Taehyung's POV
Mi stavo godendo lo scroscio dell’acqua calda sulle spalle, lasciando che il vapore portasse via lo stress e i pensieri negativi degli ultimi giorni. Tutto ciò a cui riuscivo a pensare era se accettare oppure no la proposta di quell’imprenditore francese.
Nella vita ero sempre stato un ragazzo impulsivo, il vecchio me avrebbe accettato seduta stante senza pensarci troppo ma ora ero cresciuto, maturato, cambiato. Avevo delle persone al mio fianco e le mie scelte avrebbero influenzato anche loro, non potevo più focalizzarmi solo ed esclusivamente su me stesso.
Mi sciacquai il viso un’ultima volta prima di uscire dalla doccia e indossare l’accappatoio. Mi asciugai velocemente, mi misi il pigiama e poi passai rapidamente il phon sui capelli per cercare di asciugarli quel minimo da non farmi prendere freddo.
Quando uscii da lì recuperai il telefono e mi resi conto che ero rimasto rinchiuso in bagno per più di un’ora e soprattutto la casa era troppo silenziosa. Che Jungkook si fosse già addormentato?
Rimasi un secondo interdetto quando trovai la porta di camera nostra chiusa, solitamente la lasciavamo sempre aperta anche perché a Yeontan piaceva saltare sul letto e dormire tra di noi o ai nostri piedi. Tirai giù la maniglia constatando che almeno non fosse chiusa a chiave e quando la spalancai venni invaso da un fortissimo profumo di frutti rossi, mango e pesca.
Avevo scelto proprio quella casa perché non volevo rinunciare all’agio della stanza grande con cabina armadio e la camera mia e di Jungkook era semplicemente immensa. Di fronte alla porta era posizionato il letto matrimoniale con due comodini, uno per lato. Ai piedi del letto avevamo fatto mettere due poltrone, separate l’una dall’altra da una cassapanca sopra la quale c’era la cuccia di Yeontan che però usava solo ed esclusivamente quando non c’era nessuno sul letto. Dietro ai comodini c’erano due immense finestre che davano sul giardino e potevamo goderci tutti i giorni la vista della nostra piscina, posizionata retrostante la casa e circondata da alcuni alberi di ciliegio che non vedevo l’ora fiorissero in primavera. Sulla destra c’era l’anta scorrevole per entrare nella cabina armadio e sulla sinistra avevamo fatto posizionare una scrivania ad angolo e delle mensole che Jungkook aveva provveduto a riempire di cornici con foto scattate durante i nostri viaggi. Era l’unica stanza che avevamo arredato completamente insieme e ogni particolare era stato pensato e cercato con minuziosità.
Immediatamente notai la luce soffusa e tante, molte candele profumate posizionate in ogni angolo della camera. L’aroma e il tepore che emanavano mi provocarono una sensazione di pacatezza e rilassamento che subito venne sostituita da eccitazione quando il mio sguardo si posò su Jungkook disteso, con la testa appoggiata ad una mano che a sua volta era posizionata sul cuscino e mi guardava. Aveva il lenzuolo a coprirgli il corpo ma a giudicare dalla spalla e dal braccio nudo, immaginai non stesse indossando alcun tipo di indumento.
Mi precipitai al suo fianco, lasciandomi letteralmente cadere sul materasso e gli circondai la vita con un braccio, attirandolo a me.
“Non è il nostro anniversario quindi non dirmi che mi sono dimenticato di qualche mesiversario importante, non me lo perdonerei mai.” Gli sussurrai facendo strusciare tra di loro i nostri nasi.
“Non ti sei scordato di nulla, voglio solo portarti via un po’ di stress.” Mi accarezzò la guancia e io chiusi gli occhi, godendomi il suo tocco delicato.
“E come pensavi di farlo?”
“Credo tu possa immaginarlo.”
Cominciò a baciarmi la mandibola per poi scendere lentamente verso il collo, strusciò la sua lingua sul mio pomo d’Adamo e a quel punto non resistetti più. Lo spinsi giù finchè la sua schiena non toccò il materasso e unii le nostre labbra. Ormai avrei dovuto essere abituato al suo sapore eppure ogni volta che lo baciavo sentivo i fuochi d’artificio esplodermi nello stomaco come la prima volta. Posizionai una gamba tra le sue, facendogliele divaricare e poi alzai il ginocchio, strusciandolo contro il suo inguine e dalla sua gola uscì un gemito strozzato.
