Jimin's POV
Finii di scaldare il riso istantaneo nel forno a microonde e poi lo mischiai al kimchi riscaldato che avevo preparato ormai il giorno prima, non era il massimo ma la mia voglia di cucinare quella sera era pari a zero. Jongin era uscito con alcuni nostri compagni di università ma io ovviamente non me l’ero sentita di unirmi alla comitiva e fingere di essere la felice coppia innamorata dopo quello che era successo il weekend precedente quando ero tornato a Seoul.
Il mio umore era decisamente migliorato e per la prima volta dopo tre anni mi resi conto che avrei voluto rimanere a Busan invece che tornare nella capitale. Durante le quattro ore di treno avevo avuto modo di riflettere molto ed ero giunto alla conclusione che non sarei riuscito a trasferirmi a Seoul per il resto della vita. Li avrei potuto avere tutti gli agi, una bella casa, magari un bel quartiere, la metropolitana che correva continuamente senza dovermi preoccupare dei vari spostamenti, sarebbe stato più facile trovare lavoro nel settore in cui mi sarei laureato e poi sarei stato più vicino all’aeroporto se avessi avuto la possibilità di viaggiare ma il problema era che vivere a Seoul era soffocante. Troppe persone, troppe attività, troppo rumore, troppa luce e soprattutto non potevo neanche lontanamente mettere a paragone il fiume Han con il meraviglioso mare di Busan.
Li non avevo nessuno, la mia vita non poteva continuare li.
Mi sedetti sul divano e feci partire l’episodio di un drama dal mio computer e riuscii anche a distrarmi e a non pensare a nient’altro se non alla trama finchè non venne introdotto un nuovo personaggio il cui cognome era Min. Il mio pensiero volò immediatamente a Yoongi e istintivamente aprii la chat con i suoi messaggi. Erano passati tre giorni da quel sabato sera in cui eravamo rimasti soli e lui mi aveva scritto sei volte, per augurarmi il buongiorno e la buonanotte, tutti i giorni solo che io non avevo mai risposto. Volevo vedere fino a quanto avrebbe continuato ma sapevo quanto fosse testardo e potevo immaginare che non si sarebbe arreso così facilmente. La verità era che finalmente ero riuscito a dormire per più di cinque ore consecutive senza essere scosso da incubi da quando lui aveva ricominciato a scrivermi per augurarmi la buonanotte, come se quella singola parola ma pensata e inviata da lui fosse un acchiappa sogni che mi proteggeva.
L’avevo osservato bene quella sera, quella sua maglia bianca candida e la giacca rossa ricolma di lustrini colorati aveva illuminato tutta la stanza e io mi ero dovuto impegnare davvero molto per non fissarlo tutto il tempo. Ad un certo punto era scoppiato a ridere per una qualche battuta fatta da Hoseok e io mi ero goduto il suono della risata e in quel momento ero stato colpito da una terribile consapevolezza: in passato ero stato io il motivo della sua gioia e poi proprio io gliel’avevo portata via. Non me lo meritavo, avevo sbagliato tutto con lui fin dal primo momento e lui mi aveva amato ugualmente, facendosi andar bene tutti i miei difetti.
Però io preferivo le cose semplici. Jongin era con me a Seoul, potevo vederlo tutti i giorni, potevo uscirci, avevamo la stessa età, potevo parlare di qualsiasi argomento senza sentirmi inferiore perché non conoscevo come si chiudeva un affare o un contratto importante per la Compagnia. Con Jongin sarebbe stato facile eppure io ero ancora profondamente innamorato della parte più difficile di tutta quella vicenda.
Mi si chiuse lo stomaco e gettai quello che rimaneva del mio riso e del mio kimchi riscaldato, spensi il computer ma era ancora troppo presto per mettermi a dormire così decisi di trasformare il difficile in facile e con un rapido gesto del dito selezionai il suo nome in rubrica e feci partire la chiamata, sedendomi poi sul mio letto.
Rispose al secondo squillo, come se avesse il telefono in mano e stesse aspettando solo me e quando sentii ancora la sua voce mi si aprì una voragine nello stomaco.
“Ehi Jiminie.”
“Ciao, t-ti disturbo?” Chiesi titubante, sperando con tutto me stesso che mi dicesse di no.
“Tu non disturbi mai.”
“O-okay…”
“Tutto bene?”
“Si- sisi, certo. T-tu? Come stai?”
“Bene, stanco. Oggi ho avuto una giornata impegnativa.” Quella frase mi rattristò.
“O-oh capisco. Mh beh allora ti lascio in pace così puoi- si insomma, lavarti se non l’hai già fatto e poi andare a dormire.”
“Jimin?”
“Si?”
“Ti va di chiacchierare ancora un po’ con me?” Qualcosa scattò nel mio cuore, come una piccola luce di speranza che colorò tutto quel grigiore che mi stava pian piano inghiottendo.
“Si, ti prego.” Risposi senza pensarci troppo e lo sentii sorridere tramite il suo respiro.
“Cosa stavi facendo?”
“Ho appena finito di cenare e mi stavo guardando l’episodio di un drama.”
