III. L’ALBERGO DEL “SOLE TURCHINO” Un mucchio di povere capanne, che in ogni luogo meno selvaggio non si sarebbero certo chiamate villaggio: ecco il luogo in cui i buoi stanchi si fermarono da sé, scotendo soddisfatti i lunghi fili di bava che pendevano dalle umide narici. Il villaggio constava di cinque o sei capanne sparse sotto alberi appariscenti, cresciuti bene grazie a un po’ di terra vegetale ingrassata da letamai e detriti di ogni specie. Fatte di fango, di pietrisco, di tronchi a pena squadrati, di pezzi di tavole, coperte d’alti tetti di paglia bruni di musco e ricadenti fin quasi a terra con le tettoie in cui giacevano aratri imbarcati e sporchi di fango, le case sembravan piú fatte per albergare animali immondi che creature fatte a somiglianza di Dio; cosí, alcuni maiali brun

