«Qualcuno soffrirà.»

4883 Words
Seokjin's POV Avevo passato la giornata in cucina sfornando senza esagerare una decina di piatti, li avevo assaggiati e poi avevo ricominciato da capo, ripreparando quelli che mi erano venuti meglio. Poi mi ero lavato, vestito, preparato di tutto punto e agghindato e mi ero messo alla guida. Direzione? Casa di Hoseok con tanto di cena preparata da me nel bagagliaio. Avevo deciso che non me ne sarei andato finchè non avessi ottenuto la risposta alla domanda di Taehyung, che in fin dei conti era la stessa che mi stavo ponendo io stesso da troppo tempo. Non si sarebbe mai aspettato di vedermi dal momento che non l'avevo avvisato e rischiai seriamente di perdere il controllo quando mi aprì la porta di casa in accappatoio e con i capelli bagnati. "Hyung?" Lo fissai a bocca aperta, squadrandolo dall'basso verso l'alto, soffermandomi sulla porzione di addome scoperto e deglutii. Poi sforzai un sorriso e alzai il sacchetto dentro al quale avevo impilato i piatti da me precedentemente cucinati. "Ho cucinato troppa roba per una persona sola e mi sembra uno spreco buttarla." "Tu hai cucinato?" "Ehi, non guardarmi così. Sono bravo e qua dentro ho le prove per dimostrartelo." Si spostò i capelli bagnati dalla fronte e mi fece cenno per invitarmi ad entrare e io sentii che già quella era una piccola vittoria. "Porta pure tutto in cucina. Io vado a vestirmi e arrivo." "Puoi rimanere anche così, non mi disturba." Dissi semplicemente ma il suo sguardo fu senza prezzo. "Nel senso che- se sei abituato a stare in accappatoi in casa, puoi farlo anche se ci sono io." "Hyung, sono appena uscito dalla doccia. Sono nudo perciò ora vado a vestirmi." E con il dito indicò in direzione di quella che immaginai fosse la camera da letto. Ero stato li altre volte ma oltre alla cucina, al soggiorno e al bagno, non avevo visto altro. Viveva in un piccolo appartamento e avrebbe anche potuto trasferirsi e trovare qualcosa di meglio ma lui diceva che quella era la prima casa che aveva avuto e che per lui da solo bastava ed avanzava. Da questi ragionamenti mi rendevo conto come fosse forte la sua non provenienza da una famiglia agiata. A Taehyung o a Yoongi si rompeva qualcosa? La buttavano e la compravano nuova. Succedeva lo stesso ad Hoseok? Trovava il modo per riparlarla, qualsiasi cosa fosse. Era una minuscola differenza ma io la notavo e mi faceva sempre un'immensa tenerezza. Appoggiai la busta con la cena sul ripiano della cucina e cominciai ad estrare piatto per piatto, mettendoli poi sul tavolo e poi aprii tutte le ante e i cassetti per cercare le posate, i bicchieri e tutto il resto senza neanche accorgermi che lui fosse tornato e ora mi fissava appoggiato allo stipite della porta. Quando mi girai me lo ritrovai davanti che mi sorrideva e in fondo in fondo sapevo che una risposta alla mia domanda già ce l'avevo, quello di cui avevo bisogno era sapere cosa ne pensasse lui. "Hai davvero passato il pomeriggio a cucinare, mh?" Si avvicinò, aprì il frigo e portò sul tavolo da bere prima di farmi cenno di sedermi e che avrebbe pensato lui al resto. "Ero annoiato." "Potevi chiamarmi e sarei venuto io da te, così non dovevi portare qua tutto quanto." Certo, ci avevo pensato ma poi avevo realizzato che avrebbe visto i miei precedenti tentativi, avrebbe capito che avevo cucinato più volte lo stesso piatto solo per farlo migliore per lui e a quel punto la situazione sarebbe diventata imbarazzante. "Non è un problema." Cennammo tranquillamente, mi fece un sacco di complimenti e mi si riempì il cuore di soddisfazione e solo a vederlo mangiare, mi