«Non sono geloso.»

4413 Words
Hoseok's POV -Sono dovuto scappare al lavoro, fai pure come se fossi a casa tua. Quando esci, tirati la porta dietro. Sentirai un leggero tonfo e vorrà dire che si è attivato l’allarme. Avvisami se non senti nessun rumore, grazie. SJ- Continuavo a rigirarmi quel post-it tra le dita, seduto su una delle sedie della sua cucina, con in mano una tazza di thè caldo al limone che speravo mi facesse passare il mal di testa. Avrebbe potuto mandarmi un messaggio per dirmi le stesse cose, io gli avevo scritto ma senza ottenere risposta. Mi sentivo strano e non solo a causa del post sbornia. Era successo qualcosa la sera precedente tra me e Seokjin, sentivo che fosse scattato un interruttore e la realizzazione che mi avesse chiesto di uscire con lui per un appuntamento e il suo disappunto al mio rifiuto mi aveva appena investito in pieno, facendomi provare troppo emozioni contrastanti. Facevo sempre così: uscivo con qualche ragazza, andava male, correvo da Seokjin, lui mi faceva sentire meglio, mi capiva e poi me ne tornavo a casa più sereno e felice finchè il ciclo non ricominciava da capo. Però perché questa volta invece che sentirmi meglio, mi sentivo peggio? Perché mi aveva dato così tanto fastidio trovare il suo post-it invece che lui in carne ed ossa al mio risveglio? Mi alzai frustrato e aprii tutte le ante dei suoi armadi per cercare dove tenesse le medicine dal momento che avevo davvero bisogno di una aspirina per il mal di testa. Poi andai in bagno e finalmente trovai ciò che stavo cercando nel piccolo mobiletto sopra al lavandino. Ingurgitai quella pastiglia e poi mi guardai allo specchio, sperando che la sua formula chimica mi portasse via anche il malumore oltre che al fastidio alle tempie che continuavano a pulsarmi. Mi spogliai dei vestiti che mi aveva imprestato per dormire, indossai i miei e poi camminai incerto verso la sua camera da letto per ripore ciò che avevo indossato da qualche parte per lasciare in ordine e quando entrai, due furono le cose che mi colpirono immediatamente: uno, quella stanza profumava di lui in ogni angolo e due, il letto era matrimoniale e c’erano due comodini, uno per lato, su quello più vicino alla porta le cornici erano ribaltate mentre sull’altro erano posizionate adeguatamente e ritraevano lui e Namjoon. Sentii qualcosa spezzarsi nel mio cuore e mi avvicinai al primo comodino per alzare le due cornici capovolte e sbriciare quali fossero le foto che non riusciva proprio a sopportare di vedere e ovviamente le riconobbi dal momento che le avevo scattate io. Mi sedetti sul letto e osservai bene una delle due foto, risaliva alla prima festa di Natale che avevamo passato tutti insieme a casa di Taehyung, la prima ricorrenza che avevamo vissuto da amici e anche l’unica prima della partenza del minore per il Giappone. Potevo capire perché quelle immagini gli facessero male però continuavo a chiedermi perché lasciarle li quando avrebbe tranquillamente potuto cambiarle, buttarle, farle sparire. Lo stavo aiutando a superarla e se a volte pensavo di esserci riuscito, poi notavo queste piccolezze e mi rendevo conto che la strada sarebbe stata ancora lunga e tortuosa. “Perché Namjoon? Perché hai fatto questa scelta?” Dissi ad alta voce, riferendomi al minore ma di fatto parlando da solo. “Che cosa c’era che non ti andava più bene in Seokjin?” Nessuno lo sapeva, nessuno era in grado di rispondere a quelle domande che spesso ci eravamo fatti, chi più e chi meno. Anche se io cominciavo a pensare che Jin