h. 20.12
A sirene spiegate, la prima partenza dei Vigili del Fuoco lasciò la caserma in via Monsignor Marello, seguita a ruota da una “botte” d’appoggio. I due camion rombarono per le strade della città surriscaldata mentre il fumo proseguiva la sua ascesa con una lentezza maestosa. Il cielo aveva assunto una colorazione di piombo e nell’aria si cominciava ad avvertire un odore acido. Poco dietro la corsa dei mezzi antincendio, seguiva un’auto pattuglia della Polizia, uscita dalla Questura in corso XXV Aprile. Il concerto delle sirene, lo sfavillare blu dei lampeggianti che abbagliavano le facciate di case e palazzi, attirava sguardi appannati, come il pubblico svogliato di uno spettacolo all’aperto trovava qualcosa d’interessante durante un’esecuzione noiosa.
Il capo servizio a bordo dell’APS Alberto Rambaldi strinse gli occhi chiari man mano che si avvicinava al luogo dell’incendio. Fisico asciutto, capelli prematuramente incanutiti; nonostante l’avanzare dell’età era pienamente operativo e sentiva ancora le scosse d’adrenalina percorrerlo tutto quando la sirena del suo mezzo urlava nella corsa.
L’incendio interessava un magazzino di carta; una struttura ubicata nei pressi del cimitero. L’APS, scendendo lungo corso XXV aprile, in direzione corso Torino, decelerò per affrontare la curva attorno alla rotonda dell’Esselunga in un acuto stridio di ruote. Il fumo dell’incendio, un tentacolo di carbone che spandeva fuliggine sporca e unta sui tetti di Asti, ascendeva silenzioso nell’aria. Rambaldi sporse le labbra sottili in un’espressione dubbiosa e crucciata. Tutto quel nero profondo e spugnoso non lo convinceva, perché semplice carta non poteva bruciare così.
Imboccarono corso Torino. Nell’abitacolo le vibrazioni del pavé facevano fremere uomini e attrezzature; davanti a loro le auto accostavano con urgenza, incalzate dalla sirena e dalle possenti strombazzate del clacson. Rambaldi sentiva già il sudore colargli lungo la schiena, sotto la tenuta di NOMEX; si volse verso i ragazzi della squadra e indicò bombole e respiratori, poi urlò per sovrastare la sirena: «Auto protettori pronti!». Ritornò a guardare davanti a sé dove corso Torino finiva e s’immetteva in corso Don Minzoni. L’APS affrontò la seconda ampia rotonda, la sirena che chiamava strada assordando il corso accelerò poi frenò fino a un arresto improvviso, davanti alla coda di auto ferme. Alcune macchine salirono sul marciapiede per dare maggior spazio ai pompieri; Rambaldi, proteso in avanti, contro il parabrezza, vide l’incidente e imprecò calando un pugno sul cruscotto. Alle sue spalle, altre sirene, altri lampeggianti mentre l’incendio proseguiva la sua rabbiosa distruzione.