Jungkook's POV
Venni svegliato all'improvviso dal suono della sveglia e il mio corpo ebbe uno scossone dallo spavento. Non capitava quasi mai che io sentissi la sveglia di Taehyung, solitamente lui la spegneva pochi secondi dopo per non disturbare il mio sonno ma quella mattina la stava lasciando suonare fin troppo.
"Mph Tae-" Mi lamentai senza neanche aprire gli occhi e lo sentii muoversi al mio fianco. Finalmente spense quell'oggetto infernale e tornò a posizionarsi in parte a me.
"Buongiorno." Mi sussurrò facendo passare una mano tra i miei capelli e baciandomi la fronte. "Preparo la colazione anche per te o preferisci restare a letto ancora un po'?"
"Non l'hai spenta subito." Dissi con la voce impastata dal sonno. Volevo rimanere a letto ma volevo rimanerci con lui.
"Che cosa?"
"La sveglia."
"Ieri sera mi hai distrutto, Guk. Non puoi biasimarmi se per una volta sono io quello pigro."
A quel punto aprii gli occhi e incastrai il mio sguardo nel suo. Taehyung era bellissimo, un Dio greco sceso dall'Olimpo e fintosi essere umano solo per trasformare la mia vita in un paradiso. Sarei rimasto a fissarlo per ore, i suoi capelli neri corvini erano soffici al tocco, spettinati e in disordine sulla sua fronte, i suoi occhi erano piccoli da appena svegliato eppure avevano quel taglio particolare che rendeva il suo sguardo caldo e profondo. Per non parlare di quanto mi faceva impazzire il piccolo neo sulla punta del naso e le sue labbra che mi avevano incantato fin dalla prima volta che l'avevo baciato.
Mi avvicinai di più a lui e gli baciai la guancia, accoccolandomi contro il suo corpo e abbracciandolo.
"Non è giusto." Gli sussurrai.
"Cosa non è giusto?"
"Che tu sia così meraviglioso, sublime, particolare, spettacolare, bellissimo. Mi togli il fiato, Taehyung."
Lui rise, potei percepire perfettamente la sua cassa toracica sbattere contro la mia e il mio cuore tremò appena.
"Jungkook?"
"Mh?"
Mi tirai indietro per tornare a guardarlo e lui immediatamente portò una mano in parte al mio viso e cominciò ad accarezzarmi la guancia con il pollice.
"Vorrei che qualcuno inventasse nuove parole per spiegare cos'è l'amore, te le dedicherei tutte quante."
A quel punto fui io quello che rise prima di azzerare quella minima distanza che ci separava e baciarlo piano, lasciando scivolare le mie labbra sulle sue.
"Ora dimmi, vuoi fare colazione?" Mi chiese ed io annuii.
Non appena si alzò, Yeontan cominciò a scodinzolargli tra le gambe, abbaiando di tanto in tanto. Quel cagnolino era perfettamente consapevole che da li a qualche minuto avrebbe ricevuto da mangiare e cercava sempre di ingraziarsi il padrone per averne di più, che viziato approfittatore.
Io mi rigirai e stiracchiai ma quando cercai di mettermi a sedere sul materasso per scendere dal letto sentii una fortissima stilettata di dolore partirmi dal fondoschiena e per poco non urlai. Taehyung si girò di scatto a guardarmi e io strinsi i denti facendo finta di niente.
"Tutto bene?" Mi chiese.
"S-si. Sisi certo ovvio, tutto alla grande." Forzai un sorriso e lui mi guardò interdetto. "Ehm vai a fare il caffè? Io- ehm...io vado un attimo in bagno e poi arrivo."
"Va bene, ti aspetto in cucina."
Annuii vigorosamente e non appena uscì dalla stanza lasciai andare il gemito di dolore che avevo trattenuto fino a quel momento. Non capivo, non avevamo fatto niente di particolarmente strano eppure così tanto male non l'avevo provato neanche dopo la mia prima volta.
