Capitolo 5

1121 Words
 «Quindi? »-inizio l'interrogatorio non appena ci chiudiamo in macchina. Alza le spalle con indifferenza.  «Tu e tuo fratello avete combinato qualcosa: lui è bravo a nasconderlo, tu no. Quindi spara, dai! »- la incito a parlare.  «Si, lo ammetto, ti ho nascosto una cosa, ma niente di importante, davvero. »  «E allora perché non me lo dici? »-insisto, mentre il suo sguardo è proiettato fuori dalla finestra.  «Perché so che ti arrabbieresti. Ti arrabbi per ogni cosa. »-sbuffa e posso immaginarla alzare gli occhi al cielo in questo momento. Stringo il volante, cercando di non urlarle contro e calmarmi: mi ha appena sbattuto in faccia di essere una pazza isterica! Sono protettiva nei suoi confronti alcune volte, ma solo perché mi sento responsabile sul suo comportamento e sulle sue azioni, soprattutto ora che vive con me e Alex, senza che Clelia o Tom le stiano intorno. Tra l'altro non è facile: Giulietta è la figlia di Alex, cavoli! Anche lui si dovrebbe preoccupare di lei in ogni momento, e non solo quando si parla dei possibili ragazzi che le ronzano intorno.  «Prometto di non prendermela. »-mi tranquillizzo, cercando di capire pure lei. Solo ora mi rendo conto che forse si sente soffocare per quanto mi stia intromettendo nella sua vita privata.  «Ho rotto un piatto. » Non le rispondo. In realtà mi rassicura la sua risposta. Pensavo mi tenesse nascosto qualcosa che avesse a che fare con Alex, ma fortunatamente non ha combinato nulla.  «Solo questo? »-le lancio un'occhiata veloce, mentre lei si limita ad annuire. Sospiro per l'ennesima volta, parcheggiando al solito posto, che stranamente trovo libero ogni volta che vengo a portare Giulietta a scuola.  «Perché sei uscita dalla macchina? Guarda che non c'è bisogno di accompagnarmi tutti i giorni in classe. »-mi riprende.  «Devo parlare con il tuo insegnante. »- mi sfugge, quindi cerco di correggermi- «Mi deve dare la fotocopia dei documenti firmati. »-sputo la prima sciocchezza che mi viene in mente, e fortunatamente non continua a interessarsi. In realtà Louis voleva parlarmi di altro, molto probabilmente Dukan sta diventando un grosso problema. Giulietta è troppo piccola per avere certe esperienze, e non vorrei crescesse con certe idee in testa, invece di sognare di essere una principessa in attesa del principe azzurro. Anch'io lo facevo, anche se poi il mio principe azzurro si è rivelato un uomo pieno di tatuaggi sul corpo, con la felpa piuttosto che con un mantello e con gli occhi scuri invece che azzurri. E sicuramente poco romantico.  «Io entro. »-senza aspettare un mio saluto entra in classe, mentre io mi dirigo in sala professori. Dopo averla cercata, trovo la porta aperta con Louis e, molto probabilmente, i suoi colleghi all'interno, a parlare di non so cosa. Mi schiarisco la voce, bussando leggermente sul legno e attirando l'attenzione dei presenti:  «Oh, Clara, arrivo! »-alza una mano, per poi salutare i suoi colleghi e avvicinarsi a me. Mi saluta di nuovo con un bacio sulla guancia, pizzicandomi leggermente con la barba pronunciata. È davvero un bel uomo, forse il sogno di ogni ragazza, soprattutto per i suoi capelli biondi e gli occhi chiari, di un verde stupendo.  «Ti ho disturbato? »-chiedo stupidamente, alla fine è stato lui a chiedermi di venire.  «No, anzi, se hai tempo andiamo in un bar qui vicino. »-mi guarda con gli occhi penetranti. Alzo le spalle, ma in realtà sono assai preoccupata: sembra molto serio in confronto alla scorsa volta e non so cosa vorrà dirmi, ma per la sua espressione direi nulla di buono. Lo seguo mentre ci incamminamo a piedi a destinazione:  «Da quando fai questa professione? »-gli chiedo per sciogliere il ghiaccio. Il silenzio che si è venuto a creare è imbarazzante.  «Da quattro anni. »-dice fiero di se, per poi continuare: «Tu, invece? Ti cosa ti occupi? »-anche il suo modo di parlare attira. È molto cordiale, sembra quasi interessato per davvero al mio lavoro.  «Faccio il chirurgo generale. Anch'io da quattro anni. »-gli sorrido.  «È per questo che ti sei trasferita qui? »  «Si. »-annuisco, anche se non mi può vedere, essendo voltato di spalle.  «Ci sediamo qui? »-indica un tavolo fuori dal bar, quindi annuisco: è da un po'di tempo che non respiro un po' d'aria fresca, quindi ne approfitto, anche perché è veramente un bel posto, nonostante si affacci sulla strada. Lo lascio andare a prendere le ordinazioni, approfittando di questo silenzio per dare una sistemata ai miei pensieri: oggi è sabato e fortunatamente non devo lavorare. No che non mi sarebbe piaciuto, ma non trovo mai tempo per me stessa ultimamente è un po' di riposo è quello che mi serve.  «Eccoti il caffè! L'ho portato io, anche perché il cameriere sarebbe venuto tra un secolo, per quanta gente ci sta là dentro. »  «Grazie. »-mi limito, ma ciò che mi interessa in questo momento è sapere cos'ha da dirmi. Solo che sarebbe poco educato andare dritta al punto: sembra quasi che io lo stia usando... infondo lo sto usando. Ma in qualche modo ricambierò il favore.  «Allora, ti ho detto che dobbiamo parlare perché ultimamente Giulietta si comporta in modo strano. »-sembra che mi abbia letto nel pensiero.  «In che senso? »-sento le mani tremare. Perché dovrebbe comportarsi «in modo strano »? Cos'ha?  «Nel senso che sembra un po' persa. Si distrae di continuo. »  «Hai mai provato a parlarle? »-chiedo nuovamente.  «Si, ma mi ha risposto male. Non so se quel ragazzo c'entra qualcosa, ma potrebbe esserci una motivazione più seria. A me è venuto in mente che forse le mancano i genitori, ma non so... » Sospiro. Non me lo sarei aspettata. E poi non ci voleva, cavoli! Non oso immaginare cosa proverebbe Alex se sentisse che sua figlia vuole ritornare da quelli che crede essere i suoi veri genitori, Clelia e Tom. Non mi accorgo di star fissando il terreno fino a quando la mano di Louis si posa sulla mia spalla.  «Non ti preoccupare, troveremo una soluzione. Cercherò di renderla più partecipe alle lezioni, mentre tu poi starle un po' più vicino. Forse ne ha bisogno. » Se Giulietta lo sentisse in questo momento, gli tirerebbe uno schiaffo: farebbe di tutto per allontanarmi un po' dalla sua vita, anche se so che mi vuole bene, più di quanto io voglia a lei. La notizia, però, mi fa sentire un peso sullo stomaco: non voglio vedere il mio uomo soffrire per un possibile allontanamento di Giulietta: non ci può essere un altro motivo, se è giù di morale, è perché gli manca la villa, i genitori. Ciò che non capisco è come mi sia sfuggito questo isolamento della bambina: a casa si comporta normalmente, sembra non essere cambiata dal primo giorno in cui siamo giunti in Australia.
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