Jungkook's POV
Ero assolutamente consapevole del fatto che il mio migliore amico a volte ragionasse con il culo ma ora ero perfettamente sicuro che fosse completamente impazzito. Oppure le polveri sottili di Seoul gli avevano dato alla testa, non vedevo altre opzioni plausibili.
Recuperai il cuscino dal suo letto e glielo lanciai in faccia non appena Jongin uscì dalla stanza.
“Cosa cazzo ci fa lui qui?” Gli chiesi ma lui mise il dito indice di fronte alla sua bocca, intimandomi di stare in silenzio. Solo quando sentimmo l’acqua della doccia partire lasciò andare un sospiro stanco e mi guardò. Io allargai le braccia e lo fissai con fare interrogativo.
“Quando sono tornato in appartamento dopo aver fatto l’esame, lui aveva già la valigia pronta. Cosa dovevo dirgli?”
“Che non l’avevi invitato a tornare a Busan con te!”
“Mi ha colto alla sprovvista, non ho saputo reagire.”
“E allora potevi dirgli la verità e cioè che non lo vuoi qua, Jimin.”
“Jungkook-“
“Appena Yoongi-hyung lo vede lo distrugge di botte, te ne rendi conto?” Lo bloccai senza dargli il tempo di trovare una qualsiasi altra scusa.
Mi aveva chiamato completamente nel panico il giovedì sera, dicendomi che Jongin sarebbe partito con lui e che aveva insistito talmente tanto che lui non era stato in grado di dirgli di no. Mi aveva implorato di organizzare una finta festa a sorpresa per Seokjin dal momento che era stata quella la scusa usata per giustificare il suo ritorno a Busan per il secondo weekend di fila, cosa che non era mai successa da quando si era trasferito a Seoul. È vero che era dicembre, è vero che il compleanno di Seokjin era passato da qualche giorno però era anche vero che lui stesso aveva detto di non voler festeggiare quindi quando l’avevo dovuto informare della situazione entrambi eravamo giunti alla stessa conclusione: tutta quella situazione non sarebbe piaciuta a Yoongi proprio per niente.
L’avevo detto anche a Taehyung e lui mi aveva spiegato che il maggiore erano giorni che non faceva altro che scrivergli per chiedergli consiglio su come approcciarsi a Jimin, voleva davvero parlargli per mettere in chiaro le cose, voleva provare ad entrare in contatto con il mio amico nel modo più sincero possibile, senza malizia o doppi scopi solo che ora, per ovvi motivi, non avrebbe più potuto farlo e tutti noi sapevano fin troppo bene quali fossero le reazioni sconsiderato di Yoongi quando qualcosa non andava secondo il suo volere.
Quando avevo visto Jongin nella camera di Jimin l’avevo salutato, gli avevo sorriso e ci avevo chiacchierato educatamente ma l’unico pensiero che avevo in testa era che mi dispiaceva per lui perché esteticamente era carino, in fondo era un bravo ragazzo però Yoongi gli avrebbe cambiato i connotati ed io temevo profondamente per la sua incolumità.
“Non lo farà.” Mi rispose Jimin dopo interminabili minuti di silenzio.
“Si che lo farà. Sicuramente ci proverà e non sarà bello da vedere.”
“Gli hyung ci saranno tutti? Taehyung? Hoseok e Seokjin?” Io annuii. “Allora non lo farà. Lo terranno a bada loro.”
“Jimin-“
“Cosa vuoi che ti dica, Jungkook? Non tutti abbiamo la fortuna di stare insieme al fottuto principe azzurro piano di soldi che ti vizia dalla mattina alla sera.”
Mi irrigidii e gli lanciai uno sguardo infuocato, mi alzai in piedi recuperando il telefono che avevo appoggiato alla sua scrivania e feci per andarmene quando lui mi prese per il gomito, fermandomi.
“Gukkie, mi dispiace. Sono tremendamente agitato per stasera e mi sono sfogato su di te.”
Mi girai a guardarlo e mi fece quasi tenerezza.
