Quattro

1065 Words
Visto che sono stata abbandonata dall'unica conoscente che mi sono fatta a Roma, decido che è il momento di affrontare la mia davvero minima voglia di incontrare altra gente. Se fosse per me eviterei volentieri, ma d'altronde devo pur mangiare. Mi infilo una gonna di jeans e una canottiera nera, per poi lavarmi la faccia e i denti nel bagno finalmente libero. Affidarsi al mio senso dell'orientamento non è una grande idea, e lo realizzo quando uscendo dal dormitorio mi trovo in mezzo a vie che non ho mai visto e non ho idea di dove andare. Cerco su google maps il McDonald, scoprendolo a più di venti minuti di distanza a piedi, ma decido comunque di andarci considerando che l'alternativa è avventurarmi in qualche ristorante sconosciuto che potrebbe costarmi un occhio della testa. Dopo aver sbagliato strada almeno un paio di volte arrivo finalmente alla meta impiegandoci dieci minuti in più del previsto, quindi ho un buco nello stomaco assurdo e ho così fame che forse sarò troppo impegnata a mangiare per concentrarmi sull'imbarazzo del pranzare da sola. Non che io stia male con me stessa, anzi, molto spesso preferisco la solitudine a qualsiasi tipo di compagnia. Però le convenzioni sociali sono una cosa che mi imbarazza da morire, e pensare che la gente mi potrebbe compatire vedendomi al tavolo da sola mi fa sentire a disagio. Ordino praticamente qualsiasi cosa presente nel menù, e mentre aspetto che mi venga dato il tutto vedo Thomas che sta facendo la coda alla cassa. Per un momento sono indecisa se salutarlo o meno, visto che io non mi sono neanche presentata, però lui mi toglie il peso della decisione perché un istante dopo si volta e mi vede, sbracciandosi per salutarmi. Gli sorrido in imbarazzo ricambiando con un gesto della mano, per poi andargli incontro dopo che mi è stato consegnato il vassoio con il mio ordine immenso. «Giusto un languorino eh?» Ride il ragazzo, quando vede la montagna di cibo che ho ordinato. Faccio spallucce, per poi cambiare argomento mentre anche lui ritira il suo pranzo molto più contenuto. «Che fai qui?» «So' stato paccato da tutti i miei amici quindi pranzo da solo. Te?» «Sono stata paccata dalla mia unica amica quindi mangio da sola» Ride appena, per poi sedersi a un tavolo e invitarmi a fare lo stesso. Thomas è un ragazzo davvero gentile, e sicuramente almeno all'apparenza è più affidabile della mia compagna di stanza. «Tra l'altro la mia amica mi ha abbandonata per il tuo amico» Sbuffo, addentando il primo morso del mio panino e sentendo il mio stomaco vuoto saltare di gioia. «Ah se? Ecco che doveva fa de tanto segreto quer coglione!» Mi acciglio. Segreto? Forse era meglio che mi facessi gli affari miei come sempre, e invece sono finita a spifferare i fatti di uno sconosciuto. «Fai finta che non ti abbia detto niente» «Cor cazzo riccia, come ti chiami comunque?» «Elisa, ieri non ho fatto in tempo a dirtelo» Chiacchieriamo amichevolmente per un'altra oretta, poi mi congeda dicendo di avere le prove della band. Figo, una band. Se avessimo un po' di confidenza in più gli chiederei di farmi sentire qualcosa, o di dirmi di più sulla musica che fanno. Invece mi limito ad un "che bello!" Piuttosto imbarazzato, mentre usciamo dal McDonald e veniamo investiti da un caldo infernale. «Dici che Damiano sarà nei pressi de casa vostra?» «Io e Clarissa stiamo in un dormitorio. Comunque, chi è Damiano?» «Sai cosa fa oggi ma non il suo nome?» Faccio spallucce capendo che deve essere il nome del ragazzo con cui è uscita la mia compagna di stanza, e rispondo al biondo cenere che non ho idea di dove siano usciti. «Se è un gentiluomo la riaccompagnerà a casa, no?» Storco le labbra nel sentire quella frase, in realtà non saprei dare una vera definizione di gentiluomo ma sono piuttosto sicura che siano tutte stronzate. O se non altro, non si definiscono in base al riaccompagnare o meno una ragazza a casa. La mia vena polemica pressa per parlare, ma come spesso succede la metto a tacere, anche perché Thomas mi sta simpatico e non ho intenzione di cominciare una protesta contro le convenzioni sociali in questo momento. «Chiamalo no?» Seguendo il mio consiglio il ragazzo compone un numero sul cellulare, e dopo qualche squillo sento bassa dal suo microfono una voce roca che risponde in modo quasi scocciato. Parlano per qualche secondo poi chiudono la chiamata salutandosi in modo buffo, e da quanto sono riuscita a origliare questo Damiano dovrebbe lasciare in camera la mia amica a breve. Thomas decide quindi di accompagnarmi fino al dormitorio e nella mezz'ora scarsa di tragitto che facciamo a piedi mi chiede cosa sia venuta a fare a Roma, per poi farmi sapere che anche lui ama l'arte ma purtroppo non è capace di disegnare. Arriviamo davanti all'entrata principale e del suo amico non c'è traccia, quindi mi viene il dubbio che sia ancora di sopra. Spero solo che smammi dalla mia camera il prima possibile. «Se è su gli dico di raggiungerti. Ciao Thomas!» Salgo le scale a due a due saltando a piè pari tra un gradino e l'altro in modo infantile, concentrandomi al massimo per prendere la spinta giusta e saltare il maggior numero di scalini possibile. Sto solo perdendo tempo, non vorrei trovarmi davanti a qualche situazione spiacevole quando arrivo di sopra. Dopo il mio ennesimo slancio fatto guardando i miei piedi per assicurarmi che centrino il pavimento, urto una persona che stava solo indisturbatamente scendendo le scale, finendo con la faccia spiaccicata al suo petto. «Oddio scusami! Scusa non stavo guardando avanti è tutta colpa mia!» Impacciatamente mi scosto subito dalla figura piazzata davanti a me, notando che si tratta proprio del suddetto Damiano. Mi guarda con un'espressione divertita stampata sul viso dai lineamenti duri, e immediatamente sono sollevata di non aver urtato un cinquantenne polemico. «Ah, sei tu» «La mia vita vale meno delle altre?» Sbuffo una risata al suo fare drammatico, spero che si ricordi chi sono e non mi abbia presa per una pazza. «Che cazzo stavi a fa' poi?» Ma qua a Roma è normale prendersi subito questa eccessiva confidenza? Boh! «Niente. Sono di fretta, ciao!» Lo liquido con un sorriso falso, per poi superarlo e riprendere a balzare tra uno scalino e l'altro senza ovviamente imparare la lezione. «Ciao Elisa»
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