“Sei solo stasera?”
“Si, Jongin è uscito ma io non me la sentivo di andare con lui e con gli altri.”
“E il motivo quale sarebbe?”
A quel punto avevo due possibilità: mentirgli come ormai era diventato particolarmente bravo a fare oppure dirgli semplicemente la verità solo mentre il mio cuore era pronto ad affrontare la situazione, la mia testa ancora faticava a macinare l’informazione e per questo motivo optai per la prima opzione.
“Devo finire di ripetere per l’ultimo esame.”
Bravo Jimin, tu si che sei un vero idiota.
“Quando ce l’hai?”
“Questo giovedì, dopodomani.”
“Hoseok mi ha detto che a volte lo chiami per ripetergli il programma d’esame.”
“Si, è così. Mi ha aiutato molto.”
“Vuoi ripetere con me?”
“C-cosa?”
“Solo se vuoi, ti ascolto volentieri.”
Io recuperai gli appunti e le slide stampate dalla scrivania prima di ributtarmi sul letto e cominciare a parlare come una macchinetta. Sfruttai quell’occasione per rimanere al telefono il più possibile e unii anche il fatto di ripetere una volta in più che sicuramente non mi avrebbe fatto male. Andai avanti a parlare per un’ora abbondante e Yoongi ogni tanto mi fermava per chiedermi approfondimenti oppure per avvisarmi che avevo usato troppe ripetizioni o che non ero riuscito a spiegare un concetto con chiarezza. Mi stava davvero ascoltando, si stava interessando a me e io più parlavo e più mi pentivo di tutto.
Rimpiangevo l’averlo lasciato, l’avergli mentito, l’averlo sfruttato finchè mi era andato bene. Ero stato uno stupido perché sapevo che lui ci sarebbe stato per me, avremmo potuto fare delle videochiamate in cui lui mi aiutava con lo studio proprio come stava facendo ora e invece no, avevo mandato tutto a puttane e cosa ne avevo ricavato di positivo? Niente. Solo tanta ansia, frustrazione e preoccupazione che avevo sfogato andando a letto con una persona che non amavo solo perché mi sentivo tremendamente solo e abbandonato.
Spostai per l’ennesima volta i fogli con gli appunti delle lezioni che avevo davanti, ricontrollando di aver detto tutto.
“Mh, penso di aver ripetuto tutte le parti fondamentali.” Dissi poi ancora concentrato su quelle parole.
“30 e lode e io ci aggiungerei pure il bacio accademico.” Mi disse lui e io scoppiai a ridere, divertito dal suo tono di voce e mi buttai all’indietro, appoggiando la testa al cuscino.
“Smettila, non prendermi in giro.”
“Non mi permetterei mai, Jimin! Sono convinto che prenderai davvero il massimo dei voti.”
Arrossii leggermente e ringraziai di non essere con lui di persona o sarebbe stato imbarazzante.
“G-grazie.” Sussurrai.
“Non struggerti troppo. Capisco che è l’ultimo esame prima della laurea però sei sempre andato bene fino ad ora, vedrai che andrà bene anche questa prova.”
Proprio in quel momento sentii la porta di casa aprirsi e immaginai Jongin fosse rientrato così mi affrettai ad alzarmi per socchiudere la porta e mi sedetti alla scrivania tenendo di fronte i fogli con gli appunti in modo che se lui avesse cercato di parlarmi, avrebbe immediatamente notato come fossi al telefono con qualcuno per ripetere il programma d’esame. Sapeva che doveva lasciarmi in pace e sapeva che solitamente la persona che chiamavo era Hoseok.
“Grazie hyung, mi fa davvero piacere che tu mi abbia ascoltato.” Risposi senza soffermarmi troppo a pensare a quella parola che era solito usare con Hoseok ma che sicuramente era insolito io usassi con Yoongi che rimase un paio di secondi in silenzio mentre io cominciai ad andare lentamente nel panico.
“Hyung? Da quando mi chiami così?”
“I-io ehm- si, cercherò di fare così.”
Cercai di cambiare argomento, sperando cogliesse la mia richiesta.
“E’ tornato Jongin, vero?”
“Si.”
“E gli vuoi far credere di essere al telefono con Hoseok?”
“Si.”
Se avesse continuato con questo tipo di domande sarebbe stato facile farglielo credere in ogni caso.
“Come va con lui?”
“Abbastanza bene.”
“Gli hai raccontato cos’è successo sabato?”
Presi un respiro profondo perché basta mentire, dovevo convincermi del fatto che dire la verità era più facile, soprattutto se si trattava dei miei sentimenti nei confronti di Yoongi.
“Ovviamente no.”
“Pensi possa essere geloso? Sia di sabato che del fatto che tu sia al telefono con me?”
“Direi proprio di si.”
“Farebbe bene ad esserlo?”
Mi bloccai e ammutolii. Appoggiai la schiena allo schienale della sedia e fissai un punto insensato della stanza, deglutii a fatica e cercai di concentrarmi sul battito accelerato del mio cuore. Digli la verità, Jimin, diglielo. È facile, Jimin. È la cosa più facile del mondo.
