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670 Words
13Il mese trascorreva spedito per Iano, affogato nel nuovo incarico con lo sbalordimento di chi ha sempre sognato di fare un lavoro di quello spessore e poi se lo vede cadere dal cielo come una benedizione. Alla sua età, quando già si profilavano le ombre di una vecchiaia incolore e noiosa, era comparsa quella testolina bionda a far volare la piega discendente della sua monotona esistenza, nostalgicamente aggrappata al suo primo e unico amore, il triathlon. Aveva lasciato il casale e l’attività agricola nelle mani di Giorgio e Suzana e benediceva il momento in cui Don Gabriele glieli aveva introdotti in casa. Erano infatti loro che stavano organizzando la vendemmia e quest’anno si prevedeva un raccolto miracoloso. Per il momento inseguiva la nuova opportunità, non intendeva perdere l’occasione finale della sua vita, vivere in quel luogo del benessere, dell’attività fisica, del contatto sociale. Durante quel mese di prova Iano tornava a fine giornata con l’autobus di linea, aveva dovuto abbandonare la bici, l’impegno della giornata alla piscina non finiva mai e la bicicletta era inutile quando risaliva al casale a notte inoltrata. Cominciava la giornata come al solito svegliato dai merli. Suzana non doveva più sollecitarlo per la colazione, scendeva prima di lei a preparare il caffè. Di prima mattina, intorno alle otto, superava la soglia dell’hotel con passo lungo, i capelli bianchi svolazzanti, la mano alzata nel saluto ai colleghi. Giungeva prima del custode della piscina e si dava subito da fare a mettere ordine, spesso c’erano tracce di bivacchi notturni a bordo vasca. Quando sciamavano i clienti dell’hotel trovavano l’impianto ordinato e confortevole, proprio come voleva Dorota. Lui li accoglieva con la cordialità del padrone di casa che saluta gli ospiti invitati alla festa. L’incarico aveva suscitato curiosità, soprattutto da parte di donne solitarie che frequentavano le terme non solo per stemperare i dolori delle articolazioni. Iano mostrava con tutte grande disponibilità, non esitava a realizzare all'istante una qualsiasi banale richiesta, come quello di una bibita fresca, che appariva dopo pochi istanti sul vassoio di un cameriere sollecitato al citofono. Si precipitava anche per aprire un ombrellone o a distendere una sdraio, anche se queste incombenze erano più riservate al custode che al direttore dell’impianto. Ma era a lui che si rivolgevano e Iano non ci pensava due volte, accorreva ed eseguiva. Quando qualche insistenza risultava lagnosa, faceva un cenno al custode e quello partiva al posto suo. La nuova veste di responsabile del settore gli aveva tolto dalla testa i pensieri pelosi, aveva escluso ogni approccio, anche con le belle solitarie che prima dell’incarico aveva marcato con un certo successo. Era sicuro che Dorota non avrebbe approvato un diverso comportamento che non fosse in linea con l’autorevole incarico che gli era stato affidato. Così con garbo sorvolava su avances buttate lì con disinvoltura, su generiche proposte che implicavano invece risposte chiare e impegnative, perfino su richieste di lezioni di nuoto inoltrate con disarmante candore. Suo malgrado seguiva principi rigorosi che nessuno gli aveva richiesto, la padrona non ne aveva fatto cenno. Si era imposto linee guida per una condotta esemplare, diligente verso le necessità del cliente, attento a non oltrepassare limiti che avrebbero potuto intorbidare le acque e generare spiacevoli equivoci, sono felice così, facciamola durare il più possibile, questa bazza! La prima decade di settembre era volata, il lavoro era aumentato con l’arrivo in massa dei clienti che avevano deciso di affidarsi alle cure nel periodo dell’anno che ritenevano il più favorevole. Il mese di prova accordato da Dorota stava per scadere. Iano veleggiava intrappolato in un vortice elettrico che non gli concedeva un attimo di tregua, la bionda lo teneva sulla corda. Quella mattina si era svegliato di colpo, notò che fuori era ancora buio, rinunciò all’idea di accendere la luce per scrutare l’ora, si affidò ai rumori esterni. Sopraggiunse dalla strada provinciale il rombo di un motore, a breve intervallo fu seguito da un altro, gli uomini si svegliano prima dei merli! Quasi a rivendicare un diritto, il fischio del merlo dischiuse le tende della notte e lasciò filtrare il chiarore del giorno. – È tempo di andare! – Fece volare via il lenzuolo.
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