h.03:57

140 Words

h.03:57 Giorgio Martinengo scorse l’ora sul grosso orologio tondo che dominava la sala comune e uscì all’aperto, nel giardinetto adiacente l’edificio del 118. La notte era umida, densa e pesante come l’asciugamano bagnato di un impacco. Un cielo buio e uniforme ricopriva la città e nell’aria avvertiva una nota acida e sgradevole che sembrava insinuarsi in ogni anfratto, in ogni cantone. Quella sera la città era stata oltraggiata, ancora una volta sporcata e lui sentiva gravare sulle spalle tutto il fardello di un dovere perentorio. Giorgio era sicuro che i morti di quella notte avevano un colpevole e che quel colpevole non era solo un fato cieco. Percorse il vialetto lastricato che attraversava il prato mentre l’impianto d’ irrigazione nebulizzava acqua tutt’attorno; per un momento, un so

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