sentii sazio. Un paio di bicchieri di vino non mancarono però a stomaco pieno era parecchio difficile che ci desse alla testa. Quello che mi stava facendo impazzire era il fatto che i suoi capelli si stavano asciugando da soli e tendevano all'ondulato. Glieli avevo sempre visti lisci e solo in quel momento mi resi conto che i suoi capelli naturali sarebbero stati mossi, un ricciolino più pronunciato di altri gli si appoggiava al sopracciglio, coprendogli quasi l'occhio e senza neanche rendermene conto allungai una mano e gli spostai quella ciocca, portandogliela dietro l'orecchio. "S-seokjin." La sia voce mi riportò alla realtà e appena mi resi conto di quello che avevo appena fatto, ritrassi la mano, recuperando il bicchiere e mandando giù un grosso sorso. "Scusami, ero soprappensiero." "E a cosa pensavi?" Pensavo che vorrei infilarti una mano tra i capelli e massaggiarti la nuca mentre ti bac- "Niente, solo che non sapevo che i tuoi capelli naturali fossero mossi." "Ah si, con l'umidità prendono questa forma. Né lisci, né ricci. Li odio." Sorrisi e di nuovo mi fece tenerezza. "La cena è stata di tuo gradimento?" "Oh si! Se in futuro dovessi fallire come Master potresti sempre andare a Masterchef." "Se dovessi fallire come Master vorrebbe dire che la polizia mi ha beccato a sarei in galera, Hoseok." Risi a quell'idea perché ero stato sul punto di perdere tutto una volta soltanto. Avevo ricevuto la visita a sorpresa delle forze dell'ordine appena un anno dopo da quando avevo creato Safe Idra, l'attività non era neanche ancora pienamente avviata e io ero un giovane ventitreenne eppure ero stato in grado di salvarmi il culo senza chiedere aiuto a nessuno e da quel momento in poi non avevo più avuto problemi. Avevo trovato il modo di essere intoccabile di fronte alla legge. "Certamente. Bene, ci spostiamo sul divano?" Mi chiese ed io annuii. Si portò dietro la bottiglia di vino e i nostri due bicchieri con la scusa che -non si sa mai- ma io non avevo intenzione di bere oltre. Dovevo rimanere lucido per il discorso che avrei dovuto fargli e volevo che lui riuscisse a riflettere al meglio delle sue possibilità. Parlammo del più e del meno, mi chiese quale era stato il piatto più difficile da cucinare e poi nominò Taehyung e proprio da lì decisi che avrei cominciato ad approfondire. "A proposito di Taehyung, è passato da me al lavoro l'altro giorno." "Ah si? Strano, da quant'è che non veniva?" "L'ultima volta per chiedermi l'Esclusiva per Jungkook infatti quando l'ho visto ho vissuto uno dei peggiori déjà-vu di sempre." Scoppiò a ridere anche se io ero serio, di certo non mi sarei mai aspettato di ritrovarmi Kim Taehyung seduto di fronte a me nel mio ufficio. "Magari era pure vestito tirato." Annuii. Taehyung si vestiva sempre bene in ogni occasione, anche solo per uscire a fare la spesa. "Incute timore certe volte." "Certe volte? Quel ragazzo mette in soggezione. Ammiro la forza di Jungkook." "Già." Disse semplicemente, abbassando lo sguardo. "Hoseok?" Tornò a guardarmi. "E' venuto da me proprio per parlare di Jungkook. Non vanno molto bene le cose tra loro. Cosa ne pensi? Tu che lo conosci meglio di chiunque altro." si sedette più comodo sul divano, tirando su le gambe e incrociandole. "Taehyung non ha mai ricevuto amore e di conseguenza non sa come amare. In passato ha avuto qualche cotta ma non si era mai innamorato. Si era convinto che l'amore non esistesse o che comunque non avrebbe mai trovato la persona giusta." "Okay ma ormai stanno insieme da tre anni." "Si ma è stato maltrattato per ventitré. Ha vissuto praticamente la