A fatica mi alzai, facendo forza sulle braccia per non dover appoggiare il sedere e almeno da in piedi non sentivo dolore. Provai a camminare fino al bagno e sentii un leggero fastidio così decisi di posizionarmi di fronte allo specchio e spogliarmi prima di girarmi, per capire cosa stesse succedendo. Ed eccolo li: un livido viola con la forma della mano di Taehyung e il segno dei suoi denti dove mi aveva morso.
Sbuffai frustrato e mi rivestii. Non capivo perché la mia pelle dovesse per forza essere così sensibile, bastava un semplice pizzicotto per lasciarmi il segno ed era una cosa che avevo sempre cercato di nascondere perché credevo mi rendesse debole. La sera precedente mi era piaciuto fin troppo, era stata una delle esperienze più erotiche che avessi provato e volevo davvero rifarlo ma se Taehyung avesse visto il risultato della mia richiesta, non mi avrebbe toccato per settimane e io non avevo intenzione di rinunciare al suo corpo.
Uscii dal bagno e lo raggiunsi in cucina, spostai la sedia da sotto il tavolo e mi sedetti sul bordo, appoggiando solo il lato destro del mio sedere martoriato e feci finta di niente mentre con calma ci gustavamo la nostra colazione.
"Anche oggi viene Jin-hyung a pranzo con noi?" Chiesi ad un certo punto per chiacchierare.
"Non ne ho idea, solitamente è Hoseok che lo invita."
"Secondo me quei due ci nascondono qualcosa."
"In che senso?"
"Non saprei dirti, è una teoria di Jimin. Praticamente mi ha detto che quando Hoseokie-hyung è andato a prenderlo in stazione poi non ha fatto altro che parlare di Jin-hyung e sabato sera ha detto di averli visti lanciarsi un paio di sguardi ambigui."
Incurvò la fronte e scosse la testa.
"E quindi la teoria di Jimin quale sarebbe?"
"Che stanno cominciando a piacersi a vicenda."
Scoppiò a ridere e per poco non ribaltò sul tavolo tutto il caffè nero che aveva nella tazza.
"Ma che cosa mangia e beve Jimin a Seoul? Digli di smettere o gli darà alla testa." Disse tra una risata e l'altra finendo di bere e poi alzandosi e andando a riporre la tazzina dentro il lavello.
"No ma Tae ho provato ad osservarli anche io e potrebbe essere una teoria non poi così strana."
"Guk, Hoseok è etero. Gli piacciono le femmine."
"Anche a te piacevano le femmine finchè non hai scopato con un maschio." Mi alzai e mi avvicinai, indicandolo con l'indice con fare semi minaccioso.
"Hai finito di sparare minchiate per stamattina? Mh?" Disse attirandomi a sé per i fianchi e prima che io potessi rispondere, mi baciò.
La sua bocca odorava di caffè e cioccolato e io istintivamente gli morsi il labbro inferiore, succhiandolo piano per gustarmi quel sapore che adoravo ma lui fece l'unica cosa che in quel momento non avrebbe dovuto fare, prendendomi alla sprovvista e a causa di questo non riuscii a trattenermi. Appoggiò entrambe le mani sul mio culo, forse per sollevarmi e farmi sedere sul tavolo o sulla mensola della cucina ma la mia reazione fu quella di allontanarmi di scatto dalla sua bocca e lamentarmi dal dolore.
Lui spalancò gli occhi e trattenne il respiro mentre io mi mordevo il labbro e abbassavo lo sguardo, cercando di nascondere le lacrime di sofferenza che non ne volevano sapere di restare al proprio posto. Feci due passi indietro e in quel momento avrei voluto scomparire perché lo conoscevo, sapevo esattamente quella che sarebbe stata la sua reazione.
"Hai male?"
"No, no-"
"Ti ho fatto m-male i-io?" Odiavo quando balbettava insicuro, non avrei voluto mai farlo stare così.
"No, Tae non ti preoccupare."
"Jungkook...guardarmi per favore-"
Presi un respirò profondo e lentamente alzai lo sguardo e non appena mi resi conto di quanto scosso fosse per colpa mia, provai ad avvicinarmi ma lui si spostò di lato.
