Clarissa sta facendo avanti e indietro per la stanza da almeno dieci minuti, la sua ansia mi sta facendo agitare e non so più in che modo dirle di stare tranquilla.
Insomma, perché prende così sul serio il conoscere gli amici del ragazzo che sta frequentando?
Non capisco. Se sono dei coglioni vuol dire che lo è anche lui, se sono brave persone potrebbe esserlo anche lui.
Invece lei avrà fatto dieci chilometri a furia di camminare avanti e indietro, blaterando quanto sia terrorizzata di non piacergli.
«Dovresti preoccuparti che loro piacciano a te, piuttosto.»
Il mio modo d'essere è contrastante e l'ho sempre pensato anch'io. Sono profondamente disinteressata a ciò che gli altri pensano di me, non provo mai a fare buona impressione ma anzi mi preoccupo che siano gli altri a farla a me. Allo stesso tempo il giudizio sociale mi fa sentire appesantita, esco dagli schemi ma non quanto vorrei perché non sopporto l'essere etichettata.
«Dai Eli ragiona con una testa normale! Se non gli piaccio è finita, cominceranno a parlargli male di me finché lui non si deciderà a lasciarmi!»
«Continuo a non capire perché pensi di essere tu a perderci, se uno ti lascia solo perché non piaci ai suoi amici»
Continuando ad ignorare ogni cosa che le dica Clarissa va avanti a tormentarsi per l'ora successiva, per poi decidersi a cominciare la preparazione.
L'incontro sarà in un bar tranquillo di Roma dove Damiano passerà la serata con qualche amico, e la bionda ovviamente mi ha costretto ad accompagnarla perché è terrorizzata da questo evento.
Alla fine dopo un'ora e mezza abbondante passata più a lamentarsi che a fare altro Clarissa è pronta, e io con lei.
Ho messo un normale jeans e una canottiera nera a spallina sottile, mentre la bionda ha indossato una gonna nera aderente e una maglietta bianca.
Decidiamo di raggiungere il posto a piedi visto che è molto vicino al nostro dormitorio, e quando arriviamo sono le dieci passate.
Scorgiamo Damiano insieme a un gruppo di ragazzi in piedi al centro del locale, in attesa che gli venga indicato un tavolo libero.
Quando ci vede il moro si sbraccia per dirci di raggiungerlo, e immediatamente sento anch'io l'imbarazzo della ragazza al mio fianco. Come in tutti i nuovi incontri mi sento immediatamente a disagio, soprattutto quando una ragazza dai capelli chiari e le calze a rete allunga la mano nella mia direzione in modo deciso.
«Ciao io so' Victoria. Sei tu la pischella di Damiano?»
Il suo tono di voce è piuttosto alto nonostante il timbro rauco, e sfoggia un sorriso imperfetto che rende il suo viso ancora più particolare e degno di attenzione.
«Oh, no, faccio solo da accompagnatrice. Sono Elisa, comunque»
Mi presento, ricambiando la sua stretta e sfoggiando un sorriso forzato.
Poi Clarissa si presenta a sua volta e io mi sento fuori luogo; non centro molto in questa situazione e non c'è nessun motivo per cui dovrei essere qui stasera.
Conosco un altro ragazzo, Ethan, piuttosto taciturno e con dei capelli color pece che gli arrivano a metà schiena. Poi saluto Thomas, che col suo solito sorriso impacciato mi fa subito sentire un po' più tranquilla.
«Ciao Eli»
«Ciao Damiano»
Saluto il ragazzo che con una confidenza che non sono stata io a concedergli mi pizzica una guancia, come se fossimo amici di una vita.
Mi fa piacere però, almeno gli altri penseranno che non sono qui completamente a caso ma che un minimo conosco almeno due di loro.
La serata procede tranquilla, almeno dal mio punto di vista.
Sono seduta tra la suddetta Victoria e Clarissa, ma non parlo quasi mai né con una né con l'altra, intrattenendo più che altro una conversazione con Thomas che sta di fronte a me.
Ogni tanto lancio delle occhiate alla mia amica per vedere come sta, e ad un certo punto della serata mi rendo conto che si e incupita e che ha stampato sul viso un sorriso forzato.
Incrocio il suo sguardo e sillabo un "tutto bene?" Sperando che lei mi legga il labiale e che Damiano al suo fianco si faccia i fatti suoi.
Lei fa il suo solito gesto oscillando la mano per indicarmi che va "così così", con un'espressione che però fa intendere che sta andando proprio male.
Eppure è strano perché fino a una decina di minuti fa l'ho vista chiacchierare animatamente con tutti i ragazzi, e Damiano ha ancora un braccio attorno alle sue spalle quindi non penso che il problema sia con lui.
Le faccio cenno di andare un attimo fuori per capire cosa stia succedendo, e lei acconsente seguendomi dopo aver detto qualcosa nell'orecchio a Damiano, che poi mi guarda incuriosito.
«Allora? Che succede?»
Domando, aggrottando le sopracciglia, mentre la ragazza di fronte a me sta visibilmente per scoppiare a piangere.
«Victoria mi ha detto che non le piaccio»
«Cosa? Ma quando? Cosa ti ha detto di preciso?»
Non so perché ma sento le punte delle dita pizzicare e sono d'un tratto nervosa come se avessero insultato me, il vedere la mia amica così fragile e triste mi fa venire voglia di andare a strappare tutti i capelli a quella ragazza.
«Mi ha detto che non sembro il tipo di Damiano»
Immediatamente mi rilasso, scusandomi mentalmente con Victoria per aver elaborato pensieri aggressivi senza considerare l'essere iper drammatica di Clarissa.
Le poggio una mano sulla spalla cercando di essere rassicurante, rivolgendole un sorriso nella speranza di rasserenarla.
«Non ha detto che non le piaci, ha solo fatto un'osservazione, ma potrebbe anche voler dire che secondo lei sei mille volte meglio delle ragazze che di solito piacciono a Damiano!»
La bionda sembra subito tranquillizzarsi, e quando mi mostra un sorriso leggermente più sincero mi alleggerisce del peso che sentivo sul petto nel sentirla stare così male.
Sembra una bambina, con quegli occhioni azzurri che cercano costante rassicurazione, nascosta dietro l'aura di eccentricità e spavalderia che la caratterizza.
«Prova a parlare un po' da sola con lei, falle capire quanto vali e vedrai che ti adorerà!»
La bionda mi guarda un po' più convinta di prima, decidendosi a voler avere una conversazione con quella ragazza il cui giudizio la spaventa tanto.
È così decisa che, quando Damiano arriva davanti a noi con una sigaretta tra le labbra ancora da accendere, gli stampa solo un veloce bacio sulle labbra prima di sparire saltellante tra la folla e tornare dentro.
«Ho interrotto qualcosa?»
Domanda, quasi divertito, sfoggiando i suoi denti bianchissimi che deformano il suo viso senz'espressione in un sorriso incantevole.
Sbuffo, poggiando la schiena sul muro. Suppongo che dovrò aspettare che lui finisca di fumare, perché la mia stramaledetta educazione mi impedisce di abbandonarlo qui fuori.