Prologo

447 Words
Prologo Learco Learchi, artista, pittore e poeta con il pallino di voler dipingere sensazioni sul cuore della gente, non riusciva a trovare la giusta ispirazione per comporre qualche verso. Nella vecchia Europa la cosa gli sarebbe stata più facile. Ogni qual volta rientrava in Italia la nostalgia gli rapiva il cuore ed una profonda tristezza gli prendeva l’anima. Il male oscuro, che da sempre si annidava latente dentro di lui, prendeva il sopravvento ed i versi gli uscivano spontanei di getto a rotta di collo: versi tristi… ma sempre belli perché narravano cose vissute sulla pelle della propria anima. In quella terra del Brasile piena di colori, odori forti di natura silvestre e di fascino esotico proprio non riusciva a scrivere in versi, semmai poteva dipingere ma Learco sentiva il bisogno di scrivere. Se non avesse potuto farlo in versi decise che lo avrebbe fatto in prosa. Da questo pensiero assillante e dal bisogno di fissare le proprie idee sulla carta era nato il progetto di scrivere un romanzo. Era da anni che parlava di farlo ma ogni volta qualcosa di nuovo lo distoglieva. La primavera australe, l’inizio della quale corrisponde in Italia con il mese di settembre, era più sopportabile nello Stato di São Paulo dove la città di Campinas si trova: è posizionata infatti su di un altopiano ventilato a settecento metri sul livello del mare. Learco ricordava il caldo afoso patito l’anno precedente a Salvador da Bahia, a più di mille chilometri su al nord. Le notti insonni erano piene dell’ umidità e delle zanzare della zona nordestina del Brasile: il clima lassù è di tipo sub-equatoriale. Per questo motivo si era trasferito di Stato e di città. A Campinas in maggio la stagione corrispondeva a quella dell’autunno italiano ma il clima era cambiato anche lì —sotto il Tropico del Capricorno— di giorno il termometro segnava ventisei gradi ma di notte la temperatura precipitava a quindici. Potevano esserci rare giornate di freddo intenso quando il vento del Polo Sud, proveniente dalla confinante Argentina, arrivava portando giornate di gelo. Il fenomeno durava qualche giorno poi le piogge cadevano, quale variazione sul tema, ma infine il tepore diurno tornava a scaldare la pelle ed asciugava tutto. In una giornata di maggio, piena di pioggia, Learco buttò giù le linee guida del romanzo che avrebbe iniziato a scrivere. Aveva deciso che quella sarebbe stata la volta buona e nulla lo avrebbe distolto da questo impegno. L’idea gli era stata insufflata ascoltando due giovani donne parlare della cosa tra loro sull’autobus che dal lavoro le riportava a casa: il tema era Internet e come fare conoscenze virtuali su certi siti specializzati in questo genere di cose.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD