«Non voglio averti vicino.» pt 2

2586 Words
Jimin's POV La settimana in Giappone da Namjoon era stata davvero ristoratrice, gli avevo raccontato tutto quello che era successo negli ultimi mesi, di come avevo scoperto la verità, sui baci che ci eravamo scambiati io e Yoongi, su come fossi costretto a tornare sempre da Jongin anche se in realtà non lo avessi mai voluto. Mi aveva suggerito di seguire il mio cuore, di prendere una decisione e di seguirla fino alla fine e io avevo deciso che avrei riconquistato Yoongi anche se avessi dovuto metterci anni. Lui era l’unico che avessi mai amato, l’unico che aveva accettato tutto di me, che mi aveva sostenuto, capito, amato, difeso, che si era preso cura di me incondizionatamente e non avrei rinunciato a lui. Non ero ancora tornato a Busan perché non avevo ancora trovato il modo per restituire la somma ai genitori di Jongin e se l’avessi lasciato, di certo loro mi sarebbero venuti a cercare. Erano imprenditori, avevano letteralmente investito su di me e sulla mia falsa relazione col figlio e non mi avrebbero lasciato andare tanto facilmente. Però avevo le valigie pronte, tutta la mia roba impacchettata, avevo comprato tutti i libri che mi sarebbero serviti per scrivere la tesi di laurea e ogni volta che uscivo da camera mia chiudevo la porta a chiave in modo che Jongin non potesse sospettare nulla. L’avevo evitato il più possibile nell’ultimo periodo, avvantaggiato anche dal fatto che lui fosse indietro con gli esami e stava facendo una full immersion di studio matto e disperatissimo. Ovviamente dopo la mia ultima sfuriata il nostro rapporto si era congelato, ridotto all’osso. L’avevo avvertito che sarei partito per il Giappone la sera prima in modo che non avesse il tempo per seguirmi se avesse voluto. Aveva provato più volte ad entrare in doccia con me e io avevo dovuto imparare a chiudere anche quella porta. Mi toccava, mi baciava il collo da dietro quando mi coglieva impreparato, continuava a chiamarmi amore ma le cose stavano così: non avevo più lasciato che mi baciasse dall’ultimo bacio d’addio di Yoongi e l’ultima volta che avevamo avuto rapporti era stata la sera della festa di compleanno di Jungkook, cinque mesi prima. L’ultima persona che aveva avuto la possibilità di toccarmi così e di baciarmi era stato proprio Yoongi e se chiudevo gli occhi potevo ancora sentire il calore del suo corpo, le sue labbra screpolate sulla mia pelle, le sue mani prendersi cura di me. La situazione si era completamente ribaltata perché io avevo cominciato a scrivergli, mandandogli un messaggio al giorno in cui gli auguravo buona giornata, gli chiedevo se a Busan piovesse, gli auguravo la buona notte ma lui non mi aveva mai risposto. A Capodanno il mio primo pensiero allo scocco della mezzanotte era stato per lui, gli avevo mandato un semplice messaggio, con l’augurio di rivederlo presto e aggiungendoci un -mi manchi- e quello era stato l’ultimo che aveva ricevuto. Tutti i successivi non era stato spediti, probabilmente aveva bloccato il mio numero ma io non avevo smesso di scrivergli, perché solo l’idea di aver quel minimo contatto con lui mi stava aiutando ad andare avanti, pur consapevole che lui non avrebbe mai letto le mie parole. E gli stavo proprio scrivendo la buonanotte quando sentii due mani prendermi per i fianchi e bloccai immediatamente lo schermo. “Che succede?” Chiesi serio, girando appena il viso. Jongin si sporse, cercando di raggiungere le mie labbra ma io mi liberai dalla sua presa e mi allontanai. “Come che succede? Lo sai che giorno è oggi?” “15 gennaio.” Dissi abbastanza irritato. Quella data non significava