"Taehyung, non fare così. Ti ho detto che non ti devi preoccupare, non è niente davvero."
"Fammi vedere."
"Mi piacerebbe davvero molto spogliarmi per te ma non credo abbiamo il tempo." Provai a sdrammatizzare. "Tu devi andare al lavoro ed io-"
"Jungkook." Alzò una mano per intimarmi di smetterla di parlare e quel punto notai come stesse tremando appena. "Fammi vedere. Per favore." Il suo tono era piatto, gelido.
Sospirai e a quel punto non potei fare altro se non dargli le spalle e lentamente abbassarmi i pantaloni del pigiama e spostare i boxer di lato, mostrandogli il risultato della passione della sera precedente.
"Ommioddio Jungkook, mi d-dispiace. Non volevo, davvero, i-io-"
Mi rivestii e mi girai e il suo sguardò mi spezzò letteralmente il cuore. Provai di nuovo ad avvicinarmi ma lui si spostò di nuovo, continuava a scappare da me e sapevo che lo stava facendo per paura di farmi ancora più male. A volte pensava fossi fatto di cristallo e che sarei potuto esplodere in mille pezzi da un momento all'altro e io non sapevo più come fargli capire che mi piaceva da impazzire quando ci metteva più forza o un minimo di violenza a letto. Mi eccitava ma dovevo sempre essere io a chiederglielo perché lui non prendeva quasi mai l'iniziativa sotto questo punto di vista.
"Taetae non ci sono problemi per me, perché devi fartene tu?"
"Hai dei lividi sul corpo! E te li ho procurati i-io-"
Scosse la testa e chiuse gli occhi e io approfittai di quel suo abbassamento delle barriere per raggiungerlo con uno scatto e lo intrappolai all'angolo, prendendogli il viso tra le mani.
"Taehyungie...te l'ho chiesto io. Sono stato io a chiederti di-" Sospirai. "Apri gli occhi e guardami, non ce la faccio a parlare se stai così."
Sembrava quasi che i ruoli si fossero invertiti ma dopo più di tre anni che stavo con lui sapevo esattamente come prenderlo. Anche lui dal lato suo mi aveva sempre trattato come un suo pari, fin dall'inizio mi ero sentito bene con lui perché nonostante gli anni di differenza, mai una volta si era rivolto a me come se fossi stato un bambino. E ora che un po' ero cresciuto e maturato anche io, diventando quasi un adulto a tutti gli effetti al suo fianco, sapevo prendermi cura di lui come lui aveva sempre fatto con me.
"Non volevo farti male."
"Non me ne hai fatto. Non ieri sera anzi, mi è piaciuto okay? Mi è piaciuto fin troppo."
"Perché non me l'hai detto subito stamattina?"
"Sapevo avresti reagito così."
Abbassò lo sguardo.
"Mi dispiace, ti prego perdonami."
"Non hai niente da farti perdonare. Ehi-" Appoggiai la fronte contro la sua. "Ti amo." Gli sussurrai ma lui sospirò e basta. Appoggiai la testa nell'incavo del suo collo e lo abbracciai. "Ti amo, Taehyung. E tornerei a chiederti di farlo altre tremila volte perché mi fido di te e se sono le tue mani a toccarmi, allora mi va bene qualsiasi cosa. Hai capito?"
Finalmente reagì e annuì, girando appena la testa per baciarmi la fronte.
"Anche io ti amo, Jungkook."
"Smettila di preoccuparti per queste cavolate."
"Non sono cavolate."
"Si che lo sono." Sciolsi l'abbraccio per incontrare ancora una volta il suo sguardo triste. "Sto bene così. Se questo è il prezzo da pagare per tutto il piacere che mi hai fatto provare ieri sera, allora vorrei che tu mi riempissi di lividi in ogni centimetro del mio corpo ogni volta che lo facciamo."
"Non dirlo neanche per scherzo, Jungkook."
"Non sto scherzando."
Gli sorrisi e provai a chinarmi verso di lui ma ovviamente girò la testa.