“Sei giù nudo sotto al lenzuolo, vero?”
“Perspicace.” Rise mentre scendeva con le mani e prese i lembi della maglia del mio pigiama, sfilandomela dalla testa.
“Vieni fuori da li.” Dissi ancora cercando di spostare il tessuto che lo copriva.
“Non finchè non sarai nudo anche tu.” Rispose prima di nascondersi completamente sotto al lenzuolo, coprendosi anche la testa.
Io sorrisi ma lo accontentai, togliendomi di dosso i pantaloni del pigiama e le mutande ma quando provai a farlo uscire da lì, lui rise tenendo forte il lenzuolo tra le mani per fare in modo che io non potessi scoprirlo.
“Mi hai appena dichiarato guerra.” Gli sussurrai andando a circondare la sua erezione da sopra il tessuto e stringendo forte tra le dita. Comincia con movimenti lenti ma profondi, come sapevo gli piacesse di più e dopo appena un paio di minuti buttò fuori la testa per respirare e mi guardò con gli occhi colmi di eccitazione.
“Così non vale.” Mi disse cercando di bloccare i miei movimenti e facendo il labbruccio come i bimbi. Io presi il lenzuolo e glielo strappai definitivamente di dosso e finalmente potei ammirare il suo corpo nudo ed allenato.
Lui si fiondò su di me e i baci dolci di poco prima vennero sostituiti da contatti rudi, bagnati e decisamente poco casti. Ogni qualvolta si accendeva quella fiamma tra di noi, non ci fermavamo finchè non fossimo stati completamente soddisfatti entrambi. Allacciai le mie braccia intorno al suo collo mentre le sue mi cinsero la vita, portandomi sopra di sé. La sua lingua spinse contro il mio labbro inferiore, chiedendomi di aprire di più la bocca per approfondire il bacio. Ci baciammo quasi bruscamente, pieni di fame uno dell’altro, le nostre lingue danzavano insieme e con una intensità tale che sarei potuto venire anche solo continuando così. Poi Jungkook ruppe quel contatto, facendomi gemere in disaccordo.
“Perché ti sei fermato?” Chiesi, appoggiando la mia fronte alla sua.
“Perché sono affamato di te, Taehyung. Letteralmente, muoio di fame. Appoggia le mani alla testiera del letto e stai fermo così.”
Quasi mi ordinò e io feci quanto richiesto prima di guardarlo scivolare sul materasso verso il basso finchè la sua bocca non fu di fronte alla mia erezione. Posò entrambe le mani sulle mie natiche e mi spinse tra le sue labbra, inglobandomi completamente.
“Cazzo-“ Gemetti di piacere quando cominciò a muovere la testa avanti e indietro, usando la lingua su tutta la mia lunghezza. Non avevo forza nelle braccia per sostenermi e feci scontrare la mia testa sul muro lasciandomi andare e ansimando, godendomi a pieno la sensazione delle sue labbra piene avvolgermi e saziarsi di me. Percepii la sua mano destra avvicinarsi alla mia entrata posteriore e trattenni il respiro quando lo sentii penetrarmi direttamente con due dita.
“J-Jungk-ah-“ Venni invaso da un’immensa sensazione di piacere in tutto il corpo quando cominciò a sforbiciare e coordinò i movimenti della lingua con quelli delle dita.
Nella maggior parte dei casi ero io a comandare in queste situazioni ma ormai avevo perfettamente imparato a capire quando la sua voglia era talmente tanta da non farsi problemi e cercare di prendere il controllo. E io glielo lasciavo fare perché mi eccitava più di quanto mi piacesse ammettere ma quella sera non avrei potuto permettergli né di farmi venire così, né di dominarmi.
Presi forza e raggiunsi il suo polso, spostando la sua mano e sentendo una fastidiosa sensazione di vuoto, prima di scivolare di lato e lasciarlo senza fiato.
“Perché ora tu ti sei fermato?”