fosse a conoscenza di che cosa aveva spinto Namjoon a partire perché non era una di quelle persone che subisce e soffre in silenzio, non l’aveva rincorso, non aveva cercato di convincerlo a rimanere. L’aveva semplicemente accompagnato in aeroporto e l’aveva lasciato andare ma il fatto è che se si ama qualcuno così profondamente, dove si trova la forza per chiudere il proprio cuore e accettare di doverlo perdere senza motivo apparente? Non capivo. Riappoggiai la cornice sul comodino, mettendola ribaltata così come l’avevo trovato e uscii da quella stanza, recuperando il resto della mia roba e quando presi il telefono mi resi conto che ero tremendamente in ritardo, Taehyung mi aveva già mandato una decina di messaggi e di certo non sarebbe stato contento di quella mia trasgressione. Sospirai perché era facile volergli bene come amico ma era tremendamente difficile avere a che fare con lui come capo, invidiavo Jungkook che riusciva a prenderlo sempre e comunque, qualsiasi fosse il suo stato emotivo. Mi tirai la porta alle spalle e sentii forte e chiaro il battito sordo, segno che l’allarme era entrato in funzione. Guardai la sua porta ancora per qualche secondo prima di girarmi e scendere le scale, salire in macchina e dirigermi al lavoro il più velocemente possibile. Jungkook's POV “Kim Corporation, sono Jungkook. Come posso aiutarla?” Risposi all’ennesima chiamata di quel pomeriggio e una voce maschile, con un fortissimo accento francese mi chiese in inglese di poter parlare con Taehyung in merito ad una questione urgente. Ovviamente quella persona non poteva sapere che io non ero solo il segretario del capo ma anche il suo ragazzo perciò sapevo esattamente a quale -questione urgente- si stesse riferendo ma risposi semplicemente di rimanere in linea mentre trasferivo la chiamata all’interno dell’ufficio di Taehyung. “Pronto?” “Tae, c’è il francese in attesa sulla linea 2.” “Grazie Guk-“ “Tae?” “Dimmi.” “Posso salire?” “Hai finito di fare ciò che ti avevo chiesto?” Sbuffai. “Certo, sennò non te l’avrei chiesto.” “Mh, ti aspetto.” Riattaccai e sorrisi come un ebete mentre controllavo di aver salvato tutti i dati sui quali avevo lavorato l’intero pomeriggio, inviai tutto alla mail interna di Taehyung e poi feci il log out dal mio account, uscendo dalla segreteria per salire fino al piano corretto. Bussai ed entrai senza aspettare una parola da parte sua, temendo fosse ancora al telefono e mi richiusi la porta alle spalle, constatando che sicuramente aveva finito di parlare con il francese ma era particolarmente concentrato su qualcosa sullo schermo del suo computer. “Perché le capitali della moda in Europa sono Parigi e Milano ma sono le sedi di Barcellona e Londra a costare di più?” Chiese senza alzare lo sguardo dal suo portatile e non capii se stesse parlando da solo o con me. “Lo stai chiedendo a me?” “Si, vieni qua a vedere.” Mi avvicinai a lui spostò leggermente la sedia e io ne approfittai per sedermi sulle sue gambe, appoggiando solo la natica destra dal momento che quella sinistra era ancora leggermente dolorante. Provai a leggere il documento scritto in francese con la traduzione in inglese di lato ma non riuscii a comprendere metà delle parole. Ormai ero arrivato ad un buon livello di inglese, mi ero davvero impegnato nello studio per poter aiutare Taehyung più che potevo ma quando si trattava di termini economici perdevo completamente l’orientamento. “Non riesco a capire qual è il senso di questa frase.” “Appunto.” Mi girai nella sua direzione