"Dammi un bacio." Gli chiesi facendo il broncio come i bambini.
"Guk-"
"Dai, dammi un bacio."
"Smettila."
"La smetto."
"Finalmente."
"Solo se mi dai un bacio."
A quel punto sorrise e con un movimento repentino invertì le posizioni e fui io quello intrappolato all'angolo. Gli circondai la vita con le braccia e appoggiò una mano sulla mia nuca, attirandomi a sé e finalmente potei godermi il mio tanto agognato bacio. Fu dolce e mi provocò una sensazione di tepore nello stomaco. Mi strinsi di più a lui e aprii la bocca, lasciando che la sua lingua si intrecciasse alla mia mentre sentivo che mi accarezzava piano la testa, intrufolando le dita tra i miei capelli. Si staccò appena ma io non gli diedi tempo di riprendere fiato e continuai a baciarlo, volevo fargli sentire quanto lo amavo, quanto volevo solo e soltanto lui e quanto non sarei riuscito ad allontanarlo per nessun motivo al mondo.
Hoseok's POV
La guardavo e aveva bei lineamenti, viso tondo ma magro, due occhietti vispi, sorrideva molto. Aveva questo movimento inconscio di intrecciarsi i capelli perfettamente lisci e castani sul dito indice per poi lasciarli scivolare sulla mano, scegliere un'altra ciocca e ricominciare.
La ascoltavo perché non potevo fare altrimenti, un susseguirsi di parole, una valanga di vocaboli uno dietro l'altro. Parlava tanto e troppo velocemente senza dire praticamente niente.
All'inizio pensavo davvero che avrei potuto finalmente affezionarmi a qualcuno e invece questo sarebbe stato il nostro sesto appuntamento e io non vedevo l'ora di andarmene a casa. A parte la prima volta, poi era sempre stata lei a scrivermi per vederci, era sempre lei la prima a scrivermi il buongiorno o la buonanotte e spesso era capitato che io non le rispondessi. Ci eravamo baciati tre volte, ero stato a letto con lei due volte ma già alla prima sapevo che non era lei ciò che cercavo eppure non trovavo il coraggio di chiuderla definitivamente.
Sentivo il disperato bisogno di innamorarmi, di provare quell'attrazione fatale e ricambiata nei confronti di qualcuno ma avevo la sensazione che più cercato e più mi allontanavo dall'obiettivo.
Si scusò dicendomi che doveva andare in bagno e io approfittai di quei pochi minuti per scrivere all'unica persona che quella sera avrebbe potuto aiutarmi a concludere quella tortura il prima possibile e appena quaranta minuti dopo ero giù fuori al suo appartamento. Mi aveva dato il codice per aprire il portone principale e io l'avevo imparato a memoria perché dopo ogni singolo appuntamento finito male, passare da lui era l'unica cosa che riuscisse a migliorarmi l'umore.
Suonai il campanello e aspettai finchè non sentii la porta aprirsi, lui si appoggiò allo stipite e mi guardò scuotendo la testa. Io alzai le spalle e gli passai di fianco, entrando in casa.
"Com'è andata?" Mi chiese.
"Hyung, se sono qua secondo te come potrebbe essere andata?"
Sbuffò e si sedette sul divano, toccando poi ripetutamente il posto accanto al suo come ad intimarmi di accomodarmi e io non me lo feci ripetere.
"Non capisco perché continui ad uscirci se non ti piace."
"Mi piace."
Inclinò la testa e alzò un sopracciglio.
"Hoseok, smettila di mentire a te stesso."
Appoggiai la schiena al divano e mi semi-distesi, mettendomi comodo, incrociando le braccia contro il mio addome e fissando lo sguardo sul televisore che era stato impostato su muto mentre il film continuava ad andare avanti.
"Jin-hyung?"
"Dimmi."
Mi voltai a guardarlo.
"Non è lei quella giusta per me. O non sono io quello giusto per lei."
"Ci voleva tanto?" Mi sorrise e io allungai un braccio verso di lui per spingerlo con fare giocoso.
