Jungkook's POV
Me ne stavo seduto sul bordo del letto, ascoltando attentamente i rumori proveniente dal bagno. Io e Taehyung avevamo passato una serata tranquilla per la prima volta dopo molto tempo e questo aveva solo aumentato le mie aspettative di poter continuare in quel modo.
Lo sentii spegnere l’acqua, uscire dalla doccia, asciugarsi i capelli e mandare un messaggio vocale ad Hoseok in cui gli diceva che avrebbe dovuto assaggiare il ramen cucinato da me perché ero diventato davvero bravo e miglioravo di volta in volta. Mi si aprì il cuore dalla gioia a sapere che parlava bene di me.
Dopo aver lasciato Jimin mi ero incontrato con Jaehyun e in teoria avremmo dovuto semplicemente andare a bere qualcosa per passare il pomeriggio insieme ma in pratica l’avevo trascinato a cercare un regalo per Taehyung e anche se piccolo e quasi insignificante, ora mi rigiravo il sacchettino di velluto viola tra le dita e non vedevo l’ora di poterglielo dare. Speravo che quel gesto potesse fargli capire che io c’ero e che comunque sarebbero andate le cose, non potevo smettere di amarlo.
Entrò in camera e si diresse verso il telefono aziendale che era in carica appoggiato sopra la scrivania nell’angolo opposto della stanza, sbuffò, rispose probabilmente a qualche messaggio e poi lo spense definitivamente e io sorrisi perché almeno ora sapevo che niente e nessuno ci avrebbe potuti disturbare.
Spostò la coperta dal suo lato del letto e si sedette, portando finalmente la sua attenzione su di me.
“Che fai lì?” Mi chiese.
“I-io…ehm…ho una cosa per te.” E gli porsi il sacchettino, guardandolo timido.
All’inizio io lo avevo pregato di non farmi troppi regali perché non volevo arrivare al punto di poter avere tutto e di stufarmi di qualsiasi cosa e per un periodo lui si era limitato a pensierini occasionali, niente di troppo costoso se non per avvenimenti importanti quali compleanni o anniversari e a me andava bene così. Io da parte mia credevo di non essere bravo a scegliere i regali, soprattutto per lui che nella vita aveva avuto più di quello che gli fosse servito eppure aveva sempre apprezzato e il sorriso che ogni volta era comparso sul suo volto mi aveva spronato a continuare. Non era insolito che mi presentassi a casa con un regalo, solo che era passato molto, forse troppo, tempo dall’ultima volta che era capitato anche perché a breve sarebbe stato il suo compleanno e sapevo che non si sarebbe mai immaginato un regalo in anticipo.
“Ma è presto, manca ancora qualche settimana al mio compleanno.” Disse dubbioso.
“Non è per il tuo compleanno.”
“Ah no?”
“No, Tae. L’ho visto, mi è piaciuto, ti ho pensato e te l’ho preso.”
Mi sorrise, con una mano raccolse il sacchetto e l’altra me la passò tra i capelli, avvicinando il mio viso al suo.
“Posso aprire?”
“Devi.”
Lo guardai mentre snodava il fiocco, allargava l’elastico e rovesciava il contenuto. Se lo rigirò tra le dita per poi avvicinarselo per leggere meglio la frase che avevo fatto incidere sul retro.
“You are the cause of my euphoria. –JJK.” Lesse ad alta voce prima di alzare lo sguardo su di me e i suoi occhi fecero accelerare il mio cuore nel petto. Era felice, lo potevo letteralmente percepire dalla sua espressione. “E’ il telecomando nuovo per la mia macchina.” Disse tranquillo.
“Il tuo ha smesso di funzione la settimana scorsa, giusto?”
Annuì. “L’hai fatto personalizzare però.”
“Si.”
“Lo sono davvero?” Dovetti sbattere le palpebre un paio di volte ma comunque senza capire a cosa si stesse riferendo e lui, leggendo confusione nel mio sguardo, precisò. “La causa della tua euforia. Lo sono davvero?”