niente per me, non capivo perché per lui fosse rilevante. “E cosa è successo il 15 gennaio?” Mi sorrise ma io ero sempre più confuso. “Non me lo ricordo, sono stanco, posso andare?” Lui allargò le braccia come per impedirmi il passaggio. “Sono due anni da quando siamo rimasti soli in questo appartamento. Sono due anni che viviamo insieme.” “No, sono due anni che condividiamo un appartamento universitario. È diverso.” Vidi l’entusiasmo morirgli sul volto e feci per andarmene sul serio ma poi sentii la sua presa ferrea e un secondo dopo mi ritrovai contro la parete, una sua mano sul mio addome e una a tenermi il fianco. “Festeggiamo.” Ghignò. “No, ti ho detto che sono stanco.” “Ho voglia di te, Jiminie.” Sussurrò prima di chinarsi e mordermi il collo. Cercai di spingerlo via ma le sue dita mi tennero fermo in quella posizione, mi stringeva talmente forte da farmi male e quando sentii il suo ginocchio spingere per allargarmi le gambe e poi premere contro il cavallo dei miei pantaloni, chiusi gli occhi e decisi che non mi importava della reazione, non aveva importanza se mi fossi ritrovato con un occhio nero e qualche costola rotta, non avevo più intenzione di continuare così. “Ho parlato con Baekhyun.” Sussurrai piano ma sapevo mi avesse sentito. Si fermò all’istante, alzando la testa per incontrare il mio sguardo. “Che cosa hai detto?” Mi fulminò. “Io non ho mai tradito Yoongi con te. Baekhyun mi ha raccontato la verità e tu sei un bugiardo testa di cazzo e ora levati di dosso o ti denuncio per stupro.” Appoggiai le mani sulle sue spalle e finalmente riuscii a liberarmi da quella morsa. Feci un passo di lato, giusto per poter riprendere a respirare normalmente. “Lui non può sapere cos’è successo. Dormiva.” “Anche io dormivo.” “No, tu eri ubriaco ma credimi che eri sveglio e t’è piaciuto, Jiminie.” Allungò una mano per prendermi il viso ma io mi ritrassi. “Quindi mi stai dicendo che ti sei approfittato di me? E’ punibile legalmente avere rapporti non consensuali.” Rise come se gli avessi appena raccontato una barzelletta. “Eri consenziente.” “Tu davvero pensi che io possa crederti ora? Davvero pensi che se avessimo scopato quella sera Baekhyun che era disteso a cinque centimetri da noi, non si sarebbe accorto di niente? Ha guidato per riportarci a casa, Jongin, era lucido cazzo, lui era fottutamente lucido, tu eri lucido, io ero completamente devastato e tu, lurido verme, mi hai messo le mani addosso e ti saresti spinto fino in fondo se non ci fosse stato lui ad aiutarmi.” Dissi tutto d’un fiato. Nei suoi occhi si accese una fiamma di rabbia repressa e io dovetti chiudere di nuovo gli occhi quando la mia testa sbattè contro la parete e le sue mani furono intorno al mio collo. “Preferirei che la tua bocca fosse riempita da qualcosa che non siano tutte queste stronzate. Non puoi lasciarmi, non puoi andartene quindi ti conviene chiedermi scusa.” “Non posso andarmene?” Sorrisi debolmente prima di continuare. “Ma è come se me ne fossi già andato. Vuoi sapere che cosa è successo tutte le volte che sono tornato a Busan? La sera del compleanno di Jungkook, Yoongi mi ha fatto una sega e Oh Dio, mi è piaciuto da impazzire e la volta dopo? Oh la volta dopo l’ho baciato io e la sera del finto, perché ti ho raccontato una balla, compleanno di Seokjin-hyung? Abbiamo quasi scopato nella sua macchina-” Digrignò i denti e strinse di più la presa, cominciai a sentirmi senza fiato. “Ho infilato le mani dentro le sue mutante-“ Strinse ancora più forte. “E lui le s-sue dentro le m-ie e le sue dita d-dentro di m-“ “Taci, cazzo!” Mi sbattè di nuovo la testa contro il muro ed io gemetti