CAPITOLO 2: SOLDI FACILI

2173 Words
CAPITOLO 2: SOLDI FACILI «Allora, sì, ci sto. Ma mi servirà metà della merda in anticipo. Diecimila dollari.» Billy Perkins giocherellava con il suo telecomando scorrendo i canali a caso, e intanto si grattava il petto nel tentativo di alleviare il prurito che lo teneva in pugno ormai dal primo mattino. «Diecimila dollari. Nessun problema. Ma prima dovrò avere delle garanzie», rispose una voce acuta e tesa. «Garanzie?». Che diavolo significava? «Sì, qualche garanzia. Avrò bisogno di alcune informazioni su di te. E dovrò vederti.» «Vedermi? Perché diavolo hai bisogno di vedermi, amico? Non sto usando Tor perché mi piacciono le reti lente... lasciamo le cose come stanno.» Billy usava Tor da quando il suo amico Grit lo aveva introdotto al Dark Web. Tor stava per The Onion Router, una rete totalmente crittografata che utilizzava migliaia di server anonimi, rendendo gli IP non rintracciabili. La loro chat audio era completamente nascosta, non c’era nessun rischio che qualcuno ascoltasse. Ma Tor aveva anche un grosso difetto: era lento, tanto quanto il flusso di denaro nelle sue tasche vuote. «Non funziona così, amico. O ottengo le informazioni di cui ho bisogno su di te e ti vedo, stabilendo un contatto visivo con te, o i nostri affari finiscono qui.» «Vedermi?» «Devo assicurarmi che tu fornisca davvero ciò che pubblicizzi.» «Quindi mi stai dicendo che dovrai controllarmi visivamente?», rispose Billy, mordendosi le unghie. «Esatto.» «Come farò ad avere i diecimila dollari?» «Allo stesso modo in cui vengono pagati gli affari come il tuo: con i Bitcoin. Dammi le informazioni del tuo account e io verserò i soldi in Bitcoin.» Proprio come aveva pensato. Non aveva mai avuto a che fare con quella fottuta valuta digitale. Ma da quello che aveva sentito, era legale. E le persone col suo genere di attività dovevano accettare il fatto che i Bitcoin fossero l’unico modo in cui venivano pagati i tizi come loro. «Non mi farò fregare sul tasso di cambio. Quindi è meglio che tu lo calcoli quando mi darai la moneta.» «Lascia fare tutto a me. Ma prima dobbiamo chiarire una cosa... come ho già detto, ho bisogno di vederti. Non intendo incontrarti… Voglio dire, ci vediamo... nel senso, non ho alcuna intenzione di stabilire un contatto reale con te. Mi stai capendo?» Fantastico, amico. Non doveva sapere chi lo stava assumendo, ma andava bene che il tizio che lo assumeva lo identificasse. Pareva che in quel lavoro non avrebbe avuto molta voce in capitolo. «Sì, certo. E dopo effettuerai il deposito: giusto? E il nome del tipo?» «Lo saprai a tempo debito. Ma prima le cose principali: ho bisogno di sapere di più su di te prima di proseguire. Cioè, se sei uno serio.» «Sono serio. Per cui spara, di cosa hai bisogno?» Billy si alzò dal divano ed entrò nella piccola cucina squallida. Quel maledetto rubinetto continuava a gocciolare. Gli diede un’avvitata, ma inutilmente. Le gocce continuavano a tamburellare contro la bacinella di latta. Si era lamentato con il padrone di casa delle perdite del rubinetto e del gabinetto, ma, per quel poco che aveva pagato l’affitto, non poteva certo aspettarsi molto. Aprì lo sportello del frigorifero e guardò dentro cosa potesse scroccare. Non mangiava dal pomeriggio del giorno precedente, quando gli era venuto un attacco di nervi. Era andato da Wendy’s e aveva comprato un hamburger scontato a 99 centesimi, ma era comunque passato un giorno. Il suo stomaco brontolava senza sosta ormai da un’ora. «Il tuo nome e indirizzo. E non provare a fregarmi... li verificherò.» «Amico, dandoti il mio nome e il mio indirizzo mi sto mettendo le palle sul tagliere.» Non c’era niente nel dannato frigorifero! Solo una lattina di Budweiser... Afferrò la lattina e sbatté lo sportello. Poi strappò la linguetta e bevve un terzo della lattina. Forse la birra gli avrebbe calmato i nervi, pensò. Avrebbe chiamato Grit più tardi per vedere se ne aveva qualche scorta. «Come ho detto, avrò bisogno di vederti. C’è uno Starbuck’s a Stevenson, a pochi isolati da Van Dorn. Che ne dici venerdì alle due in punto?» «Sì, ok. Conosco il posto.» Starbucks del cazzo... Il luogo dove si ritrovano tutti i nerd. «Dimmi cosa indosserai. E niente occhiali scuri.» «Sì, amico, ok. Fammi pensare...» Lanciò un’occhiata in giro per il soggiorno e i suoi occhi si posarono sul suo