“Tae, ma certo amore-“ Mi avvicinai, andando a sedermi in braccio a lui, le mie mani sulle sue spalle, le sue sulla ma vita. “Non sarei riuscito a pensare ad una frase del genere se tu non lo fossi davvero.”
“Non in questo ultimo periodo però. Mi dispiace, Jungkook. Io-“ Non lo lasciai finire, posizionai la mano di fronte alla sua bocca.
“Shush, vorrei sentirti dire un’altra cosa.”
Inclinò la testa e spostò la mia mano prima di parlare.
“Quale?”
“Che mi ami, Taehyung. Dimmi che mi ami e che va tutto bene tra di noi.”
Il suo sguardo si addolcì e incurvò di poco le labbra a formare un accenno di sorriso.
“Vieni qui.” Mi attirò a sé, abbracciandomi. Appoggiai la testa sulla sua spalla, rivolta verso l’interno, una sua mano fu sulla mia nuca e l’altra sulla mia schiena, stringendomi a sé. “Ti amo, Jungkook. Ti amo davvero molto. Non sono i miei sentimenti nei tuo confronti il problema, non posso e non voglio stare senza di te. Ho un brutto carattere e mi sento profondamente in colpa per come mi comporto con te. Ti chiedo solo di avere pazienza, per favore.”
Io deglutii prima di rispondere.
“Posso avere tutta la pazienza del mondo ma tu devi dimostrarmelo.” Alzai la testa per guardarlo. “Dimostrami che mi ami. Per favore.” E usai lo stesso suo tono persuasivo.
Mi chinai e lo baciai. Immediatamente sentii partire una scarica di adrenalina invadermi il corpo e mi resi conto che erano giorni che non ci scambiavamo un bacio vero, uno sentito, voluto, forse quasi spinto. Le mie mani volarono ad intrufolarsi tra i suoi capelli morbidi e che profumavano di muschio bianco da appena lavati. Lo baciai come se la mia vita dipendesse da quello e lui ricambiò con la stessa disperata intensità.
Fui il primo a staccarmi ma lui mi attirò nuovamente contro il suo corpo, le sue braccia saldamente avvolte intorno al mio busto e tirò su le gambe, appoggiando i piedi al materasso e io scivolai contro il suo bacino, strusciandomici inevitabilmente contro. Sentivo il cuore in gola e la testa vorticare. Percepii la sua lingua spingere contro i miei denti e senza pensarci troppo schiusi la bocca per dargli libero accesso. Le nostre lingue si unirono in una danza coordinata ed io non riuscii a trattenere un gemito quando mi morse il labbro inferiore.
Si staccò di colpo, lasciandomi senza fiato.
“Guk-“
Lo continuai a baciare a stampo più volte a ripetizione solo perché avrei voluto che non smettesse mai. Poi lui sorrise scoprendo i denti e mi bloccò, intrappolando il mio viso tra le mani e incastrando il suo sguardo nel mio.
“Solo preliminari, okay? Sono stanco morto ma ti voglio troppo.”
“Oddio si ti prego, va bene qualsiasi cosa anzi sai cosa ti dico? Tu non devi fare niente per ora, ci penso io a te.”
“In che sen-“
Lo baciai ancora, improvvisamente colto da quella euforia che solo lui riusciva a scatenarmi. Scesi dalle sue gambe, facendogliele di nuovo distendere lungo il materasso e mi spostai verso il basso, prendendo i lati dei pantaloni del suo pigiama insieme ai boxer e tirandoglieli già d’un colpo solo.
“Lo vedi cosa succede quando non lasci che mi prenda cura di te?” Gli dissi ammiccando. “Ti ecciti con solo un bacio.” Ed io ero decisamente soddisfatto di avergli provocato quella reazione.
“Ti sei anche strusciato. Lo sai che non ti resisto.”
“No, amore. Tu hai fatto in modo che mi strusciassi, è diverso.”
Sorrisi prima di chinare la testa e prenderglielo in bocca.
“Mi farai impazzire.” Disse mentre portava le mani tra i miei capelli per mantenermi fermo in quella posizione.