maggior parte della sua vita con la consapevolezza di essere quello sbagliato, il figlio non voluto, considerato più come oggetto che come persona. È difficile cambiare la propria linea di pensiero se quella sbagliata è ancorata troppo in profondità." "Però un cambiamento sostanziale l'ha già avuto. Da quando lo conosco io è decisamente migliorato." Sorrise mentre annuiva vigorosamente, evidentemente d'accordo con la mia affermazione. "Lo sai che vuole chiedere a Jungkook di sposarlo? Vorrebbe fargli la proposta a Parigi. Che scena romantica." Strabuzzai gli occhi perché no, non lo sapevo. "E io che avevo sempre pensato che i primi a sposarsi sarebbero stati Yoongi e Jimin." "Aish pure quei due- Hyung, che schifo l'amore." Scoppiammo a ridere però io avrei voluto capire se la pensasse realmente così o se era una frase detta per la situazione a cui faceva riferimento. "Hoseok, e tu?" "Io cosa?" "Tu credi nell'amore?" Appoggiò la schiena al divano e guardò il soffitto. Mi ricordò Namjoon, quella era una cosa che faceva spesso quando doveva riflettere. "Vorrei poterci credere di più." Disse dopo un paio di secondi di silenzio. "Tu?" Si rivolse a me. Eccoci li, finalmente potevo entrare nel vivo della conversazione. "Ultimamente credo che invece che focalizzarmi su un amore impossibile, forse la persona giusta per me è più vicino di quanto mi piaccia ammettere." Fissai il mio sguardo nel suo, sperando che cogliesse il senso profondo della mia frase ma tutto quello che fece fu accavallare la gamba sinistra su quella destra e annuire. "Hai presente quando si dice che l'anima gemella è dietro l'angolo e che bisogna solo avere il coraggio effettivo di svoltare quell'angolo?" Mi chiese. "Dietro l'angolo? E perché non nella stessa stanza? Magari seduta sullo stesso divano." Incurvò le sopracciglia confuso. "Hyung, non ti seguo più." Sospirai e mi avvicinai, sedendomi più vicino a lui. "Non abbiamo parlato di quello che ho quasi fatto a casa mia quella sera." Un'espressione dura, seria e di puro terrore si fece strada sul suo volto. Se si chiudeva era finita, dovevo andarci cauto. "Non voglio parlarne." "Okay." Dissi col tono più tranquillo e rassicurante che potei. "Però Taehyung mi ha detto che ha notato la nostra intimità mentre ballavano." "Intimità? Quale intimità? Seokjin io credo che tu abbia-" "Cosa? Che io abbia cosa? Interpretato male i tuoi segnali? Non sono un quindicenne alla sua prima cotta, Hoseok." Si alzò di scatto e cominciò a camminare, allontanandosi dal divano. Io feci lo stesso, cercando di stargli dietro. "Io non avevo intenzione di mandarti nessuno segnale, non capisco a cosa tu ti stia riferendo." "Ah no? Quindi l'avermi letteralmente stretto le braccia e attirato a te mentre ballavano non è un segnale?" "No. Non lo era." "Ah no?" Lo presi per il gomito, fermando la sua fuga e lentamente lo spinsi contro la parete, finchè la sua schiena non toccò il muro del suo soggiorno. "No, ho detto di no. Smettila, mi stai spazientendo." Disse duro ma la voce gli tremava appena, era agitato. "Hoseok, ascoltami-" Appoggiai una mano sulla sua spalla e l'altra sul suo fianco, sentendolo mentre si irrigidiva al mio tocco. "Hyung, per favore-" "Che cosa provi? Dimmi che non è assolutamente niente e me ne andrò, lasciandoti in pace." "T-tu sei innamorato di Namjoon. Ami lui." "Ne sei sicuro?" Mi avvicinai leggermente e lui girò il viso di lato. "Tu ami lui e a me piacciono le donne." "Lo dici per convincere me o te?" Si morse il labbro inferiore e inevitabilmente il mio sguardo cadde su quel suo movimento. Non avrei mai voluto fare mosse