Luigi - «Back from London»Appena tornato da Londra, mi sono precipitato in piscina con la speranza di incontrarla. Non tanto per vedere lei, ma per leggere negli occhi di lei la sorpresa e l’ammirazione nel mostrarle i disegni che avevo appena acquistato. Sono arrivato sul piano vasca più o meno alla stessa ora in cui siamo soliti andare ad allenarci e sono stato di un tempismo perfetto: lei era seduta su uno dei blocchi di partenza, a testa bassa, a sistemare gli occhialini. Ma che diamine ci deve fare ogni volta con quegli occhialini in mano? Possibile che siano così pessimi?
«Tutto a posto?» le ho chiesto, una volta avvicinatomi.
Ha alzato lo sguardo con aria sorpresa; le avevo detto che sarei stato fuori per lavoro e, probabilmente, non si aspettava di rivedermi in piscina solo dopo pochi giorni di assenza.
«Oh, ciao! Sì, tutto a posto; stavo solo litigando con gli occhialini: si deve essere rotto un fermo e il laccino continua a uscire. Adesso ci ho fatto un nodo: vediamo se tiene.»
«Tieni» le ho detto. «Prendi questi: sono nuovi e del tipo professionale. Li ho comprati la settimana scorsa e li ho usati una sola volta.»
«Ma… io non so… E tu come fai senza?»
«Tranquilla: ne ho un altro paio nella borsa. E poi sono contento di farti un regalo. Adesso, quando nuoti, dovrai per forza pensare a me.»
«Grazie, allora» mi ha risposto tra la sorpresa e un po’ di imbarazzo.
«Stai bene?» le ho chiesto, carezzandole il viso.
«Sì, grazie. Tu? Come è andata a Londra?»
«Piuttosto bene, direi. Ho comprato dei disegni: mi piacerebbe mostrarteli.»
«Ah… volentieri…» ha esclamato un po’ sorpresa.
«Se dopo l’allenamento hai un attimo, te li faccio vedere.»
«Ma li hai portati in piscina??»
«Sì. Sono arrivato direttamente dall’aeroporto e non sono ancora passato da casa.»
«Capisco… Sì, comunque, mi posso trattenere qualche minuto quando abbiamo finito.»
«Bene… Andiamo a nuotare?»
«Andiamo.»
Abbiamo nuotato per circa un’ora e poi ci siamo dati appuntamento all’ingresso dopo una ventina di minuti, giusto il tempo per fare la doccia. Bianca è arrivata dopo di me: senza trucco e con i capelli scompigliati, ha l’aria decisamente trasandata e io detesto la sciatteria; la detesto a tal punto che mi era quasi passata la voglia di mostrarle i miei acquisti.
Ci siamo seduti all’interno dell’abitacolo dell’auto, ho acceso la luce e ho sfilato i disegni dalla loro cartellina.
Li ha presi fra le mani con cura e attenzione, come se stesse maneggiando qualcosa di estremamente fragile e prezioso: probabilmente, se avesse avuto dei guanti, li avrebbe indossati prima di toccarli. E poi si allontanava e avvicinava i disegni dal volto per osservarli, prima con uno sguardo generale sull’opera, poi con un occhio sui singoli dettagli.
«La mia opinione è quella di una dilettante in storia dell’arte, comunque a me sembrano entrambi molto belli.»
«Sì, lo sono. Quale ti piace di più dei due?»
«Bah… sono talmente diversi: uno è un paesaggio bucolico, l’altro è un bozzetto per una pala d’altare… davvero non saprei.»
«Ma se tu potessi scegliere, quale vorresti in casa?»
«Hai intenzione di farmi un altro regalo?» mi ha chiesto con aria sorniona. «Comunque, sceglierei il bozzetto per la pala: ho sempre avuto una passione smodata per Santi e Madonne.»
Figuriamoci se le regalavo uno di quei disegni: valevano migliaia di euro. E poi mi era già costata 25 euro di occhialini. Comunque ammetto che aveva scelto bene: fra i due, la sacra conversazione era il disegno aveva quello che aveva più valore.
«Ma sai che per essere una dilettante sei proprio brava? Devo portarti a qualche asta con me!»
E a queste parole, i suoi occhi si sono illuminati.
Adesso non mi restava che invitarla a un nuovo appuntamento, sicuro che la sua risposta sarebbe stata affermativa.
«Mi piacerebbe rivederti» le ho detto mentre rinfilavo i disegni nella cartellina.
«Davvero?» ha esclamato lei con aria vagamente compiaciuta.
«Sì…»
È restata un attimo in silenzio con lo sguardo perso un po’ nel vuoto, come a ponderare la risposta che stava per darmi. Poi si è voltata verso di me.
«Va bene. Vediamoci.»