“Perché stavo per venire, Jungkook.”
“Quello sarebbe stato il mio intendo.” Si chinò verso di me, incastrando una mano tra i miei capelli e baciandomi il naso.
“Girati.” Gli dissi con un sorriso sornione sul viso.
“Come?”
“Girati, mettiti a gattoni per me. Ti va?”
I suoi occhi si riempirono immediatamente di lussuria e fece ciò che gli avevo chiesto.
“Non serve che mi prepari.” Disse prima di appoggiare la testa al cuscino e incurvare la schiena, facendomi avere la migliore visuale del suo lato B.
“Come no?”
“L’ho già fatto prima da solo.”
Mi bloccai e cercai di elaborare l’informazione. Mentre io mi lavavo e mi riempivo la testa di pensieri sotto lo scroscio dell’acqua, lui abbelliva e profumava la stanza e poi si coricava sotto il lenzuolo, stimolandosi da solo per prepararsi per me.
“Oh, Guk. Forse era meglio se questo non me lo dicevi.” E non feci neanche in tempo a finire la frase che mi posizionai di fronte alla sua entrata e mi spinsi completamente dentro di lui. Sentivo le sue pareti allargarsi per accogliermi, perfettamente abituate alle mie dimensioni e dopo appena un paio di stoccate profonde la stanza si riempì dei suoi gemiti acuti. Colpii la sua prostata un paio di volte di seguito fino a farlo urlare e notai come stesse stringendo talmente tanto il lenzuolo tra le dita che le sue nocche erano diventate bianche.
Lo tenni per i fianchi, tirandolo incontro al mio bacino per far risultare i movimenti più intensi e il suo ansimare sconnesso fu musica per le mie orecchie. Non che io stessi trattenendo i gemiti comunque.
“Sono stato un bimbo cattivo a cominciare senza di te?” Mi chiese all’improvviso.
“Oh si, molto cattivo.”
“Allora puniscimi.”
“Cosa?” Rallentai il ritmo delle stoccate e lui girò la testa di lato, come per farsi sentire meglio.
“Puniscimi, Taehyung. Ti prego.” Mi chiese quasi imbronciato.
“Davvero?”
“So che muori dalla voglia di farlo.” Rise e io decisi di stare al gioco.
Strusciai piano una mano sulla sua natica sinistra, facendo movimenti circolari per poi allontanarmi di poco e sculacciarlo piano, leggermente insicuro se fosse realmente quello che voleva.
“Di più.” Okay, era decisamente questo quello che voleva.
Ripetei il movimento, prima lo massaggiai e poi allontanai la mano, prendendo la rincorsa e facendo schiantare il palmo della mia mano sulla sua carne soda. In tutta risposta lui fece sprofondare la faccia nel cuscino per reprimere un gemito che però a me giunse forte e chiaro.
Ripresi ad aumentare il ritmo delle stoccate, tirandolo in contro ai miei movimenti con la mano destra ancora posizionata sul suo fianco mentre con la sinistra continuavo a colpirlo come mi aveva chiesto lui e più forte ansimava, più avrei voluto metterci forza ma senza fargli davvero male.
“D-Dio a-ancora-“ Cercò di portare una mano alla sua erezione, probabilmente per stimolarsi da solo ma io lo fermai.
“Non ci provare neanche.”
“T-Tae ti p-prego-“ E proprio in quel momento io colpii per l’ennesima volta il suo punto sensibile e lui quasi urlò mentre la mia mano andava a schiantarsi ancora sulla natica sinistra e fu il colpo più forte da quando avevamo iniziato. Le sue gambe cedettero e si ritrovò perfettamente disteso a pancia in giù mentre il suo corpo venne percorso da uno spasmo e capii che era davvero vicino all’orgasmo, probabilmente almeno quanto me.
Mi fermai e uscii da lui, lasciando la presa dal suo fianco e chinandomi a baciare la zona che avevo ripetutamente colpito sotto sua richiesta. Lo morsi piano senza stringere troppo.
“Non ti dovevi fermare, Taehyung, ero così vicino-“
“Lo so amore, anche io. Vieni qua.”