“Taehyung non è il mio principe azzurro, non mi vizia dalla mattina alla sera e non pensare che per me sia sempre tutto facile con lui.”
“In che senso?”
“Tu pensi che io abbia la vita perfetta? Bella casa, bella macchina, un lavoro, un ragazzo miliardario. Vivo in una fiaba? No cazzo, non sempre le cose con Taehyung vanno bene, okay? A volte discutiamo, litighiamo. Ho passato una settimana tremenda in cui lui neanche mi toccava e quando gli ho chiesto spiegazioni, ho pensato si fosse stufato di me e volesse lasciarmi ma non starò qua a raccontarti per filo e per segno com’è andata dal momento che tu sono mesi che mi hai tagliato fuori.”
Mi fermai per riprendere fiato e lui teneva gli occhi sgranati e sapevo che gli stavo facendo del male perché con lui era sempre stato così. Non gli piaceva affrontare i problemi, non gli piaceva avere a che fare con cose, persone o situazioni che per lui erano troppo difficili da organizzare. Avevo sempre dovuto costringerlo a parlarmi, a farmi raccontare i suoi malesseri e sapevo che andando a Seoul si sarebbe chiuso ancora di più in sé stesso ma io lo conoscevo meglio di chiunque altro, sapevo esattamente cosa gli passava per la testa e lui non era agitato per la serata, lui era irritato perché avrebbe volentieri passato la nottata nel letto di Yoongi e invece ora non avrebbe potuto farlo.
Di fronte al suo mutismo decisi di continuare il mio monologo.
“Togliti dalla testa il pensiero che per me o per chiunque altro sia sempre tutto facile, non è così che funziona, non è così che vanno le cose per nessuno, Jimin, però almeno io so di amare Taehyung e lui ama me e siamo felici e guai se a volte non litigassimo perché vorrebbe dire che non avremmo più niente da condividere. Tu chi ami? Che cosa vuoi, Jimin? Di chi sei innamorato? So che lo sai e so che sei terrorizzato dal dirlo ad alta voce ma così stai facendo del male a troppe persone e nessuna di loro se lo merita. Io ti voglio bene, Chim, ma questa volta sono pienamente d’accordo con Yoongi-hyung, fai chiarezza nella tua testa e nel tuo cuore o ti ritroverai senza niente e nessuno.”
Abbassò lo sguardo, annuì piano e sospirò senza darmi una reale risposta.
Proprio in quel momento ricomparve Jongin che aprì la porta di camera di Jimin, accappatoio addosso e capelli bagnati. Ovviamente si accorse immediatamente dell’atmosfera pesante, chiunque l’avrebbe notata.
“Tutto bene, ragazzi?” Chiese titubante.
“Tutto a meraviglia.” Risposi ironico. “Io me ne vado.”
“Di già?”
Spostai lo sguardo dal mio migliore amico all’altro ragazzo un paio di volte prima di sorridergli con l’espressione più finta che potei e gli appoggiai una mano sulla spalla.
“Ci vediamo stasera al locale, Jongin. Non vestirti troppo elegante.”
“Oh okay. Ci divertiremo, ne sono sicuro.”
Spostai di nuovo l’attenzione su Jimin che solo in quel momento alzò la testa e mi guardò, supplicandomi con gli occhi di rimanere, di aiutarlo e di scegliere per lui come avevo sempre fatto. Ma non questa volta.
La vita di ogni persona non dovrebbe essere influenzata da nessun altro. Ogni persona è un essere pensante a sé stante, con idee, emozioni, pensieri e chiedere consiglio è giusto però bisogna sempre essere in grado di ragionare con la propria testa, fare le proprie scelte anche se sbagliate perché a volte dagli errori si impara cento volte meglio. E Jimin doveva scegliere da solo. Non potevo essere io a dirgli chi amare, se rimanere a Seoul o tornare a Busan, se chiudere definitivamente con Jongin per tornare con Yoongi o allontanarsi da entrambi per ricominciare da capo con qualcun altro. Era la sua vita e sua era la scelta.
