Venti

1025 Words
Continuo ad allisciarmi sulle gambe la gonna a pieghe color pesca che ho indossato per questo stupido evento, accertandomi che non salga troppo sui fianchi e che regga una lunghezza decente anche da seduta. Io e Clarissa siamo arrivate da poco al ristorante dove avverrà la strage, mentre Damiano e il suo amico dovrebbero arrivare a breve. Sono piuttosto agitata, questa situazione non è delle migliori e credo che il moro mi abbia messo in una posizione scomoda. Nonostante ciò la mia intenzione è di conversare davvero con il suo amico così che capisca che non può aspettarsi di avermi sempre sotto controllo. «Eccoli» Pronuncia la mia amica, rilassando la postura e salutando con la mano i due ragazzi che stanno entrando nel locale in modo da attirare la loro attenzione. Senza neanche accorgermene guardo solo Damiano finché non arrivano al tavolo, osservando il dolcevita che gli fascia il collo e i capelli tirati all'indietro con del gel conferendogli un aspetto più elegante del solito. Poi degno il suo amico della mia attenzione, notando che non è niente male. È muscoloso, con i capelli castani tagliati corti e occhi verdi e piccoli al centro di un viso dai lineamenti delicati. «Ciao principesse, lui è Lorenzo» Lo presenta, con fare rilassato, anche se non mi sfugge l'occhiata di troppo che mi rivolge mentre il ragazzo mi stringe la mano sorridendo. Ricambio il sorriso pronunciando il mio nome, e subito dopo lui si accomoda di fronte a me, accanto a Clarissa, mentre Damiano si siede al mio fianco davanti alla sua ragazza. Comincio a scambiare qualche frase di convenienza con questo Lorenzo, trovandolo molto socievole e cercando di ignorare lo sguardo di Damiano sulle mie gambe nude. «Quindi per quanto rimarrai a Roma?» «Sicuramente per i tre anni d'accademia, poi si vedrà» Rispondo, alzando le spalle, per poi tornare a guardare il mio menù cercando di capire cosa ordinare. Nel frattempo Clarissa e il moro si stringono le mani poggiate all'estremità del tavolo, e io sono costretta a distogliere subito lo sguardo stupendomi io stessa del fastidio che mi procura una scena normale che sono così abituata a vedere. Istintivamente allora, come se dovessi fare una ripicca, mi sporgo un po' di più verso Lorenzo assicurandomi di essere vista da Damiano, per chiedergli cosa voglia ordinare. Sbatto le palpebre lentamente e noto il suo sguardo cadere un paio di volte sulla mia scollatura, anche se appena accennata, mentre mi risponde piacevolmente sorpreso dal mio passo in avanti nei suoi confronti. Perché essere fredda, d'altronde? Non ho mica qualcosa da perdere! Dopo aver detto alla cameriera cosa vogliamo mangiare riprendiamo le nostre conversazioni tranquillamente, e io mi assicuro di non guardare mai Damiano così che capisca che non ha neanche un briciolo della mia attenzione, chiacchierando con Lorenzo e flirtando più di quanto sia necessario fare. «Hai proprio dei begli occhi» Si complimenta poi, e io ringrazio civettuola nonostante mi sembri poco sincero considerando che per tutto il tempo ha guardato ovunque tranne che nei miei occhi. Non ci vuole molto perché il ragazzo davanti a me cominci ad annoiarmi, facendo cadere la conversazione nei soliti cliché banali privi di alcuno spessore. Nonostante ciò mi impegno il più possibile per non farlo notare, sia perché non voglio dare a Damiano questa soddisfazione sia perché non voglio mettere Lorenzo in imbarazzo. Mi fa un altro paio di complimenti e vedo evidentemente la mandibola del moro contrarsi, mentre origlia la nostra conversazione rispondendo nel frattempo a monosillabi a Clarissa. Poi i nostri piatti arrivano, e nella confusione generale della distribuzione per poco non faccio cadere il mio arrosto a terra, quando sento la mano calda del ragazzo al mio fianco poggiarsi sulla mia coscia. Mi irrigidisco immediatamente, pietrificata, e sgrano gli occhi dovendo mordermi la lingua per non aver nessuna reazione al calore che mi si espande istantaneamente per tutto il corpo. Mi volto lentamente verso Damiano guardandolo sconvolta, alternando il mio sguardo tra la sua mano grande poggiata sulla mia gamba e il suo volto contratto in un'espressione furba mentre chiacchiera con la sua ragazza facendo finta di niente. Boccheggio per qualche istante cercando di recuperare l'ossigeno che non ho respirato negli ultimi secondi, sperando che mi arrivi sangue al cervello e che riesca in qualche modo a reagire. Il mio corpo sembra essere punto da un mare di spilli e realizzo che è la prima volta che ile nostre pelli si toccano. Deglutisco con lentezza ignorando le sensazioni intense che mi stanno esplodendo dentro, e difficoltosamente faccio scendere la mia mano fino alla sua cercando di toglierla dalla mia gamba. In tutta risposta lui stringe di più la presa, salendo appena per la gamba nuda arrivando a sfiorare l'orlo della mia gonna leggera. Lo fulmino con lo sguardo approfittando dei due davanti a noi che chiacchierano commentando le loro pietanze, e lo vedo ridere sotto i baffi mentre mi guarda di sbieco. «Non ti conviene provocarmi ancora, Elì, fidate non sai dove posso arrivare» Si raccomanda, sottovoce, avvicinandosi a me per prendere l'acqua davanti al mio piatto. Resto più a distanza possibile, respirando a malapena finché finalmente non interrompe quel contatto, facendomi sospirare di sollievo e di frustrazione allo stesso tempo. Con che coraggio continua a dire che in tutto ciò non c'è niente di strano? Per il resto della cena non riesco più a parlare con Lorenzo e comincio a rispondergli a monosillabi, ancora scossa da quel contatto inaspettato e piena di altri dubbi che adesso oltre che sul piano dell'attrazione mentale si riflettono su quello fisico. Stasera c'è l'esibizione dei ragazzi al Mopp's, rimandata a quasi una settimana dopo per maltempo, e non credo che riuscirò a reggere la presenza di questo ragazzo per altre ore intere. Faccio a Clarissa il nostro segnale segreto per le emergenze, toccandomi più volte il naso, così con una scusa ce ne andiamo in bagno allontanandoci dai due. «Ti prego dimmi che non c'è anche dopo» «Non sta andando molto bene, vero?» Domanda, facendo il labbruccio dispiaciuta, e io faccio segno di no con la testa. «D'accordo, ora parlo con Damiano e troviamo un modo per mandarlo via dopo cena»
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