h.23:14 L’agente di polizia in servizio al Pronto Soccorso, un omone roseo e imponente, aprì la carta d’identità e lesse i dati della paziente ricoverata: «Maria Concetta Pennisi, nata a Catania quarantatré anni fa, professione operaia, divorziata.» Giorgio si rivolse così chiamandola per nome, una mano appoggiata con prudenza alla sponda della lettiga. Lei giaceva in posizione semi sdraiata, gli occhi scuri sgranati davanti allo sconosciuto dal volto lungo e il sorriso rassicurante. Maria sembrava essere emersa da una condizione di stupor che lo shock dell’incendio le aveva portato. Giorgio supponeva che una delle due vittime di cui si vociferava dovesse essere suo figlio, ma la prudenza del caso gli imponeva un silenzio riguardoso. «Tra un po’ la ricoverano in Neurologia,» lo informò