Io gli tenni la base con la mano mentre con la lingua compivo lenti movimenti circolari intorno alla punta. Mantenni un ritmo lento ma sapevo perfettamente quanto gli stesse piacendo grazie ai gemiti di assenso che uscivano gutturali dalla sua gola e da come cercasse di spingere con le anche pur di colpire più a fondo. Lo torturai per poco e poi finalmente lo inglobai completamente, aumentando il ritmo e la velocità.
Il piacere lo rendeva debole e l’astinenza di tutti quei giorni di certo non lo stava aiutando. Si abbandonò letteralmente a me, facendo crollare le braccia lungo i fianchi e quando alzai lo sguardo, sperando di incontrare il suo, lui aveva appoggiato la testa al muro, teneva la bocca semiaperta, il suo petto di alzava e si abbassava velocemente e gemeva forte. Estasiato da quella visione tornai a concentrarmi su quello che stavo facendo, lasciando scivolare le mie labbra contro tutta la sua lunghezza più volte, usando la lingua per stimolarlo nei punti che più lo facevano godere. Il suo corpo venne percorso da uno spasmo e capii fosse vicino all’apice. Mi allontani il giusto, quasi a fargli credere che stessi per fermarmi per poi affondare nuovamente con decisione e fu proprio quello strusciamento veloce e repentino contro le pareti della mia gola che lo fece venire.
Per quanto fosse strano da pensare, mi era mancato il suo sapore.
Alzai la testa soddisfatto, ingoiando senza pormi il minimo prima di riavvicinarmi a lui. Lo guardai mentre, ancora col fiatone e lo sguardo da orgasmo, portava il pollice all’angolo della mia bocca, raccoglieva un rivolo di sperma fuoriuscito e mi spingeva il dito in mezzo alle labbra.
Gli succhiai anche il dito, osservandolo quasi in maniera oscena e lasciandomi scappare a posta un timido gemito. Vidi le fiamme accendersi nei suoi occhi e io mi eccitai più di quanto già non lo fossi.
“Mi farai venire voglia di nuovo, smettila subito.” Mi disse sorridendo mentre mi spingeva disteso sul materasso, facendomi posizionare di fianco e infilando la mano sotto alla stoffa di pantaloni e mutande. Sentii la sua mano calda tastare la mia natica e involontariamente spinsi il bacino in avanti.
“Sapessi cosa vorrei io.” Gli risposi.
“Oh posso immaginarlo.” Si leccò il labbro inferiore mentre liberava la mia erezione che ormai stava troppo stretta dentro alle mutande e ci avvolse le dita intorno.
Quel minimo toccò mi mandò fuori di testa, chiusi gli occhi e gettai la testa indietro. Non avevo le sue mani addosso da troppo tempo e ormai ne ero totalmente dipendente. Cominciò a frizionare la mia lunghezza con movimenti lenti ma decisi, si chinò e catturò le mie labbra in un bacio che mi tolse il respiro e proprio a causa di ciò dopo pochi secondi fui costretto a spezzare il contatto per ansimare contro il suo corpo, appoggiando la fronte alla sua.
Sentii la mano che fino a pochi secondi prima era a contatto con il mio culo scivolare fuori e la alzò, portando il dito indice e medio di fronte alla mia bocca.
“Lubrifica.”
“H-hai detto s-solo preliminari.” Cercai di parlare tra un gemito e l’altro dal momento che i suoi movimenti decisi non accennavano a diminuire lungo tutta la mia lunghezza.
“Lo so ma sei davvero duro, Jungkook. Hai bisogno di avere di più.”
I miei occhi si riempirono di lussuria e succhiai con avidità le sue dita, lasciando che le mie ghiandole salivari producessero più liquido possibile solo per bagnarlo più del necessario.
Cominciò a giocare con il dito, compiendo movimenti circolari intorno al mio buchetto sensibile, stimolandomi troppo ma troppo poco allo stesso tempo. Inarcai la schiena e trattenni il respiro dal piacere quando mi penetrò lentamente, lasciando che le mie pareti calde avvolgessero completamente il suo dito. Si spinse fino in fondo, uscendo di poco e poi affondando di nuovo e quando chiesi di più non esitò ad inserire direttamente tre dita, chiedendomi di allargare le gambe il più possibile.
