Tre

1068 Words
Sbadiglio sonoramente, quando vengo svegliata dal fastidiosissimo rumore di una papera che schiamazza. In camera è ancora tutto buio e mi sta scoppiando la testa dal sonno, quindi sono costretta ad alzarmi a mezzo busto per cercare di capire dove mi trovo. Mi stropiccio gli occhi, impiegando qualche secondo per capire che effettivamente non è un modo normale con cui essere svegliati. Cosa ci fa una papera in camera mia? Struscio la mano a tentoni sul muro fino a trovare l'interruttore, per poi premerlo gemendo io stessa dal dolore quando la luce artificiale penetra sotto le mie palpebre che si richiudono immediatamente. «Ma che cazzo è questo rumore» Ho la voce impastata e non sono sicura di essere riuscita a far uscire le parole in modo comprensibile, ma quando Clarissa al mio fianco borbotta un "è la mia sveglia", capisco che mi ha sentito e vorrei soffocarla con un cuscino. «Sveglia per che cosa?» Non ho neanche le forze di arrabbiarmi, i riccioli spettinati mi ricadino disordinatamente su tutta il viso e non ho la capacità fisica di tenere gli occhi aperti e farli abituare alla luce. La bionda ha la testa infossata sotto il cuscino e non sembra avere intenzione di muoversi, quindi tocca a me strisciare fino al suo comodino praticamente calpestandola, per spegnere finalmente quell'orrendo suono fastidioso. «Devo uscire col tipo non ti ricordi?» La sua voce mi giunge ovattata perché non ha ancora tolto la faccia dal cuscino, e io sono a tanto così dall'indulto dal visto che è impossibile che debba uscire ora che non è neanche mezzogiorno. «Adesso? Ma poi chi cazzo dice "tipo" a Roma?» «Boh, magari si usa» «No, non credo. Quindi devi uscire ora?» «Che ne so mica mi ha detto un orario» Mi basterebbe tanto così di confidenza in più per schiacciarle quel maledetto cuscino sulla faccia e soffocarla, ma mi trattengo e mi limito a stropicciarmi di nuovo gli occhi e sbuffare. Questa davvero si è svegliata all'alba di mezzogiorno per un ragazzo? Mi correggo, per uno appena conosciuto che non sa neanche se/quando verrà? Mi stiracchio faticosamente e cerco di riprendermi un attimo mentre Clarissa va in bagno a sistemarsi. Accendo il cellulare e trovo un paio di messaggi da mia mamma, in cui mi augura una buona giornata e mi chiede come vanno le cose. Le rispondo rapidamente dicendole che i corsi non sono ancora iniziati, e che non vedo l'ora di cominciare lezione di disegno tecnico. Poi mi lego i capelli in una crocchia in cima alla testa, aspettando che la bionda esca dal bagno almeno per potermi lavare i denti e la faccia. Questa però non accenna minimamente a farlo, infatti dopo quasi mezz'ora sento l'acqua della doccia continuare a scorrere e la bionda canticchiare in modo imbarazzante. In quel momento, qualcuno bussa alla porta. In un attimo di panico penso di fingere di non esserci e farmi i fatti miei, poi in un secondo momento penso di entrare in bagno e tirare Clarissa a forza fuori dalla doccia. Infine, nonostante la mia ansia sociale e il sonno che mi sta per far crollare di nuovo sul letto, mi alzo controvoglia e mi avvio verso la porta maledicendo chiunque ci sia dietro. Apro leggermente, il poco che basta per poter scorgere la figura di un ragazzo dietro ad essa. Ha i capelli lunghi fino a quasi metà collo, portati un po' spettinati, gli occhi scuri circondati da matita nera e uno sguardo supponente. «Oh, ciao, devo aver sbagliato stanza» Senza esitare gli richiudo la porta in faccia, contenta che abbia chiarito da solo il fraintendimento, ma questa viene bloccata nuovamente dal ragazzo proprio prima di chiudersi del tutto. «Sì?» Domando, seccata, stringendomi nel mio pigiama da pinguino e cercando di aprire gli occhi che non si sono ancora abituati alla luce. «Conosci una certa Clarissa?» «Sì» «E..sai dove sta?» «Sì..?» Posso vedere con chiarezza uno sguardo confuso affiorare sul volto definito del moro di fronte a me, probabilmente un po' stupito dalle risposte monosillabiche. «Quindi? Me lo dici?» «Sta in doccia» Per qualche istante dopo la mia risposta cala il silenzio, e io capisco che probabilmente si deve trattare del ragazzo con cui la bionda deve uscire. Sono davvero stata abbandonata per un rockettaro? «Puoi aspettarla fuori, le dico di uscire appena finisce» «Va bene, grazie...» Lascia in sospeso la frase, come se stesse aspettando che la completassi, ed essendo io una maga dei rapporti sociali impiego qualche secondo per capire cosa si aspetta che faccia. «Elisa» «Elisa» Ripete, sorridendo gentilmente, e io ricambio il sorriso risultando ancora più falsa della realtà a causa del sonno che mi crea una sorta dì paralisi facciale rendendo difficoltoso ogni movimento. Poi gli rivolgo un impacciato saluto con la mano, rintanandomi di nuovo dentro la stanza e chiudendogli la porta in faccia. Mi butto sul letto, dopo aver estratto il mio blocco di disegno dallo zaino. Devo esercitarmi sui volti, sono la cosa che mi piace di più rappresentare ma non mi riescono ancora bene come vorrei. Inizio uno schizzo a matita ripiegandomi completamente su me stessa per avere la massima concentrazione, e non mi accorgo neanche del tempo che passa, quando Clarissa esce finalmente dal bagno imbellettata e profumata. Do un'occhiata all'orologio e realizzo che deve essere passata almeno una decina di minuti dall'arrivo del moro. Se se n'è andato e l'ha piantata qua in asso potrebbe essere anche un po' colpa mia. «Ti cercano» Le comunico, facendo un cenno con il capo in direzione della porta. Lei mi guarda sconvolta, continuando a cambiare espressione e gesticolando senza parlare per chiedermi conferma su chi sia venuto senza essere sentita. «Cazzo. Da quanto?» «Boh. Un po'.» «Sei un'idiota! Non mi potevi avvisare?» Faccio spallucce, effettivamente avrei potuto ma non ne avevo voglia e non mi è neanche venuto in mente. Lei si fionda alla porta, e io non capisco tutta la sua agitazione. Insomma, se non l'ha aspettata significa che non gli interessava no? Meglio saperlo con anticipo. Quando esce scorgo il moro ancora lì, poggiato al muro opposto del corridoio mentre scrolla le schermate del suo telefono guardandolo distrattamente. Si salutano con due baci sulla guancia e poi se ne vanno, senza che la bionda mi degni neanche di un saluto. Lui invece mi fa un cenno con la testa, a cui io rispondo sbuffando prima di chiudermi di nuovo a chiave nella mi camera.
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