con un’espressione interrogativa ma lui mi guardò serio. “Neanche tu capisci?” Chiesi e lui scosse la testa. “Capisco cosa c’è scritto ma non capisco cosa voglia dire. Sebastien mi ha detto che mi aveva appena mandato via mail le ultime entrate monetarie delle sue quattro sedi e in base a quelle il calcolo di quanto ammonta la cifra che dovrei spendere per acquistarle però Parigi ha fatturato il triplo di Londra eppure Londra mi costerebbe più di Parigi. Non capisco il nesso logico e-“ Mi alzai dalle sue gambe e gli voltai le spalle, andando verso il divanetto dalla parte opposta della stanza. “Dove vai? Mi stai ascoltando?” “Sebastien?” Mi girai e lo fulminai. “Lo chiami per nome ora?” “Io ti parlo di lavoro e di cose importanti e tu ti comporti da adolescente geloso?” Alzò un sopracciglio ed io mi irritai ancora di più. “Beh negli ultimi due giorni hai parlato più tempo al telefono con lui che con me. Anche ieri sera io avrei voluto coccolarci e invece tu mi hai lasciato li che mi addormentassi da solo perché -Sebastien- ti ha chiamato.” “Jungkook-“ “Tieni sempre il telefono del lavoro spento quando siamo a casa. Perché ieri ce l’avevi acceso?” Sospirò e chiuse il suo portatile, alzandosi e venendo a sedersi in parte a me sul divano. Mi prese le mani tra le sue e io mi focalizzai su quel contatto, senza alzare lo sguardo su di lui. “Jungkook, guardami.” Ma io non mi mossi. “E’ per il fuso orario. Quando da noi è sera, in Francia è pomeriggio e il che vuol dire che lui è ancora al lavoro e mi ha chiamato forse senza pensarci troppo ieri sera. Per questo motivo devo tenere il telefono aziendale accesso anche a casa.” Non avevo per niente considerato questo piccolo e insignificante particolare. “Sebastien è un nome di merda.” Bofonchiai piano. “Sono d’accordo.” Lo sentii ridere e a quel punto alzai lo sguardo, incontrando i suoi occhi sinceri. Mi accarezzò una guancia e poi portò la mano sulla mia nuca, attirandomi verso di sé. Mi lasciai baciare, mettendoci un paio di secondi prima di ricambiare, giusto per farlo soffrire un po’ e prendere la mia vendetta. Poi allacciai le braccia intorno al suo collo e mi mossi velocemente per salire su di lui, sedendomi sopra le sue gambe e posizionando le mie ai lati dei suoi fianchi. Mi allontanai leggermente ma lui non mi lasciò prendere fiato e tornò subito sulle mie labbra, mordendomi piano per chiedere il tacito assenso e io lo lasciai approfondire il bacio. “Non devi essere geloso di nessuno. Esisti solo tu per me.” “Non sono geloso.” “E allora cos’è tutta questa scenata?” “Non è gelosia. Mi da fastidio che tu abbia a che fare con lui perché questa storia di comprare la sua casa di moda ti rende stressato, stanco e facilmente irritabile. Ti ho sentito stamattina quando hai urlato a Hoseok-hyung, l’hai fatto rimanere molto male.” Sospirò e si allontanò definitivamente, appoggiando la schiena al divano ma appoggiando entrambe le mani suoi miei fianchi. “Lo so, dovrei scusarmi.” “Digli di no e basta. Hai davvero bisogno di questo investimento? Cosa ti sta spingendo a considerare l’offerta così attentamente?” “Un nuovo investimento porta nuovi guadagni.” “Parli di nuovi guadagni come se ti mancassero i soldi, Taehyung. Io lo so perché lo fai e non ne vale la pena.” Incrociò le braccia sul petto quasi in posizione di chiusura e mi guardò serio. “E sentiamo, perché lo starei facendo altrimenti?” “Per dar contro ai tuoi genitori.” Lui sbarrò gli occhi e trattenne il respiro mentre io cercai di riempirmi i polmoni di