“Oh si, sarà divertente.” Aggiunsi rispondendo al ragazzo ancora in piedi in parte a me ma lasciando il mio sguardo ancorato a quello del mio migliore amico prima di fargli un gesto di assenso con la testa e uscire dalla sua stanza e dalla sua casa per dirigermi verso la mia e prepararmi per la serata insieme a Taehyung.
Seokjin's POV
Una finta festa di compleanno voleva dire sostanzialmente due cose: la prima era che avrei dovuto mettere in campo tutte le mie doti di attore e la seconda era che avrei dovuto pagare il primo giro di drink per tutti, anche per quel Kim Jongin e l’idea non mi piaceva proprio per niente.
Avevo chiesto a tutti loro di dimenticarsi del mio compleanno, non volevo festeggiarlo, non senza di lui. Avevo incontrato Namjoon per strada, disperato, affamato e completamente solo proprio il quattro dicembre di molti, troppi anni fa. Tornavo da una serata dopo aver festeggiato, l’avevo guardato negli occhi e il suo dolore era immediatamente diventato il mio. Non ero mai stato una persona empatica e ancora di meno lo ero diventato dopo aver cominciato a gestire Safe Idra, ero costretto a rimanere concentrato, stoico, di marmo ma di fronte a quel ragazzino di appena 15 anni, orfano da pochi giorni, senza un tetto sotto il quale vivere e senza parenti che volessero prendersi cura di lui, mi ero immediatamente sciolto e l’avevo portato a casa con me. Gli avevo dato da mangiare, l’avevo lasciato dormire sul divano e mi ero preso cura di lui finchè non si era ripreso un minimo.
E poi una sera ero tornato a casa dal lavoro e lui mi aveva preparato la cena, cucinando perfino un dolce. Disse che l’aveva fatto per sdebitarsi con me e che avrebbe trovato un modo per non dipendere da me e che avrebbe tolto il disturbo il prima possibile e io mi ero reso conto che non avrei mai voluto che se ne andasse.
E quando mi aveva confessato di essere attratto dagli uomini più che dalle donne, il lavoro glielo avevo offerto io e lui aveva accettato perché sapeva che così giovane e senza aver ancora finito la scuola non avrebbe potuto trovare altro per il momento. Sapevo quanto fosse terrorizzato, quanto avesse paura che qualcuno potesse fargli del male ma io non l’avrei mai permesso e durante la nostra prima volta, che per lui era anche la prima in assoluto, mi era bastato baciarlo per un secondo per realizzare che quel ragazzino mi aveva completamente fottuto il cervello, ero finito nella sua tela e mi piaceva la sensazione.
All’inizio mi dava fastidio che fosse così bravo e di conseguenza così richiesto, non passava un giorno che non fosse impegnato e io dovevo tenere a bada la mia gelosia perché ero il suo capo e non il suo ragazzo ma tanto poi la sera, quando finiva con l’ennesimo cliente, tornava sempre da me, sposava le lenzuola e si distendeva al mio fianco, mi abbracciava, mi baciava e diceva sempre che con me era diverso perché con me ci faceva l’amore. E per anni io ero stato l’unico con cui fosse andato più di una volta, non rivedeva mai un cliente, era la sua regola e a me piaceva particolarmente.
Avevo amato solo lui e l’avevo conosciuto il giorno del mio compleanno e da sempre l’avevo considerato il più bel regalo che avessi mai ricevuto e ora che non potevo più averlo con me, stringerlo tra le mie braccia, coccolarlo e farci l’amore, che senso aveva festeggiare?
Eppure eccomi lì, seduto al tavolo di quel nuovo locale-discoteca, con il mio mojito verde in mano e gli occhi puntati su uno dei miei migliori amici per evitare che saltasse al collo e sbranasse Jongin. Avevo visto il suo sorriso spegnersi e la rabbia furiosa montargli dentro, l’aveva incenerito con lo sguardo e ora temevo che se avesse stretto il suo bicchiere ancora più forte, il vetro si sarebbe frantumato in mille pezzi.
