WARNING: presenza di una scena forte.
Taehyung's POV
Era un periodo felice finalmente. Dopo essermi aperto con Jungkook avevo deciso di dirgli tutta la verità, spiegandogli che sarei dovuto partire per la Francia, che lui non sarebbe potuto venire con me ma che io non avrei mai prenotato il viaggio senza avere prima il suo consenso e lui mi aveva accarezzato, baciandomi la guancia e dicendomi mi ero preoccupato troppo per una questione di poca importanza. Per quanto avesse voglia di visitare Parigi per la prima volta con me, mi aveva fatto riflettere sul fatto che una occasione come quella di espandermi in Europa mi sarebbe capitata solo una volta nella vita, mentre di viaggi con lui ne avremmo potuti fare a centinai e io non avevo minimamente considerato questo punto di vista. Mi aveva detto di partire, di accettare, promettendogli di regalargli una crociera tra le isolette dell’oceano Indiano per il nostro futuro quarto anniversario grazie ai soldi che avrei guadagnato con gli investimenti europei e quella richiesta mi aveva fatto sorridere ma ovviamente non avrei mai potuto dirgli di no.
E dopo avergli chiarito la situazione, le cose tra di noi avevano ricominciato a girare per il verso giusto, avevamo festeggiato Natale insieme a sua mamma e ad altri suoi parenti, invitando anche Hoseok, Yoongi l’aveva passato con la sua famiglia, Jimin aveva prenotato un volo per il Giappone e aveva raggiunto Namjoon, restando da lui fino a dopo Capodanno. Seokjin era sparito dalla circolazione, non si era fatto vedere e nella maggior parte dei casi non rispondeva ai messaggi. Gli era successo qualcosa ma nessuno, neanche Hoseok che aveva tanto legato con lui, era stato in grado di spiegarci che cosa.
E poi io e Jungkook avevamo festeggiato il mio compleanno, passato l’intera giornata chiusi in casa, usando ogni tipo di superficie disponibile per divertirci, io sopra di lui, lui sopra di me, spingendoci fino al piacere per poi riprendere fiato e ricominciare da capo. E più passavano gli anni e più mi rendevo conto che non avevo bisogno di regali finchè avessi avuto lui che era la sorpresa più grande che avessi mai ricevuto.
A Capodanno riuscimmo più o meno a riunire il gruppo. Il padre di Yoongi aveva organizzato una festa per tutti i dipendenti e lui ci aveva detto che era obbligato a presentarsi ma che se ci fossimo stati anche noi, almeno avrebbe potuto divertirsi e io, Jungkook e Seokjin avevamo preso la decisione di dargli man forte quella sera, finendo per goderci effettivamente la serata. Hoseok aveva rifiutato solo perché aveva conosciuto una ragazza e aveva preferito passare il Capodanno con lei. Un po’ mi era dispiaciuto ma speravo davvero trovasse qualcuno che lo amasse e con la quale poter essere felice.
Le feste passarono in fretta e serene e in un attimo tutti tornammo alla nostra quotidianità: io nel mio ufficio a chiudere le ultime pratiche prima della partenza per Parigi, Jungkook in segreteria, Hoseok nel reparto sicurezza, Seokjin a Safe Idra, Yoongi in azienda col padre, Jimin a Seoul. Namjoon stava pensando di tornare in Corea dal momento che non aveva avuto la possibilità di vedere Jungkook ma questa informazione non avrei dovuto saperla dal momento che avevo inavvertitamente origlialo una videochiamata tra i due e di conseguenza avevo fatto finta di non aver sentito assolutamente niente.
E me ne stavo tranquillamente disteso a letto, pensando a quanto sarebbe stato bello superare tutte quelle divergenze e riunire il gruppo quando sentii il telefono di Jungkook che aveva abbandonato sul materasso vibrare e istintivamente mi girai e quello che vidi mi fece smettere di respirare per un secondo.
Un messaggio.
Il testo del messaggio.
