5. Chi è il padre del bambino?

931 Words
5. Chi è il padre del bambino? Via Ariosto, mercoledì 3 marzo 1976. Prima mattina Venditti canticchia una canzonetta sbirciando nel riflesso dello specchietto retrovisore la prima minigonna della stagione che verrà. Svolta in via Ariosto sbraitando “Giallo il sole la forza mi dà”1, e pensa al sole abbandonato laggiù, assieme a tutto quel che gli manca, la Lupa, i maritozzi, i supplì, la Maggica, suo cugino che lo trascinava per i locali e gli faceva conoscere tutti quei musicisti, e quelle ragazze, bone, tutte bone, che bastava cantar due stornelli e fingersi un artista per portarsele ai Fori, di notte, e le botte, mamma mia quante mazzate, perché quando vivi per la strada, quando vivi la strada, è così, ogni tanto ne prendi, ogni tanto ne dai... e invece questa divisa, quasi una vergogna se lo sapessero gli amici suoi giù a Roma, ma di certo lo sanno, figurati se non lo sanno... Venditti sterza e inchioda davanti al passo carrabile del civico in cui abita il commissario Benito Malaspina. Scende dall’auto, la portinaia gl’impreca contro ma lui se ne infischia, nel senso che s’infila su per le scale fischiettando, giunge al piano, una pausa sul pianerottolo, con le mani si stira un poco addosso la divisa, che stanotte neanche se l’è tolta per andare a dormire, un po’ perché ha aspettato il magistrato a lungo, in via Moretto da Brescia, un po’ perché ormai s’era fatta una certa e allora piuttosto che tornare a casa e rischiare di addormentarsi e poi non sentire la sveglia, ha preferito andare in un bar che conosce lui e pure se lo vedono arrivare in divisa non si spaventano, e verso le cinque si son fatti una spaghettata aglio e olio, e un paio di bicchieri, e poi gli hanno chiesto: “Venditti, ma come fai a non riposare mai ed esser sempre così attivo?”, e lui gli ha risposto: “Supercortemaggiore, bello. Faccio er pieno, mille chilometri con un litro!” e s’è scolato l’ultimo bicchiere, poi è passato da un panettiere, gli ha bussato sulla saracinesca, quello ha fatto un fracasso sollevandola, l’ha salutato, gli ha consegnato il solito, una busta di carta con dentro otto cornetti, e un cartoccio con mezza teglia di pizza, e allora Venditti ha pensato che stamattina di briosce ne poteva mangiar pure solo sei, e tenerne due da parte, una per il commissario che non si gode mai una gioia, e una per la moglie che pure lei, a godimento, gli sa che marca male. Suona il campanello, e la signora Malaspina socchiude l’uscio, gli sorride, gli fa cenno col dito indice dritto sulle labbra in verticale di non far rumore, sgancia la catenella, lo accoglie in una casa luminosa, che pare primavera, perché la signora Malaspina è radiosa e bella, bella davvero, e per la prima volta Venditti, da un anno a questa parte, la vede sorridere, ma sorridere per davvero, e allora non sa bene che dire, per la prima volta forse non capisce la situazione e non ha nessuna battuta sferzante, e sente il commissario avvicinarsi, riconosce il passo dalla stanza accanto, e gli prende un colpo. “Commissa’! Ma quello è er pupo!” sbotta. Malaspina, con in braccio un fagotto che ridacchia, il bambino rinvenuto in casa di Guendalina Falci, pare più giovane di dieci anni. Almeno tre rughe di quelle che solitamente gli crucciano il volto sono totalmente scomparse. “Sssht! Così lo spaventi!” “Ma questo è sequestro de minore!” “Ma che dici, sequestro e sequestro... dove lo portavo, questo povero bambino? E poi, se la Falci l’ha nascosto in un ripostiglio, pensaci, significa che temeva per la sua vita, oltre che per la propria... magari i suoi assassini potrebbero volere anche la vita di questa creatura... con mia moglie abbiamo deciso di tenerlo qui, per il momento. Non lo sa nessuno, e il bambino è al sicuro.” Venditti guarda Malaspina negli occhi, ma Malaspina non vede nei suoi, nascosti dalle lenti. Venditti legge in quegli occhi, perché Venditti non è stupido. Forse è rozzo, forse è chiassoso, ma di certo non è stupido. “Sicuro?” “Sicuro di che cosa?” “No, niente. È che qua si presenta, come dire... un conflitto de interessi. Se lei se la sente, io me la sento. De sostenerla, intendo.” Malaspina guarda negli occhi quel troglodita venuto da Roma. I suoi antenati, che pascolavano pecore e zappavano la terra, sono gli stessi che conquistarono tutto il mondo conosciuto, e oltre. Malaspina non è stupido, e ha capito che Venditti non è stupido. Ha ragione. Quello di Malaspina è un abuso. Che non avrebbe mai compiuto, se avesse avuto dei figli suoi. Ma in quella casa c’è una stanza che da anni attende di essere occupata da un bambino mai nato. “Sono sicuro. Ti ringrazio. Mia moglie sa come comportarsi, è una dottoressa, lo sai.” Rossella Malaspina sorride a Venditti: “Gradisce un caffè?” “Affare fatto. Certo che lo gradisco, ’sto caffè, signo’.” Quando escono dall’appartamento, Malaspina e Venditti non parlano. Scendono le scale, salutano con un cenno la portinaia, montano in auto. Venditti dice: “Commissa’, Puglisi glie vo’ parla’. M’ha detto che è urgente. Pareva incazzato. E pure tanto.” “Bene. Andiamo. Ma non in questura. Le tirate di Puglisi possono aspettare.” “E dove?” “Prima da te, devi cambiarti che oggi mi servi in borghese, tra l’altro la tua divisa oggi sembra la cuccia di un cane, poi alla scuola in cui lavorava la ragazza uccisa. Voglio capire meglio chi era, parlare con i suoi colleghi. E soprattutto…” “Capì chi è er padre der bambino.” “Indovinato!” “Mo’ ‘ndo vado?” chiede Venditti fresco come un fiore di campo nei suoi “sobri” abiti borghesi. “Dove l’hanno ammazzata. La scuola è appena dietro viale Romagna. La strada te la ricordi?” “E come no? Qui giro a destra.” “No, a sinistra.” Il Mala accende una sigaretta, apre uno spiraglio di finestrino: “Venditti...” “Me dica, dotto’!” “Grazie.” “De che?” “Niente.” “Appunto: de niente! Annamo, che me sento che sarà ‘na giornata lunga! Dammi forza ogni giorno ogni notte coraggio verràaa...” 1 Oliver Onions, Sandokan.
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