Capitolo 7

1397 Words
Mi perdo nei pensieri, mentre respiro la fresca aria australiana. Forse ho sbagliato a incitare Giulietta a venire con noi, ma pensavo le sarebbe piaciuto cambiare aria, lei diceva di voler andarsene dal Bronx. E poi ho pensato ad Alex, dopo aver scoperto che Giulietta è sua figlia mi sarei sentita in colpa allontanarlo da sua figlia, anche perché io sono stata la causa del trasferimento. Ad Alex piace vivere a Sydney, ma solo perché sua figlia gli sta affianco: devo parlare con Giulietta, è l'unica soluzione che ho per capirla. Ma se lei decidesse di ritornare in America, succederebbero un sacco di casini. Se lei decidesse di ritornare in America, perderei Alex... Al solo pensiero smetto di respirare e sento un peso nello stomaco: mi dimentico della presenza di Louis al mio fianco, fino a quando non poggia di nuovo una mano sul mio braccio, accarezzandolo. Alzo gli occhi per incontrare i suoi: sembra preoccupato, per cui lo ringrazio mentalmente. «Non dovevi essere a casa in questo momento? »-sobbalzo alla voce fredda di Alex alle spalle. Mi giro, per poi assumere un'espressione allarmata. E se avesse sentito qualcosa? Lo vedo contrarre la mascella mentre guarda la mano di Louis sulla mia spalla, e capisco che la sua reazione è dovuta a tutt'altro. Alzo gli occhi al cielo e sbuffo: mi alzo in piedi con l'intenzione di trascinarlo via di lì, prima che possa combinare qualcosa, ma prima di farlo faccio un cenno con la testa a Louis. «Grazie di tutto! »-gli rivolgo un occhiolino. Prendo per il braccio il mio ragazzo e provo ad allontanarlo, ma non si muove prima di aver lanciato una lunga occhiata minacciosa a Louis. «Andiamo, dai! »-provo a richiamare la sua attenzione, ma tutto quello che fa è entrare dentro al bar. Già! Mi ero pure dimenticata di pagare il caffè! Lo seguo, ammirando come sempre le sue spalle large contrarsi, anche se cerco di non far caso al suo broncio. Ordina un pacchetto di sigarette e capisco la ragione per cui ha deciso di venire qua dentro: pago ciò che io stessa avevo ordinato, ringraziando il cameriere a differenza di Alex. Quest ultimo, infatti, accende subito una sigaretta. «Non si può fumare qua dentro. »-gli dico, mentre mi avvicino al suo viso, ma in risposta prende posto su una sedia e soffia quel fumo fastidio sul mio viso. Rischio di soffocare, quindi inizio a tossire e maledirlo mentalmente, ma tutto quello che posso fare è sopportare. Sopportare perché quando Alex si arrabbia è meglio non reagire: è indomabile questo ragazzo. «Faresti meglio a non parlare. »-si limita, rivolgendomi un'occhiataccia. «Non esagerare, ho solo preso un caffè con un amico. »-cerco di giustificarmi invano, tanto so che non riuscirò a convincerlo. Ho solo quattro amici maschi, in tutto, accettati da Alex, ma solo perché tre su quattro sono sposati e il quarto è gay. Mi guarda intensamente senza spostare gli occhi per un po', non riuscendo a trattenere lo sguardo però, abbasso la testa. Non appena lo faccio posa la sigaretta ancora accesa sul bancone, per poi incamminarsi verso l'uscita. Quando anch'io raggiungo l'esterno, noto che Louis se n'è già andato. Chissà cosa starà pensando dopo la sceneggiata di Alex... Raggiungo la mia macchina e seguo quella di quest'ultimo, ma poi lo perdo di vista per quanto accelera. Non so se preoccuparmi per l'atteggiamento di Alex nei confronti di Louis, in questo momento, o per lo strano comportamento di Giulietta: una cosa è certa, Alex non lo verrà a sapere da me. Sarà sua figlia a dirglielo e non penso ci vorrà molto, a giudicare da quanto mi ha confessato Louis. Forse sto esagerando, forse questo non è il vero motivo per cui Giulietta si comporta in modo strano. Con questi pensieri che mi passano per la testa e mi confondono sempre di più, raggiungo il portone d'ingresso, pronta a subire una lungo rimprovero da parte di Alex. Sbatto la porta alle spalle, chiudendo gli occhi e aspettando le sue parole, ma in salone regna il silenzio, rotto dalle deglutizioni di Alex che sorseggia la sua birra. Mordo il labbro inferiore, non voglio che si chiuda in se stesso, preferirei che mi urlasse contro e che mi intimorisca con i suoi occhi mozzafiato, ma non lo fa... Mordo ancora più forte il mio labbro, ricordando di Giulietta. Solo l'idea di non vederlo più seduto su quel divano, anche se arrabbiato con me, mi fa venire la nausea. Lo raggiungo lentamente, ma mentre mi avvicino si sdraia a pancia in giù. Lo fa quando è proprio stanco e non vuole essere disturbato, ma io lo faccio lo stesso. Mi sdraio su di lui a pancia in giù, abbracciandolo da dietro. «Vuoi capire che amo solo te? »- confesso e posso giurare di aver visto un sorriso formarsi sulle sue labbra. «Chi era quello? »-chiede e sentire la sua voce mi rilassa assai, ma prima di rispondere lascio un bacio sul retro del suo collo. «È un insegnante di Giulietta. »-rispondo tranquilla. «Perché ti aveva messo le mani addosso? »-continua contro il cuscino. Mi irrigidisco, mentre lui si rigira sotto di me, facendo attenzione a non farmi cadere. «Gli ho chiesto di darmi informazioni su come si comporta Giulietta in classe e ha detto che non ha tutti dieci, quindi ci sono rimasta assai male. »- mento. Gli mento spudoratamente, guardandolo negli occhi... «Quindi è di queste parti? »-assume un'espressione pensierosa e concentrata. «Vuoi anche il codice fiscale? »-chiedo ironica, ma lui annuisce serio, quindi rispondo: «La prossima volta glielo chiedo. » «Non ci sarà una prossima volta. »-contrae di nuovo la mascella, quindi mi viene un'improvvisa voglia di accarezzare il suo mento ruvido. Lo guardo intensamente. «Sei sexy quando diventi geloso. »-ammetto, ma aggrotta le sopracciglia: «Non sono geloso. »-si affretta a dire. «Ah si? »-alzo un sopracciglio. «Sì. So che non guarderai mai nessuno come me. »-alza un angolo della bocca, quindi poggio il naso sul suo. «Già. »-ammetto di nuovo, per poi poggiare le labbra sulle sue, in un dolce bacio a stampo: «Non dovevi essere a lavoro in questo momento? »-chiedo, ricordandomi effettivamente che oggi doveva lavorare fino a pranzo. «Volevo fare altro. »-dice, per poi chiedere l'accesso alla mia bocca, quindi socchiudo le labbra, assaporando la sua lingua. Fumo e birra invadono la mia bocca, dandomi una sensazione paradisiaca, ma poi le sue labbra si spostano, lasciando piccoli baci sul mio collo. «A fare cosa? »-sussurro. Amo quando parla in modo sensuale, quindi lo provoco soffiando sui suoi capelli. «Andare al bar. »-alzo gli occhi al cielo. «Stronzo. »-lo ammonisco, mentre lui ride di gusto, facendomi sentire la risata che non sentivo da un po' di tempo. «Dobbiamo fare una statua a Christine. »-affermo. «Va bene. »-mi dà la conferma che ormai è completamente perso quindi decido di non disturbarlo. Alza un ginocchio tra le mie gambe, facendomi gemere senza volerlo, ma non appena si fionda di nuovo sulla mia bocca, il mio cellulare squilla, facendo sbuffare entrambi. «Quante volte volte ti ho detto di spegnere quel cazzo di telefono?! » «Può essere l'ospedale. »-mi giustifico. «Spegnilo almeno quando siamo scopando! »-si lamenta, quindi gli tiro uno schiaffo sul braccio: «Oh, scusa, volevo dire 'quando facciamo l'amore'. » «Tiara! »-rispondo allegra. È da un bel po' di tempo che non sento la sua voce, quindi decido di mettere il vivavoce per farla sentire anche da Alex, ma quest'ultimo sbuffa, riprendendo la sua birra. «Ehi, stronza, aspettavo la tua chiamata. »-posso immaginarla incrociare le braccia in questo momento. Prima di rispondere mi sento prendere per i fianchi e trascinare indietro, per poi ritrovarmi seduta sulle gambe di Alex. Mi fa l'occhiolino, mentre io alzo gli occhi al cielo. «Ehm... questa settimana è stata assai pesante credimi. » «Oh, scusami, stai lavorando in questo momento? » «Si, lasciaci in pace! »-Alex alza la voce, quindi gli tiro un pugno più forte sul petto e nel farlo si genera un tonfo. Mi sento subito in colpa quindi gli accarezzo il petto, mimando un 'scusa' con le labbra. «Ah. Ora capisco perché questa settimana è stata pesante. »-la sento sbuffare attraverso il telefono. «No, veramente ho avuto più turni di fila. Non oggi per fortuna. »-le assicuro. «Mm... Che fa mio fratello? » «La verità? Sta aspettando che tu chiuda la chiamata. »-rispondo sincera, per poi scoppiare a ridere insieme ad Alex.
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