Una parola in particolare contenuta nel testo del messaggio.
Il nome maschile che gli aveva scritto quella determinata parola.
Il cuore cominciò a martellarmi nel petto e di scatto mi alzai, recuperando il telefono di Jungkook e facendo scorrere il dito sullo schermo, inserii il codice che era sempre stato il giorno del mio compleanno e il giorno in cui ci eravamo messi insieme ufficialmente ma il display non si sbloccò. In un primo momento pensai di aver digitato male e ci riprovai una seconda volta, una terza, una quarta.
Arrivò un altro messaggio, comparse l’anteprima e in quel momento mi colpì la consapevolezza che Jungkook aveva cambiato il codice di accesso perché si stava scrivendo con un altro e non voleva darmi neanche la minima possibilità di poter leggere le loro conversazioni.
Sentii la testa girarmi e dovetti sedermi sul bordo del letto, chiusi gli occhi e strinsi il telefono tra le dita, cercando di respirare e di non andare completamente nel panico ma tutto ciò a cui riuscivo a pensare era il suo sorriso davanti allo schermo a cena, invece che parlare con me. O quando decidevamo di vederci qualche film sul divano e lui aveva smesso di distendersi sulle mie gambe, rimanendo distante per poter utilizzare il telefono indisturbato oppure quella volta che aveva finito di lavorare prima ma quando io ero rincasato più di due ore dopo, lui non c’era. In quel momento mi vennero in mente tutte le situazioni a cui non avevo prestato attenzione, tutti i particolari che non avevo unito tra di loro.
Non poteva star succedendo, non a me, non a noi. Non poteva essere vero.
Sentii la porta del bagno aprirsi, segno che a breve sarebbe entrato in camera e il mio cuore cominciò a battere ancora più forte, gli occhi mi bruciavano. Non gliel’avrei fatta passare liscia.
Fece il suo ingresso fischiettando allegro ma si bloccò di fronte al letto quando il suo sguardo incontrò il mio di ghiaccio. Io che me ne stavo seduto sul bordo del letto, con gli occhi rossi, la mascella serrata e il suo telefono in mano, sollevato verso l’alto.
Schiacciai il pulsante laterale per far accendere lo schermo e lui congelò sul posto, lessi puro terrore nei suoi occhi.
“Te lo chiederò solo una volta.” Pronunciai piano e scandendo bene ogni singola sillaba. “Chi cazzo è Jaehyun?”
“Tae-“ Fece un passo verso di me ma io aprii il palmo della mano libera per intimargli di non avvicinarsi.
“Rispondi alla mia domanda o stanotte dormi in strada.”
“Un amico. È solo un amico, è un mio ex compagno di classe.” Si affrettò a dire, la voce gli tremava appena.
“E perché cazzo ti chiama -baby-?”
“Perché è appena tornato dall’America e qualche volta gli sfugge qualche intercalare.”
Ridussi gli occhi a due fessure e cercai di mantenere il controllo perché non volevo urlare né lasciarmi scappare qualche parola di troppo di cui poi avrei potuto pentirmi.
“Non raccontarmi bugie, Jungkook.”
“Non sono bugie, te lo giuro! Era in classe con me, suo padre ha trovato lavoro in America e si è trasferito, ha anche una ragazza là. Chiedi a Jimin, ci chiamavano le 3J a scuola perché i nostri nomi iniziano tutti per J.”
“E chiama -baby- anche Jimin?” Sputai velenoso.
“C-cosa? I-io…non lo so. Immagino di si? Non so cosa si scrivono, Tae ma te lo giuro non è quello che sembra. Siamo solo amici.”
“Ti ha chiesto di vedervi per pranzo, cos’è? Un cazzo di appuntamento?”