"Non prendermi in giro."
Ma lui estrasse il telefono dalla tasca e ovviamente dovette proprio andare sulla chat con me e rileggere ad alta voce il messaggio disperato che gli avevo mandato, chiedendogli di chiamarmi e fingere una emergenza per potermi precipitare fuori da quel ristorante e scappare da lei a gambe levate.
Arrossii violentemente quando cercò di imitare il mio tono di voce e senza pensare mi lanciai su di lui, distendendomi sopra al suo corpo, cercando di raggiungere il suo telefono per strapparglielo di mano ma purtroppo le sue braccia erano più lunghe delle mie e senza neanche sforzarsi troppo stava riuscendo a scampare alla mia presa. Sentii la sua mano sul mio fianco, stava cercando di fermarmi e rideva divertito. Io puntai le ginocchia sul divano per avere una base di appoggio più salda, gli presi il braccio e cominciai a tirarlo giù ma per farlo dovetti allungarmi più del previso e la mia maglia si alzò leggermente, le sue dita fredde toccarono la mia schiena calda e io venni percorso da un brivido. Mi ritrassi di scatto e tornai a sedermi dal lato opposto del divano, deglutendo a vuoto. Incrociai di nuovo le braccia al petto e mi ammutolii, evitando il suo sguardo.
Perché doveva farmi questo effetto a volte? Come se Taehyung non mi avesse mai toccato o preso per i fianchi tutte quelle volte da ragazzini in cui mi aveva chiesto di fingermi il suo ragazzo pur di non dover uscire con altri.
"Hoseok? Tutto bene?"
Venni scosso dai miei pensieri dalla sua voce ma non ebbi il coraggio di guardarlo, temevo potesse leggere i miei pensieri.
"Sisi, tutto bene."
Lo sentii sospirare e poi si alzò, camminando in direzione della cucina e tornò pochi minuti dopo con due bicchierini e una bottiglia di tequila che aprì e appoggiò al tavolino posto di fronte al divano. Ne riempì uno a testa e poi me lo porse.
"Non ho intenzione di bere."
"Invece io penso tu ne abbia bisogno, farà bene ad entrambi."
"Domani devo lavorare."
"Anche io, come sempre ma questo non ci ha mai fermati, o no?"
Allungò ancora il bicchiere verso di me e io lo guardai per due secondi ancora prima di afferrarlo, farlo scontrare col suo e berne il contenuto alla goccia, tutto in un unico sorso.
"Ahh cazzo brucia!" Mi lamentai.
"I primi due, poi vedrai come ti passa." Mi rispose ridendo. Non ero tipo da superalcolici, qualche cocktail ogni tanto magari lo apprezzavo ma ero di gran lunga più buon intenditore di vini e birra. Seokjin invece amava gli amari, la vodka e la tequila. Gli opposti.
E quella sera di bicchieri ne bevemmo parecchi, persi in conto dopo un po' e improvvisamente mi ritrovai ad essere più sciolto, in vena di chiacchierare e soprattutto avevo caldo, faceva terribilmente caldo dentro quella casa.
"E quindi davvero prima di Namjoon non avevi mai avuto nessun'altra storia seria?"
"Mai, schifavo tutti."
Scoppiammo a ridere per l'ennesima volta e io appoggiai la testa sulla sua spalla, mezzo inconsciamente e mezzo perché forse volevo provare.
"La mia relazione più lunga è stata con una, si chiamava Eunbi. È durata 9 mesi." Dissi sbiascicando un po' le parole.
"Chi ha lasciato chi?"
"Io ho lasciato lei."
"E perché l'hai fatto?"
"Mi ero stufato."
"Sento puzza di bugia."
"Infatti è una bugia."
Alzai lo sguardo nella sua direzione e sorrisi prima di ridere di nuovo.
"Hai mai avuto quell'amico che piace a tutti e a tutte? Hai presente quando esci con qualcuno e tu sei sempre il più brutto?" La sua espressione si fece seria. "Ah già, probabilmente tu sei sempre stato quello che piace a tutti e a tutte."