Jimin non aveva detto una parola, aveva ordinato da bere, si era scolato in un sorso quasi tutto il contenuto e poi si era fiondato sulla pista da ballo e ora quell’altro viziato ragazzino di Seoul lo teneva per i fianchi e lo toccava e lo baciava in modi che neanche io avrei voluto vedere. Non riuscivo ad immaginare come si stesse sentendo Yoongi.
“Chiunque abbia ristrutturato ha fatto davvero un ottimo lavoro!” Disse Hoseok sicuramente per smorzare la tensione.
“Hai ragione! Hobi ti ricordi quando venivamo qua anche prima di aver compiuto la maggior età perché era l’unico locale che non chiedeva il documento d’identità per servire alcolici?” Continuò Taehyung.
“Ragazzi selvaggi.” Scherzò Jungkook e fece ridere anche me mentre lo sguardo di Yoongi rimaneva incollato a quei due sulla pista da ballo.
Per i primi minuti il minore aveva cercato di spiegargli che non era stato Jimin ad invitarlo, ci aveva raccontato la discussione che avevano avuto quel pomeriggio e come si sentisse l’amico a riguardo per cercare di placare l’ira di Yoongi e lui l’aveva anche ascoltato attentamente. E ogni tentativo era andato in fumo quando Jimin si era avvinghiato a Jongin e si era lasciato baciare e quando si erano staccati, gli aveva sorriso come se gli fosse piaciuto davvero, come se fosse tutto quello che voleva. Gli volevo bene ed era come un fratellino minore per me però certe volte non capivo come ragionasse e altre volte mi dicevo che era semplicemente ancora immaturo e svogliato.
“E’ stato più divertente non festeggiare il tuo compleanno piuttosto che questa pagliacciata.” Disse finalmente Yoongi dopo essere stato perfettamente in silenzio per minuti interi. Mi guardò e io non potei fare altro se non annuire ed essere d’accordo con lui.
“E’ il mio finto compleanno, non ho ricevuto nessun regalo e nessuno di voi si sta un minimo impegnando per farmi divertire.” Dissi facendo scoppiare a ridere sia Taehyung che Hoseok.
“Hyung, è stata una cosa dell’ultimo secondo, non eravamo preparati a questo fuori programma.”
“E allora trovate un modo per non farmi pensare. Almeno tu.” Mi rivolsi ad Hoseok e le ultime due parole gliele avevo sussurrate, chinandomi verso di lui per fare in modo che gli altri non sentissero.
Non avevamo più parlato di quello che era successo sul divano di casa mia quella sera, nessuno dei due aveva provato ad accennare all’argomento. Avevamo fatto finta che nulla fosse successo anche perché niente era realmente successo. Certo io mi ero sporto verso di lui, mi ero quasi disteso su di lui e mi ero avvicinato fino al limite, facendo quasi entrare a contatto i nostri nasi ma non mi sarei mai spinto oltre. E il giorno dopo, da perfettamente sobrio e lucido mi ero domandato se mi sarebbe piaciuto farlo, se sarei stato in grado di baciare qualcuno che non fosse Namjoon per la prima volta da quando se ne era andato.
“Cosa vuoi che faccia?” Mi chiese. Hoseok aveva una bellezza particolare, forse non aveva la mascella squadrata o gli occhi grandi di Taehyung, non aveva le labbra piene di Jimin però era solare, aveva una risata contagiosa e quando univa le labbra gli comparivano due dolci fossette ai lati e quella parte era sempre stata una debolezza per me, con Namjoon prima e con lui adesso.
Gli offrii il palmo della mia mano, chiedendogli ma senza proferire parola di ballare con me e lui fissò il suo sguardo nel mio per un paio di secondi, interdetto e dubbioso su che cosa fare.