azzardate, ero partito con il semplice presupposto di cercare di farlo ragionare sui suoi sentimenti e su quelli che erano i miei nei suoi confronti però improvvisamente mi sentii avvampare e mentre pensavo che non sarei riuscito a trattenermi se si fosse girato, lui mosse la testa, i suoi occhi incontrarono i miei ed io non ragionai più. Mi chinai, azzerando quei pochi centimetri che ci dividevano e le mie labbra furono sulle sue. Lo sentii trattenere il respiro, la mia mano che era appoggiata alla sua spalla si fece strada fino alla sua nuca e spinsi il suo viso contro il mio, premendo più forte la mia bocca sulla sua, sperando con tutte le mie forze che ricambiasse ma tutto ciò che sentii qualche secondo dopo fu un formicolio alla guancia e quel contatto si spezzò. Alzai il palmo della mano e mi massaggiai la zona su cui la sberla era arrivata, senza distogliere lo sguardo. Lui si coprì la bocca, sgranò gli occhi e cominciò a respirare pesantemente, era visibilmente agitato. "Vattene." Ma io non mi mossi. "Ho detto vattene!" Alzò il tono di voce e mi spinse lontano da sé, prendendomi subito dopo per il polso e trascinandomi verso la porta di casa. La aprì. "Hoseok, aspetta un secondo. Mi dispiace okay?" Puntai i piedi, cercando di evitare che mi sbattesse fuori senza prima aver almeno provato a farlo calmare. Ero stato troppo avventato. "Sei un egoista del cazzo, pensi sempre e solo a te stesso. Vattene." Disse ancora, mollando la presa dal mio polso e indicandomi la porta aperta. "Mi sono lasciato trasportare dal momento, non sono riuscito a trattenermi. Sono serio, non sto giocando." "Ora vattene o vado a prendere la fottuta pistola che mi è rimasta e te la punto alla testa, Seokjin. Sono serio, non sto giocando." Mi canzonò e a quel punto realizzai che niente di quello che gli avrei detto avrebbe potuto far breccia nel suo cuore. Forse avrei dovuto lasciargli i suoi spazi, sperare che ragionasse su quello che era successo e fosse lui il primo a fare un passo verso di me. E con quell'idea passai oltre la sua figura, ritrovandomi sul pianerottolo ma quando feci per girarmi, lui mi lanciò uno sguardo di fuoco e mi sbattè letteralmente la porta in faccia. E mentre mi incamminavo triste verso la mia auto realizzai come prima cosa che Hoseok mi piaceva sul serio, non come amico, non come confidente ma come qualcosa di più. Stava riuscendo un po' alla volta a curare il mio cuore spezzato, rimettendo insieme i pezzi, senza lasciare buchi o crepe e forse quella sera sul mio divano avrei voluto baciarlo davvero. La seconda cosa che realizzai fu che avevo promesso a Taehyung di trovare una risposta alla mia domanda e l'avevo trovata ma gli avevo anche promesso che non avrei fatto soffrire il suo migliore amico e già me lo immaginavo entrare nel mio ufficio sbraitando e riservandomi parole che non avrei mai voluto neanche pensare la mattina successiva. Mi sedetti al posto del guidatore, strinsi forse il volante tra le dita prima di tiragli un pugno. "Cazzo!" Urlai frustrato. Guardai ancora una volta la porta di casa di Hoseok, sperando di vederlo riapparire ma così non fu. Misi in moto e guidai verso casa con un unico pensiero fisso in testa: ero fottuto. Namjoon's POV -Spesso mi chiedo che cosa ti passi per la testa- Queste le parole di Sicheng che mi avevano colto alla sprovvista qualche pomeriggio prima, dopo aver passato ore distesi a letto, lui con la faccia davanti al telefono e io in silenzio a contemplare il soffitto. -Con me puoi parlare di tutto.