Capitolo 17 “Il mio telefono non corregge nemmeno più la parola ‘cazzo’. Mi conosce meglio di quanto mi conosca io.” Elliot Impersonare il principe azzurro è estenuante. Sono stravaccato sul letto, la casa è al buio tranne che per il televisore acceso nell’angolo della stanza, quando con la coda dell’occhio noto Anabelle che passa davanti alla porta camminando in punta di piedi. Silenziosa come un topo in una chiesa, ma non abbastanza. «Psst. Che ci fai ancora sveglia?» La chiamo con un tono appena più alto di un sussurro. Siamo entrambi svegli, ma le luci sono spente. L’atmosfera è da sussurri, l’ora di andare a letto è passata già da un pezzo. «Avevo sete» sussurra. «Stavo andando in cucina a bere. Cercavo di non disturbarti nel caso stessi dormendo. Non mi ero accorta che fossi a

