Dieci

1044 Words
Apro gli occhi mezz'ora buona prima del suono della sveglia, troppo emozionata per chiudere gli occhi un secondo di più. Oggi iniziano i corsi, il vero e unico motivo per cui sono qui, e io non potrei essere più felice. Disegno, pittura, scultura; e ancora scenografia, ristrutturazione, storia dell'arte. Mi alzo dal letto in un secondo, mai stata così energica di prima mattina, e mi butto sotto l'acqua gelata della doccia per essere il più sveglia possibile. Mentre mi sto vestendo con una camicetta bianca e dei pantaloni grigi a palazzo, lancio per la prima volta un'occhiata al letto di Clarissa, sorprendendomi nel trovarlo vuoto. Se non sbaglio anche lei comincia oggi, e per quel poco che la conosco sono sicura che non sia uscita in anticipo. Prego nella mia testa che non faccia nessuna cazzata e che il suo ragazzo non la convinca a saltare le lezioni di oggi, perché se ha dormito fuori e non me l'ha detto subito sicuramente è stata da lui stanotte. Decido di non lasciarmi rovinare la giornata da quella stupida preoccupazione, quindi infilo le sneakers e raccolgo in una cosa alta gli indomabili ricci che mi fanno tribolare. In meno di mezz'ora dal mio risveglio sono già volata fuori dal dormitorio per raggiungere l'accademia poco distante. Mi fermo davanti ad essa con aria sognante, sentendo il cuore battere così forte da farmi temere che mi buchi il petto. Questo è il mio inizio. Sto per farmi coraggio e attraversare la cancellata quando una moto che fa un rumore incredibile attira la mia attenzione. In tutto il suo splendore, Clarissa si toglie il casco sfoggiando la sua folta chioma bionda, scendendo dal retro del mezzo di Damiano che, dopo aver imitato il gesto della ragazza, scuote la testa per aggiustarsi i capelli. Sono davvero iconici, uno più bello dell'altro mentre con il fare eccentrico che li caratterizza attirano gli sguardi di ogni singolo passante. Dopo aver dato una decina di baci a stampo al ragazzo con lei, Clarissa corre verso di me con un sorriso smagliante stampato in faccia, mentre lui mi saluta con la mano prima di mettere in moto e andarsene. «Non puoi capire!» Urla, prendendomi a braccetto e trascinandomi nel frattempo all'interno dell'Accademia con velocità, rovinando il clima stracolmo di emozione che avevo creato. «Che succede?» Domando, davvero poco incuriosita con la sola volontà di essere lasciata in pace e di poter fare un giorno immersa nell'arte senza dover parlare di ragazzi. «L'abbiamo fatto» «Cosa?» «Sesso, abbiamo fatto sesso» Non sono per niente stupita, eppure le concedo un'espressione sconvolta giusto per farla sentire compresa. «E com'è stato?» «Non ne hai idea, Eli. È un dio del sesso, ora non potrò mai più farne a meno» Storco le labbra, non volendo sapere i particolari intimi della loro coppia, e al mio gesto la bionda ride per poi capire che è meglio chiudere qua l'argomento. Non sono contraria all'andare a letto con persone con cui si sta da poco, non sono neanche contro ai rapporti occasionali. L'unica cosa che mi turba è che sicuramente questa esperienza avrà legato Clarissa ancora di più a Damiano, quindi spero che le mie sensazioni siano giuste e che lui sia bravo a non farle del male. La giornata passa velocissima, seguo tre lezioni da un'ora e mezza intervallate da lunghe pause in cui disegno, giro per l'accademia e pranzo ritrovandomi alla mensa con Clarissa. L'unica cosa che interrompe sistematicamente la mia spensieratezza e felicità da primo giorno sono le continue chiamata di mia mamma. Le ignoro tutte, per poi richiamarla una volta finite le lezioni. La mia amica ne avrà ancora per almeno un'ora, e visto che dobbiamo tornare a casa insieme sfrutterò questo tempo per provare a rimettere a posto le cose. Mi siedo su una panchina poco distante dall'uscita e compongo il numero sulla tastiera, sentendo il cuore palpitarmi nel petto. «Elisa! Come cavolo ti viene in mente di sparire in questo modo?» «Hai qualcosa da dirmi, mamma?» «Ho mandato papà via di casa, così puoi tornare quando vuoi...però lui è andato a stare in un hotel qui vicino, spera tanto di poterti almeno parlare, sai?» Sbuffo sonoramente, non posso credere che tutto questo stia succedendo davvero. Per anni quell'uomo è stato un po' il nemico comune di me e mia madre, e vederla cambiare rotta così all'improvviso è destabilizzante. «Posso sapere perché fai questo per lui?» «Lo faccio per te, amore, perché so che infondo ne hai bisogno» Abbasso la voce non appena vedo da lontano Damiano avvicinarsi, stavolta in auto, ai cancelli della scuola, pregando che non mi veda. Eppure ero sicura che Clarissa mi avesse chiesto di tornare insieme. «Cosa otterrei? Secondo te è davvero possibile che potrei riuscire a vederlo come un padre? Te lo dico io, no, perché lui per me è ancora meno di uno sconosciuto.» Dire quelle parole mi fa un male pazzesco, perché sono vere. Di mio papà mi rimane poco più di qualche ricordo sbiadito, eppure l'unica cosa che sento vividamente di lui è il dolore e il vuoto che mi ha lasciato. «Senti, Eli, io non ti sto chiedendo di perdonarlo. Ti sto solo supplicando di dargli la possibilità di parlarti, di farlo solo per te stessa» Sospiro profondamente, sento un misto di rabbia, nervosismo e tristezza accrescere fino a farmi quasi soffocare. Riattacco a mia madre dopo averle comunicato che io quel verme non lo voglio vedere, per poi stringere le ginocchia al petto e infossare la testa dietro ad esse cercando di calmare il mio battito impazzito. «Tutto bene?» Salto sul posto, spaventandomi per l'approccio improvviso, per poi calmarmi appena vedo Damiano appostato davanti alla mia panchina che mi osserva preoccupato. Annuisco appena, mantenendo lo sguardo fisso sui miei piedi per tenere sotto controllo la mia emotività alle stelle. Vorrei fare finta che non succeda niente, sfoggiare un'espressione allegra e raccontargli il primo giorno d'accademia. Lo vorrei tanto, ma quando lui si siede al mio fianco e mi guarda negli occhi, volendo sinceramente sapere come sto, io non riesco più a trattenere le lacrime. E per la seconda volta mi odio un po', per lasciarmi andare così con questo ragazzo, ma per assurdo ora sembra la cosa giusta da fare. «Ti va di sentire una storia, Damiano?»
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