I compaesani, pur essendo stati testimoni di tante altre scene di miseria e determinazione, lo ribattezzarono subito omo-cavallo, conservando per tanti anni la memoria del nome e dell’episodio che lo aveva originato. In quel modo, a tappe, mio nonno e la sua famigliola, discesero l’Appennino e raggiunsero la pianura, passando le notti nei fienili e nelle stalle di contadini compassionevoli. Il senso di ospitalità a quei tempi era senza dubbio molto più vivo di adesso. Si accoglieva nella stalla o in casa i viandanti di passaggio, senza chiedere loro carte di identità o benemerenze. Raccontava un bracciante, il quale prima della guerra aveva per molti anni commerciato in bestiame, che nei suoi spostamenti lungo la strada che conduceva in Maremma, sempre aveva trovato ospitalità alla tavol