per il dolore. “O t’ammazzo. Così non potrò averti io ma almeno non potrà averti neanche lui.” Cercai di deglutire e rimasi in silenzio perché temevo si lasciasse dominare dalla rabbia e magari non mi avrebbe fatto fuori ma se mi avesse fatto perdere conoscenza, poi non volevo neanche immaginare che cosa avrebbe potuto farmi. Provai a cambiare approccio perché così non sarei riuscito ad ottenere una vera e propria confessione e io avevo bisogno di sapere anche la sua versione dei fatti dal momento che non avevo nessun ricordo di quella serata. “Jongin…” Dissi piano, guardandolo e cercando di addolcirmi. “Come puoi pretendere che tra di noi funzioni se tutto è cominciato da una bugia?” “Tu vorresti che tra di noi funzionasse?” “Io più di ogni altra cosa vorrei sapere la verità. Per favore…” Raggiunsi la sua mano intorno al mio collo con la mia e gliela accarezzai piano, tentando di tranquillizzarlo e funzionò dal momento che dopo qualche secondo allentò la presa, lasciandomi andare completamente e facendo un passo indietro. “P-posso chiederti una cosa di quella sera?” Lui abbassò lo sguardo e annuì. Io presi un respiro profondo. “Solitamente reggo bene l’alcool, siamo andati a ballare altre volte e quando mi sono ubriacato è successo solo perché lo volevo io. Ma quella sera mi ricordo perfettamente di aver bevuto solo due cocktail. Tu tre. Però quello ubriaco ero io. Mi hai drogato, Jongin? Hai messo qualcosa nel mio bicchiere per avere una possibilità con me?” Alzò gli occhi e la sua attenzione fu di nuovo su di me ma la sua espressione era illeggibile. Poi parlò e più continuava, più il mio stomaco si contorceva. “Si chiama Blu Amnesia. Si scioglie nei liquidi. Inodore, insapore. Provoca stordimento e…beh, perdita della memoria. È vivamente sconsigliato mischiarla con l’alcool o gli effetti potrebbero essere amplificati.” Mi coprii la bocca con la mano e non riuscii più a trattenere le lacrime che mi annebbiarono la vista. “M-mi hai d-drogato…ero f-fatto-“ Singhiozzai sconvolto. “E l’avevo pure pagata cara.” Sorrise come se non stessimo parlando di un tentato stupro che lui avrebbe voluto attuare su di me. Premetti la schiena contro la parete e ci scivolai contro, fino a ritrovarmi seduto per terra. Portai le ginocchia al petto e mi chiusi in me stesso. Sapevo come erano andate e cose, Jongin mi stava solo confermando la versione di Baekhyun eppure sentirglielo dire ad alta voce fece più male di quanto avessi pensato. Mi chiesi con chi avevo dovuto vivere nei precedenti due anni, tutte le informazioni personali che gli avevi raccontato di me, di Yoongi, di Jungkook, pensando di aver trovato un amico in lui. Sapevo che facesse uso di droghe di tanto in tanto, era possessivo, ossessivo, geloso, soffocante eppure io avevo fatto sempre finta di non vedere e adesso che la verità aleggiava nell’aria mi chiesi se Yoongi si meritava che io gli scaricassi addosso una bomba del genere. Si abbassò anche lui e non appena mi toccò il ginocchio venni percorso da mille brividi e di certo non fu una sensazione piacevole ma più di nausea e di terrore. “N-non mi toccare.” “Jimin-“ “Per favore per favore per favore non mi toccare.” Ripresi a piangere e guardai a terra. Avevo paura di lui ma lui ritirò la mano e semplicemente si sedette a terra di fronte a me, mantenendo una certa distanza. “Tu mi piaci, Jimin. Io mi sono follemente innamorato di te dal primo secondo che ti ho visto, ero talmente attratto da te che ho perso il lume della ragione. Volevo averti tutto per me e avrei fatto qualsiasi cosa pur di conquistarti.” “Conquistarmi?” A quel punto puntai i miei occhi