"Hoseok-"
"Piaci anche a me. Come amico ovviamente."
Alzai la testa dalla sua spalla e mi riempii nuovamente il bicchiere, mandando giù altri due sorsi di quel nettare alcolico che mi bruciò la gola.
"Forse è ora di smetterla di-"
"Tu sei bello, Seokjin-hyung. Lo sai di essere bello. Ti guardi allo specchio e ti piaci. Anche Taehyung è bello." Risi e appoggiai la schiena al divano, rigirandomi il bicchierino vuoto tra le dita. "Quando eravamo a scuola e uscivamo, tutti e tutte si giravano a guardarlo, camminava per strada e sembrava stesse facendo una cazzo di sfilata."
"Okay, ora basta." Disse deciso, togliendomi il bicchiere di mano e chiudendo la bottiglia di tequila anche se ne era avanzata veramente poca, a mala pena un paio di dita. Fece per alzarsi per portare via il tutto ma la mia frase lo fece congelare sul posto.
"Eunbi aveva accettato di stare con me solo perché sperava di conquistare Taehyung. L'ho amata in quei 9 mesi mentre lei voleva solo succhiare il cazzo del mio migliore amico."
L'avevo scioccato, glielo potevo leggere in faccia. Tornò a sedersi e neanche per un secondo spostò il suo sguardo da me.
"Ma Taehyung è- si insomma, come pensava di conquistarlo? Lui non avrebbe mai potuto sentirsi attratto da lei."
"All'epoca nessuno sapeva dei suoi gusti. I suoi genitori lo minacciavano per impedirgli di dirlo in giro."
Mi guardò e io cominciavo ad essere stanco e sentivo di essermi tolto un peso dal petto, avevo la vista leggermente annebbiata mentre lui sembrava essere perfettamente in sé. Forse reggeva l'alcool più di quanto volesse farmi credere, sicuramente più di me.
"Hoseok." Gli facevo pena o tenerezza, non sarei stato in grado di dirlo. "Taehyung sa questa verità?"
"No, non gliel'ho mai detto. Non è mai stata colpa sua e mai lo sarà."
Mi prese una mano tra le sue e io mi sentii avvampare. Era colpa dell'alcool.
"Non riesci ad innamorarti perché sei stato ferito. Vero o falso?" Mi chiese.
"Vero."
"Ed esci solo con le modelle di Taehyung perché sai che non possono usare te per arrivare a lui. Vero o falso?"
"Vero."
Allungò una mano e mi spostò i capelli dalla fronte per poi accarezzarmi, sfiorandomi la guancia e io istintivamente chiusi gli occhi e appoggiai la testa sul suo palmo. Ero stanco, sicuramente era solo tanta stanchezza.
"Posso dirti una cosa? E sarò completamente sincero con te." Annuii e lo lasciai continuare. "Sei sempre e solo stato attratto dal genere femminile? Non hai mai avuto neanche mezzo pensiero su qualcun altro? Che ne so, un attore, un calciatore?"
"Devo pensarci proprio ora?"
"Si, Hoseok. Vorrei tu ci pensassi proprio ora."
"Ma io sono stanco, hyung." Misi il broncio.
"Sei sicuro di non voler neanche provare qualcosa di diverso?"
"In che senso?"
"Ti organizzo io un appuntamento. Esci con uno dei miei ragazzi. Poi ci penso io a pagare la recluta."
A quel punto improvvisamente mi sentii sveglissimo e strabuzzai gli occhi.
"Hyung, sei impazzito? Non se ne parla!" Forse alzai un po' troppo il tono di voce.
"Calmati, era solo una proposta ma se non vuoi..."
"Grazie ma no grazie, non uscirò con una delle tue puttane."
"Okay, esci con me."
"Io e te usciamo già."
Scosse la testa e si avvicinò.
"Intendevo usciamo seriamente, andiamo a cena fuori come se fosse un vero e proprio appuntamento."