ossigeno prima di continuare a spiegargli la mia teoria. “Vuoi poterti vantare del fatto che tu in soli sei anni da quando gestisci l’azienda, sei riuscito a sbarcare in Europa, cosa che loro non sono riusciti a fare in 30 anni di attività. Non hai più contatti con loro da anni, Tae, li hai letteralmente rimossi dalla tua vita quindi che senso ha proprio ora? Ne vale la pena?” Abbassò lo sguardo e mi fece tenerezza perché mi aveva raccontato tutto, ogni singolo ricordo, ogni schiaffo, ogni maltrattamento, ogni denigrazione, le vendette, i castighi assurdi, le cattiverie dette a voce. Aveva vissuto un inferno per i primi 23 anni della sua vita eppure in un modo o nell’altro cercava ancora di rifarsi ai loro occhi invece che godersi la sua nuova vita e questo pensiero mi squarciava il cuore ogni volta. Lo abbracciai, appoggiando la testa nell’incavo del suo collo e allacciando le braccia intorno alle sue spalle, stringendo più forte che potei. Lui ricambiò immediatamente la stretta e sentii la sua bocca appoggiarsi alla mia testa e le sue labbra baciare i miei capelli. “Stai andando alla grande già così, Tae. Sei meraviglioso.” Gli sussurrai vicino all’orecchio e lo sentii rilassarsi tra le mie braccia a quella frase. Alzai la testa e lo beccai mentre mi guardava e mi sorrideva dolcemente e non potei resistergli un secondo in più. Unii le nostre labbra nell’ennesimo bacio che però non mi sarei mai stancato di dargli e lui mi prese il viso con entrambe le mani, attirandomi verso di sé e i nostri bacini inevitabilmente di strusciarono l’uno sull’altro, rivelando la leggera eccitazione di entrambi. “Posso portarti via un po’ di stress?” Gli chiesi, incontrando il suo sguardo languido, come se fosse stato catapultato in un altro mondo da un semplice bacio. “Qui?” “L’abbiamo sempre fatto.” Gli sorrisi prima di riprendere a viziare le sue labbra. La mia mano scese lentamente lungo il suo busto fino ad arrivare al suo fianco, sollevai la maglia e portai le mie dita a circondare un suo capezzolo che immediatamente si indurì. Ansimò leggermente nel bacio e io cominciai a giocare con la linea degli addominali appena segnati che avevano cominciato a spuntargli grazie alla palestra che facevamo insieme. “Guk-ah-“ Soffocò un gemito quando cominciai a lasciargli una scia bagnata di baci dal lobo dell’orecchio alla base del collo mentre sbottonavo i suoi pantaloni e abbassavo la cerniera. “Jungkook a-aspetta-“ “Shh-“ Portai un dito di fronte alle sue labbra per zittirlo e lo guardai fisso negli occhi mentre spostavo quello stesso dito per portartelo alla bocca e succhiarmelo lentamente. Le sue pupille si dilatarono, il suo respiro si fece pesante. Quando ebbi lubrificato per bene il mio indice, scesi a spostargli le mutande e ripresi a baciarlo mentre circondavo la sua grandezza tra le dita e stringevo il giusto. Cominciai a pomparlo lentamente, lo sentii gonfiarsi al mio tocco, tutto il suo corpo reagì a me e a me piaceva fin troppo l’idea di poter essere io e solo io a fargli quell’effetto. Gli morsi il labbro, leccai la parte lesa e poi spinsi con la lingua sui suoi denti e aumentai il ritmo dei movimenti con la mano, per costringerlo a spalancare la bocca per prendere aria e mi fiondai su di lui, baciandolo forte. E quando pensai che gli stesse piacendo davvero, lui spostò la testa di lato e mi prese il polso per bloccarmi. “Che succede?” Chiesi confuso. “Preferirei se tu ti fermassi ora.” Rispose serio. “Scherzi? Ma se sei eccitato e non poco.” “Sono sempre eccitato se