CAPITOLO VENTITRÉ Ricordo poco della nostra fuga attraverso i boschi. Solo che senza il fardello rappresentato dal mio corpo, Darius riusciva a mantenere il passo implacabile di Victor. I miei pensieri non erano molto lucidi. Da chi stavamo scappando? Negromanti? Ilyas? Immortali con occhi neri da spettro? A volte credevo di essere di nuovo sotto la cupola. Che Victor fosse Darius. Ma l’odore non era quello giusto. E poi era troppo grande. Il caldo groviglio delle emozioni del mio daeva vorticava nella mia mente. Rabbia, sollievo, frustrazione, paura. Finalmente chiusi gli occhi e lasciai che l’oscurità mi prendesse. * * * Gabbiani. Le loro strida fu la prima cosa che udii. Sollevai le palpebre, quindi le riabbassai immediatamente. Era stato un errore. Mi sentivo peggio di quell

