Il pescatore CAPITOLO I
Chi sono io realmente? Non lo so. Forse non l’ho mai saputo, o forse vi è stato un tempo in cui lo sapevo e poi qualcosa o qualcuno me l’ha fatto dimenticare. C’è un pescatore a questo approdo, un buon vecchio che mi ha preso in simpatia. Lui, la sua barca che ogni mattina lascia il molo e vi torna la sera, sono quasi tutto il mio mondo. Il mondo di cui io abbia memoria. Dal momento che non ricordo quale fosse il mio vero nome - se mai io ne abbia avuto uno - il pescatore ha scelto per me il nome di Tasar. Ha iniziato a chiamarmi così, Tasar, ovvero Uomo diviso , perché sostiene che, da quando mi conosce, mi ha sempre visto indeciso su tutto. Come se dentro di me non vi fosse un solo uomo, una sola mente, bensì almeno due. Due anime con pensieri e sentimenti spesso contrastanti. In realtà dentro di me c’è solo una grande confusione, dovuta a questa amnesia che ha cancellato quasi tutto del mio passato, delle mie origini, della mia identità.
Le uniche certezze della mia vita, che poi forse non sono nemmeno delle certezze, è che io sia orfano, e abbia perduto i miei genitori a causa di una guerra. È questa la storia che si agita nei miei incubi ricorrenti. Una grande guerra, tanti della mia razza che cadono uccisi dalla spada, o dal freddo di un inverno gelido.
Già, la mia razza. Devo dire così, perché io sono diverso dalle persone che mi circondano. Non è difficile notarlo. Sono giovane, eppure i miei capelli sono candidi come neve, e le iridi dei miei occhi hanno l’aspetto dell’oro splendente. Ricordo che un giorno, a questo approdo, sbarcò un mercante, e il mercante mi disse di sapere qualcosa su di me e sulla mia razza. Secondo lui, io sarei uno dei Pirin, i Figli della Fata: un popolo di semidei che popola un regno leggendario, un paradiso racchiuso tra le alte montagne d’oriente. Le genti che vedo morire nei miei incubi, succubi delle battaglie e del gelo, devono essere loro. I Pirin. Cosa può essere avvenuto di così tragico e terribile? Quando parlo alla gente di qui per chiedere lumi sul destino della mia stirpe, non sanno rispondermi. Non sanno in quale guerra possano aver trovato la morte i miei genitori.