Non sono soltanto sogni

515 Words
Non sono soltanto sogni CAPITOLO II Una parte di me prova soltanto dolore, rabbia. Una sofferenza indicibile per quelle immagini che vedo e rivedo continuamente. Quella parte di me vorrebbe avere il potere di vendicarsi della morte di mio padre e di mia madre, e di tutto il male inflitto alla mia gente. Vorrei poter dare un volto alle ombre che mi perseguitano, dare un nome ai colpevoli di quelle atrocità, infliggere loro la punizione che meritano. Ma io non sono soltanto questo. Lo so. C’è, dentro di me, qualcosa che mi sprona, mi incita a voltare pagina staccandomi dal passato. Una forza luminosa che mi esorta a perdonare, ad assolvere il tempo dalle sue colpe, ad abbracciare con gratitudine l’opportunità che il destino ha voluto darmi: la possibilità di ricostruirmi una vita dimenticando ciò che mi lascio alle spalle. La morte dei miei genitori non è l’unica visione che mi raggiunge dal passato. In un altro sogno ricorrente vedo due prìncipi. Due della mia stessa razza. Due Pirin. Entrambi mi osservano e sembrano chiamarmi, chiedendomi di unirmi a loro. Uno di loro mi dice di chiamarsi Nhalbar. Il suo sguardo radioso è quello di una guida saggia e dal cuore buono. So che, se lo seguissi, una volta diventato re egli si dimostrerebbe un monarca illuminato e amato da tutti. Ma gli occhi di Nhalbar sembrano anche scrutare dentro di me, sì, direttamente nel mio spirito, e mettere in luce le mie mancanze, come fosse lo sguardo della mia stessa coscienza. Ogni volta che, in sogno, il principe Nhalabar mi parla, mi invita a deporre le armi del risentimento che alberga nel mio cuore e agire per diffondere la luce della concordia in questo mondo, già provato dai troppi conflitti. L’altro principe si chiama Nothal. Tale è la sua somiglianza con l’altro, da indurmi a credere che i due principi possano essere fratelli, se non addirittura fratelli gemelli. Nothal, tuttavia, ha uno sguardo e un’espressione del tutto differenti da Nhalbar. In lui posso percepire chiaramente agitarsi il fuoco di quel mio stesso odio. Anzi, quello che sento promanare dal principe Nothal è un odio ancor più profondo e viscerale, come se egli fosse l’incarnazione di tutti i sentimenti più oscuri e terribili di cui è capace l’animo umano. La freddezza dei suoi occhi è come un vento gelido, la morsa di un dolore che è come una lunga agonia senza fine. Eppure, nelle parole che Nothal mi rivolge, io sento un richiamo altrettanto potente. A differenza di Nhalbar, egli non mi fa sentire in difetto, anzi: Nothal sembra incoraggiare le mie pulsioni più malvagie. Egli mi dice: “Non farti sopraffare dagli eventi, ma prendi in mano il tuo destino! Io posso renderti potente. Io posso darti il potere di fare giustizia nel mondo e nella tua memoria. Io posso renderti più forte dei fantasmi che ti tormentano”. So che i miei non sono soltanto sogni, ma nessuno, finora, ha saputo darmi delle risposte. Nessuno ha saputo dirmi chi siano il principe Nhalbar e il principe Nothal, e dove io possa trovarli.
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