cappellino da baseball che giaceva sul bracciolo del divano. «Ascolta, indosserò un berretto azzurro degli Orioles. Con un fottuto uccellino arancione sul davanti.» Poi guardò la sua maglietta. «E una maglietta nera dei Megadeth e dei blue jeans.» «Bene, allora parleremo di nuovo, Cane da caccia,» disse la voce squillante, mettendo ancora più enfasi sulla parola Cane. «Diciamo su Chan711, venerdì sera alle 21.» Gli piaceva sentire il soprannome online che aveva scelto per la sua nuova professione. Suonava bene. Cane da caccia: era perfetto. Ma non gli piaceva il modo fottutamente sarcastico in cui quello stronzo lo pronunciava. «Non così in fretta. Prima devo vedere la grana. Sai, i quattrini, il dinero.» «Li avrai.» «Quindi, i Bitcoin quando saranno nel mio portafoglio?», chiese ansioso, con una punta di provocazione nella sua voce. Aveva bisogno di procurarsi del denaro. E presto. Era davvero irritato e non era sicuro di riuscire a rimettersi in sesto abbastanza da fare otto ore piene all’autolavaggio. L’unica cosa positiva era che all’autolavaggio pagavano alla fine della giornata, quindi avrebbe racimolato abbastanza denaro per comprare la droga. «Appena avrò una visuale chiara di te, ti invierò su Tor Mail le informazioni sul tizio. E tutto il resto che devi sapere. Il denaro anticipato sarà sul conto.» «Ok, amico, posso farlo più tardi oggi stesso, se vuoi.» Già, amico, anche adesso... Il pensiero di avere 10 mila dollari gli faceva bollire il sangue anche più della fame di c***k che gli prudeva nelle viscere. Con 10 mila dollari, avrebbe potuto rimettersi in affari: assumere Grit e un paio di altri amici a lavorare con sé. Guadagnare un po’ di soldi facili, e mandare a fanculo il lavaggio delle macchine. «Non può essere oggi. Ma che ne dici di darmi il tuo nome e indirizzo?» Cazzo! Quasi gridò, ma poi si trattenne. Aveva troppo bisogno di mettere le mani su dei soldi, in quel momento. «Merda, amico. Spero che tu non mi stia fottendo», singhiozzò. «Non mi va di darti il mio nome. Sono sicuro che puoi capirmi...» «Mi dispiace, amico, ma è così che funziona, se vuoi fare affari con me.» «Billy Perkins. 145 South Crosby, a Congress Heights. Conosci la zona?» «Sì, la Città del c***k. Qual è il tuo numero di appartamento?» «Tre B. Io al tuo posto non andrei in giro per la zona, amico, specialmente di notte.» «Ok, Cane da caccia, questo dovrebbe bastare fino a venerdì.» «A venerdì, allora.» Doveva vedere Grit, di sicuro, per chiedergli un po’ di c***k: i soldi dell’autolavaggio non gli sarebbero bastati per resistere fino a venerdì. «Allora ci becchiamo venerdì mattina sul 711, alla stessa ora», disse Billy, e poi tornò a mordicchiarsi le unghie. «A proposito, qual è la colpa di questo tizio? Non che importi: è solo curiosità, amico...» «Infanticidio, tra le altre cose.» «Infa cosa??» «Lasciamo perdere, Cane da caccia. Non ti deve riguardare.» «A presto, allora.» Billy si congedò e, con la mano nervosa, posò il cellulare sul tavolino da caffè, maledicendosi sottovoce per aver fumato l’ultimo cristallo di roba la mattina del giorno prima. Era stata una grossa stupidaggine, si disse. Avrebbe dovuto risparmiarne un po’ per passare la giornata: non avere la roba lo rendeva pazzo e spaventato. Tanto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per una dose. Si sentiva una merda, come uno che sta sull’orlo di un precipizio con delle lamette di rasoio che gli scorrono nelle vene e dice a se stesso che è meglio saltare che occuparsi delle lamette. Senza dubbio, parte del suo nervosismo derivava dal pensiero di dover ammazzare un tizio che non conosceva nemmeno. Non aveva mai freddato nessuno. Ma, data la vita sgangherata che conduceva in quel momento, non aveva molte opzioni. Non c’era modo di poter continuare a cavarsela con il lavoro di merda che aveva all’autolavaggio. Aveva toccato il fondo. Che schifo. Non poteva andare ancora più giù. E, per quanto riguardava il lavoro, non è che le persone bussassero alla sua porta per offrirgliene uno... Di sicuro non aveva visto nessun annuncio di assunzione rivolto ad ex detenuti. Gli ex detenuti erano ricercati quanto le puttane infettate con l’AIDS. E non importava che tipo di ex detenuto fosse: un assassino e uno stupratore, oppure semplicemente qualche sfortunato che era stato beccato per aver spacciato un cristallo di