Lo fissai per un paio di secondi senza riuscire a sbattere neanche le palpebre dallo shook e dallo stupore e poi semplicemente scoppiai a ridere. Mi piegai su me stesso, tenendomi la pancia e risi di gusto come non mi sarei mai sognato di fare da sobrio. Risi talmente forte da farmi venire le lacrime e solo quando mi accorsi che lui invece era rimasto perfettamente serio e immobile, cercai di ricompormi, tossendo un paio di volte.
"Non mi pare il caso, Seokjin. Senza offesa."
"Hai detto che ti piaccio."
"Come amico."
"Come amico, certamente."
Non seppi interpretare il suo sguardo ma sicuramente mi prese il panico quando si avvicinò pericolosamente a me. Io cercai di sprofondare nel divano, posando la testa al bracciolo e alzando entrambe le mani che si appoggiarono sul suo addome piatto, coperto da una semplice e sottile maglia bianca maniche corte. Mi sentii in trappola col suo corpo che sovrastava il mio e le sue braccia ai lati del mio viso.
"C-che stai f-facendo?" Balbettai spaventato.
"Cosa provi?"
"Allontanati."
"Dimmi prima cosa provi, che effetto ti fa questa vicinanza ad una persona del tuo stesso sesso?"
"Hyung per favore, allontanati."
"Prima rispondi alla mia domanda." Sussurrò, sporgendosi ancora di più verso di me, le nostre fronti quasi si toccavano e io non stavo neanche più mettendo forza nelle braccia per tenerlo a debita distanza.
"Non so rispondere, okay? Tu non sei una persona qualsiasi quindi non lo so. Non lo so, so solo che non mi piace."
E a quella mia ultima frase lui si alzò bruscamente, allontanandosi come da me richiesto e io potei finalmente riprendere a respirare normalmente. Sentivo il mio cuore battere all'impazzata e temevo potesse schizzarmi fuori da un momento all'altro.
"Vado a prenderti un cuscino e una coperta. Dormirai sul divano."
Scossi la testa vigorosamente.
"Non serve, me ne vado a casa mia."
"Tu non esci da qui, Hoseok. Hai bevuto e non poco e non penso proprio tu sia nelle condizioni di guidare. Dormirai sul mio divano e smettila di lamentarti."
Mi lasciò senza parole e si alzò per tornare pochi minuti dopo e porgendomi oltre che cuscino e coperta, anche una maglia e un paio di pantaloncini, dicendomi di mettermi comodo per la notte e che il bagno sapevo benissimo dove fosse.
Fece per andarsene verso la sua camera da letto ma io sapevo che se non avessi dato voce a ciò che mi frullava nella testa, non sarei mai risuscito a dormire.
"Hyung?"
Si bloccò ma senza girarsi nella mia direzione.
"Dimmi."
"N-non eri serio, vero?"
"L'alcool mi rende audace e forse un po' strano." Mi guardò. "Dovresti saperlo ormai."
"Hyung ma...io ti piaccio?"
Ci furono un paio di secondi di silenzio e poi mi sorrise.
"Come amico, Hoseok."
Io annuii e sorrisi di rimando.
"Buonanotte e- beh, grazie per l'ospitalità e per la chiacchierata."
"Buonanotte a te."
Non sapevo perché ma percepii del gelo tra noi ma forse era solo stanchezza. Spense la luce e io mi distesi, mettendomi comodo sul divano per quanto mi fosse possibile e mi coprii. Cercai di ripensare alla nostra conversazione, ripercorrendo le varie fasi di quella serata che poteva entrare a far parte delle esperienze più strane mai avute in vita mia. E poi ripensai al suo viso vicino al mio, al suo respiro caldo che mi aveva colpito il naso, le sue mani grandi ai lati della mia testa, il suo corpo sul mio e improvvisamente mi rimbombarono nella mente le parole -come amico- e provai un leggero fastidio alla bocca dello stomaco. Volevo provare ad interrogarmi su che cosa fosse appena successo e perché mi ero sentito così confuso ma non potei farlo perché crollai in un sonno profondo senza neanche accorgermene.