Lo feci girare e mi posizionai tra le sue gambe, sopra di lui. Mi chinai e lo baciai e lui lasciò scivolare le sue dita tra le mie ciocche corvine, stringendo e tirando appena, giusto quel poco che ci voleva per approfondire il bacio.
“Ho cercato di trattenermi perché mi piaceva troppo.” Mi disse a fior di labbra e io sorrisi prima di ricominciare a gustarmi le sue labbra.
Nel frattempo andai ad allinearmi di nuovo di fronte alla sua entrata e lo penetrai ancora ma questa volta più lentamente, mettendoci più dolcezza. Lui spalancò la bocca a causa del piacere e io scesi a baciargli la mandibola, il mento, il collo, le clavicole. Lasciai una scia bagnata con la lingua mentre colpivo ripetutamente il punto che sapevo lo faceva godere di più. Circondai la sua erezione pulsante tra le dita e la pompai con movimenti semicircolari verso il basso.
“Non trattenerti più, vieni per me amore.” Gli sussurrai all’orecchio e bastò quel poco a farlo ansimare forte mentre si lasciava andare e riversava il suo seme nella mia mano, sporcando anche entrambe le nostre pance. E dopo appena un altro paio di stoccate anche io raggiunsi l’apice, baciandolo ancora per soffocare un gemito contro la sua bocca.
Crollai stremato al suo fianco e lui immediatamente venne ad accocolarsi contro il mio petto.
“Dovremmo pulirci.” Dissi dopo un paio di minuti di silenzio in cui avevamo entrambi cercato di far ripartire la normale respirazione.
“Non ho le forze per alzarmi ora.” Mi rispose.
“Tranquillo, ci penso io.” Gli baciai la fronte e mi sporsi verso il comodino, estraendo dal cassetto le salviette umidificate. Ne passai una prima su di me, pulendomi anche la mano e poi ne usai un’altra per lui che per tutto il tempo tenne gli occhi chiusi anche se non la smetteva di sorridere. Poi mi alzai e recuperai il suo pigiama, facendoglielo indossare e mettendo anche il mio prima di spegnere le candele e distendermi di nuovo a letto al suo fianco, lasciando acceso l’abatjour sul mio comodino.
Appoggiò la testa sul mio collo, sotto il mento e fece scivolare una gamba tra le mie per intrecciarle insieme. Io lo abbracciai e intrufolai una mano tra i suoi capelli, massaggiandogli piano la testa.
“Era da tanto che non provavamo qualcosa di nuovo.” Disse dopo un po’.
“E’ per questo che me l’hai chiesto?”
A quel puntò aprì gli occhi e si spostò leggermente di lato per guardarmi felice.
“Si, mi eccitava l’idea.”
“E la realtà ha soddisfatto le tue aspettative?”
Non ero mai stato insicuro o trattenuto a letto, non mi ero mai posto il problema né con lui, né con nessun altro prima di lui eppure a volte, dopo tutto quello che aveva passato, ancora temevo di tirare troppo la corda ed ecco perché nella maggior parte delle volte era a lui a chiedermi di provare a fare qualcosa di nuovo e io lo accontentavo fin dove mi era possibile. Volevo che con me stesse bene e provasse solo ed esclusivamente piacere. Ormai erano passati anni e sapevo avesse completamente superato quel trauma che ormai rimaneva solo un ricordo lontanissimo, rinchiuso in un angolo remoto del suo cervello ma io volevo solo continuare a renderlo felice sempre.
“La realtà ha superato le aspettative.” Dissi sorridente prima di avvicinarsi e lasciarmi un rapido bacio a stampo. “Ti amo tantissimo, Taehyung. Davvero.”
“Anche io ti amo, Guk.” Gli accarezzai la guancia.
Poi sentimmo il tintinnare del campanellino del collare di Yeontan e pochi secondi dopo quella palla di pelo saltò sul nostro materasso, cercando di farsi spazio tra di noi e appena vidi Jungkook portarselo in braccio e coccolarselo, mi tornò in mente uno dei tanti pensieri che non riuscivo a togliermi dalla testa e mi chiesi se quello non fosse il momento adatto per chiarire la situazione.
“Ehm…Jungkook, posso chiederti una cosa?”
Lasciò andare Yeontan che si allontanò, andando ad accucciarsi ai nostri piedi.