si tratta di te, Jungkook. È questo l’effetto che mi fai.” “E allora qual è il problema?” “Nessun problema, non mi sembra il caso di farlo qui.” “L’abbiamo sempre fatto, Taehyung.” “Oggi no, okay?” Inclinai leggermente la testa di lato per cercare di leggere meglio la sua espressione che però rimaneva incomprensibile. “Eddai-“ Abbassai il tono di voce e gli parlai più profondamente, liberando il pollice dalla sua presa e premendoglielo contro una vena ingrossatasi per l’eccitazione. Lui chiuse gli occhi e deglutì a fatica. Gli piaceva, sarebbe potuto venire a breve quindi non riuscivo a capire perché voleva che mi fermassi. “Lo so che mi vuoi.” Sussurrai appena avvicinandomi di nuovo per cercare di sbloccarlo in qualche modo. Un secondo prima ero ancorato a lui e il secondo dopo ero col culo per terra. Mi aveva spinto lontano dal suo corpo e si era alzato in piedi di scatto, girandosi dall’altra parte e cercando di sistemarsi i pantaloni e la maglia. Io lo guardai sconvolto, massaggiandomi il gomito che avevo sbattuto a sul pavimento cercando di non cadere troppo male. “Tae, che cazzo fai?” Mi rivolsi a lui frustrato e irritato come poche altre volte mi era capitato. “Ti avevo chiesto di fermarti.” “Pensavo scherzassi.” “Pensavi male.” Solo a quel punto si girò a guardarmi, allungando una mano per aiutarmi a rimettermi in piedi. Io scossi la testa e mi alzai da solo, colpendo con il dorso della mia mano la sua e poi superai la sua figura, dandogli una spallata. Feci per andare verso la porta per andarmene ma lui fu più veloce di me, placcandomi da dietro e mi prese per le spalle, facendomi girare verso di sé. “Non fare il bambino.” “Non fare il bambino? Taehyung, che cazzo sta succedendo? Perché ho cominciato a notare cose che non vorrei notare e mi fa male.” “Non sta succedendo niente, di cosa parli? Stai veramente facendo tutta questa scenata solo perché per una volta non mi va di arrivare fino in fondo?” “Una volta? Taehyung, sono giorni che neanche mi tocchi! Giorni!” Alzai il tono di voce e feci un passo indietro per allontanarmi da lui. “Ho fatto qualcosa di sbagliato? Ti ho offeso in qualche modo? Non riesco a capire, ti prego aiutami a capire.” Mi si incrinò la voce e dovetti stringere i pugni per cercare di rimandare indietro le lacrime. “Non hai fatto niente, Jungkook. Va tutto bene, amore, davvero.” Allungò le mani per cercare di raggiungere il mio viso ma io non glielo permisi, retrocedendo di un altro passo. “Ti sei stufato di me?” “Cosa?! Jungkook, sei impazzito?” “Non mi hai risposto.” E a quel punto non potei più trattenermi e grosse lacrime sgorgarono dai miei occhi, rigandomi le guance, le gambe mi tremavano e la testa mi girava. Temevo troppo la risposta a quella mia domanda e il fatto che non avesse risposto subito mi fece preoccupare ancora di più. “Non potrei mai stufarmi di te. Ti amo con ogni minuscola cellula del mio corpo e questo non cambierà mai.” Abbassai lo sguardo e mi coprii il viso con le mani per non farmi vedere da lui in quelle pessime condizioni. “Guk…non piangere ti prego. Odio vederti così.” Sentii le sue braccia avvolgersi intorno al mio busto e d’istinto mi appoggiai a lui. “P-perché continui a rifiutarmi? N-non ti vado più b-bene? N-non ti piace più q-quello che facciamo?” “Jungkook ommioddio smettila di dire e pensare queste cose.” Alzai la testa e quando i miei occhi gonfi e rossi incontrarono i suoi, seppi con certezza che stava male per qualcosa e continuava a volermelo nascondere. Ci erano ripromessi di