta lo pungolò, si lavò e discese.
– Buongiorno!
Giorgio e Suzana sedevano alla tavola massiccia dell’ampio salone e attendevano lui per la colazione.
Giorgio era un uomo di mezza età, di statura media, magro sotto gli abiti da lavoro, occhi neri profondi e vivaci, il sorriso dolce che persisteva anche quando sollevava pesi incredibili per la sua magra stazza.
Suzana, bionda e pallida, di corporatura solida, il sorriso stampato e sempre cordiale, era l’ombra del marito, si spostava in contemporanea con lui, un sincronismo di coppia che sfiorava il gesto atletico, come due danzatori sul ghiaccio.
Iano aveva preteso di consumare la colazione insieme a loro dal secondo giorno che la coppia era entrata a far parte della sua vita, portata alla cascina da Don Gabriele, il parroco amico d’infanzia.
– Sono povera gente, ma lavoratrice e onesta, a te possono fare comodo, con tutta questa terra che lasci andare in malora!
– Non me lo posso permettere.
– Non ti preoccupare, ci penseranno loro a guadagnarsi il pane, consentigli di coltivare la terra e vedrai ti pagheranno loro dopo.
Giorgio e Suzana avevano lavorato come bestie e in tempo relativamente breve Iano si era trovato la casa traboccante di frutta e verdura di stagione, lui aveva contribuito solo ad acquistare le prime sementi.
La frutta si accumulava nelle fresche cantine impregnando il casale di fragranze: mela, fragola, arancia, melone, in analogia con i tempi stagionali.
All’inizio Iano era stato coinvolto nel lavoro senza orario di quelle due macchine, poi aveva deciso di rimettere tutto nelle loro mani, a volte rappresentava solo un intralcio.
Non per questo si sentiva esautorato dal ruolo di proprietario, la coppia manifestava in ogni occasione un tale riguardo che sovente lo imbarazzava.
Durante la colazione parlarono delle colture da sistemare, della riparazione del trattore, della possibilità, se lui era d’accordo, di vendere il superfluo di quel ben di dio che produceva la terra.
Va bene, aveva acconsentito Iano, con la cedevolezza che si accorda a una persona fidata.
Dopo l’ultimo sorso di caffè, strinse la mano a Giorgio, sfiorò con due dita la guancia di Susana:
– Sarò fuori tutto il giorno, ci vediamo stasera a cena.
Si diresse verso il deposito e smosse la bici, quella speciale da triathlon occupava un posto particolare, al riparo dalla polvere.
Uscì dal casale avviandosi con l’attrezzo al fianco.
La strada provinciale era trafficata, il calore già intenso avvampava l’asfalto distillandone un odore acre.
Non una nuvola appariva nel cielo terso, il sole si levava dalle colline euganee appena affogato in una nebbia sottile, fragile come un respiro.
Si avviò verso Abano decidendo per un percorso impegnativo che avrebbe potenziato le lunghe fasce muscolari delle gambe.