“Certo, dimmi pure.”
“Eri serio quel giorno?” Cominciai un po’ insicuro, evitando il suo sguardo.
“Quale giorno?”
“Quel pomeriggio, nel mio ufficio.”
“Quanto ti ho chiesto di adottare un altro cane? Si ero serio. Cioè lo vorrei davvero perché Yeontan è tuo, sta con te da prima che ci conoscessimo perciò mi piacerebbe averne uno più mio.”
A quel punto alzai lo sguardo e dovetti ammettere che in un certo senso aveva ragione ma la mia preoccupazione era un’altra.
“E riguardo all’altra adozione…eri serio anche in quel caso?”
Mi guardò serio per qualche secondo e poi scoppiò a ridere. Io lo guardai sconvolto mentre lui rotolava sul materasso e si teneva la pancia che evidentemente gli faceva male a causa delle grosse risate.
“Oh Dio-“ Continuava a ridere senza riuscire a parlare. “Ci hai creduto davvero? Io stavo scherzando!” Si asciugò quelle due lacrime che le risate gli avevano provocato e cercò di ricomporsi mentre io ero congelato sul posto e non sapevo come reagire. “O-oh, almeno che tu non ne voglia uno. Aspetta. Fermo. T-tu vuoi un figlio? Adesso? Cioè mi piacerebbe eh, per l’amore del cielo ma magari non ora?”
“Jungkook, taci. Ovvio che non lo voglio un figlio.” Risposi senza pensare, un po’ irritato dal suo modo di prendermi in giro quando io c’ero stato male per giorni e un po’ perché ero talmente stanco che il suo fiume di parole mi aveva fatto venire mal di testa. Il sorriso sparì dal suo volto e si incupì.
“Oh…o-okay…non vuoi un figlio. Buono a sapersi.” Deglutì e abbassò lo sguardo e il quel momento mi resi conto che l’avevo fatto rimanere particolarmente male.
Mi avvicinai e gli presi il viso con una mano facendo in modo che i suoi occhi tornassero a guardare i miei.
“Jungkook, mi sono espresso male. Quello che intendevo dire è che non credo ora sia il momento adatto per adottare un figlio. E non parlo solo di me ma anche di te. Siamo troppo giovani, tu specialmente, quindi avremo tempo per affrontare questo discorso più avanti. Come hai detto tu, mi piacerebbe ma magari non ora.” Gli accarezzai piano la guancia e finalmente mi sorrise di nuovo.
“Mi hai fatto spaventare.”
“Tu mi hai fatto spaventare, ci ho pensato per giorni.”
“Stavo scherzando, Tae. Il mio intendo era metterti di fronte a due opzioni, sapendo che tu avresti scelto il male minore ossia prendere un secondo cane. Io per ora vorrei un altro cucciolo. Cucciolo di animale, okay?”
A quel punto fui io che scoppiai a ridere e lo attirai a me per stringerlo e abbracciarlo.
“Facciamo che ci penso. Posso concentrarmi sul contratto con il francese e appena ho risolto ne riparliamo?”
“Certo, Taetae. E perdonami se ti ho fatto preoccupare o se ti ho messo in testi altri pensieri strani. Non era mia intenzione, scusami.”
“Non scusarti, non hai fatto niente di male. Sono io che ho evitato l’argomento pur sapendo che posso parlarti di tutto.”
“Mi ami anche se a volte faccio il bambino?” Mi chiese con la voce dolce e imitando il tono dei più piccoli.
“Ti amo soprattutto perché a volte fai il bambino.” Gli risposi per poi chinarmi a baciarlo e sentirlo sorridere sulle mie labbra fu la sensazione più bella della serata.
Un secondo dopo tornammo nella nostra posizione preferita, lui con la testa sul mio addome e un braccio avvolto intorno alla mia vita, io intrecciai le dita di una mano con le sue sul mio fianco e con l’altra giocai con i suoi capelli finchè il suo respiro non si fece lento e regolare e capii si fosse addormentato. Lo osservai dormire ancora per un po’ finchè non cominciai a sentire le palpebre pesanti e non appena le chiusi caddi anche io in un sonno pacifico e profondo.