- Aveva aggiunto poi, come se avessi potuto raccontargli che avevo baciato il mio ex ragazzo un paio di mesi prima alla festa di compleanno di uno dei miei migliori amici e che non riuscivo a smettere di pensarci da allora. Ero passato dal condividere la stanza con la persona che amavo a doverla condividere con un cugino di non so neanche quale grado, di cui conoscevo a mala pena il nome. Ero andato a vivere con i miei pro zii ormai da quasi due anni senza riuscire ad instaurare un vero rapporto. All'inizio pensavo il problema fosse la lingua dal momento che io non sapevo il giapponese e loro non sapevano il coreano ma col passare dei mesi mi ero reso conto che vivevo in una casa con tre estranei, vicini solo per il legame di sangue e niente di più. Da recluta avevo messo via un bel po' di soldi, mi sarebbero sicuramente bastati per completare tutto il percorso universitario senza problemi. I miei zii spesso avevano cercato di capire da dove derivasse quel mio piccolo patrimonio ma io li avevo liquidati dicendogli semplicemente che avevo ereditato tutto il denaro messo da parte dai miei genitori. Mai mi avevano chiesto come me la fossi cavata da solo dai quindici anni in poi quando ero rimasto orfano. Dei soldi si erano interessati, di come fosse sopravvissuto no e questo la diceva lunga sul tipo di persone che erano. Per fortuna avevo conosciuto Sicheng, lui mi era stato accanto, mi aveva aiutato molto all'inizio per imparare la lingua, per orientarmi sia nella periferia in cui abitavo, sia nella grande città che era Osaka, all'università, in tutto. Dopo qualche mese avevo cominciato a dormire più notti a casa sua che a casa dei miei zii e una sera si era dichiarato dal nulla, senza che io avessi mai notato i suoi sentimenti nei miei confronti o senza che io potessi ragionare su una risposta educata da dargli. E mi ero lasciato baciato. E nel corso dei mesi quei baci erano diventati sempre più spinti, sempre più bagnati e mi ero lasciato andare con lui, avevo acconsentito a fare cose con lui che solo con Seokjin avevo già sperimentato e mi ero aggrappato a lui, cercando di spingere fuori dalla mia mente e dal mio cuore Busan e chi ci viveva. Lo amavo. Lo avevo amato da quando mi aveva raccolto per strada e mi aveva portato a casa con sé. Mi aveva salvato la vita e tutto quello che ero diventato e che avevo imparato lo dovevo a lui e proprio per questo motivo avevo deciso di proteggerlo e di ripagarlo salendo sul primo volo per il Giappone e sparendo dalla circolazione. Avevo ricevuto una telefonata un giorno da un numero privato e pensando potesse essere qualche cliente avevo risposto. Dall'altro lato della cornetta c'era una voce femminile, un medico legale, lo stesso medico che aveva stabilito le cause della morte dei miei genitori. Non era stato un incidente stradale, non era stato un caso. Mio padre e mia madre erano stati uccisi, la macchina aveva sbandato perché qualcuno aveva bucato la gomma precedentemente e quel qualcuno aveva pagato polizia, medici e avvocati per insabbiare la verità. Nel piano originale i miei genitori avrebbero dovuto morire nell'impatto, ma nella realtà mio padre era troppo un bravo pilota ed era riuscito a tenere la situazione in pugno, facendo fare testacoda alla macchina che poi si era ribaltata di lato una volta sola. Se la sarebbero cavata con qualche giorno di mal di testa e qualche punto a causa delle ferite riportate ma chiunque volesse farli fuori o eventuali complici avevano spaccato i finestrini dell'auto e aveva portato a termine la loro mansione. Mio padre e mia madre erano morti soffocati e non a causa dell'impatto semplicemente perché non c'era stato nessun impatto. Sapevano