arrossati nei suoi scuri e rigidi. “Tu non mi hai mai conquistato, te ne rendi conto? Io non ho mai smesso di amare Yoongi, mai. Neanche per un secondo.” “Dimmi cosa fare per farmi amare da te.” Rispose e io sgranai gli occhi. “C-come scusa?” Chiesi sempre più sconvolto. “Cambierò per te, sarò il ragazzo perfetto te lo prometto. Dimmi solo cosa fare, ti darò qualsiasi cosa vorrai.” “Ti senti mentre parli? Mi hai ascoltato? Io. Amo. Yoongi.” Scossi la testa. “Non puoi obbligarmi ad amarti. Non puoi obbligare nessuno ad amarti. Ti prego, dimmi che te ne rendi conto.” “Certo che me ne rendo conto ma speravo con te potesse essere diverso. Posso provare amore io per entrambi.” “Io ti ho tradito.” “Non mi importa.” “Se Yoongi mi avesse chiesto di andare a casa con lui, io lo avrei seguito, abbandonandoti li.” “Non mi importa, Jimin.” “Ma quale cazzo è il tuo problema?” Allargai le braccia stremato da quella conversazione. “Sei tu il mio problema.” Mi guardò e finalmente nei suoi occhi riconobbi il ragazzo innocente e simpatico che avevo conosciuto tre anni prima, appena arrivato a Seoul quando ancora in quell’appartamento eravamo in tre. “Voglio te. Voglio soltanto amarti nel modo giusto.” Probabilmente i suoi sentimenti nei miei confronti erano sinceri ma il modo che aveva usato per dimostrarmelo era completamente sbagliato. “E io voglio soltanto tornare a Busan.” “Da Yoongi.” “Dai miei amici, dalla mia famiglia e sì, anche da Yoongi. E se tu mi ami davvero, dovresti volere il mio bene e la mia felicità e mi lascerai andare.” Provai con la persuasione dal momento che si era decisamente calmato. “I miei genitori-“ “Pagherò. Qualsiasi sia la cifra. Troverò un modo per guadagnarla e restituirò ogni singolo centesimo.” “Ti chiederanno più del doppio, Jimin.” “Ho detto che pagherò.” Anche perché sapevo che in caso avrei potuto chiedere aiuto a Jungkook, mi sarei fatto anticipare i soldi e poi non appena avessi trovato un lavoro stabile avrei potuto cominciare a restituirglieli. Preferivo avere un debito con il mio migliore amico piuttosto che con quella gentaglia. “Davvero te ne andrai? Mi lasci solo? Non puoi rimanere altri due mesi finchè non ti laurei?” “No, Jongin. Ho già le valigie pronte da settimane. La tesi di laurea posso scriverla anche da Busan.” “Quando?” “Domani mattina telefonerò ai miei genitori e mi organizzo ma ora che so la verità, mi dispiace dirlo, ma voglio avere a che fare con te il meno possibile. Spero tu possa capirmi.” “Per quel che vale, mi dispiace per quello che ti ho fatto, sia quella sera che stasera.” Disse infine prima di alzarsi e entrare in quella che era sempre stata la sua stanza, chiuse la porta a chiave e a quel punto io mi concessi di respirare. Mollai la presa sulle mie emozioni e lasciai che un brivido mi scuotesse il corpo, mi presi la testa tra le mani e provai a concentrarmi su quello che era appena successo, ispirando dal naso ed espirando dalla bocca. E poi sentii il mio telefono vibrare e lo recuperai con le mani che tremavano. Il mio messaggio era stato spedito, era stato visualizzato e finalmente avevo ricevuto una risposta. [YG]: Buonanotte a te Come se sapesse cosa fosse appena successo, come se fosse stato li tutto quel tempo e avesse continuato a proteggermi come un angelo custode. Mi strinsi il telefono al petto, mi accasciai sul pavimento e piansi, lasciai che grosse lacrime salate mi bagnassero il viso però anche sorrisi perché non tutto era perduto, perché potevo tornare a casa e mettere a posto le cose. Quella era la mia seconda possibilità e non l’avrei sprecata.
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