“No, Taehyung no!” Sgranò gli occhi e cercò di nuovo di avvicinarsi ma io mi alzai in piedi e mi spostai dal lato opposto della stanza, lanciando il suo telefono sul letto. “L’ho visto in pausa pranzo a volte, okay? Quando tu sei troppo impegnato, lo sai che non mi piace mangiare da solo. E l’ho visto anche nel pomeriggio, quando porto fuori Yeontan ma è come se mi vedessi con Jimin. Tra me e Jaehyun c’è solo e semplicemente amicizia. Vuoi leggere i messaggi? Ti possa dare le prove, chiedimi qualsiasi cosa.”
Era agitato e le sue non sembravano giustificazioni quindi o mi stava dicendo la verità o era un bravissimo attore.
“Perché hai cambiato il codice di sblocco? Temevi io potessi scoprire che ti scopi un altro?”
“Taehyung, cosa stai dicendo- io non mi scopo nessun altro. Amo te, lo sai. Come puoi anche solo immaginare che io possa farti una cosa del genere?” A quel punto anche i suoi occhi si arrossarono e in due falcate mi raggiunse, prendendomi il viso a coppa tra le mani. “Tae, guardarmi-“ mi accarezzò la guancia con il pollice. “Io ti amo. Non c’è nessun altro al di fuori di te, te lo posso giurare sulla mia vita.”
“Hai detto che è tornato dall’America. Quando?” Sibilai.
“A dicembre. Ero fuori con Tannie e mi sono imbattuto in lui, non l’ho neanche riconosciuto all’inizio e-“
“Quindi tu ti scrivi in segreto con lui da più di un mese?” Interruppi la sua frase.
“Tae-“ Presi le sue mani e le allontanai, il contatto con la sua pelle bruciò.
“Se è solo un amico perché non me l’hai detto? Perché non mi hai parlato di lui?”
“Non ho mai avuto l’occasione. Temevo esattamente questa tua reazione.”
“Quindi hai preferito mentirmi? Vorrei che la nostra relazione si basasse sulla comunicazione, dicevi, fidati di me, dicevi. Sono tutte stronzate.” Alzai il tono di voce e lo spinsi per allontanarlo da me perché non riuscivo più a reggere il suo sguardo.
“Mi dispiace, sono mortificato, ho sbagliato okay? Taehyung-“ Cercò di tornare da me ma io mi spostai di lato, avviandomi verso la porta. “Taehyung, fermo aspetta-“ Mi prese per il gomito ma io non mi girai, continuando a dargli la schiena.
“Forse è meglio se mi lasci stare ora.” Dissi gelido, senza far trasparire nessuna emozione.
“N-no.” Singhiozzò e poi percepii le sue mani correre contro i miei fianchi e chiudersi sul davanti sulla mia pancia. Appoggiò la testa alla mia schiena e mi strinse a sé.
“Dormirò sul divano stanotte.” Continuai serio.
“Amore mio t-ti p-prego no-“ Aveva cominciato a piangere, potevo sentirlo tremare e chiusi gli occhi. Mi bruciava la gola e stavo facendo fatica a trattenere le lacrime.
“Lasciami, Jungkook.”
“N-no, no, non ti lascio, tu non te ne vai. Io ti amo, ti amo cazzo, voglio solo te Taehyung, solo te. Credimi-“ Si strinse ancora più forte a me e alzò la testa. Percepii le sue labbra appoggiarsi alla mia nuca e poi la mia pelle venne bagnata dalle sue lacrime. Venni percorso da un brivido e sapevo che se mi fossi girato, se l’avessi guardato negli occhi, sarei crollato, perdonandolo immediatamente. Ma c’era una parte più forte di me, quella ferita e delusa che mi spinse ad alzare le braccia per raggiungere i suoi polsi, sciolsi quell’abbraccio e mi allontanai, superando la porta della camera e spostandomi verso il corridoio che separava la zona notte dalla zona giorno.
Ovviamente era impossibile che demordesse così facilmente. Mi sentii tirare per il braccio e dovetti spostare il peso da una gamba all’altra per non cadere dal momento che mi aveva preso la mano, gettandosi letteralmente per terra e inginocchiandosi.