Presi un respiro profondo.
“Si. Avrebbe un motivo davvero sensato per esserlo.”
Rimanemmo in silenzio per un po’ finchè non fu lui a parlare di nuovo.
“Ti va di tornare a casa anche il prossimo weekend?”
“Non posso, non ho abbastanza soldi per-“
“Te li prendo io i biglietti del treno.”
“Hyung-“
“Ho bisogno di vederti, Jimin. Ho davvero bisogno di parlare con te. Non dovevo andarmene così sabato sera, sarei dovuto rimanere, avremmo potuto confrontarci. Lo facevamo sempre, ricordi? Io ti dicevo tutto, tu mi dicevi tutto e le cose hanno cominciato a sgretolarsi quando abbiamo smesso di farlo. È passato quasi un anno e non abbiamo mai realmente parlato di quello c-che-“
Non terminò la frase e i miei occhi si riempirono di lacrime. Aveva ragione. Non c’erano segreti tra di noi finchè non mi ero lasciato convincere da Jongin ad andare a ballare una sera e non avevo avvisato Yoongi, temendo una sua reazione sconsiderata. Gli avevo mentito una volta e da li in poi non avevo più smesso e ora me ne pentivo amaramente e mi sentivo profondamente in colpa.
“P-potrei…si insomma…potrei prendere il treno anche venerdì mattina, tanto l’esame ce l’ho giovedì pomeriggio.”
“Si? Ti va di tornare a casa? Ti va di vedermi e parlare? Parleremo e basta, te lo prometto.”
“Si mi va, hyung.” Addolcii un po’ il tono di voce per allentare la tensione e anche perché sentii immediatamente il cuore più leggero al solo pensiero di rivederlo nel giro di pochi giorni.
“Okay allora. Mi fai sapere l’orario che ti è più comodo?”
“Certo, domani controllo.”
“Te li compro online e poi ti mando la prenotazione per messaggio.”
“Va bene, grazie mille.”
“Jimin?”
“Dimmi, hyung.”
“Grazie. Per darci questa possibilità intendo.”
In quel momento sentii un leggero bussare e Jongin comparse dietro la porta di camera mia, sorridendomi.
“Già, sarà divertente.” Risposi a Yoongi, sorridendo all’altro ragazzo a mia volta.
“Ora comincio ad essere particolarmente stanco e credo anche tu dovresti andare a dormire. Mi ha fatto piacere parlare con te.”
“Anche a me. Ciao, hyung.”
“Ciao, Jimin.”
E riagganciammo e quando guardai lo schermo mi resi conto che avevamo parlato al telefono per due ore e quaranta ma io mi ero trovato talmente bene e a mio agio che mi era parsi appena dieci minuti.
Mi alzai dalla scrivania con il sorriso stampato in faccia e mi gettai sul letto ricordandomi solo in quel momento che Jongin era ancora fermo sulla porta di camera mia e mi stava guardando.
“Torni a Busan anche il prossimo weekend?” Mi chiese.
“Sisi, parto venerdì mattina.”
“Ma…il motivo?”
“E’ il compleanno di Jin-hyung e Hoseok-hyung gli vuole fare una sorpresa.” Mentii. Era bastata una sola chiamata con Yoongi per ribaltare completamente la situazione. Ero stato sincero con lui e stavo cominciando a mentire a quello che in teoria era ancora il mio ragazzo.
“Ah capisco, allora fai bene. Dormi qua anche stanotte?” Sapevo ci stesse male. Ormai si era abituato a dormire abbracciandomi però io non ce la facevo più, non volevo fossero le sue braccia a stringermi.
“Si, preferisco così perché la mattina mi sveglio presto per studiare e non voglio disturbarti.” Mentii ancora facendolo passare per un favore, una accortezza che gli riservavo.
“Va bene. Buonanotte.” Entrò in camera e si avvicinò al letto, chinandosi e lasciandomi un leggero bacio a stampo al quale io reagii il minimo indispensabile per non farlo preoccupare troppo. Volevo chiarire la situazione con Yoongi prima di parlane anche con lui.
Finalmente rimasi di nuovo da solo e non ci volle molto prima che cominciassi a rigirarmi nel letto per cercare una posizione comoda finchè il mio telefonò non vibrò sul comodino ed io mi affrettai a sbloccare lo schermo. Sapevo di chi fosse il messaggio, sapevo non avrebbe mancato una serata solo perché avevamo da poco finito di chiacchierare a voce.
[YG]: Buonanotte Jiminie (:
E per la prima volta dopo tre giorni decisi che forse era arrivato il momento di rispondere.
[JM]: Buonanotte a te, Yoonie (:
Impostai il silenzioso e la sveglia prima di chiudere definitivamente gli occhi e nel giro di pochi minuti cominciai a sentire un leggero tepore espandersi nel mio petto, una sensazione di benessere e gioia che non provavo da mesi.
E mi addormentai così, aggrappandomi forte al pensiero che avrei dovuto resistere solo due giorni e mezzo prima di rivederlo e questa volta non avrei sprecato nessuna occasione, basta rimpianti.