dirci tutto, la comunicazione era alla base della nostra relazione eppure lui aveva questo segreto che non aveva condiviso neanche con me. “Dimmi cosa ti succede. T-Tae, dimmelo.” “I-io-“ Prese un respiro profondo prima di continuare. “Non voglio farti del male.” “Cosa? In che senso? Ma ti riferisci ai lividi? Ti ho detto più volte che non è un problema, che non-“ “No, non solo. Cioè il fatto che sia stato proprio io a procurarti quei segni ha aggravato ancora i miei dubbi.” “Dubbi? Quali dubbi?” Mi prese per mano e mi incitò a seguirlo. Tornò di nuovo a condurmi fino al divano sul quale ci sedemmo e lui intrecciò le sue dita con le mie. Ero agitato e sarei potuto morire di attacco cardiaco da tanto veloce batteva il mio cuore. “Okay…allora-“ Quando cominciò a parlare mi sentii mancare, come se sapevo che dovesse darmi la peggiore delle notizie. “Pensi che io sia stato troppo avventato a chiederti di andare a vivere insieme così presto?” “No. No, Taehyung assolutamente no. Passavo intere settimane a casa tua, praticamente già lo facevamo prima di cambiare casa.” “Io ho il terrore che tu non ti senta libero, che tu ti senta costretto a tenere a bada il 22enne che è in te per stare dietro a me.” Lo guardai con fare interrogativo. “I-in che senso?” “Tutto quello che hai, che fai, le cose che dici, come le dici, come ti comporti…rivedo troppo me in te e questa cosa mi spaventa. Io non voglio che tu dipenda da me, non voglio che tu abbia una sorta di catena che ti tiene ancorato a me. Io ti vedo come sei quando c’è Jimin nei paraggi, sei un altro, sei più spensierato, leggero. E poi-“ “Taehyung, mi stai lasciando?” Mi uscì quella frase senza che potessi controllarmi. Non voleva più che lo toccassi, aveva dubbi sull’essere andati a vivere insieme, non voleva che io mi sentissi attaccato a lui in tutto e per tutto quindi quello era l’unico pensiero che mi era venuto in mente e preferivo che me lo dicesse subito perché non avrei potuto sopportare altri giri di parole inutili e dolorosi. Ma lui spalancò gli occhi e scosse velocemente la testa. Mi si aprì una voragine nel petto. “No. Jungkook, no! Non vivo senza di te. Sei tutta la mia cazzo di vita, ricordi?” “E allora non capisco dove vuoi andare a parare con questo discorso.” “Io vorrei che tu ti sentissi libero di comportarti con me allo stesso modo in cui ti comporti con i tuoi coetanei. Non voglio che tu ti preoccupi di fattori che sono fuori dalla tua portata o che rientrano nel mondo degli adulti. Se vuoi uscire la sera, ti prego fallo, non sei costretto a stare con me in casa. Se vuoi andare a Seoul da Jimin o fare qualsiasi altra cosa, non devi chiedermi il permesso. Se mi vedi stressato non sentirti in dovere di aiutarmi a rilassarmi e se non ti piace qualsiasi mio comportamento, se non ti piace quello che facciamo basta che me lo dici. Non voglio che tu ti autoconvinci che certe cose ti piacciano solo per compiacere me.” Lo guardai stranito e dovetti sbattere un paio di volte le palpebre mentre il mio cervello interpretava il messaggio ma non feci in tempo a rispondere che lui continuò, forse motivato dal mio silenzio. “Io ti amo davvero, voglio stare con te, vivere con te, fare l’amore con te, coccolare te però senza andare ad influenzare la tua persona e il tuo modo di essere. Capisci quello che intendo?” Improvvisamente mi si accese una lampadina nel cervello e annuii piano, tranquillizzandomi completamente e lo guardai con dolcezza. “Hai paura che io stia saltando delle tappe importanti per correrti