“Ti prego ti prego ti prego non andare di là, resta con me. Io ti amo, ti amo Taehyung, ti amo. Non ho fatto niente, lui non è niente per me, tu sei tutto, credimi credimi-“ La voce gli tremava, tutto il suo corpo era scosso dal pianto e il viso stravolto dalle lacrime. Mi stava implorando ma io non riuscivo a provare altro se non tanta rabbia e profonda delusione e se fossi rimasto con lui quella notte, saremmo finiti per farci del male a vicenda.
Mi abbassai al suo livello, prendendogli il viso con una mano e accarezzandogli piano la linea della mandibola.
“Io dormirò sul divano stanotte perché non voglio averti vicino. Ora smettila di piangere, tanto hai un nuovo amico pronto a consolarti mh?” Tremò, un’espressione di dolore gli si creò in volto. “Smettila di piangere ho detto e prendi atto delle tue responsabilità, non hai più 18 anni.” Chiuse gli occhi e abbassò di poco la testa, stringendo più forte la presa sul mio polso ma io non mi sarei lasciato ammorbidire. “Mi hai profondamente deluso, Jungkook. Mi hai fatto male perché da te non me lo sarei mai aspettato.”
Lo strattonai per liberarmi dalla sua presa con un movimento secco e mi alzai in piedi, superando la sua figura e rifugiandomi in cucina, chiudendomi dentro a chiave. Speravo non mi seguisse anche se l’avevo sentito urlarmi ancora che mi amava, di tornare da lui, di non lasciarlo e scusandosi.
Mi si spezzava il cuore a sentirlo così ma non sarei riuscito a sopportare la sua presenza un secondo in più. E la cosa più brutta era che mi sentivo colpevole perché se lui aveva sentito il bisogno di nascondermi una amicizia, parlare o uscire con un altro ragazzo era perché io non gli avevo riservato abbastanza attenzioni, non l’avevo ascoltato, forse non l’avevo neanche capito e preso in considerazione. Ero arrabbiato con me stesso più che con lui. Avevo sbagliato perfettamente consapevole di quello che stava accadendo, lo avevo ignorato, trattato male. E avevo sfruttato il suo corpo per dar sfogo alla mia stanchezza e frustrazione, come a tornare indietro nel tempo, quando ancora lo pagavo.
Avevamo fatto passi indietro invece che passi avanti. O meglio, io avevo passi indietro, lui avanti, andando a creare una disparità tra noi, un buco e in quello spazio aveva potuto facilmente inserirsi quel Jaehyun.
Rimasi chiuso in cucina per un’eternità di tempo e piansi talmente tante lacrime da sentirmi disidratato, la testa mi pulsava, sentivo il corpo debole. Volevo solo distendermi, addormentarmi e dormire, sperando di svegliarmi e vedere che era stato tutto un incubo.
Ma purtroppo non fu così. Perché la mattina arrivò troppo presto, mi alzai e quando mi guardai allo specchio quasi mi spaventai alla vista degli occhi gonfi e dei profondi segni di disperazione che mi solcavano il viso. Presi un respiro profondo ed entrai in camera per recuperare i miei vestiti prima di scappare al lavoro e rinchiudermi dentro al mio ufficio pur di non vederlo.
Lo osservai dormire, disteso nella metà di letto su cui solitamente dormivo io, abbracciava il mio cuscino e se ne stava rannicchiato in posizione fetale. Mi avvicinai di poco e notai come avesse ancora i segni delle lacrime sulle guance quindi probabilmente aveva pianto fino a crollare stremato.
Strinsi i denti, presi tutto ciò che mi serviva e uscii da lì prima di crollare alla tentazione di stendermi a letto con lui e stringermelo tra le braccia, baciarlo e dirgli che sarebbe andato tutto bene perché niente di tutto ciò andava bene.
Uscii di casa che non erano neanche ancora le 6 del mattino, la brezza fredda di Busan mi colpì in pieno volto e congelò le lacrime che avevano nuovamente cominciato a scendere copiose.