Ero in estasi. Mi abbandonai contro il suo corpo, strinsi forte la presa sul suo fianco, strinsi la sua carne tra le dita perchè avevo bisogno di aggrapparmi a lui con tutta la forza che avevo in corpo. Tutto quel piacere mi stava facendo impazzire, vedevo le stelle e mi girava la testa. Gemevo forte e più forte ansimavo, più Taehyung aumentava il ritmo, coordinando i movimenti della mano stretta attorno alla mia erezione e delle dita che sprofondavano in me, colpendo ripetutamente il mio punto sensibile.
In poco tempo cominciai a sentire la tanto attesa sensazione al basso ventre ma lui già lo sapeva dai brividi che mi erano scesi lungo la schiena e per tutto il resto del corpo. Mi baciò forte mentre faceva scorrere il dito indice contro la punta e io non resistetti più, gemendo contro la sua bocca e venendo copiosamente, raggiungendo l’orgasmo.
Appoggiai la testa al cuscino e chiusi gli occhi, cercando di respirare più ossigeno possibile.
“E’ stato bellissimo.” Sussurrai.
“Tu sei bellissimo.” Sentii le sue labbra baciarmi la fronte e poi il peso del suo corpo scomparse dal materasso.
Tornò pochi secondi dopo con in mano un panno bagnato, pulì il casino che mi aveva fatto combinare e poi tornò a distendersi al mio fianco, avvolgendo un braccio intorno alla mia vita a facendo in modo che mi appoggiassi a lui. La mia testa sul suo busto, le nostre gambe intrecciate e la sua mano tra i miei capelli.
Rimanemmo in silenzio, io tenni gli occhi chiusi e mentre sorridevo come un ebete, mi godevo le sue coccole.
“Jungkook?” Ruppe il silenzio quando cominciai a pensare che avrei potuto addormentarmi.
“Dimmi.”
“Hoseok ha detto che se fosse al posto tuo mi avrebbe già preso a mazzate.” D’istinto risi di gusto perché potevo perfettamente immaginarmi la scena. “Non ridere.” Mi scosse e io alzai lo sguardo, incontrando il suo. “Non è troppo difficile avere a che fare con me, vero?”
“E’ tremendamente difficile avere a che fare con te, Taetae.”
“Ma?”
“Ma cosa? Perché credi ci possa essere un ma?” Mise il labbruccio come i bambini e di certo non avrei potuto resistergli. “Ma-“ Cominciai. “-sono talmente tanto innamorato di te che mi piace anche questo lato del tuo carattere. Si dice che la perfezione non esiste ma io penso che tu sia perfetto per me.” Conclusi serio.
La sua presa sui miei capelli si fece più ferrea e mi spinse in avanti, facendo scontrare le nostre labbra per l’ennesima volta quella sera.
“Ti amo. Davvero, Jungkook. Da impazzire.”
“Ti amo anche io, Taehyung.”
E continuammo a baciarci per minuti interi, facendo schiocchiare le nostre labbra le une contro le altre, lasciando che le nostre lingue si intrecciassero all’interno delle nostre bocche. Continuammo quasi fino alla nausea anche se non mi sarei mai potuto stufare di lui e del suo odore, del suo sapore, del suo corpo e del suo modo di essere.
Finalmente dopo settimane non mi interessai del telefono che vibrava sul comodino però approfittai del fatto che lui si fosse addormentato prima di me per scrivere un unico messaggio a Jimin.
[JK]: hai una puttana ricca a tua disposizione in caso di necessità ;)
Ignorai completamente il resto dei messaggi e tornai a posizionarmi nel mio posto sicuro, tra le braccia di Taehyung, con il mio corpo contro il suo e mi lasciai cullare dal suo leggero russare, addormentandomi felice e sereno come non mi capitava da settimane.