dietro.” “Esatto.” “E scommetto che tutti questi pensieri sono cominciati quando io, scherzando, ti ho detto di adottare un bambino. E poi il tutto è peggiorato quando ti ho nascosto i lividi, come se tu ti fossi approfittato di me e io per amore nei tuoi confronti fossi pronto ad accettare qualsiasi cosa.” Annuì e strinse più forte la prese delle sue mani sulle mie. “E poi..ehm si, ecco- anche il fatto che facciamo…tante, forse troppe, cose da nudi…io non vorrei che tu lo facessi perché io ti obbligo a certi ritmi. Non mi hai mai detto no, mai, Jungkook, neanche una volta. Non dobbiamo farlo per forza così spesso. Ammetto che è decisamente difficile resisterti ma posso limitarmi per te.” A quel punto dovetti mordermi il labbro inferiore per non scoppiare a ridere perché dopo quattro anni da quando lo conoscevo ancora non aveva ben chiaro l’effetto scintilla che avesse su di me. “Taehyung, non sono più una delle tue puttane da tempo ormai ma l’unica cosa che non è cambiata è che non posso e non voglio dirti di no perché le sensazioni che mi fai provare tu, mi fanno arrivare in Paradiso. Sei il primo con cui l’ho fatto e mi sei entrato dentro talmente in profondità che non potrei mai desiderare nient’altro e nessun’altro. E quando dico entrato dentro in profondità intendo letteralmente.” Scosse la testa e rise e i capelli gli ricaddero sulla fronte, ondeggiando leggeri. Nel corso degli anni aveva continuato a cambiare colore e taglio e poi ti tanto in tanto decideva di tornare nero, lasciarli crescere e farli ricci perché sapeva che mi faceva impazzire così. Non riuscii a trattenermi e salii su di lui, sedendomi in braccio e appoggiando la mia fronte contro la sua. “Non tenermi mai più nascosti questi tuoi pensieri. Io e te parliamo di tutto sempre e questa cosa non deve cambiare per nessuna ragione al mondo. Okay?” “Me lo stai ordinando?” “Si, Taehyung, te lo sto ordinando dall’alto della mia carica di miglior fidanzato dell’intera galassia.” Sorridemmo e io mi misi a giocare con le sue ciocche corvine, intrecciandole tra le mie dita. “Solo se tu non mi tieni mai più nascosti i lividi. Per quanto possa piacerti, non voglio mai più farti una cosa del genere.” “Mh magari fallo ma andandoci più piano? Non so se sono pronto a rinunciare alle tue sculacciate.” “Se proprio insisti.” Disse sorridente e io non sapevo come potesse essere possibile ma ogni volta mi innamoravo un po’ di più. “Stasera. Tu. Io. Bagno. Insieme. Vado a comprare quelle polveri profumate che colorano l’acqua e creo un arcobaleno nella vasca.” “Non posso proprio rifiutare.” Si chinò e mi baciò, portando una mano sulla mia nuca per tenermi più vicino. Il mio cuore perse un battito e davvero non sarebbero mai esistite le parole in nessuna lingua al mondo per descrivere l’esplosione di emozioni che mi provocava anche solo con un semplice bacio. Ricambiai immediatamente e con gioia, sorridendo contro le sue labbra. “Sei un idiota.” Gli dissi, allontanandomi di poco. “Grazie, lo so.” “Sono follemente innamorato di un idiota.” “Okay, ora smettila.” “Peròmph-“ Non feci in tempo a controbattere perché la mia bocca venne riempita dalla sua lingua che partì immediatamente alla ricerca della mia e quando la trovò si unirono insieme in una danza coordinata. Io intrecciai le dita tra i suoi capelli e sentii immediatamente la sua presa farsi più salda sul mio fianco, come a volermi stretto. Ero solo e soltanto suo e non volevo essere di nessun altro.
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