Con la coda dell’occhio vidi Jungkook intrecciare il proprio braccio con quello di Taehyung e poi chinarsi verso il suo orecchie, probabilmente per sussurrargli qualcosa ma la mia attenzione era tutta diretta a Hoseok e non ci feci più di tanto caso né mi incuriosii.
“Potete andare.” Disse il più piccolo tra noi. “Teniamo noi d’occhio Yoongi-hyung.” Disse sorridendo e il maggiore, sentendosi preso in causa mugugnò qualcosa in risposta, dicendo che non aveva bisogno dei babysitter.
Hoseok mi prese per mano e mi portò dalla parte opposta del locale, dietro al bancone che preparava i drink e da lì neanche potevo più vedere i nostri amici, il nostro tavolo o Jimin e Jongin ballare.
“Perché mi hai portato fin quaggiù?”
“C’è meno gente.”
“No, Hoseok, forse ce n’è di più.”
Ma lui mi riservò una alzata di spalle e mi sorrise, cominciando a muovere il bacino a tempo di musica. Io scossi la testa e cominciai a seguire i suoi movimenti anche se lui sembrava decisamente più sciolto, più lineare, il suo corpo era fatto di melodie e seguiva perfettamente il ritmo. Mi piaceva guardarlo mentre ballava. Mi piaceva guardarlo.
E prima della fine della canzone, senza riuscire a controllarmi o senza volerlo davvero, lo afferrai per i fianchi e lo attirai più vicino a me. Lui sgranò gli occhi e portò le sue mani immediatamente sulle mie, cercando di liberarsi ma la mia presa si fece più ferrea.
“H-hyung, che stai facendo?”
“Hai accettato di ballare con me quindi balliamo.” Gli sorrisi, come se tutto fosse assolutamente normale.
“E d-devi per forza t-toccarmi?”
“Non ti sento, la musica è troppo alta.” Dissi, mentendo.
Continuammo a muoverci a tempo, primo in modo incerto e poi lui si sciolse. Percepii le sue mani lasciare le mie e cominciare a salire, strusciando dolcemente i suoi palmi contro i miei polsi, gli avanbracci per poi fermarsi sui gomiti e stringere la presa, tirandomi di più verso di lui. I suoi occhi non si erano staccati dai miei neanche per mezzo secondo e tutto intorno a noi era diventato improvvisamente silenzioso, come se ci fossimo solo noi. In quel momento realizzai che mi aveva portato dal lato opposto del locale perché sapeva che avrebbe potuto succedere qualcosa, perché entrambi eravamo brilli e l’ultima volta che era capitato, io mi ero disteso sopra il suo corpo e lui me lo aveva permesso. Lo sapeva o forse lo voleva?
Sapevo di amare ancora Namjoon anche se continuavo a ripetere al mio cuore di smetterla e Hoseok era l’unica persona con la quale riuscivo a dimenticarmi completamente di quella mancanza e di quel dolore. Hoseok era l’unico che mi riempiva la giornata e la testa di emozioni positive. Hoseok era l’unico che aveva dormito sul mio divano oltre a Namjoon. Hoseok era l’unico che aveva potuto entrare in camera mia, sedersi sul mio letto, curiosare tra le mie cose perché anche se non me l’aveva detto, sapevo l’avesse fatto dal momento che avevo trovato le cornici con le foto invertite rispetto a come le avevo sempre lasciate io eppure quel fattore non mi aveva infastidito né preoccupato.
Hoseok mi confondeva e proprio a causa di questo sentii il bisogno di averlo ancora più vicino a me e inconsciamente appoggiai la testa sulla sua spalla, girata verso l’interno, respirando contro il suo collo. Profumava di buono.
“Seokjin-hyung?” Si era irrigidito, potevo sentirlo ma non mi mossi. “T-tutto bene?”
“Non parlare, Hoseok. Per favore.”
E poi sentii una mano sulla mia nuca e l’altra sulla mia schiena. Mi stava abbracciando e ancora una volta Hoseok era l’unico con il quale mi sentivo libero di mostrare le mie debolezze.