Capitolo 8

1438 Words
Lascio il parcheggio dell'ospedale, per poi avviarmi al centro commerciale insieme a John. È da tanto che non faccio compere e poi, se torno a casa, mi deprimo per l'assenza di Alex.  «Non può esserti andata meglio di me! Ho estratto una busta di m*******a dall'intestino di una ragazzina! »-dico convinta.  «Ho estratto una matita dal pene di un uomo! »-ribatte, mentre io spalanco gli occhi.  «Fantastico! »-mi lamento. Perché a me non succedono operazioni così straordinarie?  «Già, ma poi ha saputo che sono gay, quindi è andato via con... »-inizia, ma lo interrompo.  «Non mi interessano i dettagli. »-mi affretto a dire con un'espressione schifata. Quando ti capitano casi estremi è bello averci a che fare, ma poi ti rimangono impresse certe immagini.  «Già. Che hai intenzione di comprare? »  «Non lo so, mi mancano tante cose, e anche ad Alex. Fosse per lui indosserebbe tutti i giorni la stessa maglia, quindi vedo di trovargli qualcosa che gli possa piacere. »-gli spiego, quindi annuisce, per poi scendere dalla macchina. Per fortuna vicino all'ospedale ci sta tutto, dai supermercati ai negozi per vestiti, almeno non devo andare lontano per comprare un paio di mutande. Non appena entriamo, un odore si patatine fritte mi invade le narici:  «John, possiamo al ristorante prima, ti prego! »- lo supplico, mentre già mi dirigo verso quelle schifezze deliziose.  «Ma se abbiamo appena mangiato. »-alza gli occhi al cielo, ma mi segue lo stesso.  «Capisco che tu voglia ritornare il più presto possibile dal tuo Andrew, ma è da tanto che non passiamo del tempo insieme. »-gli ricordo. Mi guarda con tenerezza, per poi annuire e scompigliarmi i capelli:  «Hai ragione, principessa. » Mi lascio coccolare, ma mi allontano quando la mia attenzione viene catturata da qualcos'altro: una fantastica pizza ai cinque formaggi. Non se ne vedono tante qui in Australia, anzi, nemmeno in America, quindi chiedo al cassiere di portarci tutto in tavola. Infatti decido di prendere posto davanti al bancone, per poi essere seguita dal mio amico, che mi riprende: «Ultimamente mangi come un bue. »-alza gli occhi al cielo, ma mi limito a fargli la linguaccia e aspettare il mio quarto spuntino per oggi.  «Come va con Andrew? »-gli chiedo per cambiare conversazione:  «È il solito bipolare. »-alza le spalle, per poi continuare- « Ha detto che vuole iniziare a fare pugilato insieme ad Alex. Si crede Rocky Balboa ultimamente. » Rido alle sue parole.  «Almeno avrai un ragazzo muscoloso, no? » Si lamenta sempre del corpo asciutto di Andrew, quindi non capisco il suo problema. Alex fa pugilato raramente, senza nemmeno avvisarmi, ma lo capisco dal fatto che torna a casa sudato e con le gambe puzzolenti.  «Sì, ma odio la violenza. »-annuisco alle sue parole, ricordandomi della fobia di John.  «Ci vieni al compleanno del primario stasera? » Annuisco di nuovo. Voglio mantenere buoni rapporti con i miei colleghi, soprattutto con il primario del settore di Chirurgia generale.  «Mi hai ricordato di comprare un vestito. »  «Ha detto che sarà una festa elegante. »-mi suggerisce in modo implicito di evitare vestiti sportivi.  «Già, sarà una di quelle tra ricconi prepotenti. »-sbuffo.  «A me piacciono quel tipo di feste, mi fanno dimenticare di vivere in un piccolo appartamento schifoso vicino a una puzzolente macelleria. »-questa volta è lui a lamentarsi. Addento la mia fetta gigantesca in silenzio, mentre ripenso ad Alex spontaneamente. Stamattina mi sono sentita in colpa di non essere riuscita a parlargli di Giulietta ieri, anche perché nemmeno io ho avuto il coraggio di parlarle, lasciandola andare a scuola dopo uno scambio di battute imbarazzanti. Dopo essermi accontenta, mi alzo dal tavolo e prendo per mano John, trascinandolo in uno dei negozi più vicini all'interno della struttura. La prima cosa che mi viene in mente di comprare è l'intimo, ma non appena raggiungo gli scaffali la mia attenzione viene catturata da un paio di lingerie neri. Li continuo a guardare di sottecchi, facendo finta di controllare per un reggiseno della mia stessa taglia. Mordo il labbro inferiore e approfitto del fatto che John si è allontanato, per gettarli all'interno di una busta scura: non avrò mai il coraggio di metterlo davanti ad Alex, ma qualcosa mi spinge a comprare il completo lo stesso. Passo velocemente tra gli abiti appesi, raggiungendo i vestiti. Non odio gli abiti corti, solo che penso mi stiano male, quindi finisco spesso per decidere di indossare abiti lunghi. A quanto pare John se lo aspettava, infatti mi anticipa bloccandomi la strada e con un vestito nero in mano, di cui a prima vista non noto la lunghezza.  «Che fai? »-corrugo le sopracciglia.  «Oggi ti dico io cosa comprare, Clara. »-mi guarda con un'espressione minacciosa, per poi porgere in avanti l'abito.  «Non è volgare, vero? »-cerco di trovare conferma in lui.  «No che non lo è, ma so già che penserai sia troppo appariscente. Vai a cambiarti, intanto. »-mi consiglia, quindi seguo le sue istruzioni: il camerino è assai scomodo e ci metto un po' di tempo prima di uscire e guardarmi allo specchio. Dallo sguardo di John capisco che lui ammira questo vestito, ma non appena rivolgo gli occhi sul mio riflesso rimango assai perplessa. L'orlo del vestito raggiunge sì e no metà coscia, facendomi sentire improvvisamente nuda: almeno mi sono depilata ieri mattina, altrimenti John mi avrebbe presa a cannonate in questo momento. Faccio una smorfia di disapprovazione, cercando di convincermi.  «Non sembro una prostituta, vero? »  «No, Clara, è solo che sei abituata ad andare in giro in maglie di lana e calze lunghe fino al ginocchio stile Pippi, quindi non sai cosa significhi essere sexy. »-metto il muso in seguito alle sue parole.  «Esagerato! »  «No, anzi, ora capisco perché Alex ti stia allontanando. » Le sue parole mi colpiscono davvero. Fisso la mia immagine vergognata allo specchio e mi basta per capire che forse quella esagerata sono io: Alex ha lasciato la sua famiglia in America, i suoi amici, solo per seguirmi e starmi vicino. Non dovrei trascurarmi, almeno per fargli capire che voglio essere bella per lui, che lo amo così tanto da volerlo sedurre. Infondo ha scelto me al posto di tutte le pretendenti che volevano passare la vita con lui... chi non lo vorrebbe come fidanzato? All'improvviso mi sento in colpa, ma allo stesso tempo arrabbiata con me stessa: ho quasi trent'anni ed è la prima volta che metto addosso un abito elegante, aderente al mio corpo, in modo tale da metterne in evidenza le forme. Non che quest'ultime mi piacciano, anzi, ho guadagnato un bel po' di chili, ma mi sento una... donna. E l'idea di farmi vedere dal mio uomo in questo abito mi fa impazzire dalla voglia di vedere la sua espressione. Mordo l'interno di una guancia per non affondare i denti nel labbro inferiore davanti al mio amico bastardo, che rompe il silenzio:  «Lo so che ti piace. Vai a pagarlo prima di cambiare idea. »-annuisco lentamente, per poi ritornare in camerino.  «Ti trovo un paio di tacchi! »-urla dall'altro lato, molto probabilmente guadagnandosi qualche occhiataccia dalla commessa, che da un po' di tempo continua a guardarci di sottecchi. Sarà una lunga serata, anche perché devo convincere Alex ad accompagnarmi, ma la vedo già come un'impresa impossibile, dato che, su sette feste di lavoro, Alex mi ha accompagnata in una sola, e solamente perché lo avevo ingannato, dicendogli che saremmo andati a cenare a casa di Andrew e John. Raggiungo quest'ultimo con il vestito all'interno della busta dell'intimo, per poi raggiungere la zona degli uomini. I miei occhi assumono una forma a cuore non appena noto le felpe in ordine: amo le felpe che è solito mettersi Alex, anche perché poi finisce che me le metto sempre io come pigiama. E lui non si lamenta, anzi, una volta gli è sfuggito che gli faccio tenerezza con i suoi vestiti addosso, ma si arrabbia assai quando mi lavo con il suo shampoo. Quello non si tocca: 'Non voglio che tu abbia il mio profumo addosso.'- dice ogni volta che gli chiedo il motivo, ma solo per sentirglielo dire più spesso. Afferro due felpe grigie e una rossa, per poi dirigermi alla cassa, seguito dal mio amico, che tiene solo un paio di occhiali da sole in mano.  «Sei venuto per un paio di occhiali? »-cerco di distrarlo per non fargli notare il lingerie.  «Sono venuto solo per fare due chiacchiere. E poi gli occhiali sono per il mio pugile. »-rido alle sue parole, per poi tirargli uno schiaffo leggero sul braccio. Ma si schiarisce la voce:  «Non credere che non l'abbia visto. »- alza un angolo della bocca, mentre io arrossisco, maledicendolo mentalmente.
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