droga, come aveva fatto lui. Prese il suo pacchetto di sigarette dal tavolino da caffè, ma si ricordò all’istante di aver fumato l’ultima quella mattina, subito dopo aver trascinato il suo culo fuori dal letto. Accartocciò il pacchetto vuoto e lo gettò a terra. Poi iniziò a camminare avanti e indietro dalla cucina al soggiorno, grattandosi le braccia per cercare di attenuare il nervosismo. Mentre prendeva la Budweiser mezza vuota dal tavolino da caffè, cercò di evitare che la sua mano tremasse. Per fortuna era una lattina e non un bicchiere, altrimenti avrebbe rovesciato la birra su tutto il dannato tavolino. Finì la Budweiser e poi rimase al centro della stanza, ad ascoltare il suo stomaco brontolare. Sembrava una scoreggia sott’acqua, di quelle che a volte scappano quando si è dentro la vasca da bagno. Comunque, da dove diavolo gli era venuta l’idea di diventare un sicario? Si accasciò di nuovo sul divano, prese il telecomando e spense la TV. Appoggiato allo schienale con la testa sul cuscino, fissò il suo riflesso nella TV. Che brutto spettacolo, dannazione. I suoi capelli castani ispidi spuntavano in tutte le direzioni e il suo viso emaciato gli ricordava un detenuto di un campo di sterminio. Sì, era convinto di aver ormai toccato il fondo. In quel momento, la sua fottutissima esistenza si era ridotta alla pura sopravvivenza. E se avesse dovuto uccidere un tizio per sopravvivere, allora l’avrebbe fatto. Era un mondo di pesci che mangiavano pesci, e 20 mila dollari rappresentavano un sacco di cibo per pesci. Con i contatti giusti, si sarebbe comprato abbastanza cristalli da avviare una piccola attività in proprio, e prendersi cura anche del suo prurito. Oh sì, ci voleva. In quel momento avrebbe voluto occuparsi del prurito, dato che aveva ripreso a grattarsi le braccia, ma per prendersi davvero cura del suo prurito era meglio mettersi in marcia e andare all’autolavaggio, prima che Tony gli negasse la paga della giornata e desse il suo posto a qualcun altro. Tony non era in debito con lui, per niente. Anzi, Billy era rimasto sorpreso quando Tony gli aveva persino concesso la parola dopo il casino che era successo tra lui e la sorella di Tony, Lucy. La cagna. Lucy lo aveva avviato al c***k, e Tony lo sapeva. E forse per questo Tony si era sentito male per lui, vedendolo così incasinato. Non che gli fregasse davvero un cazzo di quello che pensava Tony... però si era schierato dalla sua parte, ogni volta che Lucy ne aveva parlato male. A parte la sua bocca sudicia, Lucy si scopava ogni ragazzo alla sua portata quando aveva bisogno di soldi per stare bene. E Tony era stato saggio: sapeva che era stata Lucy a separarsi, decidendo di andare a vivere con il suo magnaccia. Per quanto Billy fosse nervoso per la sua nuova carriera, capiva che quella era il vero affare se si trattava di fare un sacco di soldi veloci. Molti altri ragazzi come lui avrebbero ammazzato una persona per molto meno. Per molto, molto meno, cazzo. Merda, c’erano degli stupratori che avrebbero freddato un tizio per una confezione di birra. Se Grit non lo avesse incuriosito con un annuncio che aveva visto sul Dark Web, non si sarebbe mai reso conto di quanti soldi può fare un ragazzo uccidendo qualcuno a comando. Sì: se ce l’aveva fatta, lo doveva solo a Grit. Ma non aveva ancora intenzione di dirgli nulla: quel tipo di merda non poteva trapelare. Il solo pensiero gli faceva formicolare i peli delle palle e ghiacciare il sangue. Una volta che il tizio con la voce da femmina avesse verificato la sua identità, sarebbe stato più ricco di 10 mila dollari. Sì, venerdì si sarebbe rotolato nel denaro. Ecco a cosa doveva pensare: non al tipo che avrebbe liquidato... probabilmente era uno stronzo avido e ricco, e non gli avrebbe permesso di ostacolare un futuro promettente. Balzò in piedi dal divano, improvvisamente eccitato dal pensiero di avere tutti quei soldi. Sorrise tra sé immaginando di tenere in mano una pila di banconote da 100 dollari. Guardando l’orologio sopra la TV, si rese conto di quanto si fosse fatto tardi. Si precipitò in camera da letto, afferrò il portafogli dal comò e se lo infilò nella tasca posteriore. Era meglio portare il culo all’autolavaggio. Più tardi sarebbe andato a casa di Grit, per vedere se riusciva ad ottenere un po’ di c***k.
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