della mia esistenza e quel medico mi aveva chiamato per avvisarmi che dopo tutti quegli anni forse era ora di rompere il silenzio, non aveva potuto dare giustizia alla morte dei miei genitori però avrebbe voluto dare un senso migliore alla mia vita e avvisarmi che aveva visto gli esecutori aggirarsi di nuovo per le strade di Busan, temeva puntassero a me. Non mi aveva detto chi fossero, perché l'avevano fatto, che cosa volessero da me però mi aveva spaventato a morte e se c'era una cosa che Seokjin mi aveva insegnato era la conservazione di sé stessi e così avevo temuto per la mia vita e per la sua incolumità e avevo comprato un biglietto aereo per il Giappone. Gli avevo raccontato una mezza verità, dicendogli che a Busan non mi sentivo più sicuro perché avevo clienti che mi seguivano, che avevano scoperto il mio vero nome e sentivo di avere un bersaglio sulla schiena. Avevo bisogno di aria nuova, di nuovi visi, di qualcosa di più grande, di più spazio, più confusione. È più difficile individuare qualcuno in mezzo ad una grande folla di persone e Busan era troppo piccola in confronto ad Osaka. Ecco perché mi aveva lasciato andare, per il mio bene, per l'amore che aveva nei miei confronti. Voleva fossi felice ma non sapeva che proprio il dovermene andare e lasciarlo avrebbe distrutto la mia felicità. Pensavo prima o poi mi sarebbe passata, avrei smesso di amarlo e sarei andato avanti per la mia strada, probabilmente avrei dovuto continuare a spostarmi e a scappare ma ero entrato nell'ottica di vedere il lato positivo e almeno avrei avuto la possibilità di viaggiare. L'università l'avevo iniziata solo per imparare la lingua più velocemente e perché Jimin era entusiasta di quello che studiava e avevo pensato che forse avrei potuto anche io trovare qualcosa su cui concentrarmi che non fosse la mancanza di Seokjin. Non avevo fatto i conti con un piccolo, minuscolo ma fastidiosissimo particolare: anche lui sarebbe andato avanti eventualmente e nel momento in cui quella consapevolezza mi aveva colpito, avevo cominciato a mettere in dubbio tutte le mie scelte. E Jin aveva cominciato a passare troppo tempo insieme ad Hoseok e se l'avevo notato io solo curiosando tra i loro social, quella non poteva che essere solo la punta dell'iceberg. Erano giorni che non riuscivo a smettere di pensarci, guardavo le foto che si erano fatti, i video filmati da Jungkook mentre uscivano a 4 come se fosse un vero e proprio appuntamento. Avrei davvero voluto capire come stessero le cose ed era per quel motivo se me ne stavo seduto sul divano del soggiorno in casa dei miei zii e mi rigiravo il telefono tra le dita. Stavo decidendo chi chiamare, quale fosse la migliore scelta per avere il maggior numero di informazioni possibili senza sembrare troppo diretto. Con Taehyung e Yoongi non avevo fatto in tempo a stringere un rapporto, Hoseok per ovvi motivi non poteva essere la soluzione. Jungkook ne avrebbe sicuramente parlato con Taehyung e Jin non mi avrebbe mai risposto. Però Jimin... Premetti sul suo nome e feci partire la chiamata, sperando avesse del tempo da dedicarmi e fortunatamente fu così, anche se rispose dopo parecchi squilli. "Namjoon-ah!" "Ciao Jimin-ah!" "Non mi aspettavo che mi chiamassi, tutto bene?" "Sisi , volevo solo- oh? Ma dove sei? Sento rumori strani in sottofondo." "Sono in treno, sto tornando a Seoul." "Eri tornato a casa?" "Storia lunga, momentaneamente non ho voglia di parlarne." Sapevo si fosse lasciato con Yoongi e che stesse con Jongin però sapevo anche che non fosse felice. Io, lui e Jungkook non avevamo mai smesso di sentirci, un paio di volte erano venuti loro in Giappone, una volta avevo rischiato ed ero andato io a Seoul, dove poi Jungkook ci aveva raggiunti. Sapevo come se la passassero ma sapevo anche che mi tagliavano fuori da molti discorsi come era giusto che fosse, dopo tutto si conoscevano da più tempo. "Okay allora dimmi, come stanno gli altri? Jungkook e Taehyung?" "Alti e bassi ma stanno bene." "Hoseok-hyung?" "Bene anche lui." Ci furono un paio di secondi di silenzio in cui decisi che potevo fidarmi di lui e che avrei dovuto semplicemente buttare fuori il mio dubbio. "Jimin, senti- ti ho chiamato per un motivo preciso. Mi prometti di essere sincero?" "Non mi pare di avere motivi per mentirti, Nam. Dimmi pure." Cambiai la posizione del telefono dall'orecchio sinistro e quello destro e mi mordi l'interno guancia prima di parlare di nuovo. "Cosa sta succedendo tra Jin e Hoseok?" Silenzio. Solo il rumore in lontananza del treno sulle rotaie. Poi finalmente parlò. "In che senso?" "Nel senso...escono insieme? Si frequentano in qualche modo?" "Hoseok-hyung è etero, Nam." "Anche io lo ero prima di incontrare Jin." Silenzio di nuovo. Sospirò. "Okay ehm- io e Jungkook abbiamo una teoria ma potrebbe essere completamente campata per aria." "Dimmi tutto, per favore." Lo lasciai che parlasse senza interromperlo e cercando di assimilare tutte le nuove informazioni. Seokjin aveva cominciato ad avvicinarsi a Hoseok poco dopo la mia partenza ma all'inizio era pura amicizia, il solito clichè del poliziotto che trova il proprio migliore amico nel delinquente di turno. Le cose avevano cominciato a cambiare dopo il compleanno di Jungkook, dopo quel bacio rubato, dopo che io gli avevo chiesto di poter tornare a dormire da lui almeno per un'altra notte ancora e lui aveva rifiutato. Nell'idea dei miei due amici, Jin si era definitivamente stufato di starci male e aveva aperto gli occhi, rendendosi conto che, sostanzialmente, il mare è pieno di pesci e che forse Hoseok avrebbe potuto diventare più di un amico. Dall'altro lato Hoseok era uscito con molte ragazze senza trovarne neanche una che gli piacesse un minimo e questo aveva aumentato i loro dubbi su una possibile attrazione tra i due. E poi mi aveva menzionato il fatto che se all'inizio si vedevano solo in gruppo, adesso passavano molto tempo insieme anche solo loro due e Taehyung aveva raccontato a Jungkook che spesso era Seokjin stesso ad andare a prendere Hoseok a casa per accompagnarlo al lavoro e poi raggiungerlo di nuovo nella pausa pranzo. Lo faceva anche con me, mi portava agli appuntamenti, mi aspettava anche se ci impiegavo ore e poi tornavamo a casa insieme. Diceva che lo faceva per proteggermi, perché gli piaceva prendersi cura di me. "Hanno una strana aura quei due quando sono insieme, non so spiegarla a parole." Disse alla fine del suo lungo monologo. Io appoggiai la schiena al divano e fissai il soffitto, indeciso su che cosa dirgli ma per fortuna fu lui il primo a parlare di nuovo. "Nam?" "Mh?" "Se dovesse essere davvero così... se la situazione dovesse evolversi- ci staresti male?" "Ribaltiamo la situazione. Se Yoongi si fosse avvicinato ad Hoseok e tra i due fosse nato qualcosa, tu saresti stato in grado di guardarli senza fare nulla?" Sbuffò. Avevo toccato un tasto dolente. "Non dovrebbe importartene, stai con un altro." "E di nuovo neanche a te dovrebbe importante, stai con un altro." "Io non amo Jongin, mai amato." "Io non amo Sicheng, mai amato." Parlai preso dal momento e senza riuscire realmente a trattenermi, mi ero fatto prendere dall'enfasi del momento. "Namjoon...cosa cazzo stai dicendo? Che ti succede?" "Non me ne sono andato, Jimin, okay? Sono scappato. Per proteggere me, per proteggere lui. Jin è mio, cazzo, non posso lasciare che si innamori di un altro." "S-scappato?" "Storia lunga, metterei in pericolo anche te, non ne posso parlare." "In che guaio ti sei cacciato?" "Nessun guaio, io non ho fatto niente. Pensi che abbia deciso di partire da un giorno all'altro completamente a caso? Per l'università? Andiamo, Jimin. Avrei potuto semplicemente venire a Seoul con te se mi fosse stato possibile. Non chiedermi altro, per favore." Abbassai il tono della voce, preoccupato che mio cucino potesse sentirmi. Lui e i miei zii non sapevano niente della situazione, non ne avevo mai parlato con nessuno. Mi portavo dentro questo peso da solo. "Okay..." "Okay?" "Si, Nam. Okay è tutto quello che ho da dirti. Non sono la persona giusta a cui chiedere consiglio. Sto rimpiangendo tutte le scelte che ho fatto nell'ultimo anno e vorrei strapparmi gli occhi da quanto esausto solo di piangere e ho il cuore a pezzi quindi davvero, non sono nelle condizioni di aiutarti se l'argomento della conversazione è la tua relazione con Jin-hyung." "Non so cosa fare, Jimin. Secondo te dovrei tornare? Anche se per poco? Qualche giorno, parlargli..." "Vuoi tornare?" "Se sto attento, si." "Ti ho chiesto se vuoi, non se puoi." Chiusi gli occhi e mi massaggiai le tempie. Forse avrei dovuto chiamare Jungkook e poi implorarlo di non raccontare nulla a Taehyung. "Si, voglio. Ne sento il bisogno. Qualsiasi cosa si stia muovendo tra di loro, voglio fermarli." "E cosa farai? Torni, ficchi la lingua in gola a Jin-hyung, scopate, lui crolla di nuovo ai tuoi piedi e poi te ne andrai di nuovo? Faresti più male che bene, te ne rendi conto?" "Parli per esperienza?" Avevo sentito un tono sconfortato nella sua voce. "Si. È esattamente quello che ho fatto io a Yoongi, sbagliando. Però ora tornerò a Busan per riprendermelo perché lo amo e perché voglio essere felice con lui. Tu devi capire se non vuoi che Seokjin si innamori di un altro perché vuoi tornare con lui perché lo ami, o solo per un capriccio personale." "Non è un capriccio il mio." Dissi sicuro. "Quindi lo ami? Torna e diglielo. Però devi sapere che Hoseok lo rende felice, Nam. Tu l'hai distrutto, per un periodo l'abbiamo chiamato lo zombie per scherzare ma eravamo davvero preoccupati per lui. E Hobi-hyung...lo sai com'è fatto, è allegro, solare, semplice nei modi di fare. È facile volergli bene." "Siamo stati insieme per sette anni, Jimin e non me ne sono bastati altri due lontano da lui per togliermelo dalla testa. Vorrei che fosse felice. Con me." "Qualsiasi sarà la tua scelta, qualcuno soffrirà. È inevitabile." Aveva ragione. Potevo tornare e riconquistarlo, facendo soffrire Hoseok. Oppure potevo restarmene in Giappone e lasciarli fare ma in quel caso sarei stato io quello a dover fare i conti col mio cuore spezzato. Se fossi ricomparso solo per un breve periodo, Seokjin avrebbe sofferto per la mia ripartenza, Hoseok avrebbe sofferto perché la persona che gli piaceva aveva scelto un altro e io avrei sofferto di nuovo per la lontananza. Non c'era via di scampo. C'era un'altra cosa che mi era stata insegnata proprio da Jin: nella vita bisogna essere egoisti e stando con lui, anche io avevo imparato ad esserlo. La chiamata con Jimin terminò poco dopo e io rimasi qualche minuto a fissare il soffitto con la testa piena di domande ma nessuna risposta. E poi mi alzai, accesi il mio computer e